LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 117 Costituzione — Anno 2024

Pagina 30 di 34

680 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Imposta Unica scommesse: CTD non tassabile prima del 2011
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2153/2024, ha stabilito che i Centri Trasmissione Dati (CTD) non sono soggetti passivi dell'Imposta Unica scommesse per le annualità d'imposta precedenti al 2011. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 27/2018) che ha dichiarato illegittima l'estensione retroattiva della responsabilità fiscale a tali intermediari. Per il periodo in esame (anno 2007), l'unico soggetto tenuto al pagamento del tributo è il bookmaker, con o senza concessione, e non il centro che si limita a raccogliere le giocate.
Continua »
Imposta Unica scommesse: Cassazione annulla pretesa
Un centro trasmissione dati (CTD) per un bookmaker estero è stato oggetto di un accertamento per l'Imposta Unica scommesse relativa all'anno d'imposta 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, annullando la pretesa fiscale. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito l'illegittimità dell'imposizione a carico dei CTD per le annualità precedenti al 2011, in quanto questi non potevano trasferire l'onere del tributo al bookmaker. Di conseguenza, per quel periodo, l'unico soggetto passivo è il bookmaker stesso.
Continua »
Contestazione in fatto: furto di energia elettrica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che l'aggravante della destinazione a pubblico servizio era implicitamente presente nell'accusa originale (c.d. contestazione in fatto), rendendo il reato procedibile d'ufficio anche dopo la riforma legislativa, senza necessità di una querela formale.
Continua »
Durata ragionevole procedura fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2041/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla durata ragionevole procedura fallimentare. Il calcolo per l'indennizzo da ritardo (Legge Pinto) per un creditore inizia dal momento in cui deposita la domanda di insinuazione al passivo, non dalla successiva ammissione. La Corte ha accolto il ricorso dei creditori, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva fissato un termine iniziale successivo, riducendo ingiustamente il periodo di ritardo. Ha inoltre chiarito che per gli eredi, il calcolo si ferma alla data del decesso del dante causa.
Continua »
Riassunzione del processo: il termine decorre dalla PEC
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2028/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla riassunzione del processo sospeso per una questione di legittimità costituzionale. Il caso riguardava l'impugnazione di sanzioni amministrative in cui il giudizio era stato sospeso. La Corte d'Appello aveva dichiarato estinto il processo per tardiva riassunzione, calcolando il termine dalla pubblicazione della decisione della Corte Costituzionale in Gazzetta Ufficiale. La Cassazione ha annullato tale decisione, riaffermando il principio consolidato secondo cui il termine per la riassunzione del processo decorre non dalla pubblicazione, ma dalla comunicazione formale dell'esito da parte della cancelleria del giudice alle parti, a tutela della certezza del diritto e del diritto di difesa.
Continua »
Riforma Cartabia: no benefici su appelli pendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un imputato che chiedeva di essere rimesso nei termini per ritirare il proprio appello e beneficiare di un regime sanzionatorio più favorevole introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che le nuove disposizioni processuali, basate sul principio del 'tempus regit actum', non si applicano ai procedimenti già pendenti in fase di impugnazione al momento dell'entrata in vigore della riforma.
Continua »
Contratto collettivo regionale: quando è inapplicabile?
Una dipendente pubblica, giornalista presso un comune, ha richiesto il pagamento di differenze retributive basate su un contratto collettivo regionale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto la richiesta. La ragione fondamentale risiede nell'inapplicabilità del contratto collettivo regionale in assenza di uno specifico accordo integrativo a livello locale, necessario per verificare la compatibilità finanziaria e definire gli aspetti funzionali del rapporto di lavoro nell'ente pubblico. Il ricorso della lavoratrice è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Sanzione amministrativa: no alla legge più favorevole
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sanzione amministrativa, inflitta a un'attività commerciale per violazione degli orari di chiusura, resta valida anche se una legge successiva abroga l'obbligo. La Corte ha chiarito che nel diritto amministrativo vige il principio "tempus regit actum", per cui si applica la legge in vigore al momento della violazione, escludendo la retroattività della norma più favorevole, salvo casi eccezionali di sanzioni a carattere "punitivo".
Continua »
Procedibilità a querela: furto e la riforma Cartabia
La Corte di Cassazione analizza gli effetti della Riforma Cartabia, che ha introdotto la procedibilità a querela per alcuni tipi di furto aggravato. La sentenza stabilisce che questa nuova condizione si applica retroattivamente ai procedimenti non ancora definiti. Di conseguenza, la Corte ha annullato parzialmente una condanna per furto in relazione ai capi d'imputazione per i quali non era stata presentata la necessaria querela dalla persona offesa, confermando invece la condanna per i reati coperti da querela.
Continua »
Fallimento impresa agrituristica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società agricola che gestiva un'attività agrituristica. L'ordinanza stabilisce che, per determinare la fallibilità, si devono applicare criteri uniformi a livello nazionale, dando prevalenza all'analisi dei ricavi (dato reddituale) rispetto a criteri stabiliti da leggi regionali, come quello del "monte ore". Poiché i ricavi dell'attività agrituristica erano ampiamente superiori a quelli agricoli, l'impresa è stata considerata commerciale e, di conseguenza, soggetta a fallimento.
Continua »
Sospensione termini custodia cautelare: la complessità
Un imputato in un processo per criminalità organizzata ha contestato la sospensione dei termini di custodia cautelare, disposta dalla Corte d'Appello per la particolare complessità del dibattimento. Il ricorso si basava su un presunto vizio procedurale individuale (mancata notifica a un difensore) che, a suo dire, non doveva ripercuotersi sulla sua libertà personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p. si fonda su una valutazione oggettiva della complessità dell'intero procedimento (numero di imputati, gravità dei reati, questioni giuridiche) e non sulle vicende personali dei singoli.
Continua »
Bancarotta fraudolenta impropria: dolo eventuale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta impropria a carico di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che il sistematico e protratto inadempimento delle obbligazioni fiscali e previdenziali integra le "operazioni dolose" previste dalla legge, essendo sufficiente il dolo eventuale, ovvero la consapevole accettazione del rischio che tali condotte causino il dissesto della società.
Continua »
Continuazione fallimentare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per errata applicazione della legge in un caso di bancarotta. L'imputato, già condannato per bancarotta patrimoniale, era stato giudicato per bancarotta documentale relativa allo stesso fallimento. La Corte d'Appello aveva applicato l'istituto della continuazione ordinaria (art. 81 c.p.), mentre avrebbe dovuto applicare la disciplina speciale della "continuazione fallimentare" (art. 219 Legge Fallimentare), che configura una circostanza aggravante soggetta a bilanciamento con le attenuanti. Tale errore ha reso la pena "illegale", portando all'annullamento con rinvio per la corretta rideterminazione della sanzione.
Continua »
Mansioni superiori pubblico impiego: no alla promozione
Un dipendente di un'agenzia regionale, pur svolgendo mansioni superiori come autista di mezzi antincendio, non ha ottenuto la promozione automatica. La Corte di Cassazione ha stabilito che nel pubblico impiego, anche se si applica un CCNL privato, prevale la normativa pubblicistica (D.Lgs. 165/2001). Pertanto, il lavoratore ha diritto solo alla maggiore retribuzione per il periodo in cui ha svolto le mansioni superiori, ma non all'inquadramento definitivo nel livello superiore, che nel settore pubblico avviene solo tramite concorso.
Continua »
Durata irragionevole e risarcimento: il limite massimo
Due creditori hanno chiesto un indennizzo per la durata irragionevole di una procedura fallimentare durata oltre 18 anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento a causa della complessità del caso. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la complessità può giustificare un'estensione del termine ragionevole da sei a sette anni, ma non può escludere del tutto il diritto all'indennizzo per ritardi così estesi.
Continua »
Assegno ad personam: limiti temporali e riassorbimento
Un dipendente del settore pubblico ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per ottenere una maggiorazione retributiva, nota come assegno ad personam, per gli anni dal 2002 al 2006, basandosi su una delibera aziendale del 1997. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La ragione fondamentale della decisione è che la stessa delibera del 1997 specificava la propria durata temporanea, limitandone gli effetti a un periodo precedente a quello richiesto dal dipendente, rendendo così la pretesa infondata.
Continua »
Stabile organizzazione: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 992/2024, ha chiarito i criteri per determinare l'esistenza di una stabile organizzazione di una società estera in Italia. Il caso riguardava una holding svizzera accusata di operare tramite una controllata italiana, considerata dall'Agenzia delle Entrate una stabile organizzazione occulta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il controllo totalitario del capitale e il coordinamento di gruppo non sono sufficienti a provare l'esistenza di una stabile organizzazione, se la società italiana mantiene la propria autonomia gestionale e opera come intermediario indipendente.
Continua »
Mandato ad impugnare: la Cassazione conferma le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 929/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato. L'appello era stato precedentemente dichiarato inammissibile per mancanza del nuovo e specifico mandato ad impugnare, introdotto dalla Riforma Cartabia per i processi in assenza. La Corte ha stabilito che questa norma è pienamente legittima dal punto di vista costituzionale e non lede il diritto di difesa, poiché il sistema prevede altri rimedi per tutelare chi non ha avuto effettiva conoscenza del processo.
Continua »
Ricorso in Cassazione: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato personalmente dall'imputato e non da un avvocato iscritto all'apposito albo. La sentenza ribadisce che, ai sensi dell'art. 613 c.p.p., la sottoscrizione del difensore è un requisito formale indispensabile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 c.p.p., che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Il caso sottolinea l'obbligatorietà della difesa tecnica qualificata per il ricorso per Cassazione personale.
Continua »