LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1175 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 28 di 28

553 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Revoca incarico dirigenziale: la Cassazione decide
Una dirigente si opponeva alla revoca del suo incarico, avvenuta a seguito di una riorganizzazione aziendale di un ente pubblico. Mentre il Tribunale le dava ragione per mancanza di un atto formale di revoca, la Corte d'Appello ribaltava la decisione, ritenendo sufficiente un atto amministrativo generale che disponeva la riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima visione, dichiarando inammissibile il ricorso della dirigente, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Incarico dirigenziale medico: la scelta è fiduciaria
Un dirigente medico ha impugnato la sua esclusione dalla selezione per un incarico dirigenziale medico di vertice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura non è un concorso pubblico, bensì un processo che si conclude con una scelta fiduciaria del direttore generale da una rosa di candidati idonei. Una violazione dei principi di buona fede non invalida l'atto, ma può al massimo fondare una richiesta di risarcimento per perdita di chance.
Continua »
Licenziamento disciplinare: quando va annullato?
Un lavoratore, licenziato per aver reso una testimonianza in tribunale ritenuta contrastante con precedenti dichiarazioni, ha visto la sua causa arrivare in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di verificare se il contratto collettivo applicabile preveda sanzioni conservative per la condotta contestata. La mancata valutazione della proporzionalità della sanzione rende illegittimo il licenziamento disciplinare.
Continua »
Diritto all’assunzione: cosa succede se cambia la legge
Un vincitore di un concorso pubblico per un ruolo sanitario presso il Ministero della Giustizia si è visto negare l'impiego. La Corte di Cassazione ha confermato che il suo diritto all'assunzione è stato annullato da una legge successiva che ha trasferito le funzioni sanitarie dal Ministero al Servizio Sanitario Nazionale. Questo cambiamento organizzativo ha reso l'assunzione giuridicamente impossibile, anche dopo la fine di un precedente blocco delle assunzioni.
Continua »
Inquadramento bando di concorso: la parola alla Cassazione
L'ordinanza esamina il caso di alcuni dipendenti pubblici che, assunti tramite concorso, hanno richiesto un inquadramento superiore sostenendo l'illegittimità del bando. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, in assenza di impugnazione del bando, i diritti del lavoratore si consolidano sulla base delle qualifiche previste dal bando stesso, inteso come offerta al pubblico accettata con la firma del contratto. Il corretto inquadramento da bando di concorso prevale sulle contestazioni successive.
Continua »
Revoca buoni pasto: le regole per la Pubblica Amm.
Un ente pubblico ha interrotto l'erogazione dei buoni pasto ai dipendenti con una decisione unilaterale. La Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento, stabilendo che la revoca dei buoni pasto, pur essendo un atto discrezionale, non può essere arbitraria. Deve rispettare i principi di correttezza e buona fede, essere motivata e comunicata alle organizzazioni sindacali.
Continua »
Danno da revoca pensione: la Cassazione decide
Un lavoratore ottiene una pensione, si licenzia, ma l'ente la revoca. La Corte d'Appello riconosce un risarcimento per il danno da affidamento. La Cassazione analizza i ricorsi: dichiara inammissibile quello dell'ente e rigetta quello del lavoratore. La decisione finale si concentra sul corretto inquadramento del danno da revoca pensione, distinguendolo dal danno esistenziale e valutando la sufficienza della motivazione della corte di merito.
Continua »
Massimale contributivo: quando si applica? La Cassazione
Una società ha applicato il massimale contributivo per un lavoratore, ritenendo irrilevante una sua breve anzianità contributiva passata. L'ente previdenziale si è opposto. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente, stabilendo che qualsiasi anzianità contributiva maturata prima del 1° gennaio 1996, a prescindere dalla sua entità, impedisce l'applicazione del massimale. Di conseguenza, il ricorso della società è stato respinto.
Continua »
Rifiuto del lavoratore: quando è legittimo?
Una società ha licenziato una dipendente per giusta causa dopo il suo rifiuto di prendere servizio in una nuova sede con mansioni inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo il rifiuto del lavoratore una reazione proporzionata e legittima (ai sensi dell'art. 1460 c.c.) a fronte di una serie di gravi e continui inadempimenti da parte del datore di lavoro, tra cui il demansionamento, un precedente trasferimento illegittimo e il mancato pagamento di retribuzioni. La Corte ha chiarito che per valutare la proporzionalità della reazione, il giudice deve considerare la condotta datoriale nel suo complesso.
Continua »
Potere discrezionale PA: limiti e giudicato interno
Un dipendente pubblico ha contestato la sua retribuzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il potere discrezionale della PA non è illimitato, ma deve rispettare correttezza e buona fede. Un punto della sentenza di primo grado, se non specificamente impugnato in appello, diventa definitivo (giudicato interno) e non può più essere messo in discussione, vincolando le decisioni successive.
Continua »
Conflitto di giudicati: quale sentenza prevale?
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso di conflitto di giudicati. Un dipendente pubblico, retrocesso a seguito dell'annullamento di una graduatoria da parte di una prima sentenza definitiva, si opponeva invocando una seconda sentenza, successiva, che invece riteneva legittima la stessa graduatoria. La Suprema Corte ha stabilito che la prima sentenza, avendo natura costitutiva (cioè ha annullato e quindi modificato la realtà giuridica), prevale. La seconda sentenza, sebbene posteriore, ha deciso su una graduatoria che non esisteva più, risultando quindi inefficace. Non si configura, pertanto, un vero conflitto di giudicati.
Continua »
Notifica PEC: validità anche senza registro pubblico
Un'azienda ha contestato la validità di una notifica PEC ricevuta da un indirizzo non presente nei registri pubblici. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notifica è valida se il mittente è identificabile e il destinatario ha potuto esercitare il suo diritto di difesa. L'ordinanza chiarisce anche i requisiti per il disconoscimento di documenti e i termini per l'opposizione a ruolo.
Continua »
Sgravi contributivi: quando l’INPS non può chiederli?
Una società si opponeva alla richiesta di restituzione di sgravi contributivi da parte dell'ente previdenziale, sostenendo di averne diritto per assunzioni con contratti di formazione e lavoro. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che gli sgravi contributivi goduti per l'assunzione di lavoratori con età inferiore ai 25 anni erano legittimi e non potevano essere recuperati, in quanto compatibili con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato. La Corte ha invece confermato che l'onere della prova sui requisiti per accedere ai benefici spetta sempre al datore di lavoro. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »