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Art. 13, comma 1 bis, del d.P.R. n. 115 del 2002

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443 provvedimenti

Sospensione feriale: no a controversie di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello in una causa di lavoro perché depositato tardivamente. La Corte ha ribadito che la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alle controversie di lavoro, anche quando la pretesa economica, pur derivando da un precedente rapporto di impiego, viene azionata dopo la sua cessazione. La natura della controversia, radicata nel contratto di lavoro, prevale, escludendo la sospensione estiva dei termini.
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Notifica cartella esattoriale: quando inizia a decorrere?
Una società impugna una cartella esattoriale, ma il ricorso viene dichiarato tardivo. La Cassazione chiarisce i termini per la notifica cartella esattoriale in caso di irreperibilità relativa del destinatario, stabilendo che il termine per impugnare decorre dal ricevimento della raccomandata informativa o, in mancanza, dal decimo giorno successivo alla sua spedizione, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Esportazione di denaro contante: la divisione elude?
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione per omessa dichiarazione di esportazione di denaro contante per un importo di 200.000 Euro. L'interessato aveva tentato di eludere la normativa distribuendo il denaro in somme inferiori alla soglia tra 90 persone. La Corte ha stabilito che l'operazione va considerata nel suo complesso, rendendo irrilevante l'artificio della suddivisione, poiché l'elemento chiave è l'omissione consapevole della dichiarazione per l'intero importo.
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Esercizio abusivo della mediazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la sanzione per esercizio abusivo della mediazione a carico del socio di una società immobiliare. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere un riesame delle prove nel giudizio di legittimità e ha chiarito che l'autorità sanzionatoria non ha l'obbligo di notificare la facoltà di pagamento in misura ridotta, essendo un onere del trasgressore.
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Actio confessoria servitutis: parcheggio e servitù
La Corte di Cassazione chiarisce che parcheggiare stabilmente delle auto su una strada privata, ostacolando il passaggio, legittima l'uso dell'actio confessoria servitutis. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tale azione non richiede una contestazione formale del diritto di servitù, ma solo un impedimento al suo esercizio. Sono stati ritenuti responsabili sia il proprietario del fondo, come autore morale, sia i proprietari delle auto, come autori materiali dell'illecito.
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Prova presuntiva e accertamento fiscale: il limite
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su costi ritenuti indeducibili. Il ricorso si fondava sulla presunta illegittimità dell'accertamento e sull'errato utilizzo della prova presuntiva da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione degli elementi di fatto che costituiscono la prova presuntiva spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se non per violazione delle norme che la regolano. La Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento basato su indizi gravi, precisi e concordanti, come fatture generiche e non definitive.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i loro beni alla garanzia patrimoniale generica. L'ordinanza conferma la legittimità dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale promossa da un istituto di credito, ritenendo sussistenti sia il pregiudizio per il creditore (eventus damni) sia la consapevolezza del danno da parte dei debitori (scientia damni). La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sulla nullità del contratto di garanzia e sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito.
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Giudicato esterno: quando preclude un nuovo processo
Un lavoratore ha intentato una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'esistenza di un precedente giudicato esterno, ovvero una sentenza definitiva tra le stesse parti che aveva già negato l'esistenza di tale rapporto. La Corte ha ribadito che un punto di diritto già accertato e risolto in via definitiva non può essere riesaminato in un nuovo giudizio.
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Notifica ricorso inammissibile: guida pratica
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della mancata rinnovazione della notifica entro i termini stabiliti. Il caso evidenzia come un vizio di notifica, seppur sanabile, possa portare alla chiusura definitiva del processo se non si adempie all'ordine del giudice. L'ordinanza sottolinea l'importanza cruciale della correttezza procedurale e le gravi conseguenze di un errore, rendendo la notifica ricorso inammissibile.
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Errore di fatto: quando la Cassazione nega la revoca
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per una società estinta, agendo come "consegnatario". L'appello è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto proposto in nome della società. Il contribuente ha chiesto la revocazione per errore di fatto, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la qualificazione giuridica della parte è un'attività valutativa del giudice. Un eventuale sbaglio costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto, e quindi non è motivo di revocazione.
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Termine pagamento medico: la Cassazione decide
Un medico di medicina generale ha richiesto il pagamento per prestazioni aggiuntive a un'azienda sanitaria, che ha negato il compenso a causa della presentazione tardiva della domanda. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di presentazione delle richieste di pagamento medico, previsto dall'Accordo Collettivo Nazionale, non è perentorio ma ha natura meramente acceleratoria. Di conseguenza, il ritardo non comporta la perdita del diritto al compenso, ma serve solo a sollecitare la tempestività dei controlli amministrativi. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato quindi respinto.
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Errore di fatto: quando non si può chiedere la revocazione
La Cassazione chiarisce la distinzione tra errore di fatto ed errore di diritto. Se un giudice si è già pronunciato su una questione, la sua valutazione, anche se errata, non costituisce un errore di fatto che possa giustificare la revocazione della sentenza, ma un errore di diritto da impugnare con ricorso per cassazione.
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Servitù coattiva: uso di prove da altro giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la costituzione di una servitù coattiva di passaggio a favore di un fondo intercluso. Con questa ordinanza, ha stabilito che una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) proveniente da un precedente giudizio, anche se estinto, può essere legittimamente utilizzata come prova, a condizione che non sia stata contestata dalle parti. Inoltre, ha ribadito che l'esenzione dalla servitù prevista per case e giardini non si estende ai terreni destinati ad attività produttive o commerciali.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Compenso CTU ATP: chi paga senza causa di merito?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34540/2024, ha stabilito che in un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) non seguito da un giudizio di merito, il compenso del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) è a carico esclusivo della parte che ha richiesto l'accertamento. Viene esclusa la responsabilità solidale della controparte, poiché la procedura ha natura meramente strumentale all'interesse di chi la promuove e non si configura come un giudizio nel quale si applica il principio di soccombenza per le spese.
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Credito di imposta: quando può essere revocato?
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un credito di imposta a un'impresa. La decisione si basa su due motivi principali: l'assunzione di dipendenti in un'area geografica non ufficialmente riconosciuta come agevolabile e la presunta violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La sentenza chiarisce importanti principi sulla validità delle prove, sui requisiti formali per le richieste processuali e sull'irrilevanza di documenti non normativi (come circolari o attestazioni) rispetto al testo di legge.
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Responsabilità solidale scissione: debiti fiscali
Una società immobiliare, nata da una scissione parziale, ha impugnato una cartella di pagamento per debiti fiscali (Iva e Irap) della società originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale scissione. Ha stabilito che la società beneficiaria risponde illimitatamente per i debiti tributari anteriori all'operazione, senza che sia necessaria la notifica di un nuovo avviso di accertamento, essendo sufficiente la notifica della cartella di pagamento.
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Decadenza domanda amministrativa: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio di decadenza della domanda amministrativa in ambito previdenziale. Un lavoratore ha perso il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto perché ha agito in giudizio troppo tardi rispetto alla prima istanza del 1996, rendendo inutile la seconda domanda presentata nel 2006 e confermando che i termini non possono essere 'riavviati'.
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Percentuale di ricarico: come si calcola? La Cassazione
La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di accessori auto. La Corte ha confermato l'illegittimità dell'avviso di accertamento basato su una percentuale di ricarico del 45%, ritenendo la metodologia di calcolo dell'Ufficio errata perché non fondata sulla quantità certa di ogni prodotto venduto.
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