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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Remissione querela Cassazione: estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto a seguito di una remissione di querela intervenuta durante il giudizio di legittimità. La sentenza stabilisce che la remissione querela in Cassazione, se il ricorso è stato tempestivamente proposto, prevale su eventuali cause di inammissibilità e determina l'estinzione del reato, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Confisca riciclaggio: cosa comprende secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32176/2024, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio che chiedeva di limitare la confisca per equivalente al suo solo compenso. La Corte ha stabilito che la confisca riciclaggio, ai sensi dell'art. 648-quater c.p., si estende al valore totale delle somme riciclate, comprendendo non solo il 'prezzo' del reato, ma anche il 'prodotto' e il 'profitto', in linea con la volontà del legislatore di colpire l'intero fenomeno criminale.
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Modifica imputazione penale e querela: il PM decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente procedere alla modifica dell'imputazione penale, aggiungendo una circostanza aggravante che rende il reato perseguibile d'ufficio, anche dopo la scadenza del termine per la presentazione della querela introdotto dalla Riforma Cartabia. Nel caso di furto di energia elettrica, la Corte ha ritenuto che l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio fosse già implicita nei fatti contestati, rendendo superflua la querela e legittimando l'azione del PM. La sentenza di improcedibilità del Tribunale è stata quindi annullata con rinvio.
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Furto energia elettrica: quando è procedibile d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto energia elettrica, commesso tramite allaccio abusivo alla rete pubblica, è procedibile d'ufficio. La sentenza chiarisce che la descrizione di tale condotta nell'imputazione integra di per sé l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio, rendendo superflua la querela della società erogatrice, anche se una modifica legislativa recente la prevedrebbe come regola generale. La Corte ha annullato la decisione di primo grado che aveva dichiarato l'improcedibilità per tardiva contestazione dell'aggravante da parte del Pubblico Ministero.
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Procedibilità d’ufficio nel furto: il potere del PM
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un processo per furto di energia elettrica, il Pubblico Ministero può modificare l'imputazione in udienza per aggiungere un'aggravante che assicuri la procedibilità d'ufficio, anche se è scaduto il termine per la presentazione della querela. La Corte ha annullato una sentenza di non doversi procedere, affermando che la condizione di procedibilità va valutata al momento della decisione, tenendo conto di tutte le circostanze emerse, incluse le nuove contestazioni.
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Mancanza di querela: furto e annullamento della condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto a causa della mancanza di querela. Sebbene il verbale delle forze dell'ordine fosse intestato 'denuncia/querela', il suo contenuto non esprimeva la volontà della vittima di procedere penalmente, rendendo l'azione penale improcedibile.
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Contestazione suppletiva: il PM può agire dopo la querela
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente effettuare una contestazione suppletiva, introducendo un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, anche dopo la scadenza del termine transitorio per la presentazione della querela previsto dalla riforma Cartabia. La condizione è che tale contestazione avvenga alla prima udienza utile. La Corte ha annullato la sentenza di non doversi procedere per difetto di querela, affermando la prevalenza del potere del PM di modificare l'imputazione per garantire l'esercizio dell'azione penale.
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Contestazione in fatto: furto di energia e procedibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per furto di energia elettrica, originariamente emessa per mancanza di querela. La Corte ha stabilito che la descrizione dell'allaccio abusivo alla rete di distribuzione costituisce una valida "contestazione in fatto" della circostanza aggravante della destinazione a pubblico servizio del bene sottratto. Tale aggravante rende il reato procedibile d'ufficio, superando la necessità della querela introdotta da una recente riforma.
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Furto di energia: procedibilità e aggravanti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per furto di energia, emessa per mancanza di querela. Secondo la Corte, la descrizione dell'allaccio abusivo alla rete pubblica integrava già una 'contestazione in fatto' dell'aggravante della destinazione a pubblico servizio, rendendo il reato procedibile d'ufficio a prescindere dalla querela.
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Contestazione in fatto: furto e procedibilità d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non luogo a procedere per un furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che la descrizione dell'allaccio abusivo alla rete pubblica costituisce una valida "contestazione in fatto" dell'aggravante del bene destinato a pubblico servizio, rendendo il reato procedibile d'ufficio anche in assenza di querela, superando così le nuove disposizioni della Riforma Cartabia.
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Patteggiamento in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33474/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento in appello per furto. La Corte ha stabilito che, in tale procedura, non si può contestare la congruità della pena concordata, ma solo la sua eventuale illegalità. Inoltre, il giudice d'appello non è tenuto a motivare sulla mancata applicazione delle cause di non punibilità ex art. 129 c.p.p., dato che la sua valutazione è limitata dai motivi di impugnazione.
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Furto di energia elettrica: quando è procedibile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33447/2024, ha stabilito che il furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo alla rete pubblica rimane un reato procedibile d'ufficio anche dopo la Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che tale condotta integra sempre l'aggravante delle cose destinate a pubblico servizio (art. 625, n. 7, c.p.), rendendo non necessaria la querela della persona offesa per avviare il procedimento penale. Il ricorso dell'imputata, che lamentava la mancanza della condizione di procedibilità, è stato quindi rigettato.
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Contestazione suppletiva: il PM può modificare l’accusa
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice non può ritenere 'tardiva' una contestazione suppletiva con cui il Pubblico Ministero, in dibattimento, aggiunge un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, anche se nel frattempo sono scaduti i termini per la querela. A seguito della Riforma Cartabia, un furto era diventato procedibile a querela, ma il PM ha successivamente contestato l'aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio. La Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento, affermando il potere del PM di modificare l'imputazione e il dovere del giudice di tenerne conto per decidere sulla procedibilità.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un imputato, dopo aver concordato la pena tramite patteggiamento in appello per violazione di domicilio, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sul proscioglimento e sulla dosimetria della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'adesione al patteggiamento in appello costituisce una rinuncia ai motivi non concordati, precludendo ogni successiva contestazione sulla responsabilità e rendendo sufficiente una motivazione sintetica sulla pena se questa è inferiore alla media edittale.
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Falsa attestazione presenza: badge e tabulati
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di falsa attestazione presenza di un dirigente medico. La sentenza conferma che l'utilizzo di tabulati telefonici, se corroborato da altre prove come GPS e servizi di osservazione, è legittimo per dimostrare l'assenza dal lavoro. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del medico, confermando la sua responsabilità ai fini del risarcimento del danno, nonostante la prescrizione del reato. Parallelamente, ha rigettato il ricorso di un altro medico, direttore dell'unità, accusato di peculato, confermando l'estinzione del reato per prescrizione in assenza di una prova evidente di innocenza.
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Furto di energia elettrica: quando serve la querela?
Un individuo era stato condannato in appello per furto di energia elettrica. La Cassazione ha annullato la sentenza perché, a seguito della Riforma Cartabia, il reato è diventato procedibile a querela. L'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio non era stata descritta in modo specifico nell'imputazione, rendendo l'azione penale improcedibile in assenza di querela. Il reato di resistenza è stato invece dichiarato prescritto.
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Furto di energia elettrica: quando è procedibile d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di energia elettrica commesso tramite allaccio abusivo alla rete di distribuzione pubblica integra l'aggravante della destinazione a pubblico servizio. Anche se non esplicitamente menzionata, tale aggravante si considera contestata "in fatto" dalla descrizione della condotta, rendendo il reato procedibile d'ufficio e non a querela di parte, anche dopo la Riforma Cartabia. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di improcedibilità emessa dal tribunale di primo grado.
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Prescrizione e contumacia: la Cassazione chiarisce
Un imputato, condannato per furto e inizialmente assente, ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato. Egli affermava che il periodo di sospensione dei termini dovesse decorrere dalla sentenza d'appello e non da quella di primo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato tale tesi, chiarendo che in caso di prescrizione e contumacia la sospensione decorre dalla notifica della sentenza di primo grado, confermando così la condanna.
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Causa di non punibilità: come motivare il ricorso
Due individui, condannati per minacce aggravate, ricorrono in Cassazione lamentando errori procedurali e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte rigetta il ricorso, sottolineando che una richiesta di applicazione dell'art. 131-bis c.p. deve essere specifica e dettagliata, non potendosi limitare a una generica enunciazione. La sentenza ribadisce inoltre che le doglianze basate su mere valutazioni di opportunità costituiscono un 'non motivo' di ricorso.
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Bancarotta semplice e diritto di difesa: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di due amministratori di una storica società, inizialmente accusati di bancarotta fraudolenta per una complessa operazione immobiliare. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato in bancarotta semplice per operazioni imprudenti, dichiarandolo prescritto ma confermando le statuizioni civili. La Cassazione, investita dei ricorsi degli imputati che lamentavano la violazione del diritto di difesa per la modifica dell'accusa, ha rigettato i ricorsi penali. Ha stabilito che la bancarotta semplice costituisce un 'minus' rispetto a quella fraudolenta, non un fatto diverso, e che il tema era già stato introdotto nel processo. Inoltre, a seguito della revoca della costituzione di parte civile, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per gli effetti civili.
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