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Art. 133 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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1621 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Usura: Cassazione conferma condanna per “contabilità parallela”
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Amministratore condannato per il reato di usura continuata. L'Amministratore contestava la mancata perizia contabile, l'illogicità della motivazione e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni ripetitive, infondate o generiche. La Corte ha confermato la validità della condanna, basata anche su una 'contabilità parallela' che dimostrava la consapevolezza dell'Amministratore di applicare tassi usurari. L'Amministratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Pena e Mafia: Quando il Trattamento Sanzionatorio Va Ricalcolato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati coinvolti in reati di associazione mafiosa e contrabbando. La Corte ha annullato con rinvio le sentenze per due imputati, L'Imputato A e L'Imputato B, a causa di vizi nella motivazione del trattamento sanzionatorio. I vizi riguardavano il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione dei reati e la determinazione della pena base. Ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi di altri tre imputati, L'Imputata C, L'Imputato D e L'Imputato E, confermando la correttezza dell'applicazione della circostanza aggravante di agevolazione mafiosa anche per chi è solo consapevole dell'intento agevolatore del complice.
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Truffa online e danno allo studente: condanna confermata
Un soggetto ha proposto in vendita uno smartphone usato su un sito web, incassando 250 euro senza mai spedirlo. La vittima, uno studente diciannovenne, ha presentato denuncia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la sussistenza di un semplice inadempimento contrattuale e richiedendo la particolare tenuità del fatto in relazione al reddito familiare della vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificando la condotta come truffa online. I giudici hanno chiarito che il danno economico va valutato solo sulla persona offesa, per la quale 250 euro costituiscono una somma non irrilevante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro per la cassa delle ammende.
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Ricettazione o Furto? La Correlazione Accusa Sentenza Sotto la Lente della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di alcuni imputati condannati per ricettazione, furto e resistenza a pubblico ufficiale. Un ricorrente contestava la violazione del principio di correlazione accusa sentenza, poiché accusato di ricettazione ma condannato per furto aggravato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, ribadendo che la correlazione accusa sentenza non viene violata se l'accusa iniziale conteneva già gli elementi di fatto sufficienti a permettere la difesa, anche in caso di riqualificazione del reato. La Corte ha ritenuto logica la motivazione dei giudici precedenti sul riconoscimento degli imputati e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche, data la gravità dei fatti e i precedenti penali.
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Frode informatica: accusa diversa, condanna valida? La Cassazione chiarisce
Un Lavoratore è stato condannato per frode informatica, avendo utilizzato indebitamente una carta di credito per pagare l'assicurazione del proprio veicolo, accedendo al sistema bancario. Il suo difensore ha contestato la sentenza, sostenendo una violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, poiché l'imputazione iniziale era diversa dalla condanna finale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non c'è violazione se il fatto storico rimane lo stesso, anche se la qualificazione giuridica cambia. L'imputato ha avuto modo di difendersi. La pena è stata ritenuta corretta.
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Tentata Truffa e Falso Documentale: Quando l’età non salva dalla condanna
Una persona anziana ha tentato di ottenere un mutuo bancario presentando un documento d'identità falso, con la sua foto ma i dati di un'altra persona. Per questo fatto, è stata condannata per tentata truffa, falso documentale e sostituzione di persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato la responsabilità per l'uso del documento falso e ha negato la sospensione condizionale della pena, poiché i reati erano stati commessi prima del compimento dei 70 anni. La Corte ha anche escluso le attenuanti generiche per la sua "proclività a delinquere".
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Truffa: Querela Valida se il Danno Patrimoniale Colpisce un Terzo
Un Individuo è stato condannato per tentativo di truffa. Ha ottenuto un finanziamento da una Banca, falsificando la posizione di una Donna come co-obbligata a sua insaputa. La Donna ha scoperto l'inganno solo tramite solleciti di pagamento. L'Individuo ha contestato la validità della querela della Donna, sostenendo che solo la Banca fosse la persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Donna era la legittima persona offesa, poiché la condotta fraudolenta aveva causato una diminuzione patrimoniale diretta nei suoi confronti, rendendo valida la sua querela per il tentativo di truffa.
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Truffa: l’inganno ‘grossolano’ non salva dal Reato di Truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di due soggetti per il reato di truffa. I due avevano ingannato diverse vittime, promettendo la vendita di immobili all'asta, lingotti d'oro e autovetture a prezzi vantaggiosi, ottenendo acconti tramite l'uso di documenti falsi e millanterie. I ricorrenti sostenevano l'assenza di artifici e raggiri, la presunta avidità delle vittime o l'intenzione di restituire il denaro. La Corte ha ritenuto che gli artifici e raggiri fossero evidenti e che la 'grossolanità' dei falsi non escluda il reato se l'inganno ha avuto successo. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di motore alterato: condanna confermata in Cassazione
Un automobilista riceveva ed installava sulla propria vettura un motore proveniente da reato con i dati identificativi alterati. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannavano il conducente per il reato di ricettazione. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione sostenendo di non conoscere l'origine illecita del pezzo e contestando l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il possesso di un componente con codice stampigliato contraffatto configura la Ricettazione di motore alterato, in mancanza di una spiegazione attendibile sull'acquisto. Chi monti personalmente un pezzo con dati cancellati dimostra piena consapevolezza dell'illecito.
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Associazione per delinquere: Cassazione conferma condanne per furto auto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, confermando le condanne per associazione per delinquere finalizzata al furto e riciclaggio di autovetture. I ricorrenti lamentavano vizi di motivazione e travisamento delle prove, ma la Suprema Corte ha ritenuto le loro censure manifestamente infondate o generiche. Ha ribadito che la responsabilità per l'associazione criminale e il riciclaggio era stata correttamente accertata, anche per chi non aveva compiuto materialmente ogni singola azione. La sentenza ha confermato le pene inflitte, ritenendo adeguata la motivazione dei giudici di merito.
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Usura continuata: Ricorso inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un individuo è stato condannato per usura continuata. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il rigetto della richiesta di nuove prove e la valutazione della pena, inclusi i precedenti penali e il riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la correttezza del rigetto delle nuove prove da parte dei giudici di merito, ritenendo sufficienti gli elementi già acquisiti. La Cassazione ha anche ritenuto infondate le contestazioni sulla pena e sul bilanciamento delle circostanze, evidenziando come le argomentazioni difensive fossero generiche o basate su certificati non idonei. La condanna per usura continuata è stata quindi confermata.
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Ricettazione: confermata la colpa, ma la pena va ricalcolata
Un uomo è stato condannato per ricettazione di un ciclomotore rubato. Ha sostenuto di averlo acquistato in buona fede, ma le sue giustificazioni sulla provenienza del mezzo sono state smentite dalle indagini. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità penale per il reato. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello limitatamente al trattamento sanzionatorio. I giudici avevano riconosciuto l'attenuante del modesto valore del bene, ma poi avevano usato la "gravità del fatto" e il "valore del bene" per aumentare la pena, creando una contraddizione. Il caso tornerà in appello per ricalcolare la pena in modo coerente.
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Estorsione: Cassazione conferma condanna, valide le prove della vittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, confermando la loro condanna per il reato di Estorsione. I due individui avevano minacciato la vittima per ottenere denaro. La Suprema Corte ha ribadito che le dichiarazioni della persona offesa possono, se credibili e motivate, essere l'unica base per la condanna. Ha anche confermato la corretta qualificazione del reato come Estorsione e la legittimità del diniego delle circostanze attenuanti generiche, data la mancanza di elementi favorevoli e la presenza di precedenti. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti Generiche Negate: Crisi Economica e Giustizia Penale
La Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per vari reati, tra cui furto aggravato e favoreggiamento reale. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, ma il Lavoratore ha presentato ricorso. La Suprema Corte ha rigettato le contestazioni relative alla valutazione delle lesioni subite durante l'arresto e alla mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo la condotta pericolosa. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul punto delle attenuanti generiche. La Corte d'Appello non aveva motivato il diniego di queste circostanze, nonostante la grave crisi economica del Lavoratore e il suo comportamento processuale corretto. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione sulle attenuanti generiche.
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Truffa: Remissione di Querela Estingue il Reato, ma non le Spese
Due individui erano stati condannati per truffa. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Durante il ricorso in Cassazione, la vittima ha ritirato la sua denuncia, formalizzando la remissione di querela, che è stata accettata dai condannati. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto. I condannati devono comunque pagare le spese processuali, nonostante la remissione di querela abbia estinto il reato.
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Ricorso Penale: Recidiva e Attenuanti Generiche Negate, Appello Inammissibile
Un Offender è stato condannato per truffa, tentata truffa, sostituzione di persona e falsità materiale. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando una presunta nullità processuale per mancato avviso di udienza durante l'emergenza Covid-19. Ha anche impugnato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, sostenendo che i precedenti fossero datati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la regolarità degli avvisi e ha ritenuto la decisione del giudice di merito sulla *recidiva e circostanze attenuanti* adeguatamente motivata e non sindacabile. L'Offender deve ora pagare le spese processuali e una sanzione.
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Rapina impropria: violenza dopo il furto e condanna finale
L'Imputato ha subito la condanna per il reato di rapina impropria aggravata dopo aver sottratto merce in un supermercato ed esercitato violenza nel piazzale esterno per assicurarsi la fuga. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un errore materiale nella sentenza di appello e contestando la qualificazione del fatto. Il difensore sosteneva che la violenza fosse avvenuta in un momento successivo e che il reato fosse solo tentato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria sussiste anche se la violenza avviene a breve distanza temporale e spaziale dal furto, purché mantenga un legame unitario con l'azione illecita. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina aggravata: Inammissibilità ricorso penale per nuova valutazione fatti
Un Lavoratore è stato condannato per rapina aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della prova indiziaria e il bilanciamento delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti e alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che le questioni sollevate non fossero violazioni di legge o illogicità manifeste, ma tentativi di rimettere in discussione il merito della valutazione probatoria già operata. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Frode in assicurazione: la falsa denuncia non evita la condanna
L'Imputato ha denunciato falsamente ai Carabinieri il furto della propria autovettura con l'obiettivo di incassare il risarcimento dalla Compagnia Assicurativa, integrando i reati di simulazione e frode in assicurazione. Condannato nei primi due gradi a due anni e due mesi di reclusione oltre al risarcimento dei danni, il proprietario del veicolo ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata valutazione di contratti d'acquisto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In presenza di una doppia pronuncia conforme non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. I precedenti penali precludono la sospensione della pena e le attenuanti generiche. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in appello: Ricorso inammissibile per omessa motivazione
Un Imputato ha presentato ricorso contro una sentenza d'appello che aveva applicato una pena concordata tramite patteggiamento in appello. L'Imputato lamentava l'omessa motivazione sulla mancanza di cause di proscioglimento e sulla misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, in caso di patteggiamento in appello, il giudice non deve motivare sull'insussistenza di cause di proscioglimento, poiché l'imputato ha rinunciato ai motivi di appello. Inoltre, la misura della pena concordata non può essere contestata, salvo illegalità, essendo frutto di un accordo tra le parti.
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