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Art. 117 Costituzione — Anno 2023

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299 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Imposta regionale sulle concessioni statali: porti non esenti
Un'impresa portuale ha contestato l'avviso di accertamento con cui la Regione richiedeva il pagamento dell'imposta regionale sulle concessioni statali per l'anno 2008, relativa all'uso di aree del demanio marittimo. La società sosteneva che il tributo non fosse dovuto poiché il canone era determinato discrezionalmente dall'Autorità Portuale e non per legge, violando il principio della riserva di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'imposta regionale sulle concessioni statali è pienamente legittima. La riserva di legge relativa (Art. 23 Cost.) è rispettata poiché la legge statale individua i soggetti passivi, il presupposto e l'aliquota massima, lasciando all'autorità amministrativa solo la quantificazione tecnica del canone. L'esenzione introdotta dalla Regione dal 2013 non ha effetto retroattivo per le annualità precedenti.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: Cassa perde ma credito salvo
La Cassa di Previdenza ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il mancato riversamento di contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto invocando la legge di stabilità del 2013, che prevede l'automatico annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti più vecchi e di basso importo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di Previdenza, confermando la legittimità della norma. I giudici hanno chiarito che l'annullamento dei ruoli esattoriali elimina solo la procedura di riscossione coattiva e il titolo esecutivo per ragioni di efficienza contabile, ma non estingue il diritto di credito sottostante. La Cassa di Previdenza potrà quindi ancora agire con le vie ordinarie per recuperare le somme dai singoli debitori.
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Discarico automatico: l’Agente vince, ma il credito resta
La Cassa di Previdenza ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il mancato riversamento di contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. La Corte d'Appello ha condannato l'Agente, ritenendo che avesse perso il diritto al discarico per via della sua totale inerzia. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. I giudici hanno stabilito che la Legge di Stabilità 2013 ha introdotto il discarico automatico per tutti i ruoli antecedenti al 1999, rendendo inapplicabili le vecchie sanzioni per inattività. Questa cancellazione ha valore puramente contabile e non estingue il diritto di credito della Cassa, che può ancora agire con le vie ordinarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: la Cassa perde contro ADER
Una Cassa di Previdenza professionale ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per ottenere il pagamento di oltre 690.000 euro relativi a somme iscritte a ruolo e mai riversate. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la legge di stabilità del 2013 che prevede l'annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti più vecchi e l'esclusione di responsabilità per i concessionari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di Previdenza. I giudici hanno chiarito che la normativa sull'annullamento dei ruoli esattoriali si applica anche agli enti previdenziali privatizzati, poiché svolgono una funzione pubblica. Inoltre, l'eliminazione del ruolo non cancella il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora richiedere con le vie ordinarie. La Cassa di Previdenza perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Riscossione a mezzo ruolo: l’Ente perde ma il credito resta
Un Ente Previdenziale ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il recupero di somme iscritte a ruolo e non riversate. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la Legge di Stabilità 2013, che prevede l'annullamento d'ufficio dei ruoli sotto i 2.000 euro antecedenti al 1999. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso dell'Ente. La Suprema Corte ha chiarito che la normativa sulla riscossione a mezzo ruolo si applica anche agli enti previdenziali privatizzati. L'annullamento del ruolo non estingue il credito originario, che resta azionabile con le vie ordinarie, ma cancella solo la specifica procedura esattoriale per ragioni di economicità. L'Ente Previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Contributi consortili: si pagano anche senza contatore
Un Ente di Bonifica ha richiesto a una proprietaria il pagamento di contributi consortili per l'irrigazione di terreni privi di contatore. La richiesta comprendeva una quota fissa e una quota variabile, calcolata in base al tipo di coltura presunta. La proprietaria ha contestato l'addebito della quota variabile per mancanza di certezza sui consumi reali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che, se i terreni rientrano in un piano di classifica approvato, spetta al contribuente dimostrare di non aver beneficiato del servizio o di aver praticato una coltura diversa da quella stimata. Di conseguenza, la proprietaria deve pagare l'intero importo.
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Riscossione a mezzo ruolo: cartelle annullate ma il credito resta
Un ente previdenziale privato ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'agente pubblico della riscossione per ottenere il pagamento di somme iscritte a ruolo e mai riversate. L'agente della riscossione si è opposto, invocando la Legge di Stabilità 2013, che prevede l'annullamento delle vecchie cartelle esattoriali per razionalizzare i bilanci pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la normativa sulla riscossione a mezzo ruolo si applica anche alle casse di previdenza privatizzate. I giudici hanno chiarito che l'annullamento dei ruoli non cancella il diritto di credito dell'ente, il quale può ancora agire con le vie ordinarie per recuperare le somme dai singoli iscritti morosi, escludendo però la responsabilità dell'esattore pubblico per la mancata riscossione.
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Equa riparazione: negato l’indennizzo agli eredi inattivi
Gli eredi di una proprietaria defunta hanno chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di due processi: una causa civile per confini e un ricorso al TAR contro il silenzio del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che i due processi erano del tutto autonomi e che il periodo di inattività degli eredi, intercorso tra la morte della madre e la loro costituzione in giudizio durata diversi anni, non può essere indennizzato. Sommando solo i periodi di effettiva partecipazione (11 mesi della defunta e 14 mesi degli eredi), la durata complessiva del processo amministrativo è stata di 25 mesi, inferiore al limite di legge di tre anni per considerare il processo irragionevole.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: il credito non si estingue
Un Ente di Previdenza ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il mancato riversamento di crediti risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la legge di stabilità del 2013 che prevede l'annullamento automatico dei crediti inferiori a duemila euro e il discarico di quelli superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente di Previdenza, confermando la legittimità dell'operato dell'Agente. I giudici hanno chiarito che l'annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti più vecchi risponde a esigenze di razionalizzazione dei bilanci. Tale misura elimina solo il titolo esecutivo pubblico, lasciando intatto il diritto dell'Ente di agire privatamente per il recupero.
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Riscossione dei contributi previdenziali: Ente ko contro Agente
Un Ente Previdenziale ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione, pretendendo il pagamento di vecchi contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Ente sosteneva che l'Agente avesse perso il diritto al discarico per non aver inviato tempestivamente le comunicazioni di inesigibilità. La Corte d'Appello ha revocato l'ingiunzione applicando la Legge di Stabilità 2013, che prevede l'annullamento dei vecchi ruoli. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'Ente. I giudici hanno stabilito che la riforma sulla riscossione dei contributi previdenziali si applica anche alle casse professionali privatizzate. Le proroghe dei termini per l'Agente pubblico sono state continue, impedendo la cristallizzazione del debito prima della riforma. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Spazio minimo vitale in carcere: no al risarcimento ripetuto
Il Detenuto ha richiesto un indennizzo per aver espiato la pena in condizioni di sovraffollamento carcerario a Padova. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda perché identica a una precedente già respinta. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo che una successiva sentenza delle Sezioni Unite costituisse un elemento di novità idoneo a superare il blocco della decisione precedente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la pronuncia delle Sezioni Unite non ha introdotto criteri nuovi sul calcolo dello spazio minimo vitale in carcere, ma ha solo confermato l'orientamento consolidato che esclude i letti a castello dal computo. Di conseguenza, in assenza di reali novità, opera la preclusione del giudicato esecutivo.
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Arresti domiciliari revocati: sopravvenuta carenza di interesse
Il Tribunale di Genova aveva confermato la misura degli arresti domiciliari per l'Indagato, accusato di spaccio di lieve entità. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale misura non potesse essere applicata poiché la pena finale prevista sarebbe stata inferiore a tre anni. Tuttavia, prima della decisione della Cassazione, il giudice ha sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché il venir meno dell'interesse non è dipeso da una colpa dell'Indagato, la Corte non lo ha condannato al pagamento delle spese processuali.
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Niente condanna senza rinnovazione dell’istruzione dibattimentale
L'Imputato era stato accusato di simulazione di reato per aver falsamente denunciato una truffa legata a un abbonamento televisivo. Assolto in primo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione condannandolo, basandosi su una diversa interpretazione delle testimonianze senza però riascoltare i testimoni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la mancata rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello costituisce una violazione insanabile dei diritti di difesa, rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato ottiene l'annullamento della condanna e il processo d'appello dovrà essere interamente celebrato da capo davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello.
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Tassazione contributi trasporto pubblico: stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva la tassazione dei contributi erogati dalla Provincia di Bolzano a società di trasporto pubblico locale. L'amministrazione finanziaria riteneva che tali somme costituissero ricavi imponibili ai fini delle imposte dirette, escludendo l'applicazione delle agevolazioni per le province autonome. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i contributi ordinari di esercizio per il trasporto pubblico locale non costituiscono componenti positivi di reddito. Di conseguenza, è esclusa la tassazione contributi trasporto pubblico ai fini delle imposte dirette, principio valido anche per le regioni e province a statuto speciale.
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Credito d’imposta per redditi prodotti all’estero: Fisco ko
Un lavoratore dipendente ha svolto attività in Kazakhstan nel 2010, pagando le tasse all'estero. Ha richiesto il credito d'imposta per redditi prodotti all'estero solo nella dichiarazione dei redditi del 2012 (presentata nel 2013). L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo la decadenza per il ritardo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni prevalgono sulle rigide scadenze formali interne. Il contribuente ha quindi diritto alla detrazione delle imposte pagate all'estero per evitare una ingiusta doppia tassazione, indipendentemente dall'anno in cui ha esposto il credito, purché sussistano i requisiti sostanziali previsti dal trattato bilaterale.
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Pensione e principio del pro rata: legittimi i tagli della Cassa
Un professionista ha chiesto la riliquidazione della propria pensione di anzianità, sostenendo che dovesse applicarsi rigorosamente il principio del pro rata senza le riduzioni introdotte dalle delibere della propria Cassa di previdenza. Sebbene l'interessato avesse raggiunto i requisiti di età e contributi nel 2006, ha presentato la domanda di pensionamento solo nel 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pensionato, stabilendo che il diritto alla pensione si considera maturato solo al momento della presentazione della domanda. Di conseguenza, applicandosi il limite temporale del 1° gennaio 2007, la Cassa poteva legittimamente applicare una versione attenuata del principio del pro rata per garantire l'equilibrio finanziario di lungo termine, rendendo efficaci i tagli deliberati. Vince la Cassa di previdenza.
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Riconoscimento anzianità di servizio: tutela sì, ma senza aumenti
Un dipendente pubblico, trasferito dalla Provincia al Ministero dell'Istruzione, ha richiesto il Riconoscimento anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza per ottenere una ricostruzione di carriera favorevole. L'Amministrazione ha invece applicato il criterio del maturato economico, recuperando le somme pagate in eccedenza dopo l'estinzione di un precedente giudizio non riassunto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che, in base alle norme europee e nazionali, il trasferimento non deve causare un peggioramento retributivo sostanziale all'atto del passaggio, ma non garantisce un automatico aumento di stipendio o la parità assoluta con i colleghi già in servizio. Poiché i giudici di merito hanno accertato l'assenza di una perdita economica significativa, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Trasferimento del personale ATA: anzianità persa ma stipendio salvo
Il Lavoratore, trasferito dalla Provincia al Ministero dell'Istruzione come personale ATA, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza per ottenere una ricostruzione di carriera favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il trasferimento del personale ATA non deve comportare un peggioramento retributivo sostanziale, ma non attribuisce il diritto a un miglioramento automatico dello stipendio. Poiché i giudici di merito hanno escluso perdite economiche significative all'atto del passaggio, e rilevata l'estinzione di un precedente giudizio per mancata riassunzione, l'Amministrazione Pubblica ha legittimamente negato i benefici richiesti e avviato il recupero delle somme non dovute.
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Riconoscimento anzianità di servizio: no ad aumenti automatici
Una lavoratrice, trasferita dalla Provincia al Ministero dell'Istruzione come personale ATA, ha richiesto il riconoscimento anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza per ottenere una ricostruzione di carriera economica favorevole. La dipendente ha contestato anche la richiesta di restituzione di somme precedentemente ricevute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il trasferimento non deve comportare un peggioramento retributivo sostanziale rispetto alla situazione precedente, ma non dà diritto a un automatico aumento dello stipendio. Poiché i giudici di merito hanno accertato l'assenza di una perdita economica reale al momento del passaggio, la richiesta è stata respinta. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Trasferimento del personale ATA: tutele sì, ma niente aumenti
Un dipendente provinciale, a seguito del trasferimento del personale ATA nei ruoli dello Stato, ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza per ottenere un aumento di stipendio. Il lavoratore ha inoltre contestato la richiesta dello Stato di restituire le somme ricevute in base a una vecchia sentenza favorevole, poi annullata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il trasferimento del personale ATA garantisce solo la conservazione dello stipendio precedente per evitare un peggioramento economico, ma non dà diritto a scatti retributivi automatici. Inoltre, la mancata riassunzione della causa precedente ha cancellato i vecchi effetti favorevoli, obbligando il lavoratore a pagare le spese di lite.
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