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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Termine preavviso adunanza: rinvio per notifica tardiva
La Corte di Cassazione ha rinviato una causa a nuovo ruolo a causa del mancato rispetto del termine di preavviso per l'adunanza camerale. La controversia di merito riguardava la revoca di un finanziamento pubblico a una fondazione. La Corte ha rilevato che la comunicazione della data di udienza non rispettava il termine di 60 giorni previsto dalla legge, ledendo il diritto di difesa. Di conseguenza, ha ordinato la rinnovazione della comunicazione e la fissazione di una nuova udienza.
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Cancellazione registro imprese: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30984/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia fallimentare: il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento di un'impresa decorre dalla data della sua cancellazione dal registro delle imprese, e non dal momento in cui l'attività è di fatto cessata. Nel caso di specie, una società e i suoi soci illimitatamente responsabili avevano impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo che la loro attività fosse terminata anni prima della formale cancellazione, rendendo tardiva l'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la formalità della cancellazione dal registro delle imprese è posta a tutela dell'affidamento dei terzi e che il ricorso in cassazione non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Liquidazione Giudiziale: no atto notarile per la domanda
Un socio di maggioranza ha impugnato la sentenza che apriva la liquidazione giudiziale della sua società, sostenendo che la domanda dell'amministratore fosse formalmente invalida e costituisse un abuso del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la domanda di liquidazione giudiziale, a differenza di altri strumenti di regolazione della crisi, non necessita di verbale notarile. È sufficiente che sia sottoscritta dal legale rappresentante. Inoltre, ha chiarito che il socio non può eccepire l'abuso del processo per bloccare la procedura se lo stato di insolvenza è accertato.
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Giudicato interno: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava la nullità di una cessione d'azienda. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa del formarsi di un giudicato interno su un capo della sentenza di primo grado, non impugnato da un'altra parte coinvolta. La decisione sottolinea come la mancata impugnazione di parti dipendenti di una sentenza possa precludere l'esame nel merito dell'appello.
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Abuso del mandato: i limiti dei professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i professionisti incaricati di gestire i debiti di società in crisi commettono un abuso del mandato se utilizzano i fondi per pagare prevalentemente i propri crediti, anziché quelli di creditori terzi. La sentenza sottolinea che il termine 'terzi' nel contratto esclude i mandatari stessi e che l'esecuzione del mandato deve sempre avvenire secondo buona fede, anche in presenza di ampia discrezionalità.
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Deduzione forfettaria costi: Cassazione la riconosce
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti fiscali basati su indagini bancarie. A fronte di maggiori ricavi presunti da movimentazioni non giustificate, un imprenditore ha diritto al riconoscimento di una deduzione forfettaria costi. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che negava tale diritto, rinviando il caso per una nuova valutazione che tenga conto di una percentuale di costi da detrarre dalla base imponibile ricostruita.
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Comando dipendente: chi paga lo straordinario?
Un agente di polizia municipale in comando presso la Procura della Repubblica ha richiesto il pagamento degli straordinari al suo Comune di appartenenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di comando dipendente, il datore di lavoro formale (l'ente di appartenenza) è obbligato a corrispondere l'intera retribuzione, inclusi gli straordinari. Questo obbligo sussiste indipendentemente dagli accordi interni di rimborso tra le due amministrazioni pubbliche coinvolte.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Ripetizione indebito: onere della prova per equivalente
La Corte di Cassazione chiarisce che nell'azione di ripetizione indebito di un bene specifico (nel caso, crediti societari), spetta a chi ha ricevuto il bene (accipiens) provare la possibilità di restituirlo in natura. Se il ricevente non fornisce tale prova, il richiedente (solvens) ha diritto a ottenere l'equivalente monetario, senza dover dimostrare l'impossibilità della restituzione. La passività del ricevente nel recuperare i crediti è stata considerata un indizio sufficiente a giustificare la condanna al pagamento del valore.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Fondo di Garanzia: no TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con una nuova società acquirente, nonostante l'insolvenza del datore originario. La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero l'esigibilità del TFR, non è soddisfatto se il rapporto non cessa. Gli accordi sindacali che liberano l'acquirente dai debiti pregressi non sono opponibili all'INPS e non possono attivare la tutela del Fondo di Garanzia.
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Litisconsorzio necessario con INPS: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto in giudizio il corretto inquadramento contrattuale e la conseguente regolarizzazione della propria posizione contributiva. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso la decisione sul merito per affrontare una questione procedurale fondamentale e controversa: la necessità di integrare il contraddittorio con l'INPS. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario in materia di contributi, l'ordinanza interlocutoria ha disposto la trattazione della causa in pubblica udienza per giungere a una soluzione nomofilattica che chiarisca se e quando l'ente previdenziale debba essere obbligatoriamente parte del processo.
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Litisconsorzio necessario INPS: la Cassazione riflette
Un lavoratore cita in giudizio la nuova azienda appaltatrice per ottenere il corretto inquadramento e la regolarizzazione dei contributi. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito ma solleva una questione fondamentale: in questi casi, è obbligatoria la partecipazione al processo dell'INPS? Evidenziando un contrasto giurisprudenziale sul tema del litisconsorzio necessario INPS, la Corte rimette la causa a pubblica udienza per una decisione di principio.
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Impegno di spesa: nullo il contratto senza copertura
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che ammetteva una compensazione contro un Comune in un procedimento fallimentare. La Corte ha stabilito che un presunto controcredito derivante da lavori e forniture non può essere valido senza la prova di un formale impegno di spesa con copertura finanziaria da parte dell'ente locale. L'assenza di tale impegno rende l'obbligazione radicalmente nulla, impedendo qualsiasi compensazione.
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Mediazione immobiliare: quando il mandato è nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto qualificato come mediazione immobiliare atipica, poiché il professionista incaricato non era iscritto all'albo dei mediatori. L'analisi si è concentrata sulla natura dell'attività svolta (ricerca dell'immobile e messa in contatto delle parti) piuttosto che sul nome dato al contratto dalle parti. Di conseguenza, nessun compenso è stato riconosciuto al professionista, ribadendo che il riesame dei fatti non è consentito nel giudizio di legittimità.
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Appalto e vizi: il diritto al compenso non decade
Una società fornitrice di servizi di galvanizzazione ha fatto ricorso in Cassazione dopo essere stata condannata al risarcimento danni per lavori difettosi. La Suprema Corte, pur confermando la presenza dei vizi, ha accolto il motivo di ricorso relativo al mancato pagamento del corrispettivo. È stato stabilito che, in un contratto di appalto, se l'opera non è totalmente inutilizzabile e il cliente non chiede la risoluzione del contratto ma il risarcimento, il fornitore mantiene il diritto al pagamento per la parte di lavoro utilizzabile. L'eccezione di inadempimento del cliente ha solo un effetto sospensivo e non estingue il diritto al compenso dell'appaltatore.
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Appalto prezzo chiuso e revisione prezzi: la Cassazione
In un caso riguardante un appalto a prezzo chiuso, una società di costruzioni ha ottenuto un adeguamento del corrispettivo a causa di un significativo ritardo nell'esecuzione dei lavori. La committente aveva contestato l'applicabilità della norma regionale invocata, in quanto prevista per gli appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le parti di un contratto privato sono libere di richiamare e rendere applicabili al loro rapporto norme destinate al settore pubblico. Di conseguenza, la revisione del prezzo era dovuta, essendo stata volontariamente pattuita attraverso un esplicito rinvio contrattuale alla legge regionale.
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Inquadramento superiore: quando è legittimo il rigetto
Una lavoratrice chiede un inquadramento superiore e differenze retributive, ma la sua domanda viene rigettata. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che per l'inquadramento superiore non basta un aumento quantitativo dei compiti, ma serve una prova qualitativa di mansioni con autonomia e responsabilità, che nel caso di specie mancava.
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