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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Prima Civile

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511 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Liquidazione equitativa: i poteri del giudice di rinvio
In una complessa vicenda di espropriazione illegittima, la Corte di Cassazione si pronuncia sulla liquidazione equitativa del danno. Viene stabilito che, nel giudizio di rinvio, l'impugnazione sulla quantificazione riapre l'intera questione, legittimando anche una decisione peggiorativa per l'appellante ('reformatio in peius'). Le critiche generiche al metodo di stima del giudice sono ritenute inammissibili se non accompagnate da valide alternative.
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Benefici vittime terrorismo: quando il ricorso è nullo
Una vittima di attentato terroristico ha richiesto i benefici vittime terrorismo previsti dalla L. 206/2004. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova della riduzione della capacità lavorativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, chiarendo che la procedura speciale ex art. 12 è limitata nel tempo e non applicabile al caso di specie, che avrebbe dovuto seguire la via ordinaria dell'appello.
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Reclamo fallimentare: quando l’appello è tardivo
Una società propone ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha confermato la sua dichiarazione di fallimento. I motivi del ricorso, tra cui l'incompetenza territoriale del tribunale e l'omessa notifica, vengono rigettati. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando la tardività delle eccezioni procedurali, che dovevano essere sollevate nel primo grado di giudizio, e l'infondatezza delle altre censure. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto dei termini perentori nel reclamo fallimentare.
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Omologazione concordato: inammissibile il ricorso
Un creditore ha impugnato l'omologazione di un concordato preventivo, contestando la certezza del proprio credito, l'affidabilità del garante e la copertura dei costi di ripristino ambientale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le valutazioni sulla fattibilità del piano e sulla capienza patrimoniale del garante sono accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità, se sorretti da motivazione adeguata. L'omologazione concordato preventivo è stata quindi confermata.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce i termini
Una società di revisione si opponeva all'esclusione del proprio credito dal passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del fallimento, ha chiarito che l'onere della prova grava interamente sul creditore, il quale deve dimostrare non solo l'incarico ma anche l'effettivo svolgimento della prestazione sin dal ricorso in opposizione, senza possibilità di produrre documenti in un momento successivo, a meno che la curatela non sollevi eccezioni proceduralmente nuove.
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Compenso professionale: rigetto per mancata prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un professionista che chiedeva il saldo del suo compenso professionale nell'ambito di un fallimento. La decisione si fonda sulla mancata prova dell'effettiva attività svolta, ritenendo l'acconto già percepito congruo per la prestazione parzialmente eseguita, anche in considerazione della presenza di un altro professionista con un incarico identico.
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Cessione banche venete: quando la lite non passa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della cessione banche venete, le passività derivanti da contenziosi su rapporti bancari già estinti prima della data di cessione non si trasferiscono alla banca acquirente. La Corte ha ritenuto che un rapporto chiuso non possa considerarsi 'inerente e funzionale all'esercizio dell'impresa bancaria' della cessionaria, criterio fondamentale per l'inclusione nel perimetro della cessione. Pertanto, la semplice pendenza di una lite al momento della cessione non è sufficiente a trasferire l'obbligazione, e la banca acquirente è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.
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Falsità processo verbale: firma assente non basta
Una società e il suo ex amministratore hanno presentato una querela di falso contro un processo verbale di constatazione fiscale, sostenendone la nullità totale a causa dell'assenza di un ufficiale verbalizzante al momento della chiusura delle operazioni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la falsità limitatamente alla presenza dell'ufficiale, ma hanno ritenuto valido il resto dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la falsità processo verbale parziale non invalida l'intero documento, specie se questo è il risultato di una lunga e complessa attività ispettiva e le altre constatazioni non sono state contestate nel merito.
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Ammortamento alla francese: no all’anatocismo
Una garante ha impugnato un contratto di mutuo ipotecario, sostenendo fosse nullo per frode alla legge, indeterminatezza e perché l'ammortamento alla francese nascondeva un'applicazione di interessi su interessi (anatocismo). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che garantire un credito non è di per sé illecito e che il piano di ammortamento alla francese è una legittima modalità di calcolo che non produce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la propria decisione
Un professionista si vede respingere l'insinuazione al passivo di un fallimento. Il suo ricorso in Cassazione è inizialmente dichiarato improcedibile per un presunto ritardo. Il professionista dimostra un errore di fatto della Corte sulla data di deposito dell'atto impugnato. La Cassazione revoca la precedente ordinanza ma, riesaminando il caso, dichiara il ricorso originario comunque inammissibile per altri motivi di diritto, legati alla genericità delle censure.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile?
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse erroneamente affermato la mancata contestazione di un avviso fiscale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo i rigidi requisiti per l'errore di fatto revocazione: deve essere un'errata percezione di un fatto processuale, evidente e decisivo, che emerge dagli atti del giudizio di legittimità e non una diversa valutazione delle prove o un tentativo di reintrodurre questioni di merito.
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