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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1798 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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Indennità sostitutiva dirigente medico: cosa spetta?
Un dirigente medico, incaricato di sostituire il direttore di una struttura complessa, ha richiesto il trattamento economico superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in questi casi non si applica la disciplina delle mansioni superiori, ma spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal CCNL, ritenuta congrua e onnicomprensiva.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Riqualificazione lavoro subordinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che disponeva la riqualificazione del lavoro subordinato per due collaboratori a progetto. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della qualificazione, prevale la sostanza sulla forma del contratto, basandosi su una pluralità di indici concreti come l'orario di lavoro, la retribuzione fissa e l'inserimento nell'organizzazione aziendale. Il ricorso dell'azienda, che lamentava un'errata valutazione delle prove, è stato respinto in quanto mirava a un riesame del merito, precluso in sede di legittimità.
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Retribuzione lorda: il calcolo del credito del lavoratore
L'erede di un lavoratore ha citato in giudizio il datore di lavoro per differenze retributive. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo dovuto, sottraendo i contributi previdenziali già versati. L'erede ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione lorda. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene il principio del calcolo lordo sia corretto, le somme già pagate dal datore di lavoro, come i contributi, possono essere legittimamente detratte per evitare un arricchimento ingiustificato del lavoratore.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Bando di concorso: modifica regole e assunzione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di una prova aggiuntiva introdotta da un'azienda dopo la conclusione di una selezione basata su un bando di concorso. Il candidato, risultato idoneo secondo le regole originali ma escluso a seguito del test extra, ha diritto all'assunzione. La Corte ha chiarito che il bando di concorso costituisce un'offerta al pubblico vincolante, le cui regole non possono essere modificate unilateralmente in violazione del principio di buona fede.
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Indennità di rischio medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici di continuità assistenziale che richiedevano il pagamento dell'indennità di rischio. La Corte ha stabilito che l'accordo regionale che prevedeva tale indennità in modo generalizzato per tutti i medici del territorio era nullo, in quanto in contrasto con l'Accordo Collettivo Nazionale che permette compensi aggiuntivi solo per specifiche e particolari condizioni di disagio e difficoltà, non per una situazione generalizzata. È stato ribadito il principio della gerarchia delle fonti contrattuali, per cui il contratto regionale non può derogare a quello nazionale.
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Responsabilità extracontrattuale Regione: il caso medici
La Corte di Cassazione ha definito la natura della responsabilità della Regione per il ritardo nell'individuare le "zone disagiate", negando un'obbligazione contrattuale diretta verso i medici. Di conseguenza, ha applicato la prescrizione quinquennale, più breve, per la richiesta di risarcimento danni, riformando la decisione di appello e rigettando la domanda dei sanitari in quanto prescritta. La sentenza chiarisce che il rapporto contrattuale intercorre tra medico e ASL, non con l'ente regionale, la cui funzione è sussidiaria.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Lavoro subordinato giornalistico: quando si applica
La Cassazione conferma che l'attività di addetto stampa presso un ente pubblico, se svolta con continuità e sotto la direzione dell'ente, configura un rapporto di lavoro subordinato giornalistico. Irrilevante il nome del contratto (collaborazione) se i fatti dimostrano la subordinazione, con conseguente obbligo di versare i contributi previdenziali all'ente di categoria.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il solo possesso del diploma magistrale GAE non è titolo sufficiente per accedere a tali graduatorie, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006.
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Inserimento GAE diploma magistrale: la Cassazione nega
Una docente in possesso di diploma magistrale, conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, ha richiesto di essere inserita nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo possesso del titolo, sebbene abilitante, non è un requisito sufficiente per l'inserimento GAE diploma magistrale, poiché tali graduatorie sono state chiuse a nuovi ingressi dalla legge n. 296/2006. La finalità della norma era quella di stabilizzare il personale precario già presente nel sistema, non di ampliarlo.
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Prova continuità lavoro: la Cassazione decide
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava la continuità del suo rapporto di lavoro, svoltosi tramite contratti a termine intermittenti. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che la prova della continuità del lavoro spetta al lavoratore e che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sulla valutazione delle prove testimoniali, specialmente in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali inferiori.
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Appalto non genuino: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che contestavano la genuinità di un contratto d'appalto. I lavoratori, dipendenti di una società appaltatrice e operanti per una grande committente, sostenevano l'esistenza di un appalto non genuino e di una somministrazione irregolare di manodopera. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, pur presentati come violazioni di legge, miravano in realtà a ottenere un riesame dei fatti e delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Differenze retributive: ricorso inammissibile
Una lavoratrice ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive relative a straordinari, ferie e festività non godute. Dopo che la Corte d'Appello ha respinto le sue richieste per la genericità delle allegazioni e l'insufficienza delle prove, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Inoltre, ha ribadito che per avere successo, le domande di pagamento per differenze retributive devono essere fondate su allegazioni precise e dettagliate fin dal primo grado di giudizio.
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Cessione del quinto: a chi spetta il credito?
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, l'appaltatore e il committente poiché il datore di lavoro, dopo aver trattenuto le rate per un prestito con cessione del quinto, non le aveva versate all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, chiarendo che con la cessione, il credito si trasferisce all'istituto finanziario, che diventa l'unico creditore. Di conseguenza, il lavoratore non può rivendicare tali somme per sé, e la responsabilità solidale del committente e dell'appaltatore non si applica a questo specifico debito.
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