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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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123 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Conflitto di interessi: annullata la fideiussione
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una fideiussione prestata da una società a favore di un'altra, entrambe gestite dallo stesso amministratore. La decisione si fonda sulla sussistenza di un concreto conflitto di interessi, riconoscibile dalla banca creditrice. La Corte ha stabilito che l'assenza di un vantaggio economico per la società garante, unita alla sproporzione della garanzia rispetto al suo capitale e alla diversità degli oggetti sociali, costituiscono elementi chiave per l'annullabilità del contratto ai sensi dell'art. 1394 c.c.
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Finanziamento soci: il bilancio non basta in fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per un ingente finanziamento soci. La decisione conferma che la semplice iscrizione del finanziamento nel bilancio societario non costituisce prova sufficiente nei confronti della curatela, essendo necessario dimostrare l'effettiva erogazione delle somme e la loro causa.
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Contratto di consorzio: la forma scritta è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione a un contratto di consorzio tra imprenditori deve avvenire per iscritto, a pena di nullità. Non sono sufficienti comportamenti concludenti, come la partecipazione alle assemblee. La sentenza di merito, che aveva ritenuto valida un'adesione non scritta, è stata annullata con rinvio, ribadendo il rigore formale richiesto dall'articolo 2603 del codice civile per questo tipo di accordi commerciali.
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Affidamento di fatto: prova e prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che un affidamento di fatto può essere provato tramite presunzioni e condotta concludente, anche in assenza di un contratto scritto. Di conseguenza, le rimesse sul conto sono state qualificate come ripristinatorie e l'azione di ripetizione dell'indebito non era prescritta, con decorrenza del termine solo dalla chiusura del conto.
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Ripetizione d’indebito: Ente pubblico e diritto societario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito privato alla restituzione di ingenti utili percepiti da un ente creditizio pubblico. La controversia sulla ripetizione d'indebito nasce dall'annullamento retroattivo di uno statuto che aveva illegittimamente favorito la banca privata. La Corte ha stabilito la prevalenza del diritto pubblico su quello societario, qualificando i pagamenti come indebiti fin dall'origine e respingendo le difese della banca basate sulla buona fede e sulla prescrizione societaria.
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Revoca contributo pubblico: B&B viola vincolo abitativo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un contributo pubblico concesso per la ristrutturazione di un immobile. La decisione si fonda sulla violazione, da parte del beneficiario, del vincolo di destinazione ad uso esclusivamente abitativo, avendo consentito l'apertura di un'attività di Bed & Breakfast. Secondo la Corte, le condizioni del bando di concorso prevalgono sull'atto unilaterale d'obbligo sottoscritto successivamente, costituendo la 'lex specialis' che regola il rapporto tra l'ente pubblico e il beneficiario del finanziamento.
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Onere della prova appalto: chi deve provare il credito?
Una società, cessionaria di un credito derivante da un contratto di appalto, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare della società debitrice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova in un contratto di appalto spetta al creditore. Quest'ultimo deve dimostrare non solo l'esistenza del contratto, ma anche l'effettiva e corretta esecuzione delle prestazioni da parte dell'appaltatore originario. La sola presentazione delle fatture è stata ritenuta insufficiente come prova nei confronti del curatore fallimentare.
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Revoca affidamento bancario: ricorso inammissibile
Un cliente ha citato in giudizio una banca per la presunta illegittima revoca di un affidamento bancario, attribuendo la causa ad un'errata iscrizione ipotecaria. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando il principio della "doppia conforme" e sottolineando come il ricorrente tentasse di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione evidenzia anche il difetto di autosufficienza del ricorso, confermando che le censure devono essere specifiche e complete.
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Trasformazione ditta individuale: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore ha trasferito la sua ditta individuale in una nuova S.r.l., credendo che questa operazione di trasformazione ditta individuale lo liberasse dai debiti pregressi. Un creditore ha agito per il recupero del suo credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di una 'trasformazione' giuridica, bensì di una 'cessione d'azienda'. Di conseguenza, senza il consenso esplicito dei creditori, l'imprenditore originario rimane personalmente responsabile per i debiti sorti prima del trasferimento.
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Nullità delibera assembleare: quando è sanabile?
Due soci impugnavano per nullità delibere assembleari di aumento e riduzione del capitale, sostenendo che fossero basate su bilanci precedenti viziati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la potenziale nullità delibera assembleare era stata sanata da atti societari successivi (un nuovo bilancio e una nuova delibera) che avevano corretto le omissioni contabili, facendo così cessare gli effetti del vizio prima della pronuncia giudiziale.
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Responsabilità amministratore srl: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità di un amministratore di srl, i cui eredi avevano impugnato la sentenza. La decisione si fonda sull'omessa convocazione dell'assemblea a fronte di perdite di capitale note, aggravando la situazione patrimoniale della società poi fallita. Viene ribadita la correttezza del criterio del 'metodo differenziale' per la quantificazione del danno derivante dalla responsabilità dell'amministratore srl.
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Cessione di quote: garanzie sui beni societari
Una società alberghiera ha acquistato il 100% delle quote di un'altra società per ottenere la proprietà di un hotel e di un terreno annesso. Scoperto un problema relativo al terreno, ha chiesto una riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la cessione di quote ha per oggetto la partecipazione sociale e non i singoli beni aziendali. Pertanto, in assenza di garanzie contrattuali specifiche, i vizi dei beni non consentono di contestare il prezzo pattuito.
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Socio occulto: responsabilità illimitata per i debiti
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità illimitata di un socio occulto per i debiti di una S.r.l. L'ordinanza chiarisce che tale responsabilità è autonoma e non cessa con l'estinzione della società. La prova della qualità di socio occulto può essere fornita anche tramite presunzioni, specialmente quando l'azione è promossa da un creditore terzo.
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Revoca amministratore srl: violazione non compete
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revoca amministratore srl per giusta causa, originato dalla violazione di un patto di non concorrenza contrattuale. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'ex amministratore, specificando che la base della revoca era il patto specifico e non una norma di legge generale, sia quello della società, che intendeva negare i compensi pregressi. È stato chiarito che per una violazione passata e definitiva, il rimedio è il risarcimento del danno (se provato) e non la sospensione del pagamento.
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Dolo determinante: annullamento contratto bancario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'annullamento di una rinegoziazione di mutuo, sostenendo di essere stata indotta con l'inganno (dolo determinante) dalla banca. La Corte ha stabilito che, per configurare il dolo, non sono sufficienti generiche 'pressioni' da parte dei funzionari, ma è necessaria la prova concreta di raggiri e menzogne che abbiano viziato la volontà del contraente. L'operazione di estinzione anticipata parziale del mutuo è stata qualificata come atto negoziale, ma in assenza di prove del dolo, la domanda di annullamento è stata respinta.
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Scientia decoctionis: prova presuntiva e ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una sentenza che lo condannava alla restituzione di somme nell'ambito di un'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'scientia decoctionis' (la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore) basata su una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come le perdite di bilancio, la messa in liquidazione della società e il crollo del fatturato, costituisce un accertamento di fatto. Tale accertamento, se logicamente motivato, non può essere riesaminato in sede di legittimità. Il ricorso della banca è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione del merito della prova, compito precluso alla Corte di Cassazione.
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Responsabilità amministratori: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore, confermando la sua condanna al risarcimento danni per il suo ruolo in una complessa frode fiscale che ha portato all'insolvenza della società. La decisione si fonda principalmente sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'appellante non ha fornito alla Corte gli elementi necessari per valutare le sue censure. La sentenza ribadisce la severità dei requisiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità e la vasta portata della responsabilità degli amministratori che partecipano a schemi illeciti.
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Contratto Pubblica Amministrazione: la forma scritta
Una società ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di servizi di verifica fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali inferiori, negando il pagamento. Il motivo fondamentale è la mancanza di un formale contratto pubblica amministrazione in forma scritta per quel servizio specifico, requisito indispensabile per la validità dell'accordo. Le comunicazioni di un funzionario comunale e l'esistenza di un precedente contratto per servizi diversi sono state ritenute insufficienti a creare un'obbligazione valida.
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Responsabilità appaltatore: no manleva per vizi progetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una società di costruzioni. Il caso riguarda la ripartizione interna della responsabilità per danni a terzi causati da vizi progettuali in un appalto pubblico. La Corte ha stabilito che, in assenza di una specifica clausola contrattuale di manleva, la responsabilità dell'appaltatore non comporta un obbligo di tenere indenne il committente. La responsabilità va divisa secondo le norme generali sulla solidarietà, poiché anche l'appaltatore ha l'onere di verificare il progetto.
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Riconoscimento di debito: la Cassazione chiarisce
Una professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito professionale, basandosi su un accordo transattivo. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che l'accordo creasse un'obbligazione personale a carico dell'amministratore e non della società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per motivi procedurali. L'ordinanza sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità, ribadendo che la valutazione sulla natura del riconoscimento di debito spetta al giudice di merito.
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