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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2025

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1054 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Escussione fraudolenta: no alla garanzia a richiesta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una locatrice che, dopo aver risolto un contratto di affitto d'azienda, aveva chiesto il pagamento di una garanzia a prima richiesta per canoni non più dovuti. La Corte ha confermato la decisione di merito che qualificava tale richiesta come escussione fraudolenta, poiché la risoluzione del contratto, avvenuta prima della scadenza dei canoni, aveva estinto l'obbligazione principale. La richiesta del garante era quindi priva di causa e basata su una pretesa abusiva, bloccata tramite l'exceptio doli generalis.
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Sanzione disciplinare: i limiti al diritto di critica
Un lavoratore ha impugnato una sanzione disciplinare conservativa (sospensione di 2 giorni) ricevuta per aver espresso critiche nei confronti dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando il ricorso del lavoratore inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano correttamente valutato che la critica del dipendente superava i limiti di pertinenza e continenza, rendendo legittima la sanzione disciplinare.
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Poteri Sindaco: Responsabilità del Comune per inerzia
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un Comune per i danni subiti da una società immobiliare a causa del mancato sgombero di un'area occupata abusivamente. L'ordinanza chiarisce che l'esercizio dei poteri del Sindaco tramite ordinanza contingibile e urgente per questioni di rilevanza locale (ex art. 50 TUEL) impegna la responsabilità diretta dell'ente locale e non dello Stato, poiché il Sindaco agisce quale rappresentante della comunità.
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Spese di registrazione: come recuperarle dal debitore
La Corte di Cassazione chiarisce che le spese di registrazione di un'ordinanza di assegnazione devono essere recuperate all'interno del processo esecutivo. È inammissibile un'azione legale separata per ottenerne il rimborso. Se il giudice omette di liquidarle, il creditore deve usare gli strumenti endoprocessuali come la correzione o l'opposizione agli atti esecutivi, non un nuovo giudizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di specificità.
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Produzione documenti in appello: i limiti del 345 cpc
La Corte di Cassazione ha cassato una sentenza d'appello che aveva ammesso un documento decisivo prodotto tardivamente. Il caso riguardava una controversia immobiliare in cui la società attrice aveva introdotto una nuova scrittura privata solo in secondo grado. La Corte ha ribadito che la produzione di documenti in appello è eccezionale e deve essere rigorosamente motivata, cosa che la corte territoriale non aveva fatto. L'ordinanza ha anche dichiarato improcedibile il ricorso incidentale della società per tardivo deposito, confermando la severità delle preclusioni processuali.
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Querela di falso: quando il ricorso è inammissibile
Un datore di lavoro ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato la falsità di una quietanza di pagamento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza e perché non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, che distingueva correttamente tra falso materiale e ideologico nel contesto della querela di falso.
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Accertamento fiscale: vale la prova extracontabile
Una società di distribuzione ha impugnato un accertamento fiscale basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in caso di accertamento fiscale fondato su prove presuntive, come i documenti non ufficiali, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare l'infondatezza della pretesa dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ritenuto legittimo l'operato dell'amministrazione finanziaria.
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Principio di competenza: quando registrare i ricavi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14262/2025, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società la mancata imputazione di alcuni ricavi all'anno fiscale 2001, ritenendo che andassero contabilizzati in quell'esercizio anziché nel successivo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che i ricavi e i costi la cui esistenza o ammontare non sono oggettivamente determinabili al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi possono essere legittimamente imputati all'esercizio successivo. La decisione sottolinea che uno spostamento meramente formale, che non sottrae materia imponibile al fisco, non viola il principio di competenza.
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Accertamento extracontabile e onere della prova
Una società è stata oggetto di un avviso di accertamento per mancata documentazione di ricavi, basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14263/2025, ha rigettato il ricorso della società, confermando che in caso di accertamento extracontabile l'onere della prova si inverte, spettando al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale. La Corte ha chiarito che la regolarità formale della contabilità o delle indagini finanziarie non è sufficiente a superare le presunzioni derivanti da prove extracontabili.
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Indennità di occupazione: fino a quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società proprietaria di terreni espropriati. La società contestava il mancato indennizzo per dei terreni residui e la metodologia di calcolo dell'indennità di occupazione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l'indennità di occupazione è dovuta solo fino alla data del deposito dell'indennità di esproprio, momento in cui la proprietà del bene viene trasferita all'ente espropriante, e non fino alla sua effettiva corresponsione al proprietario.
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Revocatoria scissione societaria: è ammissibile?
La Corte di Cassazione conferma un orientamento consolidato: l'azione revocatoria ordinaria è un rimedio ammissibile contro un atto di scissione societaria. Nel caso di specie, il fallimento di una società ha agito per rendere inefficace il trasferimento di un immobile a una società beneficiaria tramite scissione. La Corte ha rigettato il ricorso della beneficiaria, chiarendo che la revocatoria della scissione societaria non invalida l'operazione ma rende il bene trasferito aggredibile dai creditori della società scissa, integrandolo nella massa fallimentare. La richiesta di restituzione del bene è quindi finalizzata a questa funzione esecutiva.
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Responsabilità amministratori fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di ex amministratori di una società fallita, stabilendo principi chiave sulla responsabilità amministratori fallimento. Viene chiarito che l'azione del curatore è unitaria e inscindibile, rendendo inapplicabile la clausola compromissoria statutaria. La Corte ha inoltre rigettato le eccezioni di prescrizione e le contestazioni sul merito per genericità, ribadendo che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti.
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Simulazione assoluta e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti di alcuni immobili, confermando la sentenza d'appello che aveva dichiarato la simulazione assoluta dei contratti di vendita. Una società edile, poco prima di fallire, aveva venduto diverse proprietà a parenti e affini. Il curatore fallimentare ha agito in giudizio sostenendo che le vendite fossero fittizie, mirate a sottrarre i beni alla massa dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore, agendo come terzo, può provare la simulazione tramite presunzioni gravi, precise e concordanti (come la mancanza di prova del pagamento, i legami familiari e la tempistica sospetta), e che la dichiarazione di avvenuto pagamento nel rogito notarile non è vincolante nei suoi confronti.
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Compensazione spese legali: quando è insindacabile?
Un gruppo di cittadini ha impugnato la decisione di una Corte d'Appello di disporre la totale compensazione delle spese legali in una controversia di lunga data con un ente comunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione del giudice di merito sulla compensazione per 'giusti motivi' costituisce un potere discrezionale non sindacabile in sede di legittimità, a condizione che le spese non vengano addebitate alla parte interamente vittoriosa.
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Azione revocatoria: la prova del danno ai creditori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società concessionaria contro la revoca di un acquisto di automezzi da un'impresa poi fallita. Al centro della decisione sull'azione revocatoria vi è il principio secondo cui, per dimostrare il pregiudizio ai creditori (eventus damni), non è necessaria la prova che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha ribadito che la trasformazione di un bene fisico in denaro costituisce di per sé una diminuzione della garanzia patrimoniale per i creditori, elemento sufficiente a integrare il danno richiesto dalla legge per l'azione revocatoria ordinaria.
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Rappresentanza esclusiva ATI: chi può agire in giudizio?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI), che aveva agito individualmente contro la stazione appaltante per il pagamento di lavori extra. La Suprema Corte ha confermato il principio della rappresentanza esclusiva ATI in capo all'impresa mandataria (capogruppo), l'unica legittimata ad agire in giudizio nei confronti del committente per questioni relative all'appalto, come stabilito dall'art. 37, comma 16, del D.Lgs. 163/2006.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpevole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che aveva presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo di un'altra società in amministrazione straordinaria. Il rigetto si fonda sull'irragionevole e colpevole ritardo di oltre 36 mesi nella presentazione della domanda, evidenziando che il termine annuale non è un diritto assoluto ma va valutato secondo un criterio di ragionevolezza e diligenza del creditore.
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Contabilità in nero: legittimo l’accertamento induttivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento fondato sul rinvenimento di una contabilità in nero. La Corte ha stabilito che tale scoperta è di per sé sufficiente a giustificare un accertamento induttivo, a prescindere dall'esito di un procedimento penale parallelo per i medesimi fatti, che nel caso di specie era stato archiviato. La presenza di una contabilità parallela inverte l'onere della prova, ponendolo a carico del contribuente.
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Ingiustificato arricchimento: la prova del danno
Due professionisti hanno agito contro un ente pubblico per ottenere un indennizzo per ingiustificato arricchimento, a seguito di prestazioni professionali rese senza un contratto scritto valido. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la decisione di merito che aveva ridotto l'indennizzo. La Corte ha ribadito che, nell'azione di ingiustificato arricchimento, l'impoverimento deve essere concretamente provato e non può basarsi su presunzioni o parcelle non quietanzate. Il ricorso è stato respinto perché mirava a un riesame dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Onere della prova superamento tetto di spesa sanitario
Un'Azienda Sanitaria si opponeva al pagamento di prestazioni a una struttura accreditata, eccependo il superamento del tetto di spesa. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ribadendo che l'onere della prova del superamento del budget grava sull'ente debitore (l'Azienda Sanitaria), che deve dimostrare l'effettivo pagamento delle prestazioni fino a esaurimento fondi. Il ricorso dell'Azienda è stato respinto.
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