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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Ricorso per revocazione: quando è un errore di diritto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione presentato da alcuni dirigenti farmacisti contro il Ministero della Salute. L'ordinanza chiarisce che una presunta errata interpretazione di norme o di precedenti giurisprudenziali costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto, e pertanto non può essere motivo di revocazione. Il caso evidenzia i limiti stringenti di questo strumento processuale.
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Obbligazione solidale eredi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'erede, divenuta socia per fatti concludenti, al pagamento dell'intero debito sociale riconosciuto in un'assemblea. L'obbligazione solidale, sorta da un accordo tra soci per ripianare le passività, prevale sulla divisione pro quota dei debiti ereditari, in quanto la sua fonte non è la successione ma l'impegno assunto in qualità di socia.
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Assegno ad personam: quali voci sono incluse?
Ex dipendenti di un ente soppresso chiedono di includere nel loro assegno ad personam il TEP e i premi di polizze assicurative. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che tali voci non hanno natura fissa e continuativa, requisito essenziale per l'inclusione.
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Contratto di somministrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che qualificava un rapporto di fornitura continuativa di prodotti medicali come un unico contratto di somministrazione, anziché una serie di vendite separate. Questa qualificazione è risultata cruciale per determinare la legittimità del rifiuto, da parte di una fondazione sanitaria, di accettare la cessione dei crediti vantati dai suoi fornitori verso una società di factoring. La Corte ha stabilito che l'elemento distintivo del contratto di somministrazione è la presenza di un bisogno durevole e periodico del somministrato, che unifica le singole prestazioni in un unico rapporto contrattuale.
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Specificità appello: quando è inammissibile? La Cassazione
Un ex Ministro cita in giudizio un gruppo editoriale per diffamazione. Dopo la sconfitta in primo grado, la Corte d'Appello dichiara inammissibile il suo gravame per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso e ribadendo i rigorosi requisiti di specificità dell'appello necessari per evitare una declaratoria di inammissibilità. La sentenza sottolinea che la semplice riproposizione delle argomentazioni iniziali non costituisce un'impugnazione valida.
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Valore aree edificabili: onere prova e cessioni gratuite
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema del valore aree edificabili ai fini ICI, rigettando il ricorso di una società contro un Comune. L'ordinanza conferma che, in presenza di una perizia di stima, spetta al contribuente l'onere di provare l'incongruità del valore accertato. Viene inoltre ribadito il principio della valutazione unitaria dell'intero compendio immobiliare, includendo nel calcolo anche le aree destinate a cessione gratuita per standard urbanistici, senza che ciò costituisca un errore di valutazione. La Corte ha infine ritenuto sufficientemente motivato l'avviso di accertamento che, pur basandosi su una perizia, non allegava tutti gli atti comparativi, essendo sufficiente indicare gli elementi essenziali per permettere la difesa del contribuente.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex datrice di lavoro per omissioni contributive, ottenendo la condanna alla costituzione di una rendita. Entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. La lavoratrice ha contestato la totale compensazione spese legali disposta dal giudice. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che la complessità della causa e l'accoglimento solo parziale delle domande costituiscono ragioni sufficienti a giustificare la compensazione.
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Assegno sociale: domanda annuale è necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro l'Istituto Previdenziale per il riconoscimento dell'assegno sociale per l'anno 2013. La Corte ha confermato che la domanda amministrativa presentata nel 2012 non era sufficiente a fondare la richiesta per l'anno successivo, mancando del contenuto minimo essenziale per la nuova annualità. La decisione sottolinea la necessità di una domanda specifica per ogni anno in cui si richiede la prestazione.
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Legittimazione passiva INPS: esclusiva per ticket
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20415/2024, ha respinto il ricorso dell'Istituto previdenziale, confermando la sua esclusiva legittimazione passiva nei procedimenti di accertamento sanitario per l'esenzione dal ticket. La Corte ha ribadito che, per legge, l'Istituto è l'unico interlocutore giudiziario del cittadino per tutte le questioni relative all'invalidità civile, anche quando la prestazione finale non è erogata direttamente dall'ente stesso.
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Vendita a corpo: quando il prezzo non cambia?
Una società immobiliare vende un immobile a un ente universitario. Nonostante la superficie finale risulti superiore alla tolleranza del 3% pattuita, la Cassazione nega il diritto a un supplemento di prezzo. La decisione si fonda sull'interpretazione del contratto come una vendita a corpo, dove il comportamento delle parti ha dimostrato la volontà di mantenere fisso il corrispettivo, rinunciando a future pretese.
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Opposizione agli atti esecutivi: i termini per agire
La Corte di Cassazione chiarisce i termini perentori per l'opposizione agli atti esecutivi. In un caso di pignoramento immobiliare, i debitori hanno contestato il decreto di trasferimento lamentando un prezzo di vendita irrisorio e irregolarità nello sgombero. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tali vizi procedurali devono essere contestati entro termini brevi e non possono invalidare il trasferimento già avvenuto. Le irregolarità dello sgombero, inoltre, non sono vizi opponibili con questo strumento processuale.
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Codatorialità: limiti alla prova in Cassazione
Un lavoratore, il cui licenziamento è stato dichiarato inefficace, ha agito in giudizio contro il suo ex datore di lavoro, una cooperativa subentrante e il consorzio appaltante, sostenendo una situazione di codatorialità o un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta contro le altre società per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, affermando che la valutazione dei fatti e delle prove, inclusa l'esistenza di un unico centro di imputazione datoriale, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una "doppia conforme".
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Appalto non genuino: quando è illecito? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria pubblica, confermando che il contratto con una cooperativa era un appalto non genuino. Anche negli appalti "labour intensive", è essenziale che l'appaltatore mantenga un'organizzazione autonoma e si assuma il rischio d'impresa, altrimenti si configura una somministrazione illecita di manodopera. L'inammissibilità deriva dal tentativo di far riesaminare i fatti del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Appalto non genuino: la condanna del committente
Una lavoratrice, formalmente dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento di un appalto non genuino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda sanitaria al risarcimento del danno, stabilendo che anche in un appalto "leggero" (labour intensive) è indispensabile che l'appaltatore mantenga una propria autonomia organizzativa e si assuma il rischio d'impresa. Il ricorso del committente, volto a una rivalutazione dei fatti, è stato dichiarato inammissibile.
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Canone a scaletta: valido nelle locazioni commerciali?
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della clausola di "canone a scaletta" nei contratti di locazione ad uso diverso dall'abitazione. Tale pattuizione, che prevede un importo del canone crescente nel tempo secondo scadenze predeterminate, è valida a meno che la parte che ne contesta la nullità non dimostri che essa avesse il solo scopo di eludere i limiti di aggiornamento ISTAT previsti dalla legge. Nel caso di specie, il ricorso della società conduttrice è stato rigettato.
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Scientia decoctionis: prova e valutazione in Cassazione
Una società di navigazione in amministrazione straordinaria agiva in revocatoria contro un istituto di credito per pagamenti ricevuti prima dell'insolvenza. La Corte d'Appello rigettava la domanda per assenza di prova della scientia decoctionis, cioè della consapevolezza dello stato di insolvenza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non è possibile, in sede di legittimità, richiedere una nuova valutazione dei fatti o degli elementi presuntivi già esaminati dal giudice di merito. La decisione sottolinea la distinzione tra un errore di diritto e una diversa interpretazione delle prove, che non può essere oggetto di ricorso in Cassazione.
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Onere della prova: fornitura in cantiere non basta
Una società fornitrice di materiali edili ha citato in giudizio un committente privato per il mancato pagamento di una fornitura. Sebbene il materiale fosse stato consegnato presso il cantiere del committente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando la domanda della società. La sentenza stabilisce che l'onere della prova del contratto di vendita spetta al fornitore, e la semplice consegna della merce in cantiere, ritirata e firmata da un terzo (l'appaltatore), non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un vincolo contrattuale con il committente.
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Valutazione aree edificabili: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19336/2024, ha respinto il ricorso di una società immobiliare contro un Comune in materia di ICI. Il caso verteva sulla corretta valutazione di aree edificabili su cui insisteva una servitù di elettrodotto. La Corte ha stabilito che spetta al contribuente l'onere della prova di dimostrare non solo l'esistenza della servitù, ma anche di individuare con precisione le aree interessate e la conseguente, specifica riduzione di valore. Una semplice allegazione non è sufficiente. La decisione ribadisce la distinzione tra il giudizio di legittimità della Cassazione e il giudizio di merito, che ha ampia autonomia nella valutazione delle prove.
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Contratto preliminare: quando prevale sul definitivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19275/2024, ha esaminato un caso di compravendita immobiliare in cui gli acquirenti lamentavano l'inadempimento del venditore rispetto a obblighi assunti nel contratto preliminare e in una scrittura privata separata. La Corte ha chiarito che, sebbene di norma il contratto definitivo superi il preliminare, le parti possono pattuire la sopravvivenza di specifici obblighi. Tuttavia, ha rigettato il ricorso degli acquirenti per mancata prova del danno subito e per non aver tempestivamente denunciato i vizi dell'immobile.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità degli amministratori di un consorzio fallito per non aver stipulato un'adeguata polizza assicurativa a copertura del rischio incendio sul principale bene aziendale. L'ordinanza chiarisce che tale omissione costituisce una violazione del dovere di diligenza, anche in assenza di uno specifico obbligo di legge. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi di un amministratore e del fallimento, ribadendo che anche i consiglieri senza deleghe hanno un dovere di vigilanza e che la valutazione del danno è competenza del giudice di merito.
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