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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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644 provvedimenti

Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Informazione tariffaria vincolante: è impugnabile?
Una società ha impugnato diverse decisioni di Informazione tariffaria vincolante (ITV) che classificavano le sue merci con un codice daziario sfavorevole. I giudici di merito avevano respinto i ricorsi per carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'Informazione tariffaria vincolante è un atto immediatamente impugnabile in quanto manifesta una pretesa tributaria definita e vincola sia il contribuente che l'amministrazione, ledendo da subito l'interesse dell'operatore.
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Transfer pricing: Cassazione su costi e consociata estera
Una società di trasporti si è vista respingere il ricorso contro un avviso di accertamento per costi indeducibili derivanti da una consociata estera. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, basandosi sulle prove di sovrafatturazione e sulla corretta applicazione delle norme sul transfer pricing. I giudici hanno ritenuto irrilevanti le argomentazioni della società sulla residenza fiscale della consociata, sottolineando che il ricorso non può mirare a un riesame dei fatti già valutati dai tribunali di merito.
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Onere probatorio: Cassazione su accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti internazionali contro un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. L'accertamento si basava sul disconoscimento di costi derivanti da una consociata estera per presunta sovrafatturazione (transfer pricing) e su ricavi non contabilizzati. La società ricorrente ha incentrato la sua difesa sulla presunta 'esterovestizione' della consociata, ma la Corte ha dichiarato i motivi inammissibili. La decisione sottolinea che l'appello deve contestare la 'ratio decidendi' della sentenza impugnata, che in questo caso riguardava la fondatezza nel merito delle riprese fiscali basate su indizi gravi, precisi e concordanti, e non la questione della residenza fiscale della società estera, ritenuta irrilevante. La Corte ha confermato che l'onere probatorio, correttamente assolto dall'Agenzia delle Entrate, è stato il fulcro della decisione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha contestato undici cartelle di pagamento, di cui era venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo, lamentandone la mancata notifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si basa sulla recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, la semplice conoscenza del debito non è sufficiente per agire in giudizio.
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Impugnativa estratti di ruolo: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21597/2024, ha stabilito che l'impugnativa di un estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo. Riformando una decisione di merito favorevole a una società, la Corte ha applicato la recente normativa che limita fortemente la possibilità di contestare un estratto di ruolo per omessa notifica della cartella di pagamento sottostante, a meno che non si verifichino specifiche condizioni di danno previste dalla legge.
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Diniego di autotutela: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso contro un diniego di autotutela è inammissibile se mira a contestare il merito di un atto impositivo (come un'iscrizione ipotecaria) divenuto definitivo per mancata impugnazione nei termini. Un contribuente aveva contestato un diniego parziale di sgravio fiscale, ma non aveva precedentemente impugnato l'iscrizione ipotecaria basata sulle stesse cartelle. La Corte ha stabilito che non è possibile aggirare i termini di decadenza attraverso l'istanza di autotutela, a meno che non si deducano ragioni di rilevante interesse generale per la rimozione dell'atto. Di conseguenza, il ricorso originario del contribuente è stato dichiarato inammissibile.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una società in fallimento ha tentato un'impugnazione estratto di ruolo per contestare una cartella di pagamento, sostenendo di non averla mai ricevuta e che il debito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che limita fortemente la possibilità di contestare l'estratto di ruolo. La Corte ha stabilito che tale documento non è un atto autonomamente impugnabile, se non in casi eccezionali e documentati di pregiudizio per il contribuente, confermando la legittimità di tale restrizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e inammissibilità
Una società ha promosso una causa contro l'Agenzia delle Entrate Riscossione, contestando un estratto di ruolo e le relative cartelle di pagamento per presunta omessa notifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La decisione si fonda sulla recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale, come un pignoramento in corso o l'esclusione da appalti, condizioni non provate nel caso di specie.
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Compensazione credito tributario: la Cassazione decide
Una società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa ha richiesto un rimborso IVA, ma l'Agenzia delle Entrate ha eccepito la compensazione con un debito preesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimazione dell'Agenzia delle Entrate ad agire in giudizio autonomamente dall'Agente della Riscossione. Inoltre, ha stabilito che la compensazione del credito tributario può essere validamente eccepita nel processo tributario per neutralizzare la richiesta di rimborso, anche se il contribuente si trova in una procedura concorsuale. La Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando la sentenza di secondo grado.
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Rendita catastale centrale geotermica: cosa include?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la determinazione della rendita catastale centrale geotermica si devono includere tutti i componenti essenziali al suo funzionamento, come pozzi, vapordotti, alternatori e trasformatori. Questi elementi, essendo funzionalmente inscindibili dall'impianto, concorrono a definire l'unità immobiliare e il suo valore. La sentenza ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ribaltando una decisione precedente che escludeva i pozzi geotermici dal calcolo, assimilabili a miniere.
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Interpello disapplicativo: la Cassazione conferma l’atto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21407/2024, ha stabilito che la risposta negativa dell'Agenzia delle Entrate a un'istanza di interpello disapplicativo è un atto immediatamente impugnabile. Secondo la Corte, tale provvedimento, pur non essendo un avviso di accertamento, manifesta una pretesa tributaria definita, fondando un interesse concreto e attuale del contribuente a ottenere una pronuncia giudiziale che ne accerti la legittimità, garantendo così la certezza della propria posizione fiscale.
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Legittimazione società fallita: l’inerzia del curatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21333/2024, ha stabilito che la 'mera inerzia' del curatore fallimentare è sufficiente a far sorgere la legittimazione processuale straordinaria della società fallita, e quindi dei suoi ex amministratori, a impugnare un avviso di accertamento. Tuttavia, la mancata notifica dell'atto impositivo alla società fallita, ma solo al curatore, non comporta la nullità o la decadenza del potere accertativo, bensì la semplice inefficacia e inopponibilità dell'atto nei confronti della società stessa fino a quando non ne venga a conoscenza.
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Compensazione crediti e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21256/2024, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente opporre la compensazione crediti fiscali verso una società fallita, anche se il credito di quest'ultima era stato precedentemente pignorato da terzi. Il pignoramento, pur rendendo il credito indisponibile, non estingue il diritto del debitore (in questo caso l'Erario) di eccepire la compensazione, a condizione che entrambi i crediti siano sorti prima della dichiarazione di fallimento.
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Motivazione apparente: quando una sentenza è nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21095/2024, ha rigettato il ricorso di una contribuente contro una decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il caso verteva su avvisi di accertamento ICI per immobili che la ricorrente riteneva pertinenze dell'abitazione principale. La Corte ha colto l'occasione per chiarire la differenza tra una motivazione apparente, che rende nulla la sentenza, e un semplice disaccordo con la valutazione delle prove operata dal giudice di merito. La Cassazione ha stabilito che la motivazione, seppur sintetica, non era apparente, in quanto permetteva di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dai giudici, respingendo così il ricorso.
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Rendita catastale impianti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della rendita catastale impianti per una centrale geotermica. In un contenzioso tra l'Agenzia delle Entrate e una società energetica, la Corte ha stabilito che per i periodi d'imposta antecedenti al 1° gennaio 2016, componenti essenziali come pozzi, vapordotti, alternatori e trasformatori devono essere inclusi nella stima del valore catastale. La sentenza chiarisce che la normativa successiva (Legge 208/2015), che esclude i cosiddetti "imbullonati", non ha efficacia retroattiva.
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Rendita catastale: esclusi i pozzi geotermici
Una società energetica ha contestato la rendita catastale di una centrale geotermica determinata dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente fiscale, confermando che, in base alla normativa del 2016, i componenti funzionali al processo produttivo, come i pozzi geotermici, devono essere esclusi dal calcolo. La Corte ha inoltre accolto parzialmente il ricorso della società su un punto specifico della valutazione, divenuto definitivo per mancata impugnazione.
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Società di comodo: impugnabile il diniego all’interpello
Una società immobiliare, classificata come 'società di comodo' a causa di bassi ricavi, ha contestato il rifiuto dell'autorità fiscale di disapplicare questo regime. La società ha sostenuto l'impossibilità oggettiva di generare reddito. La Corte di Cassazione ha confermato che il rifiuto a un'istanza di interpello è un atto impugnabile e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'autorità fiscale nel merito, poiché costituiva una richiesta di rivalutazione di fatti già decisi dai tribunali di grado inferiore.
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Notifica cartella esattoriale via PEC: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19327/2024, ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale via PEC è valida anche se priva di firma digitale e proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. Secondo la Corte, l'assenza di firma non invalida l'atto se la sua provenienza è inequivocabile. Inoltre, l'uso di un indirizzo PEC non ufficiale non rende nulla la notifica, a meno che il destinatario non dimostri un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa. Il ricorso della società contribuente è stato quindi respinto.
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Avviso accertamento definitivo: le conseguenze del no
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18750/2024, ha chiarito che un avviso di accertamento definitivo, se non contestato nei termini, rende la pretesa fiscale non più discutibile. Nel caso di specie, alcuni eredi avevano ricevuto un avviso di accertamento per l'imposta di successione ma non lo avevano impugnato. Successivamente, hanno cercato di ottenere una riduzione del 30% prevista da una legge speciale, sostenendo un'adesione tacita basata su alcuni pagamenti. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, affermando che la mancata impugnazione ha reso l'accertamento definitivo e che l'adesione richiede una domanda formale e l'accordo dell'ufficio, non potendo desumersi da un comportamento tacito.
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Società di comodo: quando è legittimo il diniego?
Una società, impossibilitata a utilizzare il suo unico immobile a causa di permessi negati, è stata considerata una società di comodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prolungata inattività, anche se originata da un impedimento iniziale, può trasformarsi in una scelta soggettiva dell'imprenditore, rendendo legittimo il diniego dell'Agenzia delle Entrate alla disapplicazione della normativa specifica.
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