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Art. 109 TUIR — Anno 2023

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124 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Deducibilità minusvalenza: no se è solo svalutazione contabile
La Corte di Cassazione affronta il tema della deducibilità minusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione societaria. Un'Azienda aveva dedotto una perdita, ma l'Agenzia delle Entrate l'aveva contestata. I giudici hanno chiarito una distinzione fondamentale: è deducibile solo la minusvalenza da realizzo, cioè quella che deriva da una vendita effettiva. Non è invece ammessa la deduzione di una minusvalenza da svalutazione, che è una semplice perdita contabile. Poiché l'Azienda non è riuscita a provare la natura della perdita e altri presupposti per la deduzione, il suo ricorso è stato respinto. La Corte ha confermato la pretesa del Fisco, stabilendo che l'onere della prova spetta sempre al contribuente.
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Perdita su crediti: no alla deduzione se si scambia il certo per l’incerto
L'Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di una perdita su crediti a una società. L'operazione è considerata antieconomica perché l'azienda ha rinunciato a un credito IVA certo ed esigibile verso una sua controllata. In cambio, ha accettato un credito litigioso e di incerta riscossione che la controllata vantava verso un ente pubblico. Secondo il Fisco, questa scelta, priva di logica imprenditoriale, non giustifica la deduzione del costo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il giudizio in attesa della definizione di una procedura di sanatoria fiscale richiesta dalla società, rinviando la decisione finale sul merito della controversia.
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Motivazione Apparente: Sentenza Fiscale Annullata dalla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda ricavi non dichiarati e costi fittizi. I soci dell'azienda impugnano l'atto, ma la Commissione Tributaria Regionale rigetta il loro appello con una spiegazione estremamente sintetica e incomprensibile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei soci, stabilendo che una motivazione così superficiale equivale a un'assenza di motivazione. Questa 'motivazione apparente della sentenza' rende la decisione nulla. La Corte ha quindi annullato la sentenza e ordinato un nuovo processo, affermando il diritto del contribuente a capire le ragioni di una decisione che lo riguarda.
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Operazioni Inesistenti: Costi Indeducibili, Ricavi Non Tassati
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA per una compravendita immobiliare, ritenendola una mera interposizione fittizia. La Corte di Cassazione interviene e chiarisce un punto fondamentale: se l'operazione è qualificata come 'oggettivamente inesistente', cioè mai avvenuta, si applica un principio di simmetria. Di conseguenza, non solo i costi non sono deducibili, ma anche i relativi ricavi non devono essere tassati. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, che aveva negato la deducibilità dei costi senza escludere la tassazione dei ricavi, e ha rinviato il caso a un nuovo giudice per la corretta applicazione di questo principio sulle operazioni oggettivamente inesistenti.
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Cessione intracomunitaria senza VAT number: vendita tassata in Italia
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda italiana che aveva venduto beni per oltre 3,5 milioni di euro a una società spagnola, trattando l'operazione come non imponibile ai fini IVA. Tuttavia, la società acquirente non possedeva un valido numero di partita IVA comunitaria. La Corte ha stabilito che una cessione intracomunitaria senza VAT number valido dell'acquirente non può beneficiare del regime di non imponibilità. La registrazione IVA del cliente non è una mera formalità, ma un requisito sostanziale che prova il suo status di 'soggetto passivo d'imposta'. In assenza di tale requisito, la vendita deve essere considerata una normale operazione interna e quindi soggetta a IVA in Italia.
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Operazioni Inesistenti: Merce Vera, Fattura Falsa, Detrazione Persa
La Cassazione si è pronunciata sul caso di un'azienda che aveva detratto l'IVA e dedotto i costi per l'acquisto di merce, ricevendo però fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'operazione faceva parte di una 'frode carosello'. La Corte ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate, per negare la detrazione, deve solo provare con elementi oggettivi, anche presuntivi, che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode usando l'ordinaria diligenza. Una volta fornita questa prova, spetta all'azienda dimostrare la propria totale estraneità e buona fede. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, annullando la decisione precedente che aveva erroneamente richiesto una prova piena della partecipazione attiva alla frode da parte dell'azienda.
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Definizione agevolata: il Contribuente ferma il Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione contro una società e i suoi soci per un avviso di accertamento. Durante il processo, i contribuenti chiedono di aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali, una sorta di 'pace fiscale'. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta e ordina la sospensione del processo per definizione agevolata. La causa viene quindi temporaneamente bloccata per permettere ai contribuenti di completare la procedura di sanatoria con il Fisco. La Corte non decide sul merito della questione, ma si limita a 'congelare' il giudizio come previsto dalla legge.
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Accertamento Induttivo: Fisco aumenta i ricavi ma non i costi
Un gestore di apparecchi da gioco riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che ricostruisce maggiori ricavi. L'Ufficio, però, non riconosce la deduzione dei costi relativi a tali maggiori incassi, come i compensi dovuti agli esercenti che ospitavano le macchine. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in tema di accertamento induttivo e deduzione costi: se il Fisco presume maggiori ricavi, deve necessariamente riconoscere e dedurre anche i costi percentuali ad essi collegati, anche in assenza di documentazione specifica. La presunzione deve valere sia per le entrate che per le uscite. Il contribuente vince, ottenendo l'annullamento della sentenza precedente e un nuovo giudizio che dovrà applicare questo principio.
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Fatture sospette: annullata sentenza con motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una corte tributaria regionale a causa di una motivazione apparente della sentenza. I giudici d'appello avevano dato ragione a una società contribuente riguardo la deducibilità di costi per oltre un milione di euro, nonostante l'Agenzia delle Entrate avesse fornito un solido quadro di indizi che faceva sospettare si trattasse di operazioni inesistenti. La sentenza è stata annullata perché i giudici si sono limitati a confermare la decisione precedente senza spiegare perché le prove della società fossero sufficienti a superare i dubbi del Fisco. Questa mancanza di un percorso logico ha reso la motivazione vuota e inefficace. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Motivazione apparente sanzioni: Fisco vince, sentenza annullata
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società un'operazione di 'stock lending' come abuso del diritto, finalizzata a un risparmio fiscale illecito. La Commissione Tributaria Regionale, pur riconoscendo la gravità della condotta, riduce le sanzioni al minimo. La Corte di Cassazione interviene e annulla questa decisione. Il motivo non è l'operazione in sé, ma la motivazione apparente sulle sanzioni tributarie fornita dai giudici. La spiegazione era illogica e insufficiente, rendendo la sentenza nulla. Il caso dovrà quindi essere riesaminato da un altro giudice per determinare la corretta misura delle sanzioni, questa volta con una motivazione valida e comprensibile.
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Impugnazione cartella 36-bis: fattura non pagata, tasse dovute
Un imprenditore riceve una cartella di pagamento per tasse su fatture emesse ma mai incassate. Tenta l'impugnazione della cartella 36-bis per contestare l'esistenza stessa del reddito. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la cartella emessa a seguito di controllo automatizzato può essere contestata solo per vizi propri e non per questioni di merito. Il contribuente avrebbe dovuto, invece, dedurre la perdita sul credito inesigibile in una dichiarazione successiva. La Corte ha inoltre confermato le sanzioni, chiarendo che le difficoltà economiche non giustificano l'omesso versamento delle imposte.
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Accertamento da studi di settore: nullo senza confronto col Fisco
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento fiscale a carico di una società. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori ricavi basandosi esclusivamente sui risultati degli studi di settore, senza però attivare il confronto preventivo con l'azienda. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'accertamento da studi di settore è illegittimo se non viene preceduto da un contraddittorio obbligatorio. Questo dialogo serve a consentire al contribuente di giustificare lo scostamento tra i dati dichiarati e quelli statistici. La mancanza di questo passaggio procedurale rende nullo l'intero atto impositivo, dando così ragione alla società contribuente.
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Deducibilità costi di mediazione: fattura e contratto bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la legittima deducibilità dei costi di mediazione sostenuti da un'azienda italiana verso una società estera. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancanza di prove dettagliate, come i registri telefonici, per un servizio di consulenza. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la fattura, collegata a un contratto specifico e al risultato positivo ottenuto (l'aggiudicazione di una commessa), costituisce una prova sufficiente dell'inerenza del costo. L'ipotesi del Fisco è stata considerata una mera congettura. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Agenzia, condannandola al pagamento delle spese legali.
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Deducibilità dei costi: libretti auto non bastano, vince il Fisco
Un'azienda si vede negare la deducibilità dei costi per l'acquisto di alcune autovetture, avendo registrato una spesa cumulativa e fornendo come prova solo le copie di alcune carte di circolazione. L'Agenzia delle Entrate contesta la mancanza di documentazione adeguata. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la deducibilità dei costi richiede una prova rigorosa, specifica per ogni singola operazione, che ne dimostri certezza, importo e coerenza economica. I semplici libretti di circolazione sono insufficienti. La sentenza precedente viene annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Operazioni inesistenti: il fisco vince se l’azienda è vuota
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un'azienda, contestando l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. L'ufficio fiscale ha rilevato che l'azienda non possedeva personale né magazzini e operava quasi esclusivamente con un fornitore appartenente allo stesso gruppo familiare. I pagamenti avvenivano in modo circolare e sospetto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero delle imposte (IVA, IRES e IRAP). Il principio sancito stabilisce che, se il fisco fornisce indizi gravi e precisi sulla falsità delle operazioni, spetta al contribuente l'onere di provare che gli acquisti sono reali. La semplice regolarità formale delle fatture o dei pagamenti non è sufficiente a smentire il sospetto di frode fiscale.
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Accertamento induttivo: il Fisco vince se la contabilità è nel caos
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento induttivo contro un'azienda e i suoi soci, rilevando gravi anomalie contabili per l'anno 2004. Tra i rilievi principali figuravano discrepanze nei saldi bancari, fatture per operazioni inesistenti, pagamenti in contanti sopra la soglia legale e una percentuale di ricarico sospettosamente bassa rispetto agli anni precedenti. I giudici di appello avevano annullato l'atto, ritenendo obbligatorio il confronto preventivo con il contribuente e giudicando la motivazione del Fisco insufficiente. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accertamento induttivo basato su anomalie contabili reali non richiede necessariamente il confronto preventivo, a differenza di quello basato solo su studi di settore. La Corte ha inoltre censurato i giudici di merito per non aver valutato tutte le prove presentate dall'amministrazione finanziaria.
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Riduzione del cuneo fiscale: tra benefici e tregua fiscale
Un'associazione sanitaria senza scopo di lucro ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2007. L'Agenzia delle Entrate contestava l'indebita riduzione del cuneo fiscale ai fini IRAP e l'indeducibilità di costi IRES per un viaggio religioso del personale. Secondo il fisco, l'ente operava come public utility in regime di concessione e tariffa, requisiti ostativi al beneficio fiscale. Dopo le sconfitte nei primi due gradi di giudizio, l'associazione, nel frattempo fallita, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la procedura è stata sospesa poiché il fallimento ha dichiarato di voler aderire alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte ha quindi rinviato la causa per permettere il perfezionamento della tregua fiscale.
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Costi indeducibili appalto: la Cassazione rinvia il giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva confermato l'annullamento di un avviso di accertamento emesso contro una società cooperativa. La disputa riguarda presunti costi indeducibili appalto relativi all'anno 2014, che avevano portato al recupero di IRES, IRAP e IVA. Nonostante le vittorie del contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'Amministrazione ha presentato ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, incaricata della valutazione preliminare, ha stabilito che la questione non presenta una evidenza decisoria tale da permettere una definizione immediata in camera di consiglio. Pertanto, i giudici hanno disposto il rinvio della causa alla Sezione Tributaria ordinaria per un esame di merito più approfondito sulla legittimità dei costi contestati.
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Operazioni inesistenti: il vizio procedurale blocca la Cassazione
La vicenda riguarda un contenzioso tra l'amministrazione finanziaria e il fallimento di una società a responsabilità limitata. L'ufficio aveva emesso avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP, contestando l'utilizzo di operazioni inesistenti riconducibili a un unico centro di interessi. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, la procedura concorsuale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha rilevato un vizio procedurale fondamentale: la proposta di decisione del relatore non era stata comunicata alla parte ricorrente. A causa di questo difetto di notifica, il contraddittorio non è stato regolarmente costituito. Di conseguenza, i giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere la corretta prosecuzione del giudizio e garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Operazione inesistente: prova e riflessi fiscali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contribuente a cui era stata contestata la vendita non dichiarata di un trattore agricolo, basata sul ritrovamento della relativa fattura. Il contribuente sosteneva che si trattasse di una operazione inesistente, ovvero una vendita fittizia finalizzata esclusivamente a ottenere un finanziamento tramite pegno. La Suprema Corte ha chiarito che la fattura, pur essendo un documento contabile, non costituisce prova piena del contratto se non supportata da altri indizi. Tuttavia, ha distinto gli effetti fiscali: mentre per le imposte dirette l'inesistenza dell'operazione può escludere la tassazione del ricavo fittizio, ai fini IVA l'imposta è comunque dovuta per il principio di cartolarità, derivante dall'emissione stessa del documento.
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