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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2025

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2361 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Furto in negozio: l’aggravante della pubblica fede
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato e ricettazione. L'ordinanza stabilisce che la merce esposta su uno scaffale di un negozio è da considerarsi affidata alla pubblica fede, rendendo il furto più grave. Viene inoltre negata l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti specifici degli imputati.
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Furto con videosorveglianza: quando è consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per furto in un supermercato. La decisione chiarisce che un furto con videosorveglianza è reato consumato, non tentato, poiché la sorveglianza aiuta l'identificazione successiva ma non impedisce l'impossessamento del bene. Viene inoltre confermata la validità della querela sporta dal responsabile della sicurezza.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I motivi, incentrati sulla presunta irregolarità dell'etilometro e sulla valutazione delle prove, sono stati ritenuti una mera ripetizione di doglianze già respinte in appello, senza presentare nuovi elementi di diritto. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Validità querela: quando la volontà di punire basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La Corte chiarisce la validità della querela, affermando che non sono necessarie formule sacramentali, ma è sufficiente una chiara manifestazione della volontà di punire il colpevole. Viene inoltre confermata l'inapplicabilità della causa di non punibilità per tenuità del fatto a causa della biografia criminale del ricorrente e la corretta valutazione della recidiva, basata sulla sua concreta pericolosità sociale.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, il quale chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo il beneficio a causa del comportamento abituale del ricorrente, desunto da numerosi precedenti penali specifici, e del valore non irrisorio del danno, quantificato in 700 euro.
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Ricorso inammissibile: quando è riproduttivo di censure
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi proposti erano una mera riproduzione di censure già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. L'imputato, condannato per furto e altri reati, aveva sollevato questioni sulla sussistenza del reato e sulla motivazione, ma la Suprema Corte ha confermato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: quando non si può contestare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si fonda sul principio che non è possibile riproporre in sede di legittimità le stesse censure già esaminate e respinte nei gradi di merito. Questo caso chiarisce i limiti del giudizio di Cassazione, che non può riesaminare nel merito la commisurazione della pena o le circostanze del reato se la motivazione della corte d'appello è logica e corretta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: il caso 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per furto. Il motivo principale del rigetto è che l'appellante ha semplicemente riproposto le stesse argomentazioni sulla particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), già correttamente esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Questo caso sottolinea un importante principio di procedura penale sull'inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Inammissibilità del ricorso per motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per furto aggravato in concorso. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di appello erano una mera riproposizione di argomentazioni già respinte nei gradi di merito, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da tre imputati condannati per furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di appello, che non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata. Questa pronuncia ribadisce i requisiti formali per un valido ricorso e comporta la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la validità della valutazione del giudice di merito.
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Inammissibilità ricorso: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per furto. I motivi sono stati ritenuti generici e non specifici, in particolare riguardo alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata per la presenza di precedenti illeciti che indicavano un comportamento abituale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: il caso 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per tentato furto. Il motivo principale dell'inammissibilità risiede nella genericità dell'appello, che non ha contestato efficacemente la decisione della Corte d'Appello di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa del comportamento abituale dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un furto in abitazione è da considerarsi consumato, e non solo tentato, nel momento in cui l'agente si impossessa dei beni, anche se per un tempo brevissimo e viene costretto ad abbandonarli subito dopo. Nel caso di specie, l'imputato era stato sorpreso dopo essersi introdotto in un'abitazione e aver spostato la refurtiva sulle scale del condominio. La Corte ha ritenuto irrilevante che i beni non fossero stati trovati sulla sua persona, confermando la condanna per furto consumato e dichiarando il ricorso inammissibile.
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Pene sostitutive: no senza rinuncia alla sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza chiarisce che le pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, sono incompatibili con la sospensione condizionale della pena già concessa, a meno che l'imputato non vi rinunci espressamente e personalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data l'offensività della condotta.
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Coltivazione domestica: quando scatta il reato?
Un individuo è stato condannato per aver coltivato 15 piante di cannabis. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi della coltivazione domestica per uso personale. La decisione si basa su indizi quali il numero di piante, la loro dislocazione in più vani dell'abitazione e la presenza di un bilancino di precisione, elementi ritenuti sufficienti a indicare un'offensività della condotta e una potenziale destinazione allo spaccio.
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Non punibilità 131-bis: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per un reato contravvenzionale. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena ma negato sia le attenuanti generiche sia l'applicazione della causa di non punibilità 131-bis cod. pen. per la particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha rigettato i motivi sulle attenuanti, ritenendoli adeguatamente motivati, ma ha accolto quello sulla non punibilità 131-bis. Ha chiarito che per valutare l'abitualità del comportamento, che osta all'applicazione della norma, il giudice può considerare anche reati della stessa indole e precedenti non punibili. La sentenza è stata annullata su questo punto con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Coltivazione di stupefacenti: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione e coltivazione di stupefacenti. I motivi, ritenuti manifestamente infondati e ripetitivi di censure già respinte in appello, riguardavano la responsabilità, la non punibilità per particolare tenuità del fatto, la qualificazione giuridica dei reati e l'aggravante della recidiva. La Corte ha confermato la decisione di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: la prova del reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte conferma che il reato può essere provato dalla prolungata e reiterata mancata risposta al citofono e alla porta durante i controlli di polizia, poiché tale comportamento costituisce un solido indizio dell'assenza del detenuto. Viene inoltre respinta la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Inammissibilità ricorso: i motivi della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. I motivi dell'inammissibilità del ricorso risiedono nella genericità delle censure, nella riproposizione di argomenti già respinti e nel tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della Corte d'Appello, che aveva escluso il beneficio a causa dell'intensità del dolo e della gravità della condotta, aggravata dalla finalità di acquistare stupefacenti. La Cassazione ha ribadito di non poter riesaminare nel merito tali valutazioni fattuali in assenza di vizi logici.
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