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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2023

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194 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

IRAP autonoma organizzazione: no per il professionista
Un professionista, socio di una società di consulenza, ha chiesto e ottenuto il rimborso dell'IRAP. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che l'IRAP autonoma organizzazione è un requisito che appartiene alla società e non al singolo professionista che opera al suo interno, anche se percepisce redditi elevati. Di conseguenza, il socio non è tenuto al pagamento dell'imposta.
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Cessazione materia del contendere: l’accordo in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di un licenziamento in cui le parti hanno raggiunto un accordo transattivo durante il processo. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese e chiarendo che, in questi casi, non è dovuto il versamento dell'ulteriore contributo unificato, poiché la sentenza impugnata perde efficacia.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha contestato delle cartelle esattoriali di cui è venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione chiarisce che l'impugnazione estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione non può essere proposta.
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Rinuncia al ricorso: effetti sull’appello incidentale
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze processuali della rinuncia al ricorso principale. Con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia dell'Agenzia delle Entrate, assorbendo i ricorsi incidentali delle controparti. Fondamentale la precisazione che, in caso di rinuncia, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, data la natura eccezionale e sanzionatoria della norma che lo prevede.
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Diniego di autotutela: quando il ricorso è inammissibile
Un'azienda, dopo aver saldato una sanzione fiscale con definizione agevolata, ha impugnato il successivo diniego di autotutela da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non si può usare l'impugnazione del diniego di autotutela per contestare indirettamente un atto tributario ormai definitivo e non più impugnabile.
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Ricorso per cassazione inammissibile: gli errori
Una società in liquidazione, dichiarata fallita dopo il rigetto di un piano di concordato preventivo che prevedeva il pagamento parziale dell'IVA, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile non solo nel merito, ma soprattutto per un grave vizio formale: l'atto era un mero assemblaggio di documenti precedenti, violando il principio di autosufficienza che impone una narrazione chiara e autonoma dei fatti e dei motivi di impugnazione.
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Soccombenza: quando si può impugnare da vincitore?
Una società, pur risultando vittoriosa in appello, impugna la decisione in Cassazione a causa di una motivazione a lei sfavorevole. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di soccombenza, chiarendo che non si può impugnare solo per correggere le motivazioni se l'esito finale è favorevole e non vi è rischio di giudicato.
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Credito privilegiato del garante: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo si opponeva alla natura di credito privilegiato reclamata da un fondo di garanzia, subentrato per surroga dopo aver pagato parte di un finanziamento. La società sosteneva che il credito dovesse essere chirografario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il privilegio non nasce con la surroga, ma è una caratteristica originaria della garanzia pubblica, esistente sin dalla sua concessione e quindi opponibile nella procedura concorsuale.
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Procura speciale: quando il ricorso è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di un difetto nella procura speciale. Il caso, originato da una richiesta di usucapione, evidenzia l'importanza di conferire un mandato specifico per il giudizio di legittimità, pena l'improcedibilità dell'atto, non sanabile da un deposito successivo.
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Sospensione necessaria: quando un processo si ferma
Un erede, nominato in un testamento, ha chiesto a una banca il pagamento delle somme depositate dalla defunta. Un'altra erede ha però impugnato la validità di quel testamento in un'altra causa. La banca si è opposta al pagamento, e il tribunale ha ordinato la sospensione necessaria del procedimento di pagamento in attesa della decisione definitiva sulla validità del testamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la legittimazione a richiedere il pagamento dipendeva interamente dall'esito della causa successoria, rendendo la sospensione inevitabile per evitare giudicati contrastanti.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un contribuente impugna una cartella di pagamento per difetto di motivazione. La Commissione Tributaria Regionale respinge il suo appello, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione per motivazione apparente. La Suprema Corte ribadisce che un giudice deve sempre esporre in modo chiaro e comprensibile l'iter logico che fonda la sua decisione, non potendosi limitare a formule generiche. La sentenza evidenzia la differenza tra errore di fatto, che può giustificare la revocazione, ed errore di diritto, impugnabile con i mezzi ordinari.
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Rinuncia al ricorso non notificata: le conseguenze
Una contribuente presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver definito i debiti tributari con una procedura agevolata. Sebbene l'atto di rinuncia non sia stato notificato all'Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema lo ritiene sufficiente a dimostrare una sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile, con l'obbligo per la ricorrente di versare un ulteriore contributo unificato.
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Errore di fatto: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per un presunto errore di fatto nella valutazione di una perizia (CTU). La Corte ha chiarito che un'errata interpretazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto idoneo a giustificare la revocazione della sentenza. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Una società aveva proposto ricorso per cassazione contro una decisione della Corte d'Appello. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo, portando la società ricorrente a rinunciare formalmente al ricorso. La controparte ha accettato la rinuncia e le parti hanno concordato la compensazione integrale delle spese legali. La Corte di Cassazione, verificati i requisiti procedurali, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Giudicato esterno: l’onere nel ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto bancario, avente ad oggetto l'interpretazione di una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno). La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché i ricorrenti non avevano trascritto integralmente il testo della sentenza contestata (motivazione e dispositivo), impedendo alla Corte di valutare la presunta errata interpretazione.
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Responsabilità banca trading online: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33300/2023, ha chiarito i limiti della responsabilità della banca nel trading online. Nel caso esaminato, una società ha perso ingenti somme e ha citato in giudizio l'istituto di credito per violazione degli obblighi informativi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la società si era autodichiarata esperta e con alta propensione al rischio. Di conseguenza, la presenza di un adeguato sistema di avvisi (warning) sulla piattaforma di trading è stata ritenuta sufficiente, escludendo la responsabilità della banca per le scelte di investimento autonome e speculative del cliente.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Una società, coinvolta in una disputa fiscale per presunta somministrazione illecita di manodopera, ha visto il suo ricorso in Cassazione estinguersi. La Corte Suprema ha dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito dell'adesione della società alla definizione agevolata delle liti, rendendo superfluo l'esame dei motivi del ricorso e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Costi operazioni inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento che negava la deducibilità di costi per operazioni inesistenti. Nel caso specifico, il fornitore dei servizi mancava di una struttura aziendale minima. La Corte ha stabilito che, in presenza di tali indizi, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e l'effettività dell'operazione, invertendo di fatto l'onere della prova.
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Accertamento sintetico: prova del donativo del parente
Una contribuente contesta un avviso di accertamento sintetico, sostenendo che le spese contestate, tra cui l'acquisto di un immobile, fossero state coperte da donativi della madre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in un accertamento sintetico l'onere della prova spetta al contribuente, il quale deve fornire prove documentali rigorose dell'origine dei fondi, cosa che nel caso di specie non è avvenuta in modo sufficiente secondo i giudici di merito.
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Accertamento sintetico: la prova contraria del reddito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33253/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento sintetico basato sul possesso di 14 auto storiche. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando con documentazione idonea che le spese sono state coperte da redditi esenti o diversi da quelli dichiarati. La semplice affermazione di un uso collezionistico dei beni non è sufficiente a superare la presunzione di maggiore capacità contributiva stabilita dall'Amministrazione Finanziaria.
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