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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1798 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Notifica ricorso Cassazione: inammissibile senza avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente regionale contro gli eredi di un medico. La controversia riguardava il risarcimento per il ritardo nell'individuazione di zone lavorative disagiate. Nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto la responsabilità contrattuale dell'ente e il diritto al risarcimento, il ricorso in Cassazione è stato bloccato da un vizio procedurale: la mancata allegazione dell'avviso di ricevimento della notifica del ricorso stesso. La Suprema Corte ha ribadito che la prova del perfezionamento della notifica è essenziale, e la sua assenza rende l'atto inesistente e il ricorso inammissibile, impedendo qualsiasi esame del merito della questione.
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Ricorso incidentale tardivo: ammissibilità e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11640/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro alcune cartelle esattoriali e ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale tardivo dell'agente di riscossione. La Corte ha ribadito l'ampia ammissibilità del ricorso incidentale, anche se tardivo e relativo a capi diversi della sentenza, ma ha sottolineato che deve essere proposto contro la parte legittimata, ovvero l'ente creditore e non l'agente di riscossione.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Recesso contratto agenzia: negligenza e calo affari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dal contratto di agenzia operato da una società preponente nei confronti di un suo agente. La decisione si fonda non solo sul calo di produttività, ma sulla condotta complessivamente negligente dell'agente, che non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e ha dimostrato un atteggiamento poco collaborativo. La Corte ha stabilito che, in presenza di elementi che dimostrano la colpa dell'agente, il recesso è giustificato anche senza una comparazione con i risultati di altri colleghi.
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Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Abuso contratti a termine: sì al risarcimento danni
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), è stato assunto da un comune con una serie di contratti a termine. Dopo aver contestato la reiterazione abusiva dei contratti, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche i rapporti di lavoro finalizzati alla stabilizzazione di personale LSU sono soggetti alle normative europee che vietano l'abuso contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per determinare il diritto al risarcimento del danno, tenendo conto della successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore.
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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l'abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.
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Contratti a termine LSU: la Cassazione e il diritto UE
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9560/2023, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso l'applicabilità delle tutele contro l'abuso dei contratti a termine previste dalla normativa nazionale ed europea. La Suprema Corte ha stabilito che le leggi regionali speciali per la stabilizzazione degli LSU non possono derogare ai principi fondamentali dell'Unione Europea, affermando che il giudice deve valutare la natura effettiva del rapporto di lavoro e riconoscere il diritto al risarcimento del danno (cd. danno comunitario) in caso di reiterazione abusiva, anche se il lavoratore è stato successivamente stabilizzato.
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Lavori Socialmente Utili: risarcimento per abuso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9410/2023, ha stabilito che i contratti derivanti da Lavori Socialmente Utili (LSU), se di fatto configurano un rapporto di lavoro subordinato, sono soggetti alla normativa europea contro l'abuso dei contratti a termine. La mera qualificazione formale di "assistenziale" non è sufficiente a escludere il diritto del lavoratore al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione dei contratti.
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Stabilizzazione LSU: Abuso e risarcimento del danno
Un lavoratore proveniente da un bacino di Lavori Socialmente Utili (LSU), assunto da un ente pubblico con una serie di contratti a termine e poi stabilizzato, ha richiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9407/2023, ha stabilito che anche nel percorso di stabilizzazione LSU, è necessario valutare la natura concreta del rapporto. Se il lavoratore svolge mansioni ordinarie e necessarie, la successione di contratti può configurare un abuso, dando diritto al risarcimento del danno per la pregressa precarietà, anche a seguito dell'avvenuta immissione in ruolo.
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Stabilizzazione LSU: abuso e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9408/2023, ha stabilito un principio cruciale per i lavoratori provenienti dai Lavori Socialmente Utili (LSU). Ha chiarito che la successione di contratti a termine, anche se finalizzata alla stabilizzazione LSU, deve rispettare la normativa europea contro l'abuso. La successiva assunzione a tempo indeterminato non sana automaticamente l'eventuale illecito pregresso, lasciando aperta la via al risarcimento del danno per il lavoratore.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7681/2023, ha respinto il ricorso di due docenti che chiedevano l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento in virtù del possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002. La Corte ha stabilito che tale titolo, da solo, non è sufficiente a garantire l'accesso a tali graduatorie, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006. La decisione conferma un orientamento consolidato, sottolineando che neppure l'annullamento di precedenti decreti ministeriali può creare un diritto automatico all'inserimento per tutti i soggetti non precedentemente inclusi.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la sentenza di merito che rigettava le sue richieste di differenze retributive, superiore inquadramento e riconoscimento di un periodo di lavoro irregolare. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello avevano completamente ignorato le domande relative al lavoro svolto prima della formale assunzione e al lavoro straordinario. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questi punti.
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Licenziamento giusta causa: il limite dei permessi
Un rappresentante sindacale è stato licenziato per giusta causa dopo aver superato il monte ore concesso per i permessi sindacali, in violazione di un nuovo accordo aziendale e nonostante un invito a riprendere servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo le accuse di violazione procedurale, tolleranza aziendale e discriminazione. La sentenza sottolinea come un nuovo accordo collettivo prevalga sulle prassi precedenti e come la mancata ripresa del servizio, a seguito di un richiamo formale, possa integrare la giusta causa di licenziamento.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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Licenziamento disciplinare: condotta extra-lavorativa
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento disciplinare di un funzionario pubblico che, al di fuori del servizio, si era falsamente qualificato come ufficiale di un corpo di polizia per ottenere un vantaggio nella vendita della propria auto. La sentenza stabilisce che la condotta extra-lavorativa è rilevante quando lede irrimediabilmente il vincolo fiduciario e l'immagine della Pubblica Amministrazione. Il licenziamento è stato ritenuto proporzionato alla gravità dei fatti, a prescindere dall'esito del parallelo procedimento penale.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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