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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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2508 provvedimenti

Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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Retribuzione ferie solidarietà: la decisione Cass.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda che aveva ridotto la retribuzione per le ferie maturate durante un contratto di solidarietà ma godute dopo. La decisione sottolinea che l'onere di provare il diritto a tale riduzione grava sul datore di lavoro. Il caso chiarisce aspetti cruciali sulla retribuzione ferie solidarietà.
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Risarcimento danno dirigente medico: guida completa
Un dirigente medico ha ottenuto un risarcimento per i danni derivanti dalla mancata attuazione, da parte dell'azienda sanitaria, della procedura di graduazione delle funzioni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale omissione costituisce un inadempimento contrattuale che legittima la richiesta di risarcimento danno al dirigente medico per la perdita della possibilità di percepire la retribuzione variabile. La Corte ha inoltre validato il ricorso alla liquidazione equitativa del danno.
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Retribuzione di posizione: la graduazione è essenziale
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere la parte variabile della retribuzione di posizione, non corrisposta a causa della mancata "graduazione" delle funzioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la graduazione è un presupposto indispensabile per far sorgere il diritto al pagamento. L'azione corretta da esperire non era quella di adempimento per il pagamento, ma quella di risarcimento del danno per l'inerzia dell'amministrazione.
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Risarcimento danno dirigenza medica: guida completa
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata graduazione delle sue funzioni da parte dell'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che l'omissione della P.A. configura una perdita di chance per il dirigente di percepire la parte variabile della retribuzione di posizione, con danno liquidabile in via equitativa dal giudice.
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Qualifica di armatore: onere della prova e licenziamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di navigazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un marittimo per difetto di forma scritta. La società sosteneva di non avere la qualifica di armatore al momento dei fatti, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso incentrati su questioni di fatto e privi di autosufficienza, confermando la presunzione che il proprietario della nave sia anche l'armatore in assenza di prova contraria.
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Domanda riconvenzionale: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17778/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva presentato una domanda riconvenzionale contro un ex dipendente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso per carenze procedurali, tra cui la modifica della domanda in appello e la genericità delle censure. La decisione sottolinea l'importanza di formulare le pretese in modo chiaro e coerente fin dal primo grado di giudizio, confermando il rigetto della domanda riconvenzionale già deciso nei gradi di merito.
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Assegno ad personam: il giudicato lo rende intoccabile
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento di un assegno ad personam dalla Corte d'Appello, nonostante un precedente giudizio le avesse riconosciuto il diritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il 'giudicato esterno', formatosi nel frattempo, rende il diritto intoccabile e non più discutibile. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione alla luce del diritto ormai accertato in via definitiva.
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Verbale ispettivo: quando si può annullare?
Una cooperativa sociale ha impugnato un verbale ispettivo che riqualificava collaborazioni a progetto in lavoro subordinato, chiedendone l'annullamento e la dichiarazione di inesistenza dei debiti contributivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la domanda centrale è l'accertamento negativo del debito e non l'annullamento del verbale, che costituisce una questione meramente incidentale e non decisiva per il giudizio.
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Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
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Trattamento retributivo lettori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13886/2023, ha chiarito la questione del trattamento retributivo dei lettori di lingua straniera divenuti collaboratori esperti linguistici. La Corte ha stabilito che il trattamento economico più favorevole, ottenuto tramite una precedente sentenza passata in giudicato, deve essere conservato. Tuttavia, tale conservazione non avviene tramite un aggancio dinamico alla retribuzione dei ricercatori, ma sotto forma di un assegno 'ad personam' non rivalutabile, pari alla differenza calcolata al momento del cambio di inquadramento. Viene così bilanciata la tutela dei diritti acquisiti con la nuova disciplina contrattuale.
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Poteri istruttori del giudice: limiti e revoca ordine
In un caso di differenze retributive nel pubblico impiego, la Cassazione ha stabilito che i poteri istruttori del giudice possono superare le preclusioni probatorie delle parti. Un ordine di esibizione documentale, legittimamente emesso per chiarire fatti già allegati, non può essere revocato sulla base di una sua presunta illegittimità originaria. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso dal giudizio prove decisive, rinviando per una nuova valutazione.
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Ricorso incidentale tardivo: ammissibilità e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11640/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro alcune cartelle esattoriali e ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale tardivo dell'agente di riscossione. La Corte ha ribadito l'ampia ammissibilità del ricorso incidentale, anche se tardivo e relativo a capi diversi della sentenza, ma ha sottolineato che deve essere proposto contro la parte legittimata, ovvero l'ente creditore e non l'agente di riscossione.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha promosso un'azione legale per l'annullamento di diverse cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile basandosi su una nuova normativa. La sentenza stabilisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è permessa solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, manca l'interesse ad agire.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Recesso contratto agenzia: negligenza e calo affari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dal contratto di agenzia operato da una società preponente nei confronti di un suo agente. La decisione si fonda non solo sul calo di produttività, ma sulla condotta complessivamente negligente dell'agente, che non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e ha dimostrato un atteggiamento poco collaborativo. La Corte ha stabilito che, in presenza di elementi che dimostrano la colpa dell'agente, il recesso è giustificato anche senza una comparazione con i risultati di altri colleghi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato un estratto di ruolo per crediti previdenziali, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10848/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Seguendo il principio delle Sezioni Unite (sent. n. 26283/2022), ha stabilito che per l'impugnazione estratto di ruolo non basta la mancata notifica, ma è necessario dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, manca l'interesse ad agire.
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Retribuzione variabile: no senza graduazione funzioni
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione variabile di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza della procedura amministrativa di graduazione delle funzioni, il diritto al pagamento non sorge. Il dirigente avrebbe dovuto intentare un'azione per il risarcimento del danno causato dall'inerzia dell'amministrazione, e non un'azione di adempimento per il pagamento diretto.
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Lavoro subordinato: gli indici secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro, sanzionato per l'impiego irregolare di due collaboratrici. La Corte ha chiarito che la valutazione della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato è una questione di fatto, di competenza dei giudici di merito, basata su un'analisi complessiva degli indici rivelatori, primo fra tutti l'eterodirezione. Ha inoltre stabilito che la condanna al pagamento di una sanzione ridotta rispetto a quella originaria non costituisce un vizio di ultrapetizione.
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