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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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388 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Responsabilità amministratori: prova del danno essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una procedura fallimentare contro l'ex amministratore e diverse banche. La decisione sottolinea un principio fondamentale nella responsabilità amministratori: l'attore deve fornire una prova rigorosa non solo della condotta illecita, ma anche del danno specifico che ne è derivato e del nesso causale diretto. In assenza di tale prova, le richieste di risarcimento non possono essere accolte, né nei confronti dei gestori né degli istituti di credito per concessione abusiva.
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Crediti prededucibili: prova per i trasporti
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società di trasporti che richiedeva il riconoscimento di crediti prededucibili nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. Pur correggendo l'interpretazione restrittiva della legge fornita dal tribunale di merito, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte della società creditrice, della funzionalità delle prestazioni di trasporto al ciclo produttivo dell'impresa debitrice. L'ordinanza sottolinea come, per ottenere la prededuzione, non sia sufficiente invocare la norma, ma sia indispensabile fornire prove concrete come contratti e fatture che ne dimostrino i presupposti.
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Credito prededucibile: onere della prova per i fornitori
Una società di autotrasporti si è vista negare la richiesta di riconoscimento di un credito prededucibile nei confronti di una grande acciaieria in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il fornitore ha il preciso onere della prova di dimostrare la natura essenziale delle prestazioni fornite, non essendo sufficienti fatture generiche.
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Cancellazione registro imprese: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30984/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia fallimentare: il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento di un'impresa decorre dalla data della sua cancellazione dal registro delle imprese, e non dal momento in cui l'attività è di fatto cessata. Nel caso di specie, una società e i suoi soci illimitatamente responsabili avevano impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo che la loro attività fosse terminata anni prima della formale cancellazione, rendendo tardiva l'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la formalità della cancellazione dal registro delle imprese è posta a tutela dell'affidamento dei terzi e che il ricorso in cassazione non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento del terzo
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati in suo favore da due società controllate, destinati a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando la delegazione di pagamento come mezzo anomalo e lesivo della par condicio creditorum. L'ammissione al passivo del credito residuo non preclude l'azione revocatoria per gli acconti già ricevuti.
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Ricorso inammissibile: quando si contesta il fatto
Un cliente ha presentato ricorso contro la propria banca per la gestione di titoli e garanzie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma tentavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti già decisi nei gradi di merito. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti della causa.
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Società in house: chi risponde dei debiti?
In una complessa vicenda legata a un appalto per lavori in una metropolitana, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità patrimoniale. Un'associazione di imprese appaltatrici aveva citato sia la società committente, una società in house, sia l'ente comunale controllante per ottenere il pagamento di maggiori oneri. La Suprema Corte ha rigettato le pretese dell'appaltatore e, accogliendo il ricorso del Comune, ha stabilito un principio fondamentale: la società in house, pur essendo controllata dall'ente pubblico, è un soggetto giuridico distinto e autonomo. Di conseguenza, l'ente controllante non risponde automaticamente dei debiti contrattuali della sua partecipata.
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Modifica domanda in corso di causa: i chiarimenti
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per i danni subiti dall'acquisto di obbligazioni argentine. Durante il processo, ha precisato le sue richieste di risarcimento, annullamento e risoluzione. I giudici di merito hanno ritenuto tale precisazione una modifica domanda inammissibile e tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la modifica è lecita se le nuove domande sono comunque connesse alla vicenda sostanziale originaria (l'investimento in obbligazioni). La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Impugnazione lodo arbitrale: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che aveva tentato un'impugnazione lodo arbitrale. La controversia nasceva da un contratto di acquisto di partecipazioni sociali, con contestazioni su un macchinario industriale. La Corte ha ribadito che l'impugnazione per contrarietà all'ordine pubblico è un rimedio eccezionale e non consente un riesame del merito o dei fatti accertati dagli arbitri, confermando la validità della decisione arbitrale che aveva dato prevalenza alla clausola 'visto e piaciuto' in assenza di malafede dei venditori.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile
Una società, dopo aver visto respinta la sua domanda di concordato preventivo, subisce la dichiarazione di fallimento su istanza di un creditore. La società ricorre in Cassazione lamentando un errore formale nella convocazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che le censure non affrontano il ragionamento della corte d'appello e si limitano a ripetere tesi già respinte, rendendo il ricorso sterile.
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Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Restituzione frutti revocatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito importanti aspetti legati all'azione revocatoria fallimentare. In particolare, ha stabilito che l'acquirente di un immobile, il cui atto di acquisto sia stato dichiarato inefficace, ha l'obbligo di procedere alla restituzione frutti revocatoria, ovvero dei canoni di locazione percepiti, a decorrere dalla data della domanda giudiziale. La Corte ha inoltre precisato che il termine di prescrizione decennale per tale azione restitutoria decorre non dalla domanda, ma dal momento in cui la sentenza di revoca passa in giudicato. Rigettate anche le eccezioni di compensazione e di deduzione delle spese per mancanza di prova.
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Offerta non formale: la Cassazione chiarisce i requisiti
Una società creditrice si opponeva a un fallimento per il mancato riconoscimento di un'indennità di occupazione di un immobile. La questione centrale era la validità di una offerta non formale di restituzione del bene da parte del curatore. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione del tribunale, ritenendo la sua motivazione sulla validità dell'offerta 'meramente apparente' e quindi nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Azione revocatoria bancaria: la capofila risponde
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revoca dei pagamenti effettuati a un pool di banche prima della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della sola banca capofila a restituire l'intero importo, in quanto unico soggetto ricevente e rappresentante delle altre. La sentenza chiarisce anche i termini di prescrizione per l'azione revocatoria bancaria in procedure concorsuali avviate prima delle riforme del 2005-2006, confermando l'applicazione della legge precedente.
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Motivazione Apparente: quando la sentenza è nulla
Una società immobiliare si oppone alla decisione del Tribunale in merito ai crediti vantati verso un fallimento per canoni di locazione. La Corte di Cassazione ha annullato il decreto del Tribunale perché la sua giustificazione era incomprensibile, configurando un vizio di motivazione apparente. La Suprema Corte ha chiarito che un provvedimento è nullo quando non permette di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice, violando il diritto a una decisione motivata.
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Dicatio ad patriam: l’opposizione del proprietario
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può configurare una servitù di uso pubblico per 'dicatio ad patriam' se il proprietario del terreno ha manifestato chiaramente la sua opposizione, anche se ha realizzato opere come una recinzione. Il caso riguardava un Comune che rivendicava l'uso pubblico di un'area privata. La Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, sottolineando che l'opposizione scritta del proprietario è un fatto decisivo che deve essere considerato, in quanto esclude la volontà di dedicare il bene alla collettività.
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Canoni concessori minerari: aggiornamento periodico
Una società mineraria ha contestato l'aumento periodico dei canoni concessori, sostenendo la specialità del proprio regime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di una norma derogatoria specifica, si applicano le regole generali sulla rivalutazione dei canoni per l'uso di beni pubblici. La sentenza ribadisce la natura non tributaria di tali canoni, considerandoli un corrispettivo per lo sfruttamento di un bene dello Stato.
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Rinuncia al ricorso: il silenzio che costa caro
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a causa della tacita rinuncia al ricorso da parte delle società appellanti. A seguito di una proposta di definizione semplificata del giudizio, le ricorrenti non hanno presentato una formale istanza di decisione entro i termini previsti dalla nuova procedura, un'omissione che la legge equipara a una rinuncia. La Corte chiarisce che il semplice deposito di una memoria difensiva non è sufficiente a manifestare la volontà di proseguire, condannando le società alla rifusione delle spese legali.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per omessa pronuncia su un ricorso incidentale. Il caso riguardava un contenzioso tra una struttura sanitaria e un'ASL per il pagamento di prestazioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della struttura sanitaria, ribadendo che il giudice ha l'obbligo di pronunciarsi su tutte le domande proposte, pena la nullità della decisione.
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