Un gruppo di ex dipendenti bancari, dopo aver accettato la capitalizzazione della propria pensione integrativa in un'unica soluzione (una tantum), ha richiesto il pagamento della perequazione aziendale per i periodi successivi al riscatto. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda dei pensionati, ritenendo che non vi fosse stata una rinuncia esplicita. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Banca. I giudici di legittimità hanno stabilito che il riscatto in capitale estingue l'intera prestazione pensionistica periodica e, di conseguenza, fa venir meno anche il diritto alla perequazione aziendale per il futuro, trattandosi di un elemento accessorio indissolubilmente legato alla prestazione principale ormai estinta. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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