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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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123 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Mutuo fondiario: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un mutuo fondiario concesso oltre il limite di finanziabilità legale (80% del valore dell'immobile) non è nullo. Basandosi su un precedente delle Sezioni Unite, la Corte ha chiarito che tale violazione non inficia la validità del contratto, ma comporta la sua riqualificazione in un mutuo ipotecario ordinario, privo dei privilegi speciali. La decisione rigetta il ricorso del curatore fallimentare che sosteneva la nullità del finanziamento, confermando così la validità del credito della società cessionaria, seppur declassato a ipotecario ordinario.
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Improcedibilità del ricorso: termini per il deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società immobiliare contro una curatela fallimentare. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di venti giorni per il deposito del ricorso dopo la sua notificazione, come previsto dal codice di procedura civile. Nonostante il merito della controversia riguardasse la revoca di alcune compravendite immobiliari, il vizio procedurale ha precluso l'esame della questione, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di specificità
Un Ente Locale presenta ricorso per cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello, lamentando l'omesso esame di un fatto decisivo (pagamenti effettuati a una società). La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di specificità, in quanto il ricorrente non ha adeguatamente localizzato, trascritto e prodotto i documenti a sostegno della sua tesi. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per questo tipo di impugnazione.
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Obblighi informativi banca: risarcimento per bond
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito al risarcimento del danno per la violazione degli obblighi informativi banca relativi all'acquisto di obbligazioni argentine. La sentenza stabilisce che la mancata dimostrazione di aver fornito informazioni specifiche sul rischio giustifica un risarcimento che può equivalere all'intero capitale investito, chiarendo anche aspetti sulla decorrenza e interruzione della prescrizione.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Analisi di un'ordinanza della Cassazione che dichiara inammissibile un ricorso per cassazione per violazione del principio di autosufficienza. Il caso riguarda una lite tra un Ente Locale e un'Azienda Sanitaria per il rimborso di spese assistenziali. La Suprema Corte ha sanzionato la mancata e specifica indicazione nel ricorso di un documento ritenuto decisivo, ribadendo i rigorosi requisiti formali dell'atto.
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Interpretazione del contratto: la parola della Cassazione
Due società, parte di un'associazione temporanea di imprese, avevano stipulato un patto accessorio relativo al trasferimento di alcuni dipendenti. A seguito del mancato trasferimento, una società ha fatturato i costi all'altra, ottenendo un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'interpretazione del contratto è stata decisiva: il patto prevedeva che la fatturazione fosse possibile solo dopo una successiva convenzione, mai stipulata. La Corte ha ribadito che non si può chiedere in Cassazione una mera rilettura del contratto, senza indicare la violazione di specifici canoni ermeneutici.
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Valutazione delle prove: inammissibile ricorso Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava simulata una cessione di quote, lamentando un'errata valutazione delle prove e l'omesso esame di un pagamento. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'.
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Cessione banche venete: chi paga i debiti pregressi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22707/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione banche venete. In un caso riguardante un contenzioso tra un'azienda e un istituto di credito poi posto in liquidazione e ceduto a una grande banca, la Corte ha chiarito che l'acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. La responsabilità per tali debiti, anche se oggetto di cause pendenti, rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria, in quanto non funzionali all'attività della banca cessionaria.
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Lodo non definitivo: quando è impugnabile in appello?
Una società cooperativa ha impugnato un lodo non definitivo che rigettava le sue eccezioni preliminari in una causa contro ex soci. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un lodo non definitivo è immediatamente impugnabile solo se decide parzialmente nel merito, e non se si limita a risolvere questioni procedurali, rinviando la causa per l'istruttoria.
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Credito in prededuzione: mandato e rivendica di denaro
Una società finanziaria acquista dei crediti da un'altra società, dandole mandato per l'incasso. La società mandataria incassa le somme ma non le riversa, venendo poi posta in amministrazione straordinaria. La società finanziaria chiede che il suo credito sia ammesso in prededuzione, cioè con priorità sugli altri creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che la pretesa non rientra nei casi di credito in prededuzione. La Corte distingue tra la richiesta di prededuzione, che agisce su tutto il patrimonio del debitore, e la rivendica, che riguarda beni specifici e separati, come somme di denaro mantenute distinte dal resto del patrimonio.
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Omesso esame CTU: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra 'omesso esame CTU' e 'dissenso motivato'. Un'impresa artigiana si vede negare il privilegio sul credito in un fallimento nonostante una CTU favorevole. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, spiegando che il giudice di merito non ha ignorato la perizia, ma l'ha valutata e, fornendo adeguate motivazioni, ha deciso di discostarsene. Questa decisione rientra nel suo potere discrezionale e non costituisce un vizio di legittimità.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non censura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'entità governativa contro una società fornitrice. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: l'inammissibilità dell'appello che non contesta specificamente tutte le autonome 'rationes decidendi' (ragioni giuridiche) su cui si basa la sentenza impugnata. Nel caso specifico, l'ente ricorrente aveva omesso di censurare una delle due motivazioni indipendenti fornite dalla Corte d'Appello, rendendo il suo ricorso un 'non motivo' e, di conseguenza, inammissibile.
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Interesse ad agire: quando un creditore può agire
Un creditore ha impugnato il compenso del curatore fallimentare ritenendolo eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un 'interesse ad agire' concreto. Il ricorrente, infatti, non ha dimostrato con dati specifici che una riduzione del compenso gli avrebbe procurato un vantaggio economico diretto e attuale, limitandosi a un'affermazione generica. La decisione sottolinea che l'interesse a impugnare deve essere provato e non può essere meramente ipotetico.
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Liquidazione compenso coadiutore: i limiti del ricorso
Un professionista, assistente di un curatore fallimentare, ha contestato l'ammontare del suo onorario, ritenuto troppo basso dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo i limiti del proprio sindacato sulla decisione. La Corte ha stabilito che non può riesaminare l'adeguatezza della motivazione del giudice, ma solo verificarne l'effettiva esistenza e la coerenza logica. Di conseguenza, la liquidazione del compenso del coadiutore è stata confermata.
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Inammissibilità appello: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva su presunte irregolarità in un conto corrente e un finanziamento, tra cui l'applicazione di interessi usurari e anatocismo. L'ordinanza sottolinea un principio processuale cruciale: l'inammissibilità dell'appello. Se un motivo d'appello viene giudicato generico e quindi inammissibile dalla corte di secondo grado, il ricorrente in Cassazione deve prima contestare specificamente tale valutazione procedurale, altrimenti il motivo di ricorso sul merito della questione diventa a sua volta inammissibile.
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Merito creditizio: quando la banca agisce correttamente
Un imprenditore ha citato in giudizio una banca per concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti fossero stati erogati senza una corretta valutazione del merito creditizio. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo che la banca avesse agito correttamente, basando la sua valutazione su un'analisi completa del patrimonio del cliente, dei piani aziendali e delle garanzie offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Cessione d’azienda: quando si ereditano i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15159/2025, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nei contratti non ancora conclusi, inclusi quelli di appalto pubblico il cui collaudo sia ancora provvisorio. Nel caso specifico, una società che aveva acquistato un'azienda edile è stata ritenuta responsabile per i danni derivanti dal crollo di un'opera realizzata dalla società venditrice, poiché al momento della cessione il rapporto contrattuale con il Comune committente era ancora pendente.
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Modifica domanda: lecita se connessa alla vicenda
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica della domanda in corso di causa è legittima se rimane connessa alla vicenda sostanziale originaria e se rappresenta una reazione alle difese della controparte. Nel caso specifico, un curatore fallimentare ha agito in revocatoria contro una banca per una rimessa su conto corrente. La banca si è difesa invocando l'escussione di una garanzia finanziaria prestata da un terzo. Il curatore ha quindi modificato la domanda, qualificando la rimessa come "pagamento anomalo". La Corte ha ritenuto tale modifica ammissibile, poiché non ha introdotto una nuova vicenda ma ha solo adeguato la prospettazione giuridica in risposta agli elementi introdotti dalla banca, senza violare il diritto di difesa. Ha inoltre chiarito che l'azione revocatoria colpiva la rimessa sul conto del debitore fallito, non l'escussione della garanzia in sé.
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Revoca concordato preventivo: quando è legittima?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società fallita, stabilendo principi chiave sulla revoca concordato preventivo. La Corte chiarisce che non è necessario un decreto autonomo per la revoca, potendo questa essere motivata nella stessa sentenza di fallimento. Inoltre, sottolinea che l'impossibilità di attuare il piano concordatario, come la mancata vendita di un immobile cruciale, costituisce una ragione autonoma e sufficiente per la revoca, rendendo irrilevanti altre censure non focalizzate su questo punto decisivo.
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Fattibilità del piano: limiti del giudice fallimentare
La bancarotta di un'impresa è stata confermata dopo che la sua proposta di concordato preventivo è stata giudicata inammissibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo il ruolo del giudice nella valutazione della fattibilità del piano. È stato stabilito che il giudice deve esaminare non solo la conformità legale, ma anche la concreta fattibilità economica del piano per scartare proposte palesemente irrealizzabili, confermando inoltre la natura discrezionale della concessione di termini per la modifica del piano stesso.
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