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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2024

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635 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Responsabilità avvocato: negligenza e chance persa
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un legale per responsabilità professionale avvocato a causa di una tardiva costituzione in giudizio che ha causato un danno da perdita di chance ai suoi clienti. L'ordinanza rigetta anche la richiesta di manleva nei confronti dell'assicurazione, sottolineando l'obbligo del professionista di dichiarare i rischi noti al momento della stipula della polizza. Il ricorso è stato respinto su tutti i fronti, consolidando principi chiave in materia di negligenza professionale e contratti assicurativi.
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Esigibilità immediata corrispettivo: no con preliminare
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stipula di un contratto preliminare di cessione, anche se accompagnato da una procura speciale irrevocabile, non fa scattare la clausola di esigibilità immediata del corrispettivo pattuita in un precedente contratto. Tale clausola, legata alla cessione a terzi, presuppone un trasferimento effettivo della proprietà (effetto reale), non una semplice promessa di vendita (effetto obbligatorio). Pertanto, la richiesta dei venditori originari è stata respinta.
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Mutatio libelli in appello: quando la domanda è nuova
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il datore di lavoro e l'ente proprietario dell'immobile per i danni subiti a seguito di una caduta. Inizialmente, la causa della caduta era stata identificata in una "sconnessione non segnalata". In appello, la lavoratrice ha modificato la causa, indicando la mancanza di parapetti sulla rampa. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda per mutatio libelli in appello, poiché l'introduzione di nuovi fatti costitutivi viola il diritto di difesa e le preclusioni processuali.
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Danno risarcibile assegno: la Cassazione chiarisce
Gli eredi di un beneficiario di un prestito hanno citato in giudizio un istituto di credito per il pagamento illecito di assegni non trasferibili. La Corte di Cassazione ha stabilito che il danno risarcibile non corrisponde automaticamente al valore degli assegni, ma deve essere specificamente provato. In questo caso, il risarcimento è stato limitato agli esborsi effettivamente sostenuti (le rate del finanziamento), poiché non è stata fornita la prova di un danno ulteriore.
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Passaggio dipendenti pubblici: la Cassazione decide
Un dipendente comunale, addetto al servizio idrico, si oppone al trasferimento presso la società privata subentrata nella gestione del servizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32773/2024, stabilisce che il passaggio dei dipendenti pubblici in questi casi è automatico e non richiede il consenso del lavoratore. La normativa, infatti, configura una fattispecie legale di trasferimento finalizzata a garantire la continuità occupazionale, applicando la disciplina del trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). Il rifiuto del lavoratore è quindi irrilevante.
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Indennità per occupazione: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32707/2024, chiarisce un importante principio in materia di lavori su fondi altrui. Un'impresa edile perde il proprio appello per un vizio di notifica, ma la Corte accoglie il ricorso di due condomini. Viene stabilito che l'indennità per occupazione, prevista dall'art. 843 c.c., spetta per il solo fatto che la proprietà privata sia stata temporaneamente occupata per lavori necessari, senza che il proprietario debba dimostrare un danno economico ulteriore. La semplice preclusione della facoltà di uso del fondo è sufficiente a giustificare la compensazione.
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Danno da demansionamento: risarcimento e trasferimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda per danno da demansionamento, stabilendo che il pregiudizio professionale può essere provato anche in via presuntiva. L'ordinanza chiarisce che il trasferimento di un lavoratore che assiste un familiare disabile è illegittimo anche se avviene all'interno della stessa città, qualora leda la possibilità di assistenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'illegittimità del trasferimento e il demansionamento del dipendente, assegnato a mansioni di call center non equivalenti alle precedenti.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Impossibilità sopravvenuta e stipendio nel lockdown
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro del settore aereo, impossibilitato a ricevere la prestazione lavorativa a causa del lockdown per COVID-19, non è tenuto a corrispondere la retribuzione. Questo principio si applica quando l'impossibilità sopravvenuta non è imputabile all'azienda, la quale era legalmente esclusa dagli ammortizzatori sociali ordinari previsti per l'emergenza. La Corte ha chiarito che la sospensione dell'attività per ordine dell'autorità ('factum principis') determina una quiescenza del rapporto di lavoro, sospendendo l'obbligo di retribuzione.
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Responsabilità intermediario: quando la banca risponde
Un risparmiatore, ex sportivo professionista, cita in giudizio un promotore e vari intermediari per operazioni distrattive. La Corte di Cassazione analizza la differenza tra responsabilità indiretta dell'intermediario per fatto del promotore (ex art. 31 T.U.F.) e la responsabilità diretta. Il ricorso del risparmiatore viene rigettato perché la richiesta di responsabilità diretta era stata formulata tardivamente, solo nelle memorie finali. La Corte sottolinea che la qualificazione della domanda deve essere chiara fin dall'inizio del processo. Viene inoltre evidenziata la condotta negligente del cliente nel facilitare l'illecito.
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Responsabilità contrattuale banca: Cassazione chiarisce
Un ente previdenziale ha citato in giudizio un istituto di credito per aver continuato a erogare ratei di pensione all'erede di una pensionata deceduta. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'istituto di credito è di natura contrattuale, e non extracontrattuale. Questa qualificazione deriva dalla violazione di specifici doveri professionali imposti dalla legge, che generano un affidamento qualificato. Di conseguenza, il termine di prescrizione applicabile per l'azione di risarcimento è quello ordinario di dieci anni, e non quello breve di cinque anni, riformando la decisione della corte d'appello che aveva dichiarato il diritto prescritto.
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Inammissibilità dell’appello: la Cassazione chiarisce
Una federazione sportiva ha citato in giudizio un'amministrazione comunale per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata delocalizzazione di un impianto sportivo. Dopo la sconfitta in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto il gravame con una motivazione contraddittoria, dichiarando prima l'inammissibilità dell'appello per aspecificità e poi esaminando il merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della federazione, cassando la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che se un giudice dichiara l'inammissibilità, le eventuali argomentazioni sul merito sono irrilevanti ('ad abundantiam') e non devono essere impugnate. Ha inoltre riscontrato che la Corte d'Appello aveva errato nel dichiarare l'inammissibilità, in quanto il motivo di gravame era sufficientemente specifico. Di conseguenza, ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Concorso di colpa assegno: spedizione e responsabilità
Una società di servizi postali era stata ritenuta unica responsabile dalla Corte d'Appello per aver pagato un assegno non trasferibile rubato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un concorso di colpa per l'assegno tra l'istituto pagatore e la società mittente, poiché quest'ultima, spedendo il titolo tramite posta ordinaria, aveva assunto un rischio ingiustificato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del riparto di responsabilità.
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Concorso di colpa: assegno spedito per posta ordinaria
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del concorso di colpa per chi invia un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Nel caso esaminato, un titolo rubato è stato incassato fraudolentemente. La Corte ha ritenuto che la scelta di un metodo di spedizione non sicuro contribuisce al danno, riducendo così la responsabilità dell'istituto pagatore. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione che tenga conto di questa corresponsabilità.
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Intervento volontario: difese sempre possibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terzo che effettua un intervento volontario in un processo può sollevare nuove eccezioni, inclusa quella di prescrizione, anche se i termini per le parti originarie sono già scaduti. Il caso riguardava una lunga controversia tra una società, un comune e vari ministeri per un mancato contributo per un impianto di desalinizzazione. La Corte ha chiarito che le preclusioni per l'interveniente riguardano l'attività istruttoria ma non quella assertiva, garantendo così il pieno diritto di difesa. Ha inoltre accolto il ricorso della società sul calcolo degli interessi sui danni riconosciuti.
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Concorso di colpa: assegno spedito per posta ordinaria
Una società assicurativa spediva un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Il titolo veniva sottratto e incassato fraudolentemente presso un ufficio postale. La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del concorso di colpa, ripartendo la responsabilità tra il mittente, per aver scelto un metodo di spedizione rischioso, e l'istituto negoziatore, tenuto a una rigorosa diligenza nell'identificazione del presentatore. La sentenza di merito che aveva addebitato l'intera colpa all'ufficio postale è stata annullata con rinvio.
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Spoil system: risarcimento per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31507/2024, ha affrontato un complesso caso di 'spoil system' nel pubblico impiego. Un dirigente, il cui incarico era stato revocato anticipatamente in base a una norma poi dichiarata incostituzionale, chiedeva il risarcimento del danno. La Corte ha negato il risarcimento per la revoca in sé, poiché l'amministrazione aveva agito in conformità a una legge allora vigente. Tuttavia, ha affermato un principio cruciale: l'amministrazione è comunque responsabile per il mancato rinnovo dell'incarico se non ha rispettato i principi di buona fede, correttezza e l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati. La sentenza chiarisce la distinzione tra l'applicazione di una norma (anche se invalida) e gli obblighi procedurali che governano il rinnovo degli incarichi dirigenziali.
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Recesso ante tempus: Niente proroga per contratto cessato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a tempo determinato, anche se soggetto a un recesso ante tempus illegittimo da parte del datore di lavoro, si considera definitivamente cessato. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto ai benefici di una successiva proroga contrattuale disposta per altri dipendenti. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato alle retribuzioni perse fino alla data di scadenza originaria del contratto, escludendo qualsiasi pretesa basata su potenziali rinnovi futuri.
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Danno da svalutazione: come ottenere il risarcimento
Una società ottiene l'annullamento di un avviso di liquidazione e chiede il rimborso delle somme versate, oltre al risarcimento per il danno da svalutazione monetaria. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria, la questione arriva in Cassazione. La Suprema Corte conferma il diritto della società al risarcimento, stabilendo che la prova del danno può essere fornita tramite bilanci e documentazione bancaria che attestino la necessità di ricorrere al credito o la contrazione dei guadagni a causa dell'indisponibilità delle somme.
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Mora del debitore: accordo sul pagamento la esclude
Un fornitore farmaceutico ha citato in giudizio una farmacia per ottenere il pagamento degli interessi di mora su fatture saldate in ritardo. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato provato un accordo verbale, consolidato da una prassi ventennale, secondo cui il pagamento avveniva tramite assegno ritirato da un incaricato del fornitore presso la sede della farmacia. Questa modalità deroga alla regola generale del pagamento al domicilio del creditore, trasformando l'obbligazione da 'portabile' a 'querable'. Di conseguenza, senza una formale richiesta di pagamento, non si configura la mora del debitore. Inoltre, la Corte ha stabilito l'inapplicabilità del D.Lgs. 231/2002 sui ritardi di pagamento, poiché il contratto di somministrazione era stato stipulato prima della sua entrata in vigore.
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