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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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388 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti e spese
Una società impugnava un contributo regionale su materiale estratto. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Appello incidentale: i termini per non sbagliare
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un istituto bancario, cassando la sentenza d'appello per vizi procedurali e di merito. La decisione chiarisce i termini perentori per la proposizione dell'appello incidentale, la cui tardività ne determina l'inammissibilità. Viene inoltre censurato il vizio di ultrapetizione, per aver la corte di merito condannato la banca a una restituzione non richiesta in appello, e l'errata applicazione retroattiva della normativa del 1998 a contratti di intermediazione finanziaria stipulati sotto la vigenza della legge del 1991.
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Cessione leasing e nullità: la Cassazione decide
La pretesa di un istituto di credito in un fallimento è stata respinta in primo grado, considerando nulla la cessione leasing a una società finanziariamente instabile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la cessione di un contratto non equivale a un'abusiva concessione di credito, poiché non comporta l'erogazione di nuove finanze. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, chiarendo i confini della nullità contrattuale in ambito bancario.
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Impugnazione delibera consorzio: limiti e validità
Due soci di un consorzio residenziale hanno contestato una delibera del Consiglio di Amministrazione che approvava un nuovo regolamento elettorale. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dello statuto di un'associazione è compito del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità semplicemente proponendo un'interpretazione alternativa. L'impugnazione della delibera del consorzio è stata quindi ritenuta infondata nel merito.
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Compenso difensore d’ufficio: sì anche per appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del difensore d'ufficio deve essere liquidato anche se l'impugnazione presentata è dichiarata inammissibile. La Corte ha chiarito che la norma che nega il compenso in caso di inammissibilità (art. 106 d.P.R. 115/2002) si applica esclusivamente ai difensori di parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato e non può essere estesa per analogia alla difesa d'ufficio. Il Ministero della Giustizia, che aveva proposto ricorso, è stato condannato anche per abuso del processo.
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Onere della prova prelievi fraudolenti: la Cassazione
Una correntista subiva prelievi fraudolenti e citava in giudizio la propria banca. I tribunali di merito respingevano la sua richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'ordinanza n. 23683/2024, la Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: in caso di prelievi non autorizzati, l'onere della prova spetta alla banca, che deve dimostrare la colpa grave del cliente per essere esonerata da responsabilità.
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Motivazione per relationem: quando è nulla la sentenza
Una controversia tra un'azienda sanitaria e una struttura di riabilitazione sulla corretta tariffa da applicare ha portato a una pronuncia della Corte di Cassazione. La Corte ha annullato la sentenza d'appello perché la sua motivazione si basava su un semplice rinvio a un precedente caso simile, senza un'autonoma valutazione critica. La Suprema Corte ha ribadito che la motivazione per relationem è ammissibile solo se il provvedimento è 'autosufficiente' e dimostra un esame critico del precedente richiamato.
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Risoluzione contratto fallimento: quando è possibile?
Una società committente chiede la risoluzione di un contratto di appalto per inadempimento e la restituzione del prezzo pagato contro la società appaltatrice, poi fallita. Il tribunale rigetta la domanda, ma la Cassazione cassa la decisione. Si afferma che un'azione per la risoluzione contratto fallimento, sebbene proposta dopo la dichiarazione di fallimento, è ammissibile se l'iniziativa (come un accertamento tecnico preventivo) è stata presa prima o contestualmente alla dichiarazione stessa, producendo effetti restitutori e risarcitori nei confronti della massa fallimentare.
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Revoca contributo pubblico: limiti del giudice
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un contributo pubblico a un'azienda agricola che aveva costruito un'abitazione residenziale anziché un edificio rurale. La sentenza ribadisce che il giudice ordinario può valutare solo la legittimità dell'atto amministrativo e non il merito, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando la ricorrente per abuso del processo.
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Rifiuto test DNA: prova decisiva per la paternità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22732/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel diritto di famiglia: il rifiuto test DNA ingiustificato da parte del presunto padre costituisce un elemento di prova talmente significativo da poter, da solo, fondare la dichiarazione giudiziale di paternità. La Corte ha chiarito che tale comportamento processuale, valutabile dal giudice ai sensi dell'art. 116 c.p.c., assume un valore indiziario elevatissimo, rendendo superflua la valutazione di altre prove, come una registrazione telefonica, che diventano argomenti secondari.
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Impugnazione incidentale tardiva: quando è lecita?
Una società azionista otteneva in sede arbitrale la condanna in solido di amministratori e sindaci di una partecipata al risarcimento dei danni. Alcuni dei condannati impugnavano il lodo. La società creditrice proponeva un'impugnazione incidentale tardiva, dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale, proposto anche da uno solo dei condebitori solidali, rischia di alterare l'assetto degli interessi del creditore, riducendo la platea dei soggetti obbligati.
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Rimborso spese legali amministratore: la Cassazione
Un ex assessore comunale, assolto in un processo penale, ha richiesto al Comune il rimborso delle spese legali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, escludendo l'applicabilità delle norme per i dipendenti pubblici, per gli amministratori (poiché non ancora in vigore all'epoca) e del codice civile sul mandato. La Corte di Cassazione, rilevando l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla questione del rimborso spese legali amministratore, ha sospeso la decisione, rinviando la causa in attesa di una pronuncia a pubblica udienza che faccia chiarezza sul tema.
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Rimborso spese legali amministratore: il caso in Cassazione
Un consigliere comunale, assolto da accuse penali, ha richiesto il rimborso delle spese legali al proprio Comune. La Corte d'Appello ha negato il rimborso, non ravvisando un collegamento tra i reati contestati e le funzioni pubbliche. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema del rimborso spese legali, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione chiarificatrice.
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Revoca concordato: Cassazione conferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento. La decisione si fonda sulla conferma della revoca del concordato preventivo, originariamente disposta per il mancato rispetto dei termini perentori per il deposito della documentazione e per la presenza di un sequestro penale sui beni aziendali. La Corte ha ritenuto sufficiente a sostenere la decisione la mancata decadenza dai termini, rendendo inammissibili le altre censure.
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Ripartizione spese consorzio: l’uso differenziato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una delibera che applicava una ripartizione spese consorzio basata sull'uso differenziato di una strada comune. Un consorziato, unico ad avere un accesso carrabile, era stato chiamato a coprire il 50% dei costi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che le norme statutarie e regolamentari del consorzio, che prevedono una suddivisione proporzionale al godimento, possono derogare validamente al criterio generale dei millesimi di proprietà, come previsto dall'art. 1123 c.c.
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Prova cessione credito: non basta la Gazzetta Ufficiale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prova cessione credito, stabilendo principi chiave. Un garante aveva chiesto la revocazione di una precedente decisione della Suprema Corte, sostenendo che il creditore originario non fosse più titolare del diritto al momento dell'azione legale. La Corte ha dichiarato inammissibile sia l'intervento di un nuovo presunto creditore, per non aver fornito adeguata prova della catena di cessioni, sia il ricorso per revocazione del garante. La decisione chiarisce che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la cessione se questa è contestata, e distingue nettamente l'errore di fatto (valido per la revocazione) dall'errore di giudizio.
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Stato di adottabilità: valutazione attuale è decisiva
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava tre minori adottabili, stabilendo che la valutazione dello stato di adottabilità deve basarsi su elementi attuali e concreti. La decisione della corte d'appello, fondata su informazioni datate e senza aver considerato i recenti cambiamenti nella vita del padre, è stata ritenuta illegittima. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto della situazione presente, ribadendo che l'adozione è una misura estrema da applicare solo quando l'incapacità genitoriale è irreversibile e ogni tentativo di supporto è fallito.
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Credito tributario contestato: l’obbligo di inclusione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società fallita, confermando che il suo piano di concordato preventivo era a sua volta inammissibile. La ragione principale è la mancata adeguata rappresentazione di un ingente credito tributario contestato, un errore che ha compromesso la trasparenza e la fattibilità del piano, ledendo il diritto dei creditori a un'informazione completa e veritiera.
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Concordato in bianco: obblighi informativi e sanzioni
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società la cui domanda di concordato in bianco è stata respinta. La decisione sottolinea che l'omissione di un elenco completo e veritiero dei creditori costituisce una carenza informativa radicale che rende la proposta inammissibile, evidenziando l'importanza cruciale della trasparenza fin dalle prime fasi della procedura.
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Occupazione appropriativa: risarcimento e responsabilità
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di occupazione appropriativa, in cui un terreno privato è stato irreversibilmente trasformato per la costruzione di alloggi pubblici senza un decreto di esproprio. La Corte ha confermato la responsabilità solidale del Comune e della cooperativa edilizia esecutrice dei lavori, rigettando le loro eccezioni sulla prescrizione e sulla legittimazione attiva degli eredi del proprietario. È stato stabilito che il risarcimento deve coprire l'intero valore venale del bene e non solo un diritto di superficie.
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