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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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365 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Inadempimento del contratto preliminare: risarcimento dell’IMU
Una promittente venditrice ha citato in giudizio la promittente acquirente per l'inadempimento del contratto preliminare di vendita di un immobile. Nonostante un successivo accordo con un terzo acquirente, la prima acquirente non ha completato l'acquisto. Il Tribunale ha disposto il trasferimento della proprietà condizionato al pagamento del prezzo e ha condannato l'acquirente al risarcimento dei danni, quantificati anche nelle imposte IMU pagate dalla venditrice a causa del ritardo. La Corte d'Appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il mancato acquisto dell'immobile obbliga l'acquirente inadempiente a risarcire le tasse sulla casa (IMU) pagate dal proprietario durante il periodo di blocco, in quanto danno diretto dell'inadempimento.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: errore senza danno
Un avvocato ha chiesto ai propri clienti il pagamento delle parcelle per l'attività svolta in una causa civile e in una procedura esecutiva. I clienti si sono opposti, lamentando un grave errore del legale e chiedendo il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha ridotto del 25% il compenso del professionista per via dell'errore, ma ha respinto la richiesta di risarcimento dei clienti per mancanza di prove sul danno concreto. Ha inoltre negato il compenso per il pignoramento ritenuto inutile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la responsabilità professionale dell'avvocato non scatta automaticamente con l'errore. È infatti indispensabile dimostrare il nesso causale e il danno effettivo, provando che senza quell'errore il cliente avrebbe probabilmente vinto la causa. Entrambe le parti hanno visto respinti i propri ricorsi.
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Lavori extra contro penale per il ritardo: la svolta in Cassazione
Un appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori extracontrattuali eseguiti durante la ristrutturazione di due immobili. Il committente ha risposto chiedendo l'applicazione della penale per il ritardo nella consegna delle opere, originariamente prevista nel contratto d'appalto. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'appaltatore e ha annullato la penale, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'esecuzione di importanti lavori aggiuntivi, non previsti inizialmente, fa venire meno l'efficacia del termine originario di consegna. Di conseguenza, la penale per il ritardo perde validità se le parti non concordano un nuovo termine di scadenza. Il committente che vuole il risarcimento deve quindi dimostrare la colpa specifica dell'appaltatore e il danno concreto subito.
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Obbligo di trasferimento immobiliare: l’inquilino non scusa
L'Acquirente ha citato in giudizio l'Azienda Venditrice per ottenere l'esecuzione dell'obbligo di trasferimento immobiliare di un edificio, già riconosciuto da una precedente sentenza, oltre al risarcimento dei danni per il mancato godimento del bene. L'Azienda si è difesa adducendo l'ostruzionismo dell'Inquilino e la presenza di abusi edilizi. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'Acquirente, trasferendo la proprietà e liquidando i danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda Venditrice, confermando che l'occupazione da parte di terzi o la presenza di abusi già sanabili non giustificano l'inadempimento del venditore. Quest'ultimo deve garantire non solo il passaggio giuridico della proprietà, ma anche la consegna materiale del bene libero da ostacoli.
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Donazione ai figli e inadempimento contrattuale tra fratelli
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un accordo del 1985 tra due fratelli: il Fratello aveva incassato il prezzo per la quota di un immobile, rilasciando alla Sorella una procura a vendere. Nel 2009, però, il Fratello ha donato l'intero bene ai propri figli. La Sorella ha chiesto l'annullamento della donazione o il risarcimento. I giudici hanno stabilito che, a causa della mancanza di data certa sulla scrittura del 1985, la donazione ai figli è valida. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso della Sorella per inadempimento contrattuale: il Fratello deve rispondere personalmente della violazione degli impegni presi con la Sorella, indipendentemente dall'opponibilità dell'accordo ai terzi.
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Responsabilità del depositario: chi paga se il frigo si rompe?
Una cooperativa agricola ha depositato del radicchio nelle celle frigorifere di una società agricola. A causa di un guasto termico, la merce è marcita. La cooperativa ha chiesto il risarcimento. La società agricola ha chiamato in causa l'installatore dell'impianto difettoso. La Corte d'Appello ha condannato la società agricola a risarcire la cooperativa, ma ha stabilito che l'installatore deve rimborsare interamente la società agricola. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambe le parti. La Corte ha ribadito le regole sulla responsabilità del depositario: chi riceve un bene in custodia deve restituirlo intatto. Se il bene si danneggia, il depositario risponde dell'inadempimento contrattuale, salvo che provi una causa esterna inevitabile. Il malfunzionamento del frigorifero fornito da terzi non esclude la sua responsabilità verso il cliente, ma gli dà diritto di essere rimborsato dal fornitore dell'impianto.
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Errata segnalazione alla Centrale Rischi: nessun danno se c’è debito
Una cliente ha citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni derivanti da un'errata segnalazione alla Centrale Rischi. L'istituto di credito aveva segnalato a sofferenza l'intero importo di un mutuo, nonostante il piano di ammortamento non fosse ancora iniziato. Tuttavia, la cliente era effettivamente morosa per il mancato pagamento degli interessi di preammortamento. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta risarcitoria poiché la cliente non ha fornito alcuna prova di un danno concreto causato dall'errore della banca, anche in virtù di altre segnalazioni negative a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la segnalazione alla Centrale Rischi, sebbene parzialmente imprecisa nell'ammontare, non genera un danno automatico se il debitore è comunque inadempiente e non dimostra un pregiudizio effettivo alla propria reputazione.
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Inadempimento contrattuale: vende il quadro ma deve risarcire
Un acquirente conclude un contratto per l'acquisto di un dipinto d'autore per ventitremila euro, ma la venditrice si rende inadempiente e vende l'opera a terzi. L'acquirente agisce in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello quantifica il danno in dodicimila euro, calcolando la differenza tra il valore minimo stimato da una nota casa d'aste e il prezzo pattuito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della venditrice, confermando la giurisdizione del giudice italiano poiché la consegna doveva avvenire in Italia. I giudici convalidano il calcolo del danno basato sulle stime d'asta, stabilendo che l'inadempimento contrattuale comporta il risarcimento della perdita della plusvalenza oggettiva del bene. Vince l'acquirente, che ottiene la conferma del risarcimento e il rimborso delle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: abusi lievi e rogito
Un'Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile destinato a negozio. Il Venditore non fornisce i documenti catastali per il cambio di destinazione d'uso, impedendo il rogito. L'Acquirente chiede al giudice il trasferimento forzato della proprietà. Gli Eredi del Venditore si oppongono, sostenendo che le irregolarità urbanistiche impediscano la sentenza di trasferimento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli Eredi del Venditore. I giudici chiariscono che le lievi difformità catastali o la mancanza temporanea del cambio di destinazione d'uso non bloccano il trasferimento della proprietà, purché non vi sia un abuso edilizio totale e la regolarizzazione avvenga durante la causa. L'Acquirente ottiene la proprietà dell'immobile.
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Mancata collaborazione del creditore: quando il venditore perde
I Proprietari vendono un immobile alla Promissaria Acquirente. L'accordo prevede che quest'ultima saldi parte del prezzo ristrutturando un magazzino. I lavori si bloccano perché il magazzino era un abuso edilizio non sanato dai Proprietari, che poi cacciano la controparte dal cantiere. I Proprietari chiedono la risoluzione del contratto e i danni. La Cassazione rigetta il ricorso dei Proprietari: la prestazione è diventata impossibile per la mancata collaborazione del creditore, che non ha sanato l'abuso edilizio preesistente e ha impedito l'accesso al cantiere. Vince la Promissaria Acquirente.
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Diritto di superficie: quando il garage invade la proprietà
La Proprietaria concede a due vicini il diritto di superficie per realizzare un garage sotterraneo sotto il proprio giardino, stabilendo dimensioni precise per iscritto. I vicini realizzano l'opera con altezze e rampe difformi dal progetto, aprendo anche una finestra non autorizzata. La Corte d'Appello respinge la domanda di ripristino della Proprietaria, ritenendo le variazioni lievi e necessarie. La Cassazione accoglie il ricorso della Proprietaria: trattandosi di un diritto reale minore, qualsiasi modifica richiede la forma scritta obbligatoria. Inoltre, il superamento dei limiti concordati costituisce un'invasione abusiva della proprietà altrui, non valutabile come un semplice inadempimento contrattuale di lieve entità. La causa viene rinviata per una nuova decisione.
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Risarcimento del danno: pagare le fatture esclude i vizi
Un'impresa galvanica (il subfornitore) ha eseguito la lavorazione di migliaia di anelli per calzature su incarico di un intermediario, destinati a un noto marchio di moda. A causa del mancato pagamento del saldo, il subfornitore ha ottenuto un decreto ingiuntivo. L'intermediario ha opposto il decreto lamentando vizi nei pezzi e chiedendo il risarcimento del danno per la revoca di alcuni ordini da parte del committente finale. La Corte d'appello ha riconosciuto il danno, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'intermediario non ha provato il nesso causale tra i difetti della lavorazione e la cancellazione degli ordini, specialmente dopo aver pagato le fatture precedenti, comportamento che equivale a una rinuncia implicita a far valere i vizi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale del notaio: danno senza sfratto
L'Acquirente compra un immobile scoprendo solo in seguito che, prima dell'acquisto, erano state trascritte domande giudiziarie da parte di terzi, poi accolte dal Tribunale. L'Acquirente cita in giudizio il Notaio per ottenere il risarcimento dei danni, contestando la responsabilità professionale del notaio per non aver verificato i registri immobiliari. I giudici di merito respingono la domanda poiché l'immobile non era stato materialmente restituito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente: il danno risarcibile consiste nella perdita del diritto di proprietà, non nel semplice possesso fisico del bene. Di conseguenza, la mancata restituzione materiale non esclude il diritto al risarcimento. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per quantificare il danno.
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Finanziamento agevolato: l’azienda contro la banca per le prove
Un'azienda colpita da un'alluvione richiede un finanziamento agevolato e un contributo a fondo perduto. A causa del mancato riconoscimento dei benefici, l'azienda agisce in giudizio chiedendo il risarcimento dei danni all'istituto di credito pubblico. La Corte d'Appello rigetta la domanda, ritenendo che spettasse all'azienda dimostrare l'effettiva disponibilità dei fondi pubblici al momento della richiesta. L'azienda propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, non decide la controversia ma rinvia la causa alla pubblica udienza. Il nodo centrale da sciogliere riguarda l'onere della prova: spetta al richiedente dimostrare l'esistenza dei fondi per il finanziamento agevolato, oppure spetta alla banca pubblica provarne l'esaurimento, in base al principio di vicinanza della prova.
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Risarcimento del danno: rivalutazione e interessi sono cumulabili
Una società acquirente contesta la qualità di una fornitura di materiali e richiede il risarcimento del danno alla società venditrice, la quale chiama in causa la società produttrice. La Corte d'appello riconosce il risarcimento del danno e la rivalutazione monetaria, ma omette di decidere sugli interessi compensativi richiesti dall'acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che nel debito di valore, come quello da risarcimento, spettano sia la rivalutazione monetaria sia gli interessi compensativi. Questi ultimi servono a compensare il ritardo nel pagamento e non si sovrappongono alla rivalutazione, avendo funzioni diverse. La sentenza viene cassata con rinvio per la liquidazione degli interessi.
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Contratto di appalto: quando l’opera è conforme ma non basta
Il Circolo Sportivo ha citato in giudizio L'Impresa Appaltatrice chiedendo la risoluzione del contratto di appalto e il risarcimento dei danni per il cattivo drenaggio di quattro campi da tennis ristrutturati. L'Impresa Appaltatrice ha risposto con una domanda riconvenzionale per ottenere il pagamento dei lavori eseguiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Circolo Sportivo, confermando che l'appaltatore risponde dei vizi dell'opera solo per le prestazioni specificamente pattuite nel contratto. Nel caso di specie, il preventivo accettato prevedeva esclusivamente interventi sul manto superficiale e non sul sottofondo drenante. Di conseguenza, L'Impresa Appaltatrice vince la causa, ha diritto al pagamento del corrispettivo pattuito e il Circolo Sportivo deve pagare le spese legali.
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Responsabilità precontrattuale: contratto valido ma svantaggioso
Un avvocato, dopo la fusione della banca per cui lavorava, firmava una nuova convenzione accettando tariffe ridotte. La banca lo aveva rassicurato sul futuro invio di numerose nuove cause grazie al suo eccellente punteggio di efficienza. Tuttavia, nessun nuovo incarico veniva poi conferito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della banca al risarcimento dei danni. I giudici hanno stabilito che la responsabilità precontrattuale scatta anche se il contratto viene regolarmente firmato ed è valido, qualora il comportamento scorretto e contrario a buona fede di una parte abbia spinto l'altra ad accettare condizioni svantaggiose (contratto valido ma sconveniente). Il danno va risarcito quantificando il minor vantaggio o il maggior aggravio economico subito.
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Carburante annacquato: il guasto non basta per il risarcimento
Un automobilista ha chiesto il risarcimento dei danni subiti dalla propria vettura, sostenendo che il guasto fosse stato causato da carburante annacquato acquistato presso una stazione di servizio. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, sebbene spetti al venditore dimostrare il corretto adempimento, l'acquirente deve comunque provare che il guasto sia stato causato specificamente da quel rifornimento e non da un lento accumulo di acqua nel filtro dovuto a precedenti pieni. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Responsabilità medica: il nesso di causalità
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità medica per chiarire i criteri di accertamento del nesso di causalità materiale. La decisione stabilisce che il giudice deve applicare la regola del 'più probabile che non' per determinare se l'errore del medico sia stato determinante per il danno, distinguendo chiaramente tra la condotta omissiva e l'evento lesivo.
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Clausola penale nel subappalto: niente risarcimento senza danno reale
L'Appaltatore principale ha chiesto la risoluzione del contratto e il pagamento della penale da ritardo nei confronti del Subappaltatore per lavori di carpenteria metallica. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il subappalto era collegato a un appalto pubblico principale. Di conseguenza, per attivare la clausola penale nel subappalto, era necessario dimostrare che il ritardo del Subappaltatore avesse effettivamente causato un danno o un ritardo contestato dalla stazione appaltante pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso dell'Appaltatore. La Suprema Corte ha chiarito che la clausola penale esonera dalla prova del danno, ma non dalla prova dell'inadempimento legato da nesso causale con il ritardo complessivo, specialmente in presenza di contratti collegati. L'Appaltatore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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