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Errata segnalazione alla Centrale Rischi: nessun danno se c’è debito

Una cliente ha citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni derivanti da un’errata segnalazione alla Centrale Rischi. L’istituto di credito aveva segnalato a sofferenza l’intero importo di un mutuo, nonostante il piano di ammortamento non fosse ancora iniziato. Tuttavia, la cliente era effettivamente morosa per il mancato pagamento degli interessi di preammortamento. La Corte d’Appello ha rigettato la richiesta risarcitoria poiché la cliente non ha fornito alcuna prova di un danno concreto causato dall’errore della banca, anche in virtù di altre segnalazioni negative a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la segnalazione alla Centrale Rischi, sebbene parzialmente imprecisa nell’ammontare, non genera un danno automatico se il debitore è comunque inadempiente e non dimostra un pregiudizio effettivo alla propria reputazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 7522 Anno 2022
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La segnalazione alla Centrale Rischi e la richiesta di risarcimento

La segnalazione alla Centrale Rischi rappresenta un evento molto temuto da imprese e cittadini. Questo meccanismo può compromettere seriamente la reputazione finanziaria di un soggetto e bloccare l’accesso a nuovi finanziamenti. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che un semplice errore materiale della banca non fa scattare automaticamente il diritto al risarcimento. Per ottenere un indennizzo, il cliente deve dimostrare di aver subito un pregiudizio reale e tangibile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio questo tema delicato, confermando che l’inadempimento effettivo del debitore esclude la responsabilità della banca se manca la prova del danno concreto.

Il caso concreto: l’errore della banca e il debito reale

La vicenda nasce dall’iniziativa giudiziaria di una cliente contro un noto istituto di credito. La donna lamentava una errata segnalazione del proprio nominativo alla Centrale Rischi della Banca d’Italia. Nello specifico, la banca aveva segnalato come in sofferenza l’intero importo di un mutuo concesso. In realtà, il piano di rimborso del capitale non era ancora iniziato, poiché i lavori dell’opera finanziata non erano terminati. La cliente riteneva che questa comunicazione avesse distrutto il suo buon nome commerciale e le avesse impedito di ottenere altri prestiti.

I giudici di merito hanno analizzato a fondo la situazione contabile. L’indagine ha rivelato che la segnalazione conteneva effettivamente un errore quantitativo. La banca non doveva indicare l’intero mutuo come scaduto. Tuttavia, la cliente era comunque inadempiente. La donna non aveva pagato gli interessi dovuti per la fase precedente al rimborso del capitale. Di conseguenza, esisteva un debito reale e non saldato, anche se di importo inferiore rispetto a quello segnalato dalla banca.

Il nodo del danno concreto e le altre segnalazioni

La cliente ha sostenuto che il calcolo degli interessi fosse troppo complesso e poco chiaro. Per questo motivo, riteneva la clausola del contratto nulla e pretendeva di non pagare. La Corte d’Appello ha respinto questa tesi con l’aiuto di una consulenza tecnica. Il calcolo degli interessi era perfettamente comprensibile e la cliente avrebbe potuto pagare autonomamente il dovuto.

Inoltre, i giudici hanno evidenziato un altro elemento decisivo. La cliente non ha fornito alcuna prova del danno subito a causa dell’errore della banca. I testimoni sentiti in tribunale, tra cui alcuni funzionari bancari, non hanno collegato il rifiuto di nuovi finanziamenti all’errore della banca. Nel periodo contestato, infatti, la cliente accumulava diverse altre segnalazioni negative da parte di altri istituti. L’impossibilità di ottenere credito derivava quindi da una generale inaffidabilità finanziaria e non dal singolo errore della banca.

Le motivazioni della decisione sulla segnalazione alla Centrale Rischi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cliente, confermando la decisione dei giudici di secondo grado. Gli ermellini hanno spiegato che la segnalazione alla Centrale Rischi non genera un danno automatico. Nel diritto civile italiano non esiste il concetto di danno punitivo o danno presunto per la sola violazione di una norma. Il danneggiato deve sempre dimostrare la perdita economica o il grave pregiudizio alla reputazione.

La Suprema Corte ha rilevato che la cliente si è limitata a contestare la valutazione delle prove fatta nei gradi precedenti. Questo tipo di contestazione non è ammissibile in sede di legittimità. I giudici d’appello hanno motivato in modo logico e coerente la loro decisione. Essi hanno accertato l’esistenza di un debito reale per interessi e la totale assenza di un nesso di causa tra l’errore della banca e il mancato ottenimento di nuovi prestiti.

Le conclusioni sul caso della segnalazione alla Centrale Rischi

La decisione della Cassazione consolida un orientamento rigoroso a tutela della correttezza del sistema creditizio. La segnalazione alla Centrale Rischi resta uno strumento legittimo quando il cliente è effettivamente inadempiente, anche se per cifre inferiori rispetto a quelle comunicate per errore. Chi chiede il risarcimento non può basarsi solo sull’inesattezza della segnalazione. È indispensabile dimostrare che l’errore specifico della banca abbia causato un danno concreto e altrimenti evitabile. La cliente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali alla banca, oltre al raddoppio del contributo unificato per il ricorso respinto.

L’errata segnalazione alla Centrale Rischi fa scattare sempre il risarcimento?
No, il risarcimento non è automatico e richiede sempre la prova concreta del danno subito e del legame diretto con l’errore della banca.

Cosa succede se la banca sbaglia l’importo ma il debito esiste comunque?
Se il cliente è comunque inadempiente per un debito reale, la segnalazione resta legittima e l’errore quantitativo non basta a ottenere un indennizzo.

Come si dimostra il danno da segnalazione illegittima?
Bisogna provare con documenti o testimonianze che la segnalazione ha causato un rifiuto ingiustificato di credito o un grave danno alla reputazione commerciale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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