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Art. 1175 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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553 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Scorrimento graduatoria: facoltà e non obbligo P.A.
Un candidato idoneo in un concorso pubblico, classificatosi subito dopo i vincitori, ha agito in giudizio per ottenere l'assunzione a seguito della rinuncia di uno di questi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scorrimento graduatoria è una scelta discrezionale (una facoltà) della Pubblica Amministrazione e non un obbligo. Pertanto, l'idoneo non vincitore non vanta un diritto soggettivo all'assunzione.
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Mobbing del superiore: la responsabilità è extracontrattuale
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un suo superiore per mobbing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità per mobbing del superiore non è di natura contrattuale (come quella del datore di lavoro), ma extracontrattuale ai sensi dell'art. 2043 c.c. Di conseguenza, si applicano le regole sull'onere della prova e il termine di prescrizione di cinque anni tipici dell'illecito civile.
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Permesso sindacale illegittimo: licenziamento valido
Un dirigente sindacale viene licenziato per aver utilizzato due giorni di permesso retribuito per motivi personali anziché per attività sindacale. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento, stabilendo che un permesso sindacale illegittimo, usato per scopi fraudolenti, costituisce una violazione talmente grave da rompere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro, giustificando la massima sanzione disciplinare.
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Diniego part-time pubblico impiego: quando è legittimo?
Un dipendente pubblico, tecnico della prevenzione, si è visto negare la proroga del suo contratto part-time dall'Amministrazione Sanitaria per mutate esigenze organizzative. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del diniego, chiarendo che, a seguito delle riforme normative, il lavoratore non vanta più un diritto assoluto al part-time, ma un interesse legittimo. La decisione sul diniego part-time pubblico impiego rientra nella discrezionalità del datore di lavoro pubblico, purché sia motivata da reali necessità di servizio e rispettosa dei principi di correttezza e buona fede.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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Mobilità segretario comunale: le regole della Cassazione
Una segretaria comunale ha impugnato la sua cancellazione dall'albo professionale, avvenuta dopo il decorso del biennio di mobilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che la disciplina generale sulla mobilità nel pubblico impiego si applica anche ai segretari comunali e sottolinea i rigorosi requisiti di specificità necessari per i motivi di ricorso in Cassazione.
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Blocco assunzioni pubblico impiego: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il blocco assunzioni pubblico impiego, imposto da leggi di spending review, prevale sul diritto del vincitore di concorso. Il ritardo nell'assunzione da parte della P.A. è legittimo e non genera diritto al risarcimento danni, poiché il diritto all'impiego non è assoluto ma condizionato dalle normative sopravvenute.
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Clausola di riserva: la Cassazione nega la validità
Un candidato, vincitore di un concorso pubblico, si è visto negare l'assunzione da parte di un Ente Locale a causa di una clausola di riserva inserita nel bando. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di tale clausola, considerandola una condizione meramente potestativa. Con l'approvazione della graduatoria, sorge per il vincitore un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione, e l'amministrazione non può legittimamente rifiutarsi di procedere, se non per cause di impossibilità non imputabili.
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Licenziamento timbratura fraudolenta: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per timbratura fraudolenta di una dipendente. Anche un singolo episodio, consistente nel farsi timbrare il badge da un collega prima dell'effettivo arrivo in azienda, è stato ritenuto sufficiente a ledere in modo irrimediabile il vincolo di fiducia, giustificando la massima sanzione espulsiva. La Corte ha chiarito che l'errata indicazione della norma contrattuale nella lettera di licenziamento non invalida il provvedimento se i fatti contestati sono chiari e non è stato leso il diritto di difesa della lavoratrice.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Applicazione contratto collettivo: limiti in Cassazione
Un gruppo di dipendenti di una società sanitaria ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, rivendicando l'applicazione di un contratto collettivo del settore pubblico, più vantaggioso, in virtù di una prassi aziendale consolidata. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei lavoratori, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che l'applicazione parziale e condizionata di un CCNL non equivale a un'adesione implicita e vincolante. La Suprema Corte ha inoltre ribadito la propria funzione di giudice di legittimità, che non può riesaminare nel merito i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione delle norme. La sentenza definisce i rigidi confini dell'applicazione del contratto collettivo per comportamenti concludenti.
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Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
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Patto di non concorrenza nullo: che fine fa il compenso?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che, a seguito della dichiarazione di nullità di un patto di non concorrenza, chiedeva la restituzione del relativo compenso. La Corte ha confermato la decisione di merito che attribuiva natura retributiva al compenso, in quanto erogato mensilmente per tutta la durata del rapporto di lavoro, rendendo tale interpretazione insindacabile in sede di legittimità in assenza di una specifica denuncia di violazione dei canoni ermeneutici.
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Licenziamento disciplinare e processo penale autonomi
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento disciplinare di un dipendente pubblico per assenteismo, anche a fronte dell'estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova. La sentenza sottolinea la piena autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello penale, chiarendo che la Pubblica Amministrazione non ha l'obbligo di sospendere il primo in attesa della conclusione del secondo. La decisione si fonda sull'irrilevanza della messa alla prova ai fini della valutazione disciplinare della condotta del lavoratore.
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Abuso del processo: quando è inammissibile il ricorso
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale relativo a un presunto abuso del processo. L'ente contestava una condanna al pagamento di ratei pensionistici, sostenendo che la pretesa fosse stata indebitamente frazionata rispetto ad altre azioni legali. La Corte ha stabilito che l'ente non ha specificato con esattezza i giudizi precedenti, rendendo impossibile la verifica del presunto frazionamento e, di conseguenza, dell'abuso del processo.
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Controlli difensivi: la Cassazione sul licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di una dipendente accusata di aver sottratto merce. La sentenza chiarisce la legittimità dei controlli difensivi effettuati tramite colleghi, distinguendoli dai controlli a distanza vietati. La Corte ha inoltre ribadito che il datore di lavoro non ha l'obbligo di fornire tutta la documentazione al lavoratore durante la fase disciplinare, ma solo nel successivo giudizio, e che l'onere della prova della giusta causa è stato correttamente assolto dall'azienda, anche grazie alle ammissioni della lavoratrice stessa.
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Demansionamento dirigenza sanitaria: la Cassazione
Un dirigente medico veterinario ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria a seguito di una riorganizzazione che ha comportato la cessazione dei suoi incarichi di direttore. Sosteneva di aver subito un demansionamento e chiedeva il risarcimento dei danni e il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che, nel contesto di una riorganizzazione aziendale, la modifica degli incarichi per la dirigenza sanitaria, che è inquadrata in un ruolo unico, non costituisce automaticamente un demansionamento. Inoltre, ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a una rivalutazione dei fatti e delle prove, confermando la legittimità dell'operato dell'azienda sanitaria.
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Anzianità servizio medico: no al computo economico
Un medico, precedentemente un medico di medicina generale, ha richiesto il riconoscimento della sua pregressa anzianità servizio medico a fini economici dopo essere passato a un ruolo di specialista all'interno della stessa ASL. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, stabilendo che la transizione costituisce un nuovo rapporto di lavoro. Il servizio precedente stabilisce solo una priorità per l'assunzione, non un diritto a trasferire l'anzianità economica, in quanto ciò non è esplicitamente previsto nei relativi accordi collettivi nazionali (ACN).
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Incarico discrezionale: risarcimento se la PA ignora la graduatoria
Un candidato, secondo in una graduatoria per un incarico dirigenziale, si è visto negare l'assunzione dopo la rinuncia del primo classificato. L'ente pubblico ha preferito non scorrere la graduatoria. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto l'importanza della questione: un incarico discrezionale può essere vincolato da una procedura di selezione auto-imposta? A causa della mancanza di precedenti, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto.
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Trattenimento in servizio: P.A. non può licenziare
Un dipendente di un'agenzia pubblica, dopo aver ottenuto l'autorizzazione al "trattenimento in servizio" per proseguire l'attività lavorativa oltre l'età pensionabile, è stato licenziato sulla base di un piano di riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il licenziamento, stabilendo che la clausola di salvaguardia prevista dalla legge per il trattenimento in servizio prevale sulla facoltà generale di recesso unilaterale dell'amministrazione, tutelando così l'affidamento del lavoratore.
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