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Art. 109 TUIR — Anno 2024

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275 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità e limiti
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP, contestando l'indeducibilità di costi fatturati da una società estera schermo, per operazioni definite soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che i termini di accertamento possono essere raddoppiati per IRES in presenza di un'ipotesi di reato tributario, ma non per IRAP. Inoltre, ha affermato la deducibilità dei costi soggettivamente inesistenti, a condizione che siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all'attività d'impresa, cassando la sentenza di merito e rinviando alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione.
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Avviso di accertamento: onere della prova e sanzioni
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IRES, contestando la legittimità della firma, il mancato contraddittorio preventivo, il diniego all'ammortamento dell'avviamento per documentazione ultra-decennale e le sanzioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, ribadendo che l'onere della prova per i benefici fiscali grava sul contribuente, il quale deve conservare la documentazione necessaria finché i periodi d'imposta non siano definiti. Ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, censurando la decisione di merito che aveva ritenuto provata la deducibilità di un fondo svalutazione crediti in assenza di prove analitiche. La sentenza sottolinea il rigore sull'onere della prova in materia fiscale.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
Un professionista si è visto contestare la deducibilità di alcuni costi per servizi e carburante, ritenuti fittizi dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che in presenza di seri indizi di fittizietà forniti dal Fisco, l'onere della prova per le operazioni inesistenti si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni, non essendo sufficienti la mera regolarità contabile o una perizia di parte. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Onere probatorio tributario: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento per IRES sollevando molteplici questioni, tra cui il diniego di ammortamenti per mancata esibizione di documentazione ultradecennale e la legittimità di una ripresa a tassazione basata su un accertamento dell'anno precedente non ancora definitivo. La Corte di Cassazione, pur rigettando la maggior parte dei motivi e ribadendo il rigoroso onere probatorio tributario a carico del contribuente per i benefici fiscali, accoglie il ricorso sulla ripresa a tassazione. Viene stabilito che è illegittima una pretesa fiscale fondata su un atto presupposto la cui legittimità è ancora sub iudice, cassando con rinvio la sentenza su questo specifico punto.
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Deduzione costi carburante: sì con fattura per autotrasporto
L'Amministrazione Finanziaria ha negato la deduzione dei costi carburante a una società di trasporti per la mancata compilazione delle apposite schede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che per gli autotrasportatori per conto terzi, a partire dal 2006, vige un'esenzione dall'obbligo delle schede. Pertanto, la prova dell'acquisto e la conseguente deducibilità del costo possono essere fornite anche tramite fatture, come avvenuto nel caso specifico relativo all'anno d'imposta 2010.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società e i suoi soci impugnavano avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni ritenute inesistenti. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, hanno aderito alla definizione agevolata, pagando il debito. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, poiché l'adesione alla sanatoria equivale a una rinuncia al ricorso.
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Plusvalenza tassabile anche se il contratto è risolto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3936/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: la plusvalenza tassabile derivante dalla cessione di un'azienda si considera realizzata al momento della stipula del contratto. Eventi successivi, come il mancato pagamento del prezzo e la conseguente risoluzione del contratto, non eliminano l'obbligo fiscale sorto in quel momento. Tali eventi potranno dar luogo a una minusvalenza deducibile in un periodo d'imposta successivo, ma non annullano la tassazione originaria.
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Motivazione apparente: sentenza nulla e nuovo processo
Una società impugna un avviso di accertamento. La Commissione Tributaria Regionale respinge l'appello con una sentenza che la Cassazione annulla per motivazione apparente, poiché il ragionamento del giudice non era comprensibile. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Operazioni inesistenti: onere della prova fiscale
Un informatore farmaceutico si è visto contestare la deducibilità di costi per operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate ha fornito prove presuntive sulla fittizietà delle fatture, basate sull'inoperatività delle società fornitrici. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di indizi gravi, precisi e concordanti da parte dell'amministrazione finanziaria, l'onere di dimostrare l'effettività della prestazione ricade sul contribuente. La sentenza di secondo grado, che aveva annullato la pretesa fiscale con una motivazione apparente, è stata cassata con rinvio.
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Operazioni inesistenti: onere della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva ritenuto deducibili i costi per presunte operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato le fatture di un professionista basandosi su gravi indizi. La Corte ha ribadito che, di fronte a tali indizi, spetta al contribuente provare l'effettività delle operazioni, non essendo sufficiente la sola fattura.
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Spese di sponsorizzazione ASD: deducibilità assoluta
Una società informatica ha contestato un avviso di accertamento che negava la piena deducibilità dei costi per pubblicità a favore di associazioni sportive dilettantistiche (ASD). La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione regionale, ha stabilito che le spese di sponsorizzazione ASD godono di una presunzione legale assoluta di inerenza e congruità ai sensi dell'art. 90 della Legge 289/2002. Questo impedisce all'amministrazione finanziaria di sindacarne la deducibilità, a patto che siano rispettati precisi requisiti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame basato su questo principio.
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Deducibilità sponsorizzazioni sportive: la presunzione
Una società di software si è vista contestare la deducibilità dei costi per la sponsorizzazione di associazioni sportive dilettantistiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la legge prevede una presunzione legale assoluta per la deducibilità delle sponsorizzazioni sportive a favore di ASD. Questo principio impedisce all'Amministrazione Finanziaria di sindacare l'inerenza e la congruità di tali spese, a patto che siano rispettate determinate condizioni oggettive.
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Principio di competenza: quando dedurre i costi
Un contribuente ha dedotto interessi passivi nell'anno 2003 per un acquisto immobiliare finalizzato nel 2004. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il problema non era la pertinenza del costo (inerenza), ma il mancato rispetto del principio di competenza, che impone di imputare il costo all'esercizio corretto (2004). L'errore del ricorrente è stato focalizzarsi su un aspetto non contestato, ignorando la reale motivazione dell'accertamento fiscale.
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Accertamenti bancari: come dedurre i costi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3129/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari. Il caso riguardava un panificio a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori ricavi basandosi su movimentazioni non giustificate sui conti correnti dell'imprenditore e dei suoi familiari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, chiarendo che, a fronte di ricavi presunti derivanti da accertamenti bancari, il giudice tributario deve sempre considerare e determinare, anche in via forfettaria, i costi relativi a tali ricavi. Omettere questa valutazione viola il principio di tassazione del reddito effettivo, portando a una illegittima imposizione fiscale sui ricavi lordi anziché sull'utile netto.
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Giudicato esterno tributario: il caso di ammortamento
La Corte di Cassazione afferma il principio del giudicato esterno tributario in un caso di ammortamento del costo di usufrutto di un marchio. Una precedente sentenza, divenuta definitiva su un'annualità d'imposta diversa, ha stabilito la legittimità dell'operazione economica alla base. Tale accertamento preclude al Fisco la possibilità di contestare la deducibilità delle quote di ammortamento anche per le altre annualità, garantendo certezza giuridica al contribuente.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
Una società cooperativa, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso tramite il suo commissario liquidatore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia, essendo un atto unilaterale recettizio di cui la controparte ha avuto conoscenza, produce i suoi effetti a prescindere dall'accettazione. Di conseguenza, ha disposto la compensazione delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione processo tributario
Una società cooperativa, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino in Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia è un atto unilaterale che produce i suoi effetti nel momento in cui la controparte ne viene a conoscenza, indipendentemente dall'accettazione. Di conseguenza, le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Errore dichiarazione fiscale: come correggerlo in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a favore del contribuente: un errore nella dichiarazione fiscale, che ha portato all'indicazione di un reddito superiore a quello effettivo, può essere contestato e corretto direttamente in sede di contenzioso tributario, anche senza aver presentato una dichiarazione integrativa o un'istanza di rimborso. Il caso riguardava una società che aveva erroneamente dichiarato una plusvalenza, ricevendo poi un avviso di accertamento. La Corte ha chiarito che l'oggetto del processo è la determinazione della pretesa tributaria corretta, consentendo al contribuente di fornire la prova dell'errore per annullare la maggiore imposta richiesta. La sentenza ha inoltre affrontato la questione della deducibilità delle imposte accessorie e la legittimità della riscossione provvisoria.
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Giudicato esterno su costi pluriennali e usufrutto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2465/2024, ha stabilito l'efficacia vincolante del giudicato esterno in materia tributaria. Una società aveva dedotto il costo per l'acquisizione dell'usufrutto di un marchio, ma l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione. La Corte ha accolto il ricorso della società basandosi su una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti, relativa a un'altra annualità, che aveva già accertato la legittimità dell'operazione. Ha inoltre chiarito che il corrispettivo per l'usufrutto non è automaticamente una royalty e richiede un'analisi sostanziale per la corretta qualificazione fiscale internazionale.
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Fattura soggettivamente inesistente e poteri del giudice
Una società impugna un avviso di accertamento per costi indeducibili. La Corte di Cassazione cassa la sentenza di secondo grado che aveva riqualificato l'operazione come uso di una fattura soggettivamente inesistente, motivazione non presente nell'atto originale. La Corte ha ravvisato un vizio di ultrapetizione e una motivazione apparente, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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