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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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123 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Liquidazione giudiziale: onere della prova del debitore
Una società in liquidazione contesta l'apertura della procedura di liquidazione giudiziale, sostenendo che i suoi debiti, epurati da crediti prescritti, sono inferiori alla soglia di legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere di dimostrare la non soggezione alla procedura spetta al debitore. La mancata produzione dei bilanci per anni costituisce un'omissione probatoria a suo carico che, nel dubbio, giustifica l'apertura della liquidazione giudiziale.
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Prova della scientia decoctionis: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a ottenere la revoca di un pagamento a favore di una banca. La Corte ribadisce che la valutazione della prova della scientia decoctionis, ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito. Tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logico-giuridici o per l'omesso esame di un fatto decisivo, non essendo sufficiente proporre una diversa lettura degli indizi.
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Rivendicazione beni: soci senza azione diretta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soci che, dopo la risoluzione di un contratto di cessione quote, chiedevano la restituzione di immobili appartenenti alla società. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione attiva dei soci a esperire l'azione di rivendicazione beni, che spetta unicamente alla società, e sulla mancata trascrizione della domanda giudiziale, che rende la sentenza inopponibile ai terzi acquirenti.
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Responsabilità promotore finanziario: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di un istituto di credito per la condotta illecita di un suo promotore finanziario, il quale aveva sottratto ingenti somme ai clienti. L'ordinanza analizza il concetto di "nesso di occasionalità necessaria", stabilendo che la banca è responsabile quando ha messo il promotore in condizione di agire, anche attraverso la fornitura di servizi accessori come conti correnti d'appoggio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della banca, che tentava di fornire una diversa interpretazione dei fatti, e ha rigettato il ricorso incidentale dei risparmiatori contro un'altra banca, la cui responsabilità non era stata provata.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile
Una società, dopo aver visto respinta la sua domanda di concordato preventivo, subisce la dichiarazione di fallimento su istanza di un creditore. La società ricorre in Cassazione lamentando un errore formale nella convocazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che le censure non affrontano il ragionamento della corte d'appello e si limitano a ripetere tesi già respinte, rendendo il ricorso sterile.
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Proroga concordato preventivo: poteri del tribunale
Una società dichiarata fallita ha proposto ricorso in Cassazione dopo che le è stata negata una proroga per la presentazione del piano di concordato preventivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ampio potere discrezionale del tribunale nel concedere la proroga concordato preventivo e sottolineando che il ricorrente deve dimostrare in modo specifico come i propri diritti di difesa siano stati concretamente violati.
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Improcedibilità ricorso: onere prova notifica sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un soggetto che si opponeva alla demolizione di un immobile. La decisione si fonda sulla mancata produzione, da parte del ricorrente, della copia della sentenza impugnata munita della relata di notificazione, un onere processuale fondamentale quando si fa riferimento al termine breve per l'impugnazione. Questo caso evidenzia come un vizio di forma possa precludere l'esame nel merito della controversia.
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Socio di fatto: la valutazione delle prove del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona a cui era stato esteso il fallimento per essere stata ritenuta socio di fatto di un'impresa. La Corte ribadisce che la valutazione delle prove testimoniali e la loro attendibilità sono di competenza esclusiva del giudice di merito e non possono essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Diritto agli utili: quando il socio non può pretenderli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che richiedeva il pagamento degli utili di una società. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale del diritto societario: il diritto agli utili per un socio sorge esclusivamente dopo l'approvazione del rendiconto. In assenza di tale documento contabile, qualsiasi pretesa è infondata, e la richiesta del socio di far riesaminare prove alternative come le dichiarazioni fiscali costituisce un inammissibile tentativo di rivalutazione del merito.
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Protesto assegno conto chiuso: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro una banca per il protesto di un assegno. L'assegno era stato presentato per il pagamento 20 mesi dopo la chiusura del conto corrente. La Corte ha stabilito che il comportamento della banca è stato legittimo, in quanto, in caso di conto estinto, il protesto assegno conto chiuso è un atto dovuto. Inoltre, il correntista non ha fornito alcuna prova di un suo diritto alla compensazione con altri conti attivi.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’operatore
Una società assicurativa ha citato in giudizio un operatore postale per un risarcimento danni a seguito del pagamento di un bonifico domiciliato a un impostore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'operatore non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il beneficiario tramite documento, codice fiscale e password, escludendo così la propria responsabilità contrattuale.
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Avallo cambiale: eccezioni opponibili dal garante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26930/2024, ha ribadito il principio dell'autonomia dell'obbligazione di chi presta un avallo cambiale. Un garante si era opposto al pagamento di alcune cambiali, sostenendo la nullità del contratto sottostante. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'avallante non può opporre al creditore eccezioni relative al rapporto fondamentale tra debitore principale e creditore. L'obbligazione del garante è autonoma e valida, salvo vizi di forma del titolo, e distinta da quella del debitore principale.
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Chiamata in garanzia: quando si estende la domanda?
Una società siderurgica ha citato in giudizio una banca per il pagamento di un assegno alterato. La banca convenuta ha chiamato in causa un terzo istituto di credito in garanzia. La Corte di Cassazione ha stabilito che in un caso di chiamata in garanzia, la domanda dell'attore non si estende automaticamente al terzo. L'attore avrebbe dovuto formulare esplicitamente una domanda anche contro il terzo, cosa che non ha fatto tempestivamente, portando al rigetto delle sue pretese verso quest'ultimo.
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Buoni fruttiferi cointestati: rimborso senza eredi
Un cointestatario superstite di diversi buoni fruttiferi cointestati, contenenti la clausola di 'pari facoltà di rimborso', ha richiesto il pagamento integrale dopo il decesso degli altri titolari. La società emittente si è opposta, esigendo le firme degli eredi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, stabilendo che la clausola 'pari facoltà di rimborso' autorizza ogni singolo cointestatario a riscuotere l'intera somma in autonomia, senza necessità del consenso o della firma degli eredi del contitolare defunto.
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Nullità transazione: quando l’appello è inammissibile
Una società cinematografica ha impugnato in Cassazione la sentenza che respingeva la sua richiesta di restituzione di somme, basata sulla nullità transazione stipulata con un'altra società. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo principale è stata l'inammissibilità dell'appello, giudicato troppo generico per non aver spiegato come la declaratoria di nullità (invece dell'annullabilità originariamente richiesta) avrebbe potuto portare all'accoglimento della domanda.
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Scientia decoctionis: prova e valutazione in Cassazione
Una società di navigazione in amministrazione straordinaria agiva in revocatoria contro un istituto di credito per pagamenti ricevuti prima dell'insolvenza. La Corte d'Appello rigettava la domanda per assenza di prova della scientia decoctionis, cioè della consapevolezza dello stato di insolvenza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non è possibile, in sede di legittimità, richiedere una nuova valutazione dei fatti o degli elementi presuntivi già esaminati dal giudice di merito. La decisione sottolinea la distinzione tra un errore di diritto e una diversa interpretazione delle prove, che non può essere oggetto di ricorso in Cassazione.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità degli amministratori di un consorzio fallito per non aver stipulato un'adeguata polizza assicurativa a copertura del rischio incendio sul principale bene aziendale. L'ordinanza chiarisce che tale omissione costituisce una violazione del dovere di diligenza, anche in assenza di uno specifico obbligo di legge. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi di un amministratore e del fallimento, ribadendo che anche i consiglieri senza deleghe hanno un dovere di vigilanza e che la valutazione del danno è competenza del giudice di merito.
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Eccezione di inadempimento: il curatore può usarla?
Un professionista ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società fallita per l'assistenza prestata in una procedura concorsuale. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista fosse stata negligente e dannosa. La Corte di Cassazione ha confermato che il curatore può legittimamente sollevare nuove eccezioni in sede di opposizione allo stato passivo, respingendo il ricorso del professionista e negandogli il compenso a causa della sua grave negligenza professionale.
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Responsabilità amministratore: senza danno non c’è azione
Una società ha promosso un'azione di responsabilità contro il suo ex amministratore per l'uso improprio di fondi sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione centrale è che, nonostante la condotta illecita, la società non ha subito alcun danno patrimoniale effettivo, poiché le somme erano state interamente rimborsate dal socio di maggioranza. Senza la prova di un danno concreto, l'azione di responsabilità amministratore non può avere successo.
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Credito antistatario: quando il pagamento è inammissibile
Un avvocato ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito antistatario di 40.000 euro, sostenendo di aver anticipato tale somma. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché i fondi provenivano da una società di consulenza legale e non dall'avvocato come persona fisica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che non può riesaminare i fatti e che il motivo centrale della decisione, ovvero la differenza soggettiva tra chi ha pagato e chi ha richiesto il credito, non è stato validamente contestato.
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