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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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644 provvedimenti

Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: effetti della definizione agevolata
Un contribuente ha impugnato un pignoramento presso terzi, per poi aderire a una definizione agevolata per una parte delle cartelle esattoriali contestate. Sosteneva che l'intera causa dovesse essere estinta per cessato interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la cessazione della materia del contendere opera solo per le specifiche pretese oggetto di definizione agevolata. Per l'estinzione totale del giudizio è necessaria una formale rinuncia al ricorso, comunicata e accettata dalla controparte, che in questo caso mancava.
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Definizione agevolata: l’interesse ad agire del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15223/2025, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate ha sempre interesse a impugnare una sentenza che dichiara la cessazione della materia del contendere, qualora il contribuente, pur avendo fatto domanda di definizione agevolata, non abbia poi versato le somme dovute. La semplice adesione alla procedura non è sufficiente a estinguere il contenzioso se non è seguita dal pagamento, consolidando così il diritto del Fisco a procedere con la riscossione.
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Tracciabilità pagamenti ASD: la Cassazione conferma
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) si è vista revocare il regime fiscale agevolato per aver violato le norme sulla tracciabilità dei pagamenti. L'associazione emetteva assegni a proprio nome, li incassava in contanti e poi pagava atleti e collaboratori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'associazione, confermando che tale pratica elude la tracciabilità e comporta la perdita dei benefici fiscali, in quanto lo scopo della norma è impedire la circolazione di denaro al di fuori dei canali finanziari tracciabili.
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Agevolazioni fiscali ASD: la Cassazione e i pagamenti
Un'associazione sportiva dilettantistica perde le agevolazioni fiscali ASD a causa del superamento della soglia di ricavi e dell'utilizzo di pagamenti non tracciabili, effettuati tramite assegni intestati a sé stessa e poi convertiti in contanti per pagare i collaboratori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tali pratiche violano l'obbligo di tracciabilità e giustificano la revoca del regime speciale. Inoltre, ha negato la detrazione dell'IVA sugli acquisti, in quanto incompatibile con il regime forfettario scelto dall'associazione.
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Tracciabilità pagamenti ASD: la Cassazione decide
Un'associazione sportiva dilettantistica perde i benefici fiscali per aver eluso la tracciabilità pagamenti ASD, utilizzando assegni a sé stessa per pagare collaboratori in contanti. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo legittima la decadenza dalle agevolazioni per aver superato i limiti di ricavi e per le modalità di pagamento non tracciabili.
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Notificazione atti fiscali: valida alla sede legale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notificazione atti fiscali a una società è valida se effettuata presso la sua sede legale con consegna a persona autorizzata, ai sensi dell'art. 145 c.p.c. In questo caso, l'invio della successiva raccomandata informativa è un adempimento superfluo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile un motivo di ricorso relativo all'impugnabilità dell'estratto di ruolo per la formazione del cosiddetto 'giudicato interno', non essendo stata la questione appellata in precedenza.
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Esenzione ICI aree portuali: no per attività commerciali
Una società di spedizioni, concessionaria di aree in un porto, ha contestato degli avvisi di accertamento ICI sostenendo che gli immobili dovessero rientrare nella categoria catastale E/1 e godere della relativa esenzione. I giudici di primo e secondo grado avevano accolto la tesi della società. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione, ha stabilito che l'esenzione ICI per aree portuali non è applicabile. Il criterio decisivo non è l'ubicazione dell'immobile, ma la sua funzione. Se l'area è utilizzata per un'attività commerciale e imprenditoriale, come la movimentazione e il deposito di merci, essa acquista un'autonomia funzionale e reddituale che esclude la classificazione in categoria E (riservata a immobili di interesse pubblico non commerciale), rendendo l'imposta dovuta.
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Prescrizione cartelle di pagamento: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha impugnato un'intimazione di pagamento di oltre 800.000 euro, contestando la validità delle notifiche e l'avvenuta prescrizione cartelle di pagamento sottostanti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha annullato l'intimazione per una delle cartelle a causa di un vizio di notifica. Per le altre, ha cassato la sentenza precedente e rinviato il caso alla Corte di Giustizia Tributaria, stabilendo che il giudice deve verificare la prescrizione distinguendo i termini: cinque anni per sanzioni e interessi, dieci anni per le imposte non periodiche.
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Cartella di pagamento: valida se atto presupposto annullato
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro una cartella di pagamento emessa dopo un accordo conciliativo non rispettato. La Corte ha stabilito che l'annullamento dell'intimazione di pagamento precedente per vizi propri non invalida la cartella, poiché l'accordo stesso costituisce titolo esecutivo. Inoltre, ha ritenuto sufficiente la motivazione sugli interessi se già noti alla contribuente.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una società, dopo aver subito una truffa dal proprio commercialista, impugnava degli atti fiscali. In pendenza di giudizio, aderiva alla definizione agevolata delle cartelle. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla definizione agevolata comporta la cessazione della materia del contendere, prevalendo su ogni altra questione, inclusa l'eventuale inammissibilità del ricorso iniziale. L'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'inammissibilità del ricorso originario e contestava l'ambito della sanatoria, ha visto il suo ricorso respinto.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i requisiti
Un contribuente ha impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale davanti alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa di gravi vizi procedurali. Tra questi, la confusione tra diversi motivi di ricorso, la mancanza di specificità delle censure e il tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
Un contribuente si opponeva a un'intimazione di pagamento e a un successivo pignoramento. Durante il giudizio in Cassazione, emergeva che le cartelle di pagamento sottostanti erano state nel frattempo pagate, annullate da una sentenza o oggetto di sgravio amministrativo. La Corte di Cassazione, rilevando il venir meno del conflitto tra le parti, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo senza entrare nel merito del ricorso e compensando le spese legali.
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Detrazione IVA: la prova dell’inerenza spetta a te
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di provare l'inerenza di un costo ai fini della detrazione IVA spetta esclusivamente al contribuente. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'IVA per un impianto non strumentale alla sua attività principale. La Corte ha anche annullato la riduzione delle sanzioni, poiché la conciliazione giudiziale non si era perfezionata, ribadendo il carattere premiale e condizionato di tale beneficio.
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Inammissibilità ricorso cassazione: le regole da seguire
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e una cartella di pagamento relativa a IVA e altre imposte per l'anno 2009. Dopo il rigetto in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione per una serie di vizi procedurali. In particolare, ha rilevato la novità delle questioni sollevate, non discusse nei precedenti gradi di giudizio, la mancanza di autosufficienza del ricorso, che non riportava gli atti processuali necessari alla comprensione delle censure, e l'errata formulazione dei motivi, che mescolavano violazioni di legge e vizi di motivazione. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Proposta di mediazione: si può appellare la sentenza?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può appellare una sentenza di primo grado, anche se questa ha accolto integralmente la sua originaria proposta di mediazione, qualora tale proposta non sia stata accettata dall'Agenzia delle Entrate. L'ordinanza chiarisce che il rigetto della proposta da parte del Fisco fa perdere a quest'ultima ogni effetto vincolante, lasciando il contribuente libero di perseguire in giudizio un risultato ancora più favorevole.
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Srl a base ristretta: presunzione utili e onere prova
La Cassazione ha rigettato il ricorso di una socia di una Srl a base ristretta contro un accertamento IRPEF. È stata confermata la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, in quanto la socia non ha fornito la prova della sua totale estraneità alla gestione sociale. Il socio non può contestare nel proprio giudizio l'accertamento definitivo notificato alla società.
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Legittimazione ad agire: notifica a terzo, chi ricorre?
Un professionista riceve la notifica di un accertamento fiscale indirizzato a una società estera. Impugna l'atto in nome proprio, ma la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione ad agire. La pretesa tributaria era rivolta esclusivamente alla società, rendendo il ricevente un soggetto estraneo alla controversia.
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Legittimazione ad agire: no al ricorso su avviso altrui
La Corte di Cassazione ha stabilito che un soggetto che riceve la notifica di un avviso di accertamento fiscale intestato esclusivamente a una società non possiede la legittimazione ad agire per impugnarlo in nome proprio. Anche se indicato come rappresentante o amministratore di fatto, la pretesa tributaria non è rivolta a lui, rendendo il suo ricorso inammissibile per difetto di legittimazione.
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Legittimazione ad agire: notifica nulla a un terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12867/2025, ha chiarito un importante principio in materia di legittimazione ad agire. Un professionista, che aveva ricevuto la notifica di un avviso di accertamento fiscale intestato esclusivamente a una società estera per la quale era stato indicato come rappresentante fiscale e amministratore di fatto, non ha il diritto di impugnare l'atto in nome proprio. La Corte ha stabilito che la legittimazione a contestare un atto impositivo spetta unicamente al soggetto destinatario della pretesa tributaria, in questo caso la società. La mera ricezione della notifica non conferisce al terzo la facoltà di agire in giudizio, rendendo il suo ricorso inammissibile per difetto di legittimazione.
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Impugnabilità avviso di pagamento: la Cassazione decide
Un'azienda ha impugnato un avviso di pagamento TARI emesso da un Comune. Il Comune ha sostenuto che l'atto non fosse legalmente impugnabile e ha invocato una precedente sentenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando un principio fondamentale: l'impugnabilità di un avviso di pagamento non dipende dal suo nome formale, ma dal fatto che comunichi una pretesa tributaria definita. La Corte ha stabilito che qualsiasi atto con queste caratteristiche può essere contestato dal contribuente per garantire il suo diritto alla difesa. Inoltre, ha chiarito che una precedente sentenza su aspetti puramente procedurali non ha effetto su future cause fiscali.
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