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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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1184 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: accordo sulla pena esclude l’assoluzione
Un imputato, dopo aver ottenuto una riduzione di pena per estorsione tramite un accordo con la Procura (il cosiddetto 'concordato in appello'), ha presentato ricorso in Cassazione. La sua tesi era che i giudici d'appello avrebbero dovuto comunque valutare la possibilità di un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: accettare il concordato in appello significa rinunciare agli altri motivi di impugnazione. Non si può, quindi, prima accordarsi sulla pena e poi chiedere di essere assolti. L'imputato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Ricorso Tardivo in Cassazione: Furto Confermato e Multa Salata
Un individuo, già condannato per furto pluriaggravato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, non entrano nel merito della questione. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per tardività, poiché è stato depositato oltre il termine di 30 giorni. La sentenza stabilisce un principio importante: la proroga di 15 giorni per l'impugnazione non si applica ai processi celebrati con 'rito cartolare' (senza udienza fisica), quando l'imputato non ha chiesto di partecipare. Di conseguenza, la condanna per furto diventa definitiva e il ricorrente viene condannato a pagare le spese processuali e una multa di 4.000 euro.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: accordo blindato
La Corte di Cassazione ha confermato la regola sulla quasi totale inappellabilità della sentenza di patteggiamento. Una persona aveva impugnato l'accordo raggiunto con la giustizia, lamentando una presunta errata valutazione degli indizi. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo un principio fondamentale: dopo la riforma del 2017, la sentenza di patteggiamento non può essere messa in discussione per motivi legati alla valutazione dei fatti. L'accordo tra le parti, una volta ratificato dal giudice, diventa definitivo e non può essere contestato dalle stesse parti che lo hanno sottoscritto. Di conseguenza, la ricorrente ha perso e ha subito la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Condannato per Truffa ma Assolto: il Potere della Remissione di Querela
Un individuo, già condannato per truffa, ottiene l'annullamento della sentenza in Cassazione. Il motivo non è un errore nel processo, ma un fatto successivo: la vittima ha ritirato la denuncia. La Corte Suprema ha confermato che la remissione di querela, se accettata dall'imputato, è un atto così potente da estinguere il reato e cancellare la condanna, anche se interviene dopo la decisione dei giudici di merito. L'imputato è stato però condannato a pagare le spese processuali. La vicenda chiarisce l'importanza della volontà della persona offesa nei reati perseguibili a querela.
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Concordato in appello: accetta la pena ma poi fa ricorso
Un Imputato presenta ricorso in Cassazione contro una sentenza che applicava una pena concordata. L'Imputato aveva rinunciato a tutti i motivi di appello tranne quello sulla sanzione, che però era stata oggetto di accordo con la Procura. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur chiarendo che le regole per impugnare un **Concordato in appello** sono più ampie rispetto a quelle del patteggiamento, ha stabilito un principio chiave: non si può contestare una pena che si è autonomamente concordato. L'accordo sulla sanzione e la rinuncia ai motivi rendono definitiva quella parte della decisione, impedendo un successivo ripensamento. L'Imputato ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese e una multa.
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Remissione di querela: reato estinto ma spese a carico dell’imputato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa. L'imputata aveva accettato il ritiro della denuncia, portando all'estinzione del reato. Questo caso chiarisce un principio fondamentale: anche quando il processo si conclude favorevolmente per l'imputato a causa della remissione, quest'ultimo è tenuto per legge a pagare le spese processuali, a meno che non esista un accordo diverso con la parte che ha ritirato la querela. La decisione sottolinea come la fine del procedimento non cancelli automaticamente gli oneri economici derivanti da esso.
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Concordato in Appello: Accetta la Pena ma Fa Ricorso, la Cassazione lo Blocca
Un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, sceglie la via del concordato in appello, accordandosi sulla pena. Successivamente, presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto comunque valutare la sua possibile assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: accettare il concordato in appello significa rinunciare a contestare la propria colpevolezza. Il ricorso è ammesso solo per vizi legati alla formazione dell'accordo stesso, non per riesaminare il merito della vicenda. L'imputato perde e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: appello negato e multa
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha tentato di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Corte ha però stabilito che il ricorso era inammissibile. Una specifica norma di legge, infatti, limita fortemente i motivi per cui si può contestare una sentenza di patteggiamento. Poiché le ragioni dell'imputato non rientravano tra quelle consentite, il suo tentativo è fallito. Di conseguenza, è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro, rendendo il suo ricorso inammissibile patteggiamento un errore costoso.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna per spaccio definita
Un uomo, condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio (76 dosi), presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una presunta prova evidente della sua innocenza. La Suprema Corte, però, ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno stabilito che l'atto di appello era vago e non conteneva critiche specifiche e concrete contro la sentenza di condanna, già confermata in due gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro.
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Patteggiamento Accettato: Perché il Ricorso è Stato Respinto
Una persona, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per reati di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputata lamentava che il giudice non avesse motivato a sufficienza la sua colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una sentenza di patteggiamento può essere impugnata solo per vizi specifici, come un errore sulla qualificazione del reato o una pena illegale, ma non per rimettere in discussione la valutazione dei fatti. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio: ricorso generico sulla pena? Condanna confermata
Due soggetti, condannati per traffico di stupefacenti, presentano ricorso in Cassazione lamentando unicamente l'eccessiva severità della pena. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità. I giudici hanno stabilito che le lamentele erano vaghe e non si confrontavano in modo specifico con le motivazioni della sentenza precedente, la quale aveva correttamente tenuto conto dei precedenti penali e del pieno inserimento degli imputati nell'attività di narcotraffico. La condanna è così diventata definitiva.
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Querela Invalida, Truffa Aggravata: Legittima la Modifica dell’Imputazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che è legittima la modifica dell'imputazione da parte del Pubblico Ministero durante l'udienza predibattimentale. Nel caso specifico, alcuni soggetti erano accusati di truffa verso una persona anziana. La querela, presentata dagli eredi dopo la morte della vittima, era invalida. Il PM ha quindi aggiunto l'aggravante della minorata difesa, rendendo il reato procedibile d'ufficio. Il Tribunale aveva considerato questa mossa un 'abuso del processo'. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il PM ha il potere-dovere di adeguare l'accusa ai fatti emersi, superando così l'ostacolo procedurale. Il processo, quindi, deve continuare.
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Dichiarazione Infedele: Condannato ma Salvato dalla Prescrizione
Un imprenditore, socio unico di una società, viene condannato per il reato di dichiarazione infedele per due annualità fiscali. La Corte d'Appello conferma la sua colpevolezza. Tuttavia, la Corte di Cassazione ribalta completamente la situazione. I giudici supremi accertano che la Corte d'Appello ha commesso un errore fondamentale: non si è accorta che il reato era già estinto per prescrizione prima ancora che venisse emessa la sua stessa sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza bisogno di un nuovo processo, perché il tempo massimo per punire il fatto era ormai scaduto.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: accordo firmato, appello negato
Un imputato per furto aggravato accetta una pena concordata (patteggiamento). Successivamente, tenta di impugnare la sentenza in Cassazione, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Corte Suprema, però, stabilisce un principio chiaro: l'inammissibilità del ricorso contro il patteggiamento se basato su critiche alla valutazione dei fatti. Scegliendo il rito speciale, l'imputato rinuncia a contestare la propria responsabilità. Di conseguenza, il ricorso viene respinto e l'imputato condannato a pagare una sanzione, confermando che l'accordo sulla pena limita drasticamente le possibilità di appello.
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Ricorso contro patteggiamento: l’appello tardivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato sosteneva che il giudice non avesse valutato correttamente le cause di non punibilità. La Corte ha respinto il ricorso per due motivi principali: le censure erano generiche e non rientravano nei casi limitati in cui è ammesso un ricorso contro sentenza di patteggiamento. Inoltre, il ricorso era stato depositato oltre il termine di 15 giorni, risultando tardivo. La decisione conferma che l'accordo di patteggiamento è una scelta che limita fortemente le possibilità di impugnazione successiva. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: accordo firmato, sentenza non impugnabile
Due imputate ricorrono in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello, emessa a seguito di un 'concordato in appello' (un accordo sulla pena). Le imputate contestavano la correttezza della procedura e l'entità della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha stabilito un principio chiaro: la sentenza frutto di un concordato in appello non può essere impugnata per motivi relativi alla valutazione della pena, a meno che questa non sia 'illegale' (cioè fuori dai limiti di legge). L'accordo preclude contestazioni successive. Le ricorrenti hanno perso e sono state condannate a pagare le spese e una multa.
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Ricorso contro Concordato in Appello: La Cassazione fa Chiarezza
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una sentenza emessa dopo un accordo sulla pena in appello. Tre imputati, dopo aver accettato una riduzione della pena tramite 'concordato', hanno tentato di impugnare la decisione sollevando questioni a cui avevano di fatto rinunciato. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Il principio sancito è che il ricorso per cassazione contro concordato in appello è possibile solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo o all'illegalità della pena, non per rimettere in discussione il merito della vicenda. Gli imputati hanno perso e sono stati condannati a pagare una sanzione.
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Postino infedele: condanna ridotta per prescrizione del reato
Un dipendente postale, accusato di peculato, corruzione e associazione per delinquere per aver sottratto carte di credito dalla corrispondenza, si è visto annullare parte delle condanne. La Corte di Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di associazione per delinquere per tutti gli imputati e di alcuni episodi di corruzione. Il motivo è il superamento del tempo massimo previsto dalla legge per perseguire tali crimini. Per il dipendente, la condanna per i reati non prescritti, come il peculato, è rimasta valida ma la pena complessiva è stata ricalcolata e ridotta. La sentenza sottolinea come il decorso del tempo possa estinguere l'azione penale, anche a fronte di una responsabilità accertata nei gradi precedenti.
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Reato di Calunnia: Assolto per aver denunciato un reato… che non esiste più
Una persona denuncia la 'clonazione' di un assegno non trasferibile, accusando implicitamente il beneficiario di falsificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura il reato di calunnia se il fatto denunciato non è più previsto dalla legge come reato. Poiché la falsificazione di un assegno non trasferibile era stata depenalizzata prima della denuncia, l'accusa riguardava un illecito civile e non penale. Mancava quindi un presupposto essenziale della calunnia. Di conseguenza, la Corte ha annullato definitivamente la condanna, affermando un principio chiaro: non c'è calunnia se si denuncia un fatto che non è (o non è più) un crimine.
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Abuso Edilizio Prescritto? La Cassazione Annulla per Errore
Due proprietari, accusati di abuso edilizio, ottengono l'archiviazione del processo perché il Tribunale dichiara il reato estinto per prescrizione. La Procura fa ricorso, sostenendo un errore di calcolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il Tribunale ha ignorato un atto fondamentale che ha causato l'interruzione della prescrizione: il decreto di giudizio immediato. Questo atto ha fatto ripartire i termini, rendendo la decisione del Tribunale prematura. La sentenza è stata quindi annullata e il processo dovrà proseguire.
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