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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2024

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502 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Ferie non godute: il datore deve provare l’invito
Un dipendente pubblico, collocato a riposo al compimento dei 65 anni, ha contestato il pensionamento e richiesto l'indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta sulla permanenza in servizio ma ha accolto quella relativa alle ferie. Ha stabilito che l'indennità sostitutiva è sempre dovuta, a meno che il datore di lavoro non dimostri di aver formalmente invitato il lavoratore a fruire delle ferie, avvisandolo della loro perdita in caso contrario.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una responsabile di magazzino per violazione dell'obbligo di repêchage. L'azienda aveva soppresso la sua posizione ma si era rifiutata di ricollocarla in un ruolo inferiore, da lei accettato, preferendo mantenere un'altra dipendente con la motivazione del minor costo. La Corte ha stabilito che tale criterio di scelta è illegittimo e che la violazione del dovere di ricollocazione comporta la reintegrazione nel posto di lavoro.
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Contratto a viaggio nullo: sì alla conversione
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a viaggio in un contratto a tempo indeterminato a causa della mancata specificazione dei viaggi. La sentenza chiarisce che l'azione per far valere la nullità del contratto è imprescrittibile e non soggetta al termine biennale previsto dal Codice della Navigazione. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità dell'eccezione di decadenza sollevata per la prima volta in appello.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando il diritto/dovere di un ente pubblico di recuperare emolumenti accessori erroneamente corrisposti ai propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che la buona fede del lavoratore non impedisce la restituzione delle somme, sebbene le modalità di recupero debbano essere eque e rispettose della situazione del debitore. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali e di merito, ribadendo che l'onere di provare il diritto a trattenere le somme grava sul dipendente.
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Licenziamento per giusta causa: quando è tempestivo?
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento per giusta causa per grave insubordinazione. Un dipendente aveva acquisito e divulgato informazioni private e denigratorie su un superiore. La Corte ha stabilito che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la conclusione delle indagini penali sui medesimi fatti, è da considerarsi tempestiva, in quanto l'azienda necessitava di un quadro completo prima di agire. Ha inoltre definito l'insubordinazione come qualsiasi atto che pregiudichi l'organizzazione aziendale, distinguendolo dal whistleblowing.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Termine procedimento disciplinare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31536/2024, ha rigettato il ricorso di un dirigente di un'azienda sanitaria licenziato per inadempienze nella gestione di appalti. Il caso verteva sul rispetto del termine del procedimento disciplinare di 120 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine decorre non dalla prima notizia, ma dal momento in cui l'amministrazione ha raccolto tutti gli elementi utili alla contestazione. Ha inoltre confermato che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 si applica anche ai procedimenti iniziati dopo il 23 febbraio 2020, consolidando principi chiave in materia.
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Incarichi dirigenziali: la valutazione comparativa
Un dirigente pubblico ha ottenuto un risarcimento per perdita di chance per non essere stato selezionato per un incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. Il punto centrale è l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di effettuare una reale valutazione comparativa tra i candidati, non potendosi limitare a una valutazione individuale e discrezionale. La mancanza di tale procedura costituisce una condotta illegittima che può generare diritto al risarcimento.
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Spoil system: risarcimento per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31507/2024, ha affrontato un complesso caso di 'spoil system' nel pubblico impiego. Un dirigente, il cui incarico era stato revocato anticipatamente in base a una norma poi dichiarata incostituzionale, chiedeva il risarcimento del danno. La Corte ha negato il risarcimento per la revoca in sé, poiché l'amministrazione aveva agito in conformità a una legge allora vigente. Tuttavia, ha affermato un principio cruciale: l'amministrazione è comunque responsabile per il mancato rinnovo dell'incarico se non ha rispettato i principi di buona fede, correttezza e l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati. La sentenza chiarisce la distinzione tra l'applicazione di una norma (anche se invalida) e gli obblighi procedurali che governano il rinnovo degli incarichi dirigenziali.
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Diritto di surroga: la liberazione del debitore
Un consorzio di garanzia ha pagato il debito di una società a un istituto di credito. Successivamente, la banca ha liberato il debitore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di surroga del garante non è influenzato da tale liberatoria, in quanto atto non opponibile al garante stesso. Di conseguenza, il garante conserva il diritto di agire contro il debitore per recuperare la somma versata, e la sua richiesta di risarcimento danni contro la banca è stata respinta per mancanza di un pregiudizio effettivo.
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Tetto di spesa sanitario: chi prova il superamento?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il mancato pagamento di prestazioni sanitarie a una struttura accreditata. L'Azienda Sanitaria Locale (ASL) aveva negato il pagamento di un acconto, sostenendo il superamento del tetto di spesa sanitario. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale superamento spetta all'ASL, quale fatto impeditivo del diritto al compenso. Tuttavia, ha ritenuto che in questo caso l'ASL avesse fornito prove adeguate tramite i verbali del Tavolo Tecnico, ai quali la struttura partecipava, rigettando così il ricorso della struttura sanitaria.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Garanzia bancaria: vendita titoli e tutela del garante
Una risparmiatrice, che aveva prestato una garanzia bancaria per un finanziamento a una società, si è opposta alla vendita dei propri titoli di investimento da parte della banca per coprire il debito insoluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di rispettare il principio di autosufficienza del ricorso e di formulare in modo specifico e concreto le censure, specialmente in materia di tutela del consumatore.
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Contratto di somministrazione: quando non si applica
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto di somministrazione e una serie di singole compravendite. In assenza di una predeterminazione del fabbisogno del cliente, anche un rapporto di fornitura duraturo viene qualificato come una successione di contratti di vendita distinti. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi con cui la società ricorrente cercava di ottenere una rivalutazione dei fatti, confermando la decisione della Corte d'Appello e accogliendo invece il ricorso incidentale sulle spese legali.
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Trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trasferimento di un lavoratore a un'altra sede, avvenuto su richiesta dell'azienda appaltante a seguito di una condotta irregolare. Il provvedimento non è stato considerato disciplinare, ma una conseguenza di una 'clausola di gradimento' e una scelta ragionevole per evitare il licenziamento, validando così il trasferimento lavoratore.
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Restituzione CIGS: obbligo di comunicazione attività
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un pilota a cui era stata richiesta la restituzione della CIGS per non aver comunicato un'attività formativa all'estero. L'ordinanza chiarisce che quando la formazione è propedeutica all'assunzione, si considera attività lavorativa e va comunicata. La Corte ha inoltre confermato che l'importo da restituire è quello netto effettivamente percepito dal lavoratore.
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Eccezioni fideiussione: quando sono inammissibili?
L'appello di un garante contro un istituto di credito è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei tribunali di merito. Le eccezioni fideiussione sollevate dal garante, tra cui la liberazione per concessione di ulteriore credito (art. 1956 c.c.) e l'usura, sono state respinte per errori procedurali, tardività e per essere tentativi di riesaminare i fatti, non consentiti in sede di legittimità.
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Retribuzione pubblico impiego: quando va restituita?
Un ex dirigente di un ente pubblico è stato condannato a restituire una parte della sua retribuzione di posizione perché erogata in violazione del contratto collettivo nazionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che nel pubblico impiego i contratti individuali non possono derogare alla contrattazione collettiva per i trattamenti economici, ribadendo l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite. Il caso analizza i limiti dell'autonomia negoziale individuale e il principio di legittimo affidamento in materia di retribuzione pubblico impiego.
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Richiesta risarcitoria incompleta: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato che una richiesta risarcitoria incompleta e la mancata collaborazione del danneggiato, come il rifiuto di sottoporsi a visita medica, rendono l'azione legale inammissibile. Tale condotta, violando i principi di buona fede, impedisce all'assicurazione di formulare una congrua offerta, frustrando lo scopo deflattivo della procedura stragiudiziale.
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Aggravamento del rischio: l’errore in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che negava l'indennizzo per il furto di pannelli fotovoltaici. La Corte ha chiarito la differenza tra 'aggravamento del rischio' (art. 1898 c.c.), che si verifica dopo la stipula, e 'dichiarazioni inesatte' (art. 1892-1893 c.c.), relative al momento della conclusione del contratto. La corte territoriale aveva erroneamente applicato la nozione di aggravamento del rischio a circostanze preesistenti, omettendo di verificare se l'assicuratore fosse a conoscenza delle reali condizioni dell'impianto tramite la documentazione tecnica fornita prima della stipula.
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