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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2024

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635 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Responsabilità P.A.: il ricorso è inammissibile
Una società costruttrice ha citato in giudizio un comune per i danni subiti a seguito dell'annullamento di alcuni permessi di costruire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando un punto cruciale sulla qualificazione della responsabilità P.A. come extracontrattuale, che era diventata un giudicato interno nel precedente grado di giudizio e non era stato correttamente impugnato dalla ricorrente.
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Onere della prova credito al consumo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33933/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di credito al consumo collegato a un contratto di acquisto. Nel caso in cui il consumatore si opponga alla richiesta di pagamento della finanziaria eccependo l'inadempimento del venditore (es. mancata consegna del bene), l'onere della prova di tale inadempimento grava sul consumatore stesso. La Corte ha stabilito che la mancata consegna costituisce un 'fatto impeditivo' della pretesa creditoria della finanziaria e, secondo le regole generali, chi eccepisce un fatto impeditivo deve provarlo. Di conseguenza, il ricorso del consumatore è stato rigettato, confermando che spetta a lui dimostrare la mancata esecuzione del contratto di fornitura.
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Illegittima segnalazione Centrale Rischi: la Cassazione
Una società ricorre in Cassazione dopo che le corti di merito le negano il risarcimento per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, a causa della mancata prova dei danni. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello ha errato nel non pronunciarsi sulla domanda di accertamento dell'illegittimità della segnalazione, che è una questione distinta e autonoma rispetto alla richiesta di risarcimento. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Nullità assunzione pubblico impiego: quando è valida?
Un dirigente, assunto dopo un concorso poi ritenuto illegittimo, viene demansionato dalla Pubblica Amministrazione che dichiara la nullità del suo inquadramento. La Cassazione conferma che la P.A. può rifiutare l'esecuzione di un contratto nullo per violazione di norme imperative, come la regola del concorso pubblico, configurando una nullità assunzione pubblico impiego.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Lettera di patronage: quando è un obbligo vincolante
Una società finanziata per un progetto immobiliare non rispetta il rapporto 'loan to value' (LTV) dopo la revoca dei permessi. Le società controllanti avevano emesso una lettera di patronage impegnandosi a garantire le risorse finanziarie necessarie. La Cassazione ha confermato la natura 'forte' di tale lettera di patronage, ritenendo le controllanti responsabili per i danni derivanti dall'inadempimento e rigettando la difesa basata sull'impossibilità sopravvenuta.
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Inadempimento contratto d’opera: quando è risoluzione
La Corte di Cassazione ha chiarito che un grave inadempimento del contratto d'opera, che rende il prestatore incapace di raggiungere il risultato pattuito, legittima il committente a risolvere il contratto e chiedere i danni. La Corte ha distinto tale situazione dal mero recesso unilaterale, confermando il risarcimento per i costi sostenuti e per il lucro cessante dovuto al ritardo nell'avvio dell'attività commerciale del committente. La decisione si è basata su una perizia tecnica che ha accertato vizi fondamentali e non eliminabili nell'opera eseguita.
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Prescrizione buoni postali: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione buoni postali è decennale e decorre dalla data di scadenza, anche se non indicata sul titolo. L'obbligo di conoscere i termini ricade sul risparmiatore, che deve consultare le fonti ufficiali, non potendo invocare la mancata informazione da parte dell'intermediario. La Corte ha rigettato il ricorso dei risparmiatori il cui diritto al rimborso era ormai estinto.
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Responsabilità liquidatore: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento direttamente nei confronti del liquidatore di una società cancellata dal registro delle imprese. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la responsabilità ricadesse sugli ex soci. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, affermando la piena legittimità dell'azione fiscale contro il liquidatore. Viene chiarito che la responsabilità liquidatore è personale, autonoma e di natura civilistica, derivante dalla violazione degli obblighi di gestione del patrimonio sociale a tutela dei crediti erariali.
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Responsabilità liquidatore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la responsabilità del liquidatore di una società cancellata per debiti fiscali. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento direttamente nei confronti del liquidatore, ma le corti di merito lo avevano annullato, ritenendo che la responsabilità ricadesse sui soci. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, chiarendo che la responsabilità del liquidatore, prevista dall'art. 36 del d.P.R. 602/1973, è una responsabilità personale e autonoma, che sorge per un fatto proprio (la cattiva gestione della liquidazione) e non richiede la preventiva azione contro la società o i soci.
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Responsabilità amministratore di fatto per debiti fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33434/2024, ha definito i contorni della responsabilità dell'amministratore di fatto per i debiti tributari di una società estinta. Il caso riguardava un complesso schema fraudolento, con la creazione di un trust liquidatorio per occultare una plusvalenza immobiliare. La Corte ha confermato la responsabilità dell'amministratore, ma ha precisato che, in base alla normativa applicabile all'epoca dei fatti (ante-2014), tale responsabilità è limitata alle sole imposte sui redditi (IRES), escludendo quindi IRAP, IVA e le relative sanzioni. È stato inoltre ribadito che non è necessaria la preventiva iscrizione a ruolo del debito societario per agire contro l'amministratore.
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Rinuncia alle pretese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33374/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile. L'impresa aveva sottoscritto una rinuncia alle pretese per danni da sospensione lavori, condizionata alla ripresa entro una certa data. Sebbene la ripresa fosse avvenuta in ritardo, la Corte ha ritenuto la rinuncia valida perché il ritardo era imputabile all'impresa stessa, che non aveva prodotto la certificazione antimafia. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare una decisione, non basta lamentare la mancata considerazione di una perizia (CTU), ma occorre indicare un fatto storico preciso e decisivo che il giudice avrebbe ignorato.
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Tetto di spesa sanità: limite invalicabile per strutture
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per delle decurtazioni sui pagamenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il tetto di spesa assegnato alle strutture accreditate rappresenta un limite assoluto e invalicabile, anche qualora le tariffe applicate dall'ente pubblico fossero state illegittimamente ridotte. Di conseguenza, le prestazioni erogate oltre tale budget non possono essere rimborsate. Il ricorso della struttura è stato quindi respinto.
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Responsabilità del notaio: i limiti delle visure
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità del notaio per i danni subiti da un'acquirente a seguito del fallimento, non trascritto nei registri immobiliari, del socio della società venditrice. La Corte ha stabilito che il notaio aveva adempiuto al suo obbligo di diligenza effettuando le visure standard, dalle quali non era emersa alcuna anomalia. La decisione chiarisce che l'obbligo del professionista non si estende a ricerche complesse e in altre giurisdizioni, a meno che non vi sia un mandato specifico da parte del cliente.
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Responsabilità notaio e colpa del cliente: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del 50% del risarcimento dovuto da un notaio al proprio cliente. Sebbene sia stata accertata la responsabilità del notaio per non aver rilevato una clausola risolutiva, il danno è stato ritenuto in parte causato dalla condotta imprudente del cliente, che aveva versato una caparra pari al 90% del prezzo di vendita. La sentenza chiarisce che l'inadempimento del professionista e il concorso di colpa del cliente sono due elementi distinti nella valutazione del danno.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e abuso processo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per gravi difetti nella ricostruzione dei fatti e per la genericità dei motivi. La Corte ha sanzionato il ricorrente per abuso del processo, condannandolo a un risarcimento ulteriore per aver intentato un'azione palesemente dilatoria. Il caso riguardava l'opposizione a un decreto ingiuntivo per inadempimento contrattuale.
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Responsabilità arbitro irrituale: Cassazione chiarisce
Una società ha citato in giudizio un arbitro chiedendo il risarcimento per l'illegittimo spossessamento di un chiosco, attribuendo la colpa a un lodo irrituale errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il punto cruciale è stata l'assenza di un nesso causale diretto tra il lodo e il danno, poiché l'esecuzione forzata era basata su una successiva sentenza del tribunale, che aveva di fatto interrotto la catena di causalità. Questa ordinanza ribadisce che la responsabilità dell'arbitro irrituale non può essere affermata se il danno deriva da un provvedimento giudiziario autonomo.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un responsabile commerciale, confermando il suo licenziamento per giusta causa. Il lavoratore era stato licenziato per aver sistematicamente e senza autorizzazione ridotto i prezzi di vendita a favore di un unico cliente, causando un ingente danno economico all'azienda. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso mirassero a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, e ha confermato la validità della procedura disciplinare e la sussistenza della condotta infedele.
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Risarcimento danni appalto: quando spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa ha diritto al risarcimento danni in un appalto per l'illegittima sospensione dei lavori, anche qualora la stessa impresa si sia successivamente rifiutata di riprenderli, causando la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che l'inadempimento successivo dell'appaltatore non annulla il diritto al risarcimento per i danni già subiti a causa del comportamento della stazione appaltante.
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Risoluzione contratto appalto per inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33268/2024, ha chiarito i criteri per la risoluzione contratto appalto in caso di inadempimenti reciproci tra stazione appaltante e appaltatore. La Corte ha stabilito che la risoluzione unilaterale da parte della P.A. non è un atto autoritativo, ma un rimedio privatistico. Il giudice deve quindi valutare comparativamente le condotte per determinare quale inadempimento sia prevalente. Nel caso di specie, le gravi carenze progettuali della stazione appaltante sono state ritenute più significative delle mancanze dell'appaltatore, giustificando la risoluzione a carico della prima e la sua condanna al risarcimento danni.
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