La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due amministratori aziendali responsabili del reato di bancarotta impropria. Gli imputati avevano falsificato i bilanci per quattro esercizi di seguito, occultando costi ingenti e inserendo crediti inesistenti per simulare una liquidità fittizia. Le condotte illecite hanno consentito la prosecuzione artificiale dell attività d impresa, accumulando un passivo superiore a quattro milioni di euro e provocando il dissesto finale. A seguito del giudizio di rinvio, la pena finale era stata rideterminata in tre anni e sei mesi di reclusione per via dell avvenuta prescrizione di un reato secondario. La Suprema Corte ha rigettato i nuovi ricorsi, evidenziando che l accertamento dei fatti, il nesso di causalità e le circostanze aggravanti erano già coperti da giudicato parziale e non potevano più essere rimessi in discussione.
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