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Art. 133 Codice Penale — Anno 2022

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3576 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Furto Aggravato: Telefono rubato al distributore, condanna confermata
Un Individuo si è impossessato di un telefono cellulare lasciato nel vano portaoggetti di un ciclomotore, fermo presso un distributore di carburante per un rifornimento. I giudici hanno condannato l'Individuo per furto aggravato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo sussistente l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Questo perché l'oggetto era stato lasciato incustodito per una necessità legata alle ordinarie incombenze della vita quotidiana, come fare rifornimento. La Corte ha anche ritenuto corretto il bilanciamento delle circostanze, che non ha portato a una diminuzione ulteriore della pena. Il ricorso dell'Individuo è stato quindi rigettato, confermando la sua colpevolezza e la pena inflitta.
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Ricorso penale inammissibile: quando la pena non si discute
Un Ricorrente ha presentato un ricorso contro una sentenza d'appello, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo è avvenuto perché i motivi presentati erano generici, non specificavano le violazioni di legge o erano manifestamente infondati. In particolare, il Ricorrente non aveva indicato in modo chiaro come la Corte d'Appello avesse sbagliato nell'applicazione dei criteri per la determinazione della pena. La decisione finale ha confermato la condanna e ha imposto al Ricorrente il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: l’arsenale esclude il beneficio
Un individuo è stato condannato per la detenzione illegale di 57 munizioni a palla, non compatibili con una licenza di collezione. Un altro reato di detenzione di 320 cartucce, pur accertato, è stato dichiarato prescritto. L'imputato ha presentato ricorso, contestando il mancato riconoscimento della "particolare tenuità del fatto" e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la quantità complessiva di munizioni detenute, definita un "piccolo arsenale", esclude la particolare tenuità del fatto. Inoltre, ha ritenuto che le attenuanti generiche fossero già state considerate nella pena minima inflitta.
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Minaccia e Lesioni: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per Minaccia e Lesioni aggravate. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza di condanna, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le minacce fossero gravi e intimidatorie, e che la pena fosse stata correttamente motivata. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto e precedenti penali: no ad attenuanti generiche
Un imputato, condannato per tentato furto aggravato e porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, ha proposto ricorso per ottenere le circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava il diniego dello sconto di pena nonostante la propria collaborazione processuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali del colpevole, la gravità del fatto e l'arresto in flagranza di reato giustificano pienamente l'esclusione del beneficio.
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Fuga e silenzio: la Cassazione conferma la Ricettazione del ciclomotore
Un individuo è stato condannato per ricettazione di un ciclomotore, trovato in suo possesso e di provenienza illecita. L'uomo aveva tentato la fuga alla vista delle forze dell'ordine e non aveva fornito spiegazioni credibili sull'origine del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto provato il dolo eventuale per la ricettazione, escludendo l'ipotesi di incauto acquisto. La mancata concessione delle attenuanti generiche è stata giustificata dal comportamento dell'imputato e dai suoi precedenti. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso Penale Inammissibile: la genericità costa cara al ricorrente
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato condannato per un reato legato agli stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto generico, poiché l'imputato si è limitato a riproporre le stesse doglianze già esaminate e respinte in appello, senza criticare specificamente la motivazione della sentenza precedente. La Corte ha ribadito che le decisioni sulla pena e sulle circostanze attenuanti non possono essere riviste in Cassazione se ben motivate. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti Generiche Negate: Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per vari reati, tra cui truffa e falsità documentale. L'imputato contestava il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti, che avevano negato le attenuanti a causa dell'assenza di elementi positivi, del disinteresse del condannato verso il risarcimento dei danni alle vittime e delle sue numerose condanne pregresse. La sentenza ribadisce che spetta all'imputato fornire prove a sostegno della richiesta di attenuanti generiche.
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Condanna confermata ma con non menzione della condanna da rivedere
Due imputati subiscono una condanna per invasione di edificio pubblico e furto aggravato di energia elettrica. Il giudice di primo grado riconosce le attenuanti generiche e concede la sospensione condizionale della pena. I difensori presentano appello chiedendo formalmente il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale, facendo leva sulle disagiate condizioni economiche e sulla modesta gravità del reato. La Corte di Appello conferma la condanna ma omette qualsiasi valutazione su questa specifica richiesta difensiva. Gli imputati ricorrono per Cassazione lamentando l'omessa pronuncia. I giudici supremi accolgono il ricorso limitatamente al beneficio richiesto e rinviano gli atti a un'altra sezione per la decisione sul punto, mentre rendono definitiva l'affermazione di responsabilità penale.
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Bancarotta fraudolenta: condanna confermata, ma pene da rivedere
Un amministratore è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale, avendo sottratto 238.020,00 euro dalla sua società fallita. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'amministratore ha fatto ricorso, contestando l'intenzionalità della condotta e la sussistenza di circostanze aggravanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso sulla bancarotta fraudolenta patrimoniale, ma ha accolto le contestazioni relative alle circostanze aggravanti e all'illegalità delle pene accessorie fallimentari. La sentenza è stata annullata parzialmente con rinvio alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo esame su questi specifici aspetti.
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Ricorso generico per cassazione: stangata per l’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la motivazione della condanna inflitta nei gradi di merito. In particolare, ha criticato il calcolo della pena stabilita in misura superiore al minimo edittale. La Suprema Corte ha analizzato l'atto e ha riscontrato un ricorso generico per cassazione. La decisione dei giudici di merito risultava infatti ampiamente motivata sulla base dei precedenti penali dell'imputato e della gravità del fatto. L'impugnazione si limitava a riproporre argomenti già ampiamente respinte in secondo grado. Per questa ragione, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche: Procura sconfitta per ricorso generico
La Procura Generale ha impugnato la sentenza emessa dal giudice di merito contestando la concessione all'imputato delle circostanze attenuanti generiche. Il giudice di primo grado aveva ridotto la pena valorizzando la condotta collaborativa e corretta tenuta dall'accusato durante il procedimento penale. L'accusa ha ritenuto ingiustificato tale beneficio senza tuttavia indicare fatti specifici contrari o dimostrare la gravità di elementi negativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa perché privo di specificità. La decisione conferma che il corretto comportamento processuale costituisce un elemento valido ed autonomo per concedere lo sconto di pena, rendendo inattaccabile la decisione se l'accusa non dimostra specifici elementi contrari.
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Bancarotta Fraudolenta Documentale: Condanna Confermata, Pene Ricalcolate
Un'amministratrice è stata condannata per bancarotta fraudolenta documentale, poiché la sua azienda, una società di combustibili, era fallita e mancavano le scritture contabili. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, basandosi sulla sparizione dei documenti e su ricavi 'in nero' accertati. L'amministratrice ha presentato ricorso, sostenendo che le scritture non erano state consegnate per impossibilità di accesso e che l'elemento soggettivo del reato non sussisteva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la parte relativa alla condanna principale, ma ha annullato la sentenza limitatamente alla durata delle pene accessorie, rinviando la questione a un nuovo esame della Corte d'Appello per una corretta determinazione.
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Affidamento in prova: Cassazione conferma il rigetto per mancanza di prove
Un condannato ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale per scontare la pena residua fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. La decisione si basava sulla mancanza di documentazione sull'attività lavorativa dichiarata, sulla presenza di un precedente per evasione e su altre condanne per spaccio. Il Tribunale ha evidenziato l'assenza di segnali di resipiscenza e una propensione a delinquere. La Cassazione ha confermato il rigetto, ribadendo che il giudice di sorveglianza deve valutare tutti gli elementi, inclusi i comportamenti attuali, per formulare un giudizio prognostico sul buon esito dell'affidamento in prova al servizio sociale e sulla prevenzione della recidiva.
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Rifiuto alcoltest: la Cassazione nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un conducente per il reato di rifiuto alcoltest. L'imputato si era opposto sia alla prova preliminare sia all'etilometro durante un controllo delle forze dell'ordine a seguito di una segnalazione. L'uomo era inoltre privo di documenti e gravato da precedenti penali specifici. La difesa ha tentato di ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e la conversione della reclusione in pena pecuniaria. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La condotta non collaborativa e il passato penale escludono qualsiasi lieve entità. Le richieste di sanzioni sostitutive non possono essere sollevate per la prima volta in sede di legittimità. Il conducente deve pagare le spese e una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del Reato: Quando il Tempo Cancella la Condanna per Droga
Un Lavoratore era stato condannato per cessione di sostanza stupefacente. Ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione sulla mancata esclusione della recidiva, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente spiegato la sua decisione. La Suprema Corte ha riconosciuto il vizio di motivazione. Tuttavia, ha rilevato che il reato di cessione di sostanza stupefacente si era estinto per intervenuta **prescrizione del reato**. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata senza rinvio, poiché il reato non era più perseguibile legalmente, rendendo superflua ogni altra valutazione.
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Negata la Circostanza attenuante traffico stupefacenti: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per traffico di stupefacenti (cocaina). La Corte d'Appello ha ridotto la pena a due anni e quattro mesi di reclusione e 2.000 euro di multa. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della `circostanza attenuante traffico stupefacenti` (Art. 73, co. 7, DPR 309/90), l'applicazione della recidiva, la determinazione della pena e l'espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito, poiché il contributo collaborativo del Lavoratore non era concreto e la recidiva era giustificata dai precedenti. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Falso nome ma documento vero: vale la particolare tenuità del fatto
Durante un controllo dei Carabinieri, un uomo ha fornito a voce generalità false. Subito dopo, lo stesso soggetto ha esibito spontaneamente il proprio documento d'identità valido agli agenti, permettendo l'immediata identificazione sul posto. Il Tribunale ha riqualificato il reato e ha assolto l'imputato applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Procura ha impugnato l'assoluzione sostenendo che i precedenti penali dell'uomo impedissero tale beneficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che i precedenti per reati patrimoniali e un unico episodio remoto non dimostrano un comportamento abituale, confermando l'esiguità del danno e la piena legittimità dell'assoluzione.
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Attenuanti Generiche Negate: La Cassazione Conferma la Discrezionalità del Giudice
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza che gli negava le attenuanti generiche e contestava la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la precedente Corte d'Appello avesse già motivato adeguatamente il diniego delle attenuanti generiche, considerando l'assenza di elementi positivi, la condotta del Ricorrente (andare a scommettere) e i suoi numerosi precedenti penali. Il giudice ha ampia discrezionalità nella valutazione delle attenuanti generiche. Il Ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Truffa: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un imputato, già condannato per il Reato di Truffa, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. L'imputato contestava vizi di motivazione e l'omessa applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero mere doglianze di fatto, già valutate dai giudici precedenti. La Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo la tenuità del fatto a causa delle modalità subdole della condotta. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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