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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Credito verso fallimento: inammissibile l’azione civile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una creditrice che aveva avviato un'azione civile ordinaria per un credito verso fallimento. La Corte ribadisce che ogni pretesa creditoria deve essere accertata esclusivamente all'interno della procedura fallimentare per rispettare la par condicio creditorum, rendendo improponibile la domanda in sede diversa.
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Prova presuntiva: la Cassazione e la contabilità in nero
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società immobiliare. Al centro del caso, il valore della prova presuntiva derivante da una 'contabilità in nero'. La Corte ha stabilito che tali registrazioni costituiscono un valido elemento indiziario che inverte l'onere della prova sul contribuente. I giudici di merito avevano errato nel ritenere tali indizi superati da elementi non pertinenti, come l'assenza di movimenti bancari per pagamenti che si presumono in contanti.
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Accertamento fiscale: la contabilità in nero è prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24996/2024, ha stabilito che un accertamento fiscale può legittimamente basarsi sulla "contabilità in nero". La scoperta di registrazioni extracontabili, se gravi, precise e concordanti, costituisce una prova sufficiente per l'Amministrazione finanziaria. Di conseguenza, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'infondatezza di tali annotazioni. La Corte ha ritenuto errata la decisione dei giudici di merito che avevano svalutato tale prova sulla base di elementi inconferenti, come gli accertamenti bancari, inidonei a escludere pagamenti in contanti.
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Valenza probatoria contabilità in nero: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena valenza probatoria della contabilità in nero per gli accertamenti fiscali. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato pagamenti non dichiarati a un professionista basandosi su schede extracontabili. La Corte ha cassato la decisione di secondo grado che aveva erroneamente sminuito tale prova, ribadendo che spetta al contribuente fornire prova contraria di fronte a presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Accertamento tributario: la contabilità in nero basta?
Una società immobiliare in fallimento è stata sanzionata per il mancato versamento di ritenute d'acconto su presunti compensi in nero a un professionista. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24977/2024, ha stabilito che un accertamento tributario può legittimamente basarsi su prove presuntive come la contabilità in nero. La Corte ha annullato la decisione di secondo grado che aveva erroneamente svalutato tale prova, sottolineando che spetta al contribuente fornire una prova contraria efficace. È stato chiarito che l'assenza di movimenti bancari non è rilevante in caso di pagamenti in contanti e che la congruità dei compensi dichiarati non esclude l'esistenza di ulteriori pagamenti non dichiarati.
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Prova presuntiva: il valore della contabilità in nero
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contabilità in nero costituisce una valida prova presuntiva per un accertamento fiscale. La decisione annulla la sentenza di merito che aveva erroneamente svalutato tale elemento indiziario, basandosi su prove contrarie (accertamenti bancari) giudicate inconferenti. Il caso riguardava una società immobiliare e compensi non dichiarati a un professionista.
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Prova presuntiva: la Cassazione sulla contabilità in nero
Una società immobiliare veniva sottoposta a un accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA, basato sul presunto pagamento di compensi non dichiarati a un professionista, come risulterebbe da una scheda extracontabile. La Commissione Tributaria di secondo grado annullava parzialmente l'accertamento, ritenendo insufficiente la prova. L'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione, che ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che la 'contabilità in nero' costituisce una valida prova presuntiva, dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, spostando sul contribuente l'onere di fornire una prova contraria efficace. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio per non aver correttamente valutato il quadro indiziario.
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Risoluzione del mutuo: il titolo esecutivo resta valido
Una banca ha avviato un'azione esecutiva basata su un contratto di mutuo fondiario, precedentemente terminato per inadempimento del debitore. Quest'ultimo si è opposto, sostenendo che un successivo accordo transattivo, anch'esso non rispettato, avesse superato il contratto originale. La Corte d'Appello aveva dato ragione al debitore, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la risoluzione del mutuo non estingue il contratto originale come titolo esecutivo valido per la restituzione del capitale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24777/2024, rigetta il ricorso di una società costruttrice, chiarendo i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale. La Corte ha stabilito che la libertà degli arbitri nella gestione del procedimento non viola il contraddittorio se è garantito il diritto di difesa. Inoltre, ha ribadito che l'impugnazione per errore di diritto non consente un riesame del merito, ma è limitata a specifiche violazioni, che devono essere puntualmente indicate dal ricorrente.
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Impugnazione delibera consorzio: limiti e validità
Due soci di un consorzio residenziale hanno contestato una delibera del Consiglio di Amministrazione che approvava un nuovo regolamento elettorale. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dello statuto di un'associazione è compito del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità semplicemente proponendo un'interpretazione alternativa. L'impugnazione della delibera del consorzio è stata quindi ritenuta infondata nel merito.
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Limiti Consulenza Tecnica d’Ufficio: la Cassazione
Una società committente cita in giudizio un ingegnere per i danni derivanti da uno smottamento del terreno che ha messo a rischio un capannone industriale. Il punto centrale della controversia riguarda i limiti della consulenza tecnica d'ufficio (CTU), in quanto il perito nominato dal tribunale avrebbe superato il quesito postogli. La Corte di Cassazione chiarisce che tale superamento non comporta la nullità automatica della perizia, a condizione che sia stato rispettato il diritto di difesa delle parti. La Corte ha confermato la responsabilità esclusiva del progettista e ha stabilito che l'assicurazione debba coprire il danno secondo il massimale principale, e non quello ridotto per "rovina".
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Un ente locale ha impugnato una sentenza tributaria sostenendo la nullità per motivazione apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la motivazione apparente si configura solo in casi di totale incomprensibilità del ragionamento del giudice, e non per una mera insufficienza o sinteticità delle argomentazioni. La Corte ha inoltre respinto gli altri motivi, incluso uno basato sull'omesso esame di un fatto, a causa dell'inapplicabilità dovuta alla regola della 'doppia conforme'.
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Onere della prova in appello: dovere dell’appellante
Una società ottiene in primo grado la condanna di alcuni suoi soci alla restituzione di ingenti somme date a mutuo, sulla base di prove documentali. In appello, i soci soccombenti non depositano nuovamente tale documentazione. La Corte d'Appello, e poi la Cassazione, rigettano il gravame proprio per tale omissione, ribadendo che l'onere della prova in appello incombe sull'appellante, che deve fornire al giudice tutti gli elementi necessari per valutare le proprie censure, anche se prodotti dalla controparte nel precedente grado di giudizio.
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Indennità di funzione: la legge abrogata non si applica
Un ex dirigente pubblico ha richiesto una maggiore indennità di funzione basandosi su una legge regionale del 1992. I tribunali di merito gli hanno dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la pretesa era infondata, poiché la legge invocata era stata abrogata da una normativa successiva del 1997, prima ancora che l'incarico dirigenziale fosse conferito. Pertanto, il calcolo dell'indennità doveva seguire le nuove disposizioni.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario?
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, aderisce alla definizione agevolata e chiede un rinvio per provare i pagamenti. La Corte accoglie l'istanza, sospendendo la decisione nel merito in attesa della conclusione della procedura di sanatoria.
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Querela di falso e notifica: le regole in Cassazione
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo la falsità delle firme sulle ricevute di notifica, proponendo una querela di falso. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello ritenendolo tardivo e inammissibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, specificando che la querela di falso per documenti dei gradi di merito non può essere proposta in Cassazione, ma deve essere gestita separatamente e, in caso di accertata falsità, può motivare un'istanza di revocazione della sentenza.
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Motivazione apparente: annullata cartella IMU
Una società impugnava un avviso di accertamento IMU per terreni edificabili, il cui valore era basato su un atto notarile di molti anni prima. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la motivazione dell'atto fiscale (per relationem), ma ha annullato la sentenza di merito per motivazione apparente. Il giudice di secondo grado, infatti, non aveva adeguatamente considerato le specifiche contestazioni del contribuente sul valore attuale del terreno, rendendo la sua decisione generica e non verificabile nel suo percorso logico.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. I giudici d'appello si erano limitati a richiamare la decisione di primo grado e le difese del contribuente, senza esporre un proprio autonomo ragionamento logico-giuridico in risposta ai motivi di appello dell'Agenzia delle Entrate. Tale modo di procedere, secondo la Suprema Corte, equivale a un'abdicazione del compito istituzionale del giudice, rendendo la sentenza nulla.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati (CTD) che operava per un bookmaker estero, confermando la sua responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse per l'annualità 2011. La Corte ha stabilito che la normativa non viola i principi UE di non discriminazione o libera prestazione dei servizi, in quanto la tassazione si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede dell'operatore. La decisione consolida l'orientamento secondo cui i CTD sono soggetti passivi d'imposta per le annualità successive al 2010.
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Cambio appalto: il momento del subentro è decisivo
Un lavoratore è stato escluso dalla riassunzione dopo un cambio appalto perché la nuova azienda sosteneva che non avesse l'anzianità di tre mesi richiesta dal CCNL. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale anzianità deve essere calcolata a ritroso dalla data dell'effettivo subentro nel servizio, non da momenti precedenti come la presentazione dell'offerta. Questa decisione chiarisce un punto cruciale per l'applicazione delle clausole sociali, proteggendo i diritti dei lavoratori nel passaggio tra diverse gestioni.
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