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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2023

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194 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Retribuzione medici specializzandi: no a cause tardive
Un gruppo di medici, specializzatisi tra gli anni '80 e '90, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere la corretta retribuzione medici specializzandi, dovuta per la tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto si è estinto per prescrizione decennale, decorrente dal 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per abuso del processo, avendo intentato una causa basata su questioni già ampiamente consolidate in giurisprudenza.
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Remunerazione medici specializzandi: no a importi maggiori
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto una maggiore remunerazione per i corsi frequentati dopo il 1991, invocando la normativa più favorevole entrata in vigore nel 2006. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la borsa di studio percepita era adeguata e che la nuova disciplina non ha efficacia retroattiva. La corretta remunerazione medici specializzandi è quella prevista dalla legge vigente al momento del corso.
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Fermo Amministrativo: Illegittimo con Garanzia IVA
Una società ha ottenuto una sentenza favorevole contro un fermo amministrativo applicato a un suo rimborso IVA, poiché aveva già presentato una garanzia fideiussoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'amministrazione finanziaria non può cumulare le due misure cautelari. L'utilizzo congiunto di garanzia e fermo amministrativo è stato ritenuto un'ingiustificata duplicazione di tutele e un onere eccessivo per il contribuente, in violazione dei principi di buona fede e collaborazione.
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Collaborazione sportiva: quando è lavoro subordinato?
Una società sportiva ha visto respingere il proprio ricorso in Cassazione contro la riqualificazione di alcuni contratti di collaborazione sportiva in rapporti di lavoro subordinato. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile perché i motivi erano stati sollevati per la prima volta in sede di legittimità, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali e i premi assicurativi omessi.
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Concorrenza sleale: prova del know-how e limiti
Una società specializzata in macchinari industriali ha citato in giudizio un'azienda concorrente e un proprio ex dipendente, accusandoli di concorrenza sleale per aver sottratto e utilizzato il proprio know-how segreto per produrre macchine simili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che l'attrice non aveva fornito prova sufficiente del carattere segreto delle informazioni, considerate in gran parte "arte nota", ovvero patrimonio tecnico comune del settore. La Corte ha inoltre chiarito che, senza la prova di un fatto illecito, non può essere emessa una condanna al risarcimento del danno, neppure generica.
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Accertamento induttivo: scritture inattendibili
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un'autoscuola. La decisione si fonda non solo sullo scostamento dagli studi di settore, ma su un quadro complessivo di gravi irregolarità contabili (errata compilazione dei registri, omissioni IVA, gestione anomala delle schede carburante) che hanno reso l'intera contabilità inattendibile, giustificando la ricostruzione del reddito da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Tasso di interesse indeterminato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una società correntista. La sentenza conferma la nullità della clausola contrattuale con un tasso di interesse indeterminato, poiché non specificava i criteri oggettivi di applicazione. Inoltre, ha respinto l'eccezione di prescrizione, confermando che l'onere di provare la natura dei versamenti spetta al correntista, ma il giudice deve valutare tutte le prove, inclusa l'esistenza di un affidamento di fatto.
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Procura speciale cassazione: requisiti di validità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa di una procura speciale cassazione difettosa, in quanto rilasciata per un precedente grado di giudizio e prima della sentenza impugnata. Questa decisione ha reso inefficace anche il ricorso incidentale tardivo. L'ordinanza ribadisce la non sanabilità di tale vizio e condanna i difensori del ricorrente al pagamento delle spese legali, sottolineando il rigore formale richiesto per l'atto di conferimento del mandato.
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Motivi di ricorso: quando sono inammissibili in appello
Un automobilista ricorre in Cassazione contro due multe per fuga da incidente e perdita di controllo del veicolo. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché l'automobilista ha introdotto nuovi motivi di ricorso, non discussi nei precedenti gradi di giudizio. La decisione sottolinea l'impossibilità di ampliare l'oggetto della contesa nella fase finale del processo.
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Attività stagionale: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un'effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.
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Minimale contributivo: obbligo anche senza stipendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare il minimale contributivo sussiste anche durante i periodi di sospensione consensuale del rapporto di lavoro, pur in assenza di retribuzione. Una società aveva contestato tale obbligo, ma il suo ricorso è stato respinto. La Corte ha ribadito il principio di autonomia tra l'obbligazione contributiva e quella retributiva, affermando che la contribuzione è dovuta sulla base dell'orario contrattuale, a meno che la sospensione non sia giustificata da specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo, circostanze non provate nel caso di specie.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4350/2023, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento maggiore per la mancata retribuzione durante la specializzazione prima del 1991. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante, stabilendo che il corretto criterio per il risarcimento medici specializzandi è quello equitativo previsto dalla L. 370/99, e non l'importo superiore fissato dal D.Lgs. 257/91, a causa delle differenze normative ed economiche tra i periodi.
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Attendibilità teste: quando la testimonianza non basta
Un automobilista chiedeva il risarcimento per un sinistro causato da un veicolo non identificato, basando la sua richiesta sulla deposizione di un unico testimone. Sia il Giudice di Pace che il Tribunale hanno respinto la domanda, ritenendo la testimonianza inattendibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. L'ordinanza ribadisce che la valutazione dell'attendibilità di un teste è un compito esclusivo del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Se la prova principale, come in questo caso la testimonianza unica, viene meno, la domanda di risarcimento deve essere respinta per mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Esenzione IMU coniugi: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2013 relativo alla casa familiare assegnata alla moglie in sede di separazione. Il Comune ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il decreto di separazione fosse successivo all'anno d'imposta e che i coniugi avessero residenze diverse. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'esenzione IMU coniugi e basando la propria decisione su una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il limite di una sola abitazione principale per nucleo familiare.
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