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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

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443 provvedimenti

Onere della prova: domanda generica e non contestazione
La Corte di Cassazione chiarisce che il principio di non contestazione non solleva una parte dall'onere della prova se la sua domanda iniziale è formulata in modo generico e non circostanziato. In un caso tra ex coniugi per la restituzione di somme di denaro e beni personali, la Corte ha rigettato il ricorso dell'ex marito la cui domanda riconvenzionale era priva di specifiche allegazioni, rendendo legittima la contestazione generale della controparte e confermando la sua condanna alla restituzione delle somme richieste dall'ex moglie.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: critica alla CTU
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato nell'ambito di una causa di divisione ereditaria. La ricorrente contestava le valutazioni della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) già confermate in primo e secondo grado. La Corte ha ritenuto le censure generiche e tardive, sottolineando che il ricorso era precluso anche dal principio della "doppia conforme", che limita l'accesso alla Cassazione quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione sui fatti. La decisione ribadisce l'importanza di formulare obiezioni specifiche e tempestive agli elaborati peritali durante il processo.
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Accertamento INPS: valido anche con lite fiscale chiusa
La Cassazione chiarisce che un accertamento INPS basato su una verifica fiscale rimane efficace anche se il contribuente conclude la controversia tributaria con una definizione agevolata. L'accordo con il Fisco ha solo finalità fiscali e non invalida la pretesa contributiva, a meno che il contribuente non fornisca prove contrarie per superare le risultanze dell'accertamento originario. Il ricorso del contribuente è stato respinto.
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Accesso pubblico impiego: condanna penale e diniego
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione può legittimamente negare l'assunzione a un candidato per una condanna penale che, sebbene non sia causa di esclusione automatica, costituirebbe motivo di licenziamento. Questa decisione sottolinea il principio di parallelismo tra i requisiti per l'accesso pubblico impiego e quelli per il mantenimento del rapporto di lavoro, affidando all'ente una valutazione discrezionale ma motivata sulla compatibilità della condanna con le mansioni da svolgere.
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Ricorso per cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un ente comunale contro una società finanziaria in una disputa su crediti ceduti per forniture energetiche. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sul divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità e sull'introduzione di questioni nuove. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti formali per un valido ricorso per cassazione.
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Periodo sospetto: quando inizia in caso di fallimenti?
Una società viene dichiarata fallita, ma la sentenza è revocata per applicare l'amministrazione straordinaria. Fallita nuovamente, sorge un dubbio: da quando si calcola il periodo sospetto per le azioni revocatorie? La Corte di Cassazione stabilisce che il calcolo deve partire dalla data della prima dichiarazione di fallimento, affermando il principio di continuità tra le procedure concorsuali basate sullo stesso stato di insolvenza, al fine di garantire la massima tutela dei creditori.
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Interpretazione convenzione di lottizzazione e confini
Una società immobiliare ha presentato ricorso in Cassazione dopo essere stata condannata dalla Corte d'Appello a rimuovere una rampa di accesso che invadeva la proprietà dei vicini. La società sosteneva che la rampa fosse legittimata da una precedente convenzione di lottizzazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La motivazione centrale si basa sulla corretta interpretazione della convenzione di lottizzazione, la quale non includeva la rampa privata tra le opere previste, distinguendola nettamente dalla strada consortile. La Corte ha ribadito che l'interpretazione dei contratti da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se non per violazione di legge o illogicità manifesta.
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Onere della prova contributi: la Cassazione decide
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che confermava una pretesa contributiva a suo carico, lamentando il mancato assolvimento dell'onere della prova da parte dell'ente previdenziale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere nel giudizio di legittimità una nuova valutazione delle prove e dei fatti, come l'accertamento della subordinazione dei lavoratori. Il caso chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in materia di onere della prova contributi.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dall'Amministrazione Finanziaria. I motivi dell'appello criticavano la valutazione delle rimanenze e di una prova documentale, ma la Corte ha rilevato che la sentenza impugnata non trattava affatto tali questioni, rendendo il ricorso privo di fondamento.
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Azione di spoglio: quando scatta il termine annuale?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione di spoglio relativo a un passaggio interpoderale. I ricorrenti lamentavano la costruzione di un muro che impediva il transito, ma la Corte ha confermato la decisione d'appello, ritenendo l'azione tardiva. La motivazione si basa sul fatto che un ostacolo preesistente (una rete metallica) era stato installato più di un anno prima dell'azione legale, facendo così decorrere il termine di decadenza da quel primo atto. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non c'è stata inversione dell'onere probatorio.
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Ricorso improcedibile: l’importanza della notifica
Un ente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello sfavorevole in una controversia di lavoro. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato improcedibile perché l'ente non ha depositato la prova dell'avvenuta notifica della sentenza impugnata. Questa mancanza ha impedito alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, determinandone l'inammissibilità per un vizio puramente procedurale.
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Compensazione spese legali: quando il giudice può decidere
Una professionista vince una causa contro l'ente previdenziale, ma il giudice dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23914/2025, rigetta il ricorso della professionista, confermando che la compensazione spese legali è legittima in casi di particolare complessità giuridica, presenza di orientamenti giurisprudenziali discordanti e recenti interventi della Corte Costituzionale. La decisione sottolinea il potere discrezionale del giudice nel valutare la sussistenza di gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Fondo di garanzia INPS: no intervento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e retribuzioni maturate presso un datore di lavoro insolvente, se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria. La continuità del rapporto lavorativo esclude il presupposto fondamentale per l'accesso al Fondo, ovvero la cessazione del lavoro a causa dell'insolvenza del datore. Gli accordi sindacali che escludono la responsabilità solidale del nuovo datore non sono opponibili all'INPS.
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Inefficacia atti fallito: la difesa del curatore
La Corte di Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare, agendo per recuperare un credito del fallito, può difendersi eccependo l'inefficacia degli atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, senza che ciò costituisca una modifica della domanda giudiziale. Nel caso specifico, un contratto preliminare stipulato dal soggetto fallito per estinguere un debito preesistente è stato considerato inefficace nei confronti dei creditori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'eccezione di inefficacia atti fallito è una mera difesa (controeccezione) e non una nuova domanda.
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Opposizione tardiva CTU: nullità e inammissibilità
Un mutuatario ha contestato il compenso liquidato a un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in una causa per usura bancaria. Il giudice dell'opposizione ha ridotto il compenso, ma il CTU ha presentato ricorso incidentale in Cassazione, eccependo che l'opposizione originaria era una opposizione tardiva, in quanto presentata oltre il termine di 30 giorni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso incidentale, dichiarando nulla l'ordinanza di opposizione e, di conseguenza, inammissibile il ricorso principale del mutuatario, stabilendo la prevalenza delle norme procedurali sul merito della questione.
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Notifica PEC errata: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa di una notifica PEC errata all'Avvocatura Generale dello Stato. Nonostante una precedente ordinanza avesse concesso un termine per rinnovare la notifica, l'errore nell'individuare l'indirizzo PEC corretto è stato ritenuto inescusabile, impedendo alla Corte di esaminare il merito della causa.
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Somministrazione irregolare: costi e IVA indeducibili
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di somministrazione irregolare di manodopera, mascherata da un fittizio contratto di appalto con una società cooperativa 'cartiera', l'impresa utilizzatrice non può dedurre i costi né detrarre l'IVA. La Corte ha rigettato i ricorsi di una società e dei suoi soci, confermando la valutazione dell'Agenzia delle Entrate. È stato chiarito che la nullità del contratto sottostante rende la prestazione dell'intermediario inesistente ai fini fiscali, addossando al contribuente l'onere di provare la legittimità del rapporto di appalto.
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Errore percettivo: Cassazione chiarisce i limiti
Una società di costruzioni ha chiesto la revocazione di un'ordinanza per un presunto errore percettivo nel calcolo dei costi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione di dati contabili progressivi costituisce un errore di valutazione e non un errore percettivo, motivo non valido per la revocazione ai sensi dell'art. 395 c.p.c.
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Utili socio fondatore: no contributi INPS, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14043/2025, ha stabilito che gli utili percepiti dal socio fondatore di una società di capitali non rientrano nella base imponibile per i contributi alla Gestione Commercianti. Questa distinzione, valida ai fini fiscali, non si applica al calcolo dei contributi previdenziali. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che tali redditi, non essendo qualificabili come reddito d'impresa, sono esclusi dal versamento dei contributi.
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Principio pro rata pensioni: stop a ricalcoli peggiorativi
La Corte di Cassazione ha confermato che il principio pro rata pensioni tutela i diritti acquisiti dai professionisti iscritti a casse privatizzate. Con l'ordinanza in esame, è stato stabilito che le modifiche peggiorative ai criteri di calcolo della pensione non possono essere applicate retroattivamente ai trattamenti maturati prima del gennaio 2007. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto a richiedere il ricalcolo della prestazione si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque anni, applicabile solo ai singoli ratei già liquidati.
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