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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Prima Civile

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511 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Interessi moratori sanità: quando si applicano?
Una società finanziaria ha richiesto il pagamento di interessi moratori su crediti sanitari ai sensi del D.Lgs. 231/2002. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per l'applicazione degli interessi moratori sanità è determinante la data del contratto di convenzionamento originario. Se l'accordo è antecedente all'8 agosto 2002, il decreto non si applica, a prescindere da quando siano state erogate le singole prestazioni.
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Interruzione del processo: quando riassumere il giudizio
Una società di servizi ambientali ha richiesto l'ammissione in prededuzione di un credito verso un'azienda chimica, prima in amministrazione straordinaria e poi fallita. Il curatore del fallimento ha contestato la tempestività della riassunzione del giudizio a seguito dell'interruzione del processo e la natura prededucibile del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale di interruzione, non da altre forme di conoscenza dell'evento. Inoltre, ha ritenuto inammissibile la censura sulla data di insorgenza del credito, in quanto critica sul merito della valutazione dei fatti.
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Assegno di mantenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19650/2023, ha rigettato il ricorso di una moglie che contestava la sentenza della Corte d'Appello di Perugia in una causa di separazione. La ricorrente lamentava l'errata individuazione del tribunale competente, vizi procedurali e un importo dell'assegno di mantenimento troppo basso (€200 mensili). La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che la competenza si radica nell'ultima residenza comune dei coniugi e che la quantificazione dell'assegno era corretta, tenuto conto della breve durata del matrimonio e della capacità lavorativa della donna, pur con un reddito difficilmente quantificabile.
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Assegno mantenimento: decorrenza dalla sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19625/2023, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'assegno di mantenimento per i figli in caso di separazione. Il ricorso di un padre, che chiedeva la retroattività della riduzione dell'assegno, è stato respinto. La Corte ha chiarito che l'importo fissato nella sentenza definitiva decorre dalla data della stessa e non ha effetto retroattivo, lasciando validi i provvedimenti provvisori emessi in precedenza.
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Affido esclusivo: quando è legittimo secondo la Cassazione
Un padre ricorre in Cassazione contro la decisione di affidare il figlio in via esclusiva alla madre. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. Il giudizio si è basato su una perizia tecnica (CTU) che ha evidenziato l'inidoneità genitoriale del padre. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge, confermando la legittimità dell'affido esclusivo quando è nel preminente interesse del minore.
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Errore di fatto: limiti alla revocazione in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce i confini dell'istituto della revocazione per errore di fatto. Il caso trae origine da un contenzioso tra un centro diagnostico e un'Azienda Sanitaria Locale per il pagamento di prestazioni. Dopo una serie di giudizi, la Cassazione aveva rigettato il ricorso del centro. Quest'ultimo ha quindi tentato la via della revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto nell'interpretare i motivi del ricorso precedente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore di fatto revocatorio è solo quello percettivo (es. leggere una parola per un'altra) e non può riguardare l'attività valutativa o interpretativa dei motivi di ricorso, che costituisce un errore di giudizio, non sindacabile tramite revocazione.
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Responsabilità amministratori: ritardo fallimento
La Cassazione conferma la condanna per responsabilità amministratori che hanno ritardato la dichiarazione di fallimento. Il danno risarcibile include gli interessi passivi sul mutuo maturati nel periodo di ritardo, poiché una tempestiva procedura concorsuale li avrebbe evitati. La Corte chiarisce che il ritardo ha aggravato la posizione dei creditori, aumentando le passività ammesse al passivo con prelazione.
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Concordato semplificato: quando è inammissibile il ricorso
Una società agricola ha proposto un concordato semplificato liquidatorio, rigettato dal Tribunale e dalla Corte d'Appello come 'irrituale'. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando che tale decisione, non avendo carattere decisorio e non chiudendo la procedura con una liquidazione giudiziale, non è impugnabile ai sensi dell'art. 111 Cost.
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Produzione nuovi documenti appello: il caso degli assegni
Un risparmiatore ha agito contro una banca per la condotta illecita di un promotore. In primo grado, la prova del danno è stata parziale perché per alcuni assegni era stata prodotta solo la copia frontale. La Cassazione ha confermato la decisione di appello, dichiarando inammissibile la produzione tardiva delle copie integrali (fronte-retro), qualificandola come produzione di nuovi documenti in appello, vietata dall'art. 345 c.p.c., poiché il retro dell'assegno prova un fatto giuridico distinto e nuovo rispetto al fronte.
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Responsabilità banca promotore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando la sua condanna al risarcimento di 100.000 euro in favore di una cliente truffata dal proprio promotore finanziario. La decisione ribadisce il principio della responsabilità della banca per i fatti illeciti del promotore quando sussiste un 'nesso di occasionalità necessaria', ovvero quando le mansioni affidategli hanno reso possibile o agevolato l'atto fraudolento. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Suprema Corte.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un ex amministratore societario a causa del mancato deposito della copia della sentenza impugnata munita della relata di notifica. La Corte ribadisce che tale adempimento è un onere imprescindibile per il ricorrente, necessario a dimostrare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile, determinando la chiusura del processo senza esame del merito.
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Onere della prova bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un istituto di credito, chiarendo importanti principi sull'onere della prova e sulla prescrizione nelle azioni di ripetizione dell'indebito. Quando le richieste di restituzione per operazioni antecedenti a una certa data sono prescritte, il saldo del conto a quella data, come indicato dalla banca, è considerato valido. Spetta al cliente, che non ha più diritto a contestare le operazioni precedenti, fornire la prova contraria. In assenza di tale prova, non si può partire da un 'saldo zero'. La Corte ha inoltre ribadito la necessità dell'autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Ordinanza ex art. 186-quater: appello immediato
Una società contesta l'ammissibilità di un appello proposto da un istituto di credito contro un'ordinanza ex art. 186-quater, poiché presentato prima dei 30 giorni. La Cassazione chiarisce che l'appello è immediatamente proponibile, equiparando la rinuncia esplicita alla prosecuzione del giudizio a quella tacita (silenzio), e respinge il ricorso della società.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto di credito. La decisione sottolinea che l'inammissibilità ricorso cassazione deriva dalla genericità dei motivi, dalla mancata contestazione specifica delle ragioni della sentenza d'appello e dall'introduzione tardiva di questioni di fatto, anche in relazione a nullità rilevabili d'ufficio. Il caso riguardava un'apertura di credito, contestazioni sull'usura e la validità di una fideiussione.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Un contenzioso tra una società di gestione aeroportuale e diversi operatori logistici, giunto in Cassazione, si è concluso con l'estinzione del giudizio a seguito di un accordo tra le parti. La Corte ha chiarito che in caso di rinuncia reciproca ai ricorsi, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la norma sanziona gli appelli pretestuosi e non gli accordi che definiscono la lite.
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Ricorso inammissibile: motivi estranei alla ratio
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi di appello non affrontavano la reale ratio decidendi della sentenza impugnata. Il caso riguardava la richiesta di rimborso dell'IVA su un'indennità, ma la Corte ha stabilito che la questione centrale non era l'interpretazione dell'accordo, bensì l'esistenza di un'obbligazione contrattuale valida e mai contestata nel suo fondamento.
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Onere della prova bancario: chi prova le operazioni?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società finanziaria, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguarda l'onere della prova bancario in merito a operazioni contestate su un conto corrente. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prova dell'invio degli estratti conto al cliente, la banca non può beneficiare della presunzione di approvazione delle scritture contabili. Pertanto, di fronte alla contestazione del correntista, spetta alla banca l'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione delle operazioni addebitate.
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Inammissibilità del ricorso: le rationes decidendi
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società contro una banca. La decisione si fonda sul principio delle rationes decidendi: se la sentenza d'appello si basa su più motivazioni autonome, il ricorrente deve impugnarle tutte, altrimenti il ricorso è inammissibile per carenza di interesse.
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Abuso strumento concordatario: Cassazione e limiti
Una società in crisi, dopo aver rinunciato a una prima domanda di concordato preventivo, ne presenta una seconda per bloccare l'istanza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il fallimento e qualificando il comportamento dell'impresa come un chiaro abuso dello strumento concordatario, volto unicamente a ritardare la procedura fallimentare senza una reale prospettiva di risanamento.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno va provato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11732/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di illegittima segnalazione Centrale Rischi. Anche se la segnalazione di un cliente da parte di una banca è ritenuta illegittima, il diritto al risarcimento del danno non è automatico. Il cliente deve fornire la prova specifica del pregiudizio subito, sia esso patrimoniale o non patrimoniale. La Corte ha rigettato la tesi del cosiddetto danno 'in re ipsa', correggendo la motivazione della Corte d'Appello ma confermandone la decisione finale di negare il risarcimento per mancanza di prove. La sentenza ha inoltre accolto parzialmente il ricorso della banca su una questione tecnica di compensazione tra crediti.
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