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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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2532 provvedimenti

Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Prescrizione dei contributi previdenziali: l’avviso salva l’INPS
Un professionista impugna la richiesta dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione separata per gli anni 2009 e 2010. La Corte d'appello dichiara prescritti i contributi del 2009, ritenendo che il primo atto interruttivo fosse del 2017. Per il 2010, esclude la più grave sanzione per evasione, applicando quella per omissione. L'INPS ricorre in Cassazione lamentando che i giudici d'appello hanno ignorato un avviso bonario del 2015 che avrebbe interrotto la prescrizione per il 2009. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, confermando che l'omessa valutazione dell'avviso bonario costituisce un vizio di omessa pronuncia. La causa viene rinviata per un nuovo esame sulla prescrizione dei contributi previdenziali del 2009.
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Distanze legali tra costruzioni: chi non è confinante perde
I proprietari di un terreno hanno citato in giudizio i vicini lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni per un edificio confinante. Gli attori sostenevano di aver usucapito anche un secondo lotto adiacente, pretendendo l'arretramento della costruzione rispetto a entrambi i confini. La Corte d'Appello ha ridotto l'obbligo di arretramento solo al lotto di cui era provata la proprietà, escludendo la legittimazione ad agire per il lotto non confinante in mancanza di una sentenza definitiva di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha ribadito che solo il proprietario confinante è legittimato a chiedere il rispetto delle distanze, escludendo che tale diritto spetti a chi possiede lotti non confinanti all'interno della stessa lottizzazione.
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Distanze tra costruzioni: demolizione confermata ma paga il tecnico
Un proprietario ha citato in giudizio la sorella per la violazione delle distanze tra costruzioni nella realizzazione di un albergo. La proprietaria ha sostenuto l'esistenza di un accordo verbale e ha chiamato in causa il progettista per essere manlevata. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato l'arretramento dell'edificio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul rispetto delle distanze, confermando l'obbligo di arretramento poiché i giudici di merito hanno accertato l'assenza di un reale consenso scritto. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per omessa pronuncia: la Corte d'Appello aveva infatti ignorato la domanda di garanzia contro il progettista. La causa torna quindi in appello per decidere esclusivamente sulla responsabilità del professionista.
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Restituzione dell’indebito: bonifici continui ma senza prove
Un'azienda ha richiesto la restituzione dell'indebito per oltre 180.000 euro versati mensilmente a una collaboratrice (moglie del socio amministratore defunto) dal 1992 al 2007, sostenendo l'assenza di una causa giustificatrice. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo i pagamenti giustificati da un'attività di gestione e da un presunto prestito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, cassando la sentenza. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello ha violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, estendendo la giustificazione dei pagamenti a periodi non richiesti. Inoltre, la motivazione sul prestito è risultata apparente e basata su una testimonianza de relato partium (riferita dalla stessa interessata), priva di valore probatorio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Diritto di sopraelevazione: scontro sul sottotetto e vittoria
Un proprietario ha acquistato da una procedura fallimentare l'intero sottotetto di un edificio, rivendicando il diritto di sopraelevazione e il diritto di superficie per ristrutturarlo secondo un progetto comunale, offrendo un'indennità ai proprietari dei piani sottostanti. Questi ultimi si sono opposti, sostenendo che il diritto fosse limitato alla sola copertura del tetto e non comprendesse il piano di calpestio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari dei piani inferiori. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto spetta solo al giudice di merito e che l'accettazione dell'indennità provvisoria non costituisce rinuncia all'impugnazione. Vince quindi il proprietario del sottotetto, che può procedere con i lavori.
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Pignoramento presso terzi: l’errore sulla data costa caro
Un creditore ha avviato un pignoramento presso terzi per recuperare un credito, ma l'atto indicava una data di nascita errata del debitore. Il Tribunale ha respinto la domanda di accertamento dell'obbligo del terzo, ritenendo l'atto non emendabile poiché riferito a un soggetto diverso. Dopo alterne vicende processuali, la Corte d'appello ha confermato il rigetto, rilevando che il creditore non aveva contestato specificamente tale errore materiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del creditore, confermando che l'errore sull'identità del debitore rende inefficace la procedura. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente per responsabilità aggravata a causa della manifesta infondatezza del ricorso, applicando il principio della soccombenza globale per la liquidazione delle spese di lite.
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Gestione separata INPS: sanzioni per omissione e non evasione
L'ente previdenziale ha richiesto a un Avvocato il pagamento dei contributi per la Gestione separata INPS per l'anno 2010, oltre alle sanzioni per evasione. La Corte d'appello ha ritenuto legittima l'iscrizione ma ha ridotto le sanzioni, applicando il regime più favorevole dell'omissione anziché dell'evasione, a causa dell'incertezza normativa. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'applicazione delle sanzioni per evasione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che l'omessa comunicazione dei dati non equivale automaticamente a dolo di evasione. Inoltre, l'intervento della Corte Costituzionale (sentenza 104/2022) ha confermato l'illegittimità delle sanzioni per il periodo precedente, ma l'assenza di un ricorso incidentale dell'Avvocato impedisce l'annullamento totale delle sanzioni già decise. Vince l'Avvocato, che pagherà solo le sanzioni ridotte per omissione.
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Responsabilità professionale del notaio per pignoramento omesso
Gli Acquirenti acquistano un terreno tramite atto pubblico redatto dal Notaio. Dieci anni dopo, scoprono che sul bene pende un pignoramento trascritto anni prima dell'acquisto. Per evitare l'espropriazione, pagano il creditore e chiedono il risarcimento dei danni al professionista. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio per non aver rilevato e segnalato il pignoramento. La Corte ribadisce che il notaio deve garantire la sicurezza dell'atto compiendo le necessarie verifiche ipotecarie, senza che il cliente debba controllare il suo operato. Il ricorso del Notaio viene rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Giudizio di ottemperanza: sì al rimborso ma con limiti di spesa
Un contribuente, colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia, ha richiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata. Dopo aver ottenuto ragione nei primi gradi di giudizio, ha avviato un giudizio di ottemperanza per costringere l'Agenzia delle Entrate al pagamento. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sentenza non fosse di condanna e che occorresse applicare i limiti di spesa previsti dalle leggi speciali sui rimborsi post-sisma. La Suprema Corte ha chiarito che la sentenza di rimborso ha valore di condanna, rendendo legittimo il giudizio di ottemperanza. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Agenzia poiché il giudice di merito ha ignorato le norme speciali sui tetti di spesa e sulla ripartizione dei fondi. La causa è stata rinviata per ricalcolare le modalità di pagamento.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: errore senza danno
Un avvocato ha chiesto ai propri clienti il pagamento delle parcelle per l'attività svolta in una causa civile e in una procedura esecutiva. I clienti si sono opposti, lamentando un grave errore del legale e chiedendo il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha ridotto del 25% il compenso del professionista per via dell'errore, ma ha respinto la richiesta di risarcimento dei clienti per mancanza di prove sul danno concreto. Ha inoltre negato il compenso per il pignoramento ritenuto inutile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la responsabilità professionale dell'avvocato non scatta automaticamente con l'errore. È infatti indispensabile dimostrare il nesso causale e il danno effettivo, provando che senza quell'errore il cliente avrebbe probabilmente vinto la causa. Entrambe le parti hanno visto respinti i propri ricorsi.
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Risarcimento del danno da inadempimento: no al doppio cumulo
Un'impresa appaltatrice ha chiesto il risarcimento del danno da inadempimento all'amministrazione comunale per il ritardo nel rilascio di una fideiussione e per ritardati pagamenti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato il Comune, applicando rivalutazione e interessi sia sul danno emergente che sul lucro cessante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, rilevando che i giudici d'appello hanno ignorato la contestazione sul cumulo illegittimo di rivalutazione e interessi e hanno erroneamente ritenuto non impugnata la questione sugli interessi moratori. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questi aspetti.
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Giudicato interno: l’Ente perde la causa nonostante l’accordo
La Società Fornitrice ha richiesto all'Ente Sanitario il pagamento per i servizi di gestione archivi svolti dopo la scadenza del contratto. Durante la causa, la società è fallita e la curatela è subentrata nel processo. Il Tribunale, con sentenza non definitiva, ha escluso che un accordo transattivo avesse chiuso la lite. Successivamente, con sentenza definitiva, ha condannato l'Ente Sanitario al pagamento di oltre 418.000 euro. L'Ente Sanitario ha impugnato solo la sentenza definitiva. La Corte d'Appello ha invece ritenuto valida la transazione, dichiarando estinta la causa. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che sulla validità della transazione si era formato il giudicato interno. Poiché l'Ente Sanitario non aveva impugnato la sentenza non definitiva né formulato riserva d'appello, non poteva più contestare quel punto. Vince la Società Fornitrice.
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Condono fiscale e rimborso tributi: i crediti restano vivi
Una banca ha impugnato il silenzio rifiuto su istanze di rimborso IRPEG e ILOR per l'anno 1983 e un avviso di accertamento per lo stesso periodo. Nel corso del giudizio, l'istituto ha aderito alla definizione agevolata per l'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il condono fiscale e rimborso tributi viaggiano su binari diversi: l'adesione alla sanatoria estingue i debiti verso l'Erario ma non cancella il diritto del contribuente a chiedere i rimborsi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sul rimborso poiché i giudici di merito hanno fornito motivazioni del tutto generiche e insufficienti sulla deducibilità di costi e interessi. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia.
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Opere su suolo altrui: niente rimborso se c’è un accordo
Una società conduttrice realizza alcune opere su suolo altrui, di proprietà del locatore. Dopo la fine del rapporto, la società chiede il rimborso delle spese sostenute basandosi sulle regole delle opere realizzate da terzi o sull'arricchimento senza causa. La Corte d'Appello rigetta la domanda, rilevando l'esistenza di un accordo tra le parti che esclude la qualifica di terzo della società, e riqualifica il contratto come comodato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte conferma che il giudice d'appello può riqualificare autonomamente il contratto senza violare i divieti processuali. Inoltre, l'esistenza di un accordo contrattuale impedisce di considerare la società come un soggetto terzo, escludendo il diritto ai rimborsi previsti per le opere su suolo altrui realizzate in assenza di vincoli.
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Posizione organizzativa: il Comandante vince contro il Comune
Il Lavoratore, Comandante della Polizia Municipale, ha impugnato la revoca della sua posizione organizzativa disposta dal Comune. La Corte d'Appello aveva negato il diritto al mantenimento dell'incarico a causa della perdita di autonomia di spesa dovuta a una riorganizzazione interna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che la direzione del Corpo di Polizia Municipale, caratterizzata da un rapporto diretto con il Sindaco e da un'autonomia gestionale e operativa, integra per sua natura i presupposti della posizione organizzativa previsti dalla contrattazione collettiva, a prescindere dall'autonomia finanziaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Impugnazione estratto di ruolo: debito reale ma ricorso vietato
Una società ha proposto l'impugnazione estratto di ruolo per contestare contributi previdenziali non pagati, lamentando la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno applicato la nuova legge sopravvenuta, la quale stabilisce che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un danno concreto e specifico, come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici amministrativi. Non avendo la società dimostrato alcuno di questi pregiudizi, e non essendo sufficiente la sola notifica di un preavviso di ipoteca, l'azione non poteva essere proseguita. Di conseguenza, la richiesta di annullamento è stata rigettata senza esame del merito.
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Interruzione dell’usucapione: firma l’atto e perde la proprietà
Due comproprietarie hanno chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di alcuni terreni. La società costruttrice confinante si è opposta, sostenendo che un accordo del 1994 avesse comportato l'interruzione dell'usucapione, e ha chiesto in via riconvenzionale di vietare ogni passaggio sul proprio fondo. I giudici di merito hanno accolto le tesi della società. La Cassazione ha confermato che l'atto del 1994 ha causato l'interruzione dell'usucapione, poiché le proprietarie vi riconoscevano l'altrui proprietà. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso delle proprietarie per ultrapetizione: la società costruttrice, nelle memorie finali, aveva limitato la richiesta di divieto al solo passaggio di veicoli, mentre i giudici avevano vietato anche il transito pedonale. La causa torna in appello per rideterminare i limiti del divieto di passaggio.
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Immissioni rumorose in condominio: niente inibitoria se la discoteca chiude
I proprietari di un appartamento agiscono contro i vicini e la società conduttrice di un locale seminterrato, lamentando intollerabili immissioni rumorose in condominio dovute all'attività di discoteca. Nel corso del giudizio, la società rilascia l'immobile e cessa l'attività. I giudici di merito dichiarano cessata la materia del contendere, ma i danneggiati ricorrono in Cassazione pretendendo comunque un provvedimento di inibitoria futura contro i proprietari del locale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: l'interesse ad agire deve essere attuale e concreto. Poiché il disturbo è cessato con il rilascio del locale, non sussiste alcun danno reale e presente da inibire. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Liquidazione delle spese processuali: il ricorso che costa caro
Una cittadina ha chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo. Ottenuto l'indennizzo, ha contestato la liquidazione delle spese processuali ritenendola insufficiente. La Corte d'Appello ha rideterminato le spese, ma la ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione sollevando ben undici motivi, tra cui la mancata concessione della maggiorazione per il deposito telematico e l'errata distrazione delle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la liquidazione delle spese processuali rientra nella discrezionalità del giudice di merito e che la dicitura 'oltre accessori di legge' comprende automaticamente spese generali, IVA e previdenza. Inoltre, per gli errori sulla distrazione delle spese, il rimedio corretto è la correzione di errore materiale e non il ricorso ordinario. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Sgravio dei dazi doganali: tra errore d’origine e rimborso dovuto
Un'azienda importatrice acquistava tubi dichiarati di origine indiana, ma l'ispezione doganale rivelava l'origine cinese delle merci. L'importatore chiedeva la rispedizione all'estero e il conseguente sgravio dei dazi doganali per non conformità contrattuale. La Dogana negava l'autorizzazione, pretendendo prima lo sdoganamento definitivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo sgravio dei dazi doganali per rispedizione di merce non conforme spetta solo se l'importatore rileva e dichiara la difformità prima del controllo doganale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'importatore su un altro punto: i giudici d'appello hanno omesso di valutare la richiesta di rimborso dei dazi antidumping alla luce dell'annullamento di un regolamento europeo da parte della Corte di Giustizia UE. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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