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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1798 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Obbligo di repechage: licenziamento illegittimo
Una società di supermercati ha licenziato una cassiera per giustificato motivo oggettivo a seguito della chiusura di un punto vendita. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo che l'azienda avesse violato l'obbligo di repechage. La decisione sottolinea che la chiusura di una sede non è sufficiente a giustificare il recesso se esistono altre possibilità di ricollocamento del dipendente all'interno della struttura aziendale, data la fungibilità delle mansioni e la ricollocazione di altri colleghi.
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Liquidazione equitativa: prova del lavoro straordinario
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al pagamento di 60.000 euro per lavoro straordinario, basata su una liquidazione equitativa. Se l'esistenza del diritto è provata tramite testimoni, il giudice può determinare l'importo anche in assenza di prove documentali precise sul numero esatto di ore. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove e sull'uso del potere equitativo del giudice.
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Opposizione a cartella esattoriale: l’onere della prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda agricola contro una cartella esattoriale dell'INPS per contributi omessi. La sentenza chiarisce che nell'opposizione a cartella esattoriale, l'onere di provare il diritto a sgravi contributivi spetta al datore di lavoro. Inoltre, un verbale ispettivo dell'ente previdenziale è un atto idoneo a interrompere la prescrizione del credito.
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Stabilizzazione lavoro pubblico: contratto e requisiti
Una lavoratrice, assunta da un'amministrazione pubblica con un contratto di appalto di servizi, ha richiesto di essere ammessa a una procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione lavoro pubblico sono determinanti la natura formale del contratto e il metodo di selezione. Anche se il lavoro svolto era di fatto subordinato, l'essere stata assunta tramite un appalto di servizi, aggiudicato con il criterio del miglior ribasso economico e non tramite una selezione comparativa, impedisce l'accesso alla stabilizzazione.
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Riqualificazione contratto società pubblica: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30926/2023, ha chiarito i limiti della riqualificazione del contratto a progetto in lavoro subordinato presso una società a partecipazione pubblica. La Corte ha stabilito che, per i rapporti sorti prima del D.L. 112/2008, la conversione è possibile poiché la società era soggetta al diritto privato. Tuttavia, ha specificato che al lavoratore non spetta il risarcimento pieno, ma l'indennità onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della Legge n. 183/2010.
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Licenziamento per giusta causa e processo penale
Un dipendente bancario, assolto in sede penale dall'accusa di estorsione, subisce un licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso, sottolineando che l'assoluzione penale non preclude una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare, dove la condotta ha integrato una grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza, configurando un conflitto di interessi.
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Licenziamento giusta causa: termini e proporzionalità
Un dirigente pubblico, presidente di una commissione di gara, è stato oggetto di licenziamento per giusta causa per aver fornito a un'azienda partecipante documenti alterati e aver falsificato delle firme. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il licenziamento. La Corte ha chiarito che il termine per l'azione disciplinare decorre da quando l'ente ha una notizia dell'infrazione completa e dettagliata, non dalla prima segnalazione generica. Ha inoltre ribadito la competenza del giudice nel valutare la proporzionalità della sanzione.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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Licenziamento condizionato: quando è valido?
Una lavoratrice impugna un secondo licenziamento condizionato, sostenendo che avesse revocato il primo. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la validità del primo licenziamento, regolarmente notificato tramite 'compiuta giacenza'. La sentenza chiarisce che il secondo licenziamento, subordinato a una condizione, era privo di effetti.
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Posizione organizzativa: no rinnovo, no indennità
Un dipendente comunale ha richiesto il riconoscimento dell'indennità legata a una posizione organizzativa, sostenendo di aver continuato a svolgere le mansioni anche dopo la scadenza del suo incarico formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che il mancato rinnovo di una posizione organizzativa è una scelta discrezionale dell'ente e non richiede motivazione. Inoltre, il dipendente non è riuscito a fornire la prova di aver effettivamente continuato a svolgere le funzioni superiori, onere che spettava a lui. Di conseguenza, nessuna indennità è dovuta.
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Principio di non contestazione: onere della prova
Un lavoratore cita in giudizio la sua azienda per demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello accoglie le sue richieste, basando la decisione sul principio di non contestazione, ritenendo che l'azienda non avesse specificamente negato i fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29609/2023, cassa la sentenza, chiarendo che una difesa che propone una ricostruzione dei fatti logicamente incompatibile con quella dell'attore costituisce una contestazione valida. L'errata applicazione del principio di non contestazione ha portato all'annullamento della decisione e al rinvio del caso a un nuovo giudice.
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Risarcimento danni banca: quando il nesso causale manca
Un professionista ha citato in giudizio un istituto di credito per danni, sostenendo che i ritardi sistematici nei pagamenti lo avessero costretto a vendere un immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, negando il risarcimento danni banca. La decisione sottolinea che il professionista non è riuscito a provare il nesso di causalità diretto tra i ritardi e il presunto danno economico, evidenziando inoltre l'inammissibilità dei motivi di ricorso per vizi formali e per la richiesta di un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Omessa graduazione SSN: risarcimento per il dirigente
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non aver effettuato la graduazione delle funzioni dirigenziali, impedendogli di percepire la parte variabile della retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno. L'inerzia della Pubblica Amministrazione configura un inadempimento che legittima il dirigente a chiedere un risarcimento per la perdita della possibilità (chance) di ottenere l'emolumento, danno che può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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Pensione integrativa: no al doppio trattamento INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pensionati iscritti a un fondo speciale, come il Fondo Esattorie, non hanno diritto a una pensione integrativa separata se il trattamento pensionistico calcolato secondo le regole generali dell'INPS risulta più vantaggioso. La Corte ha chiarito che il sistema prevede un trattamento pensionistico unico e complessivo, erogando la prestazione di importo superiore tra le due, senza possibilità di cumulare o frammentare le prestazioni. È stata inoltre negata la restituzione dei contributi versati al fondo speciale, in virtù del principio solidaristico del sistema previdenziale.
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Risarcimento danno dirigente medico: guida completa
Un dirigente medico ha ottenuto un risarcimento per i danni derivanti dalla mancata attuazione, da parte dell'azienda sanitaria, della procedura di graduazione delle funzioni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale omissione costituisce un inadempimento contrattuale che legittima la richiesta di risarcimento danno al dirigente medico per la perdita della possibilità di percepire la retribuzione variabile. La Corte ha inoltre validato il ricorso alla liquidazione equitativa del danno.
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Risarcimento danno dirigenza medica: guida completa
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata graduazione delle sue funzioni da parte dell'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che l'omissione della P.A. configura una perdita di chance per il dirigente di percepire la parte variabile della retribuzione di posizione, con danno liquidabile in via equitativa dal giudice.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Un lavoratore marittimo impugnava il proprio licenziamento, ritenendo illegittima la comunicazione di sbarco. Dopo un lungo iter giudiziario, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della conciliazione, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso. La Corte ha inoltre chiarito che, in tali circostanze, la parte ricorrente non è tenuta al versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto per le impugnazioni pretestuose, poiché lo scopo della norma è sanzionare l'inammissibilità originaria e non quella sopravvenuta.
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Lavoro subordinato amministratore: la Cassazione
Una società cooperativa è stata condannata a versare contributi per tre amministratori. La Cassazione ha confermato la qualifica del rapporto come lavoro subordinato amministratore, in quanto il loro apporto non era solo gestorio ma una vera prestazione lavorativa inserita nel ciclo produttivo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per l'applicazione del principio della "doppia conforme".
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Associazione in partecipazione fittizia: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riqualifica i contratti di associazione in partecipazione di alcuni venditori come rapporti di lavoro subordinato. La Corte sottolinea che, per distinguere le due figure, è necessario valutare le concrete modalità di svolgimento della prestazione e non solo il nomen iuris del contratto. La mancanza di un reale rischio d'impresa per l'associato e la presenza di indici di subordinazione hanno portato al rigetto del ricorso di una nota società di arredamento, condannata al versamento dei contributi previdenziali omessi.
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Domanda riconvenzionale: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17778/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva presentato una domanda riconvenzionale contro un ex dipendente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso per carenze procedurali, tra cui la modifica della domanda in appello e la genericità delle censure. La decisione sottolinea l'importanza di formulare le pretese in modo chiaro e coerente fin dal primo grado di giudizio, confermando il rigetto della domanda riconvenzionale già deciso nei gradi di merito.
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