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Art. 109 TUIR — Anno 2024

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275 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Abuso del diritto: quando non si applica al costo fittizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16401/2024, chiarisce i confini dell'abuso del diritto. Nel caso esaminato, una società deduceva un costo per un contributo straordinario versato a un'altra impresa collegata. L'Amministrazione Finanziaria contestava il costo per mancanza di inerenza e competenza. La Commissione Tributaria Regionale, invece, ha riqualificato l'operazione come abuso del diritto. La Suprema Corte ha cassato questa decisione, stabilendo che la fattispecie di abuso del diritto presuppone operazioni reali, sebbene realizzate per un indebito vantaggio fiscale. Quando, come nel caso di specie, si contesta la fittizietà stessa del costo, si verte in un'ipotesi di frode fiscale e la valutazione deve rimanere sui profili originari di inerenza e competenza del costo, non potendo il giudice modificare la causa della pretesa tributaria.
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Motivazione Apparente: Sentenza Tributaria Annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava la deducibilità di canoni di leasing per beni che, secondo l'Amministrazione Finanziaria, erano già stati ceduti a terzi. La Corte ha stabilito che i giudici d'appello non avevano adeguatamente spiegato le ragioni del loro convincimento, limitandosi a formule generiche senza analizzare le prove documentali prodotte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Deducibilità dei costi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16190/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società del settore motorsport. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sulla deducibilità dei costi: l'onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve dimostrare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua inerenza, congruità e, per certi beni come le auto, la strumentalità esclusiva all'attività d'impresa. La sentenza di merito, che aveva annullato le riprese fiscali relative a servizi e leasing di auto di lusso, è stata cassata per motivazione apparente ed erronea applicazione delle regole sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Deducibilità costi: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione (sent. 15966/2024) interviene sulla deducibilità costi aziendali. Stabilisce che le liberalità sono deducibili solo se l'ente beneficiario svolge concretamente l'attività sociale. Accoglie la deducibilità del TFM senza i limiti del TFR e delle spese su immobili di terzi se inerenti all'attività. Annulla la ripresa per presunte cessioni in nero di imballaggi, specificando le corrette regole probatorie sulla presunzione di cessione.
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Deducibilità costi: la Cassazione sul comodato d’uso
Un'azienda produttrice di caffè si è vista negare la deducibilità dei costi di manutenzione per le macchine fornite in comodato d'uso a esercizi commerciali, poiché i contratti addossavano tali spese agli utilizzatori. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della deducibilità dei costi, il fattore determinante è l'effettiva connessione economica (inerenza) della spesa alla generazione del reddito, prevalendo sulla forma contrattuale. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15670/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere probatorio in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate deve fornire elementi presuntivi sulla fittizietà del fornitore e sulla consapevolezza del cessionario. Successivamente, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. La Corte ha specificato che elementi come la congruità del prezzo o i pagamenti tracciabili non sono, da soli, sufficienti a provare la buona fede, poiché compatibili con lo schema fraudolento.
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Deducibilità erogazioni liberali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15248/2024, ha chiarito due importanti principi fiscali. Ha negato la deducibilità delle erogazioni liberali a favore di un'associazione che, pur avendo finalità sociali nello statuto, investiva i fondi in attività finanziarie anziché destinarli concretamente all'attività solidaristica. Al contempo, ha affermato la piena deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti su un immobile in locazione, in quanto l'inerenza all'attività d'impresa prevale sulla proprietà del bene.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14813/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di operazioni oggettivamente inesistenti. Il caso riguardava una società sanzionata per aver dedotto costi relativi a transazioni fittizie. La Corte ha chiarito che, quando un'operazione non è mai avvenuta, il costo correlato non è mai stato sostenuto e, di conseguenza, non può essere dedotto ai fini IRES. In questo contesto, la buona fede del contribuente è del tutto irrilevante. La sentenza di merito, che aveva erroneamente valutato l'elemento soggettivo, è stata cassata con rinvio.
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Operazioni inesistenti: deducibilità e sanzioni IRES
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14803/2024, ha chiarito che in caso di operazioni inesistenti sotto il profilo oggettivo, i costi non sono mai deducibili ai fini IRES. La buona fede del contribuente è irrilevante, poiché il costo non è mai stato effettivamente sostenuto. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente applicato i principi validi per l'IVA, legati alla consapevolezza della frode, a una questione di imposte dirette, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Sopravvenienza attiva: tassabile la riduzione del debito
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 14652/2024 affronta il tema della sopravvenienza attiva. Un'impresa, beneficiaria di una riduzione dei debiti previdenziali a seguito di una calamità naturale, si è vista tassare tale beneficio come reddito. La Corte ha stabilito che la cancellazione parziale di un debito, precedentemente considerato un costo deducibile, costituisce una sopravvenienza attiva imponibile. Il caso è stato rinviato alla commissione tributaria regionale per una nuova valutazione, che dovrà considerare anche la conformità dell'aiuto con le normative europee sugli aiuti di Stato.
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Onere della prova: Cassazione su operazioni inesistenti
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di costruzioni e ai suoi soci la deducibilità di costi per operazioni ritenute inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando le sentenze di merito. La Corte ha ritenuto che il contribuente avesse fornito prove adeguate (pagamenti tracciabili, perizie, contabilità regolare) per dimostrare la realtà delle operazioni, superando le presunzioni dell'ufficio. Il caso evidenzia l'importanza del corretto riparto dell'onere della prova in materia tributaria. Il procedimento verso i soci è stato invece dichiarato estinto per adesione a definizione agevolata.
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Onere della prova costi deducibili: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14206/2024, ha ribadito il principio sull'onere della prova dei costi deducibili. A seguito di un accertamento fiscale verso una società di abbigliamento, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto sufficiente l'ammissione del debito al passivo fallimentare per giustificare la deducibilità dei costi. La Suprema Corte ha specificato che spetta al contribuente dimostrare con prove concrete e oggettive (come DDT firmati e pagamenti tracciabili) l'esistenza, l'inerenza e la certezza dei costi, non essendo sufficiente la sola contabilizzazione o l'ammissione in sede fallimentare.
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Principio di competenza fiscale e data della consegna
Una società è stata oggetto di un accertamento fiscale per ricavi che, secondo l'Amministrazione Finanziaria, dovevano essere tassati nel 2009 anziché nel 2008. La controversia verteva sull'applicazione del principio di competenza fiscale. La società sosteneva la competenza del 2008 sulla base di un accordo di vendita di fine anno, ma la consegna fisica dei beni era avvenuta nel 2009. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i beni mobili, il momento fiscalmente rilevante per la registrazione dei ricavi è la data della consegna fisica o della spedizione, non la data della stipula del contratto. La sentenza ha quindi annullato la decisione del giudice di merito, riaffermando la natura inderogabile delle regole sull'imputazione temporale dei componenti di reddito.
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Frode IVA: no alla detrazione in schemi elusivi
Una società di intermediazione logistica ha creato un artificiale credito IVA attraverso l'interposizione di società controllate per i servizi di trasporto. Le società controllate fatturavano tutti i servizi con IVA, che l'intermediario detraeva. Successivamente, l'intermediario rifatturava ai propri clienti, applicando correttamente il regime di non imponibilità per i trasporti internazionali. La Corte di Cassazione ha qualificato questa operazione come una frode IVA, confermando il diniego della detrazione IVA da parte dell'amministrazione finanziaria e annullando la decisione di secondo grado sulla deducibilità di alcuni costi.
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Plusvalenza immobile: tassabile anche senza pagamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13965/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenza immobile. La tassazione scatta al momento della stipula del contratto di compravendita, che segna il trasferimento giuridico della proprietà, indipendentemente dall'effettivo pagamento del prezzo. La successiva risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente non annulla retroattivamente l'obbligo fiscale sorto. Il venditore potrà, tuttavia, registrare una minusvalenza nell'esercizio in cui avviene la risoluzione.
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Contraddittorio preventivo: Cassazione attende le S.U.
Un professionista contesta un avviso di liquidazione per evasione dell'imposta di bollo, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul ricorso. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite sulla questione della "prova di resistenza", ovvero su cosa debba dimostrare il contribuente per ottenere l'annullamento dell'atto fiscale emesso senza un confronto preventivo.
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Accertamento presuntivo: onere della prova del Fisco
Un'impresa del settore giochi contesta un accertamento presuntivo basato su dati di terzi. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire prova contraria specifica, come i contratti, per superare le presunzioni del Fisco. Viene inoltre negata la deducibilità di costi non provati nell'inerenza e effettività.
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Onere prova operazioni inesistenti: Cassazione chiarisce
Una società metalmeccanica ha impugnato un avviso di accertamento per costi ritenuti indeducibili derivanti da operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione di merito per errata applicazione delle regole sull'onere della prova operazioni inesistenti. È stato chiarito che spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare in primis che la società fornitrice è una 'cartiera', un onere che il giudice di merito aveva erroneamente invertito, ponendolo a carico del contribuente. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Doppia imposizione: sì al rimborso anche per errore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12891/2024, ha affermato il diritto al rimborso per un contribuente che aveva subito una doppia imposizione a causa di un proprio errore contabile, successivamente corretto. Un istituto di credito aveva erroneamente dedotto costi non inerenti, per poi annullare l'operazione negli anni successivi. Nonostante il Fisco avesse già recuperato le imposte per il primo errore, ha negato il rimborso per le maggiori imposte versate a seguito della correzione. La Corte ha stabilito che il principio del divieto di doppia imposizione prevale, anche se l'evento scatenante è un errore del contribuente, annullando la decisione e accogliendo la richiesta di rimborso.
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Sopravvenienza attiva: tassazione nel bilancio
Una società di trasporti ha ridotto un fondo rischi nel 2012, generando una sopravvenienza attiva. L'azienda sosteneva che dovesse essere tassata in un anno precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sopravvenienza attiva è tassabile nell'anno in cui la società registra formalmente la riduzione del fondo nei suoi rendiconti finanziari, poiché è in quel momento che il componente di reddito diventa certo e determinabile ai fini fiscali.
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