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Art. 1 Convenzione EDU — Sezione Terza Civile

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77 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Convenzione EDU

Onere della prova nel trasporto: ricorso inammissibile
Una società di trasporti in fallimento ha citato in giudizio una compagnia committente per ottenere il pagamento di differenze tariffarie basate sui costi minimi obbligatori. Dopo la reiezione nei primi due gradi di giudizio per carenza probatoria sull'ammontare del credito, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso e ribadisce che l'onere della prova del 'quantum' grava interamente su chi agisce, senza che una consulenza tecnica d'ufficio possa sopperire a tale mancanza.
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Consulenza tecnica d’ufficio: poteri e limiti
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo che un decreto ingiuntivo contro un Comune è stato revocato. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando l'ampio potere della consulenza tecnica d'ufficio (CTU) nell'acquisire prove documentali in materie complesse e ribadendo che l'onere della prova spetta al creditore nel giudizio di opposizione.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Due debitori si opponevano a un pignoramento immobiliare avviato da un istituto di credito, vincendo la causa in primo grado. Tuttavia, il tribunale disponeva la compensazione spese legali. I debitori impugnavano questa decisione fino in Cassazione, sostenendo che, essendo vincitori, le spese dovessero essere pagate dalla banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'incertezza giurisprudenziale su una questione di diritto al momento dell'avvio della causa costituisce una "grave ed eccezionale ragione" che legittima la compensazione delle spese tra le parti, anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 77/2018.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici che si sono specializzati tra il 1984 e il 1995 ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione, come invece previsto dalle direttive UE. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, stabilendo che il loro diritto al risarcimento era estinto per prescrizione. La Corte ha ribadito che il termine decennale per la prescrizione dei medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999, data in cui una legge specifica ha reso l'inadempimento dello Stato definitivo e azionabile in giudizio. L'incertezza giuridica sulla strategia processuale da adottare non interrompe il decorso della prescrizione.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un'assicurata contro una compagnia assicurativa a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata, attestata conforme all'originale. La Corte sottolinea che tale onere processuale non è sanabile oltre la prima udienza di trattazione e che tale rigore è compatibile con i principi della Corte Europea dei Diritti Umani, dato che la parte ha avuto quasi tre anni per adempiere.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi prima del 1991, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata attuazione di direttive europee sulla retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il diritto estinto. La questione centrale è la prescrizione medici specializzandi, il cui termine decennale, secondo la Corte, decorre dal 27 ottobre 1999. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per contrasto con la giurisprudenza consolidata.
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Onere della prova: danni da montaggio errato
Una cliente agisce in giudizio contro un fornitore dopo che una cucina, installata da poco, le è rovinata addosso. La Corte di Cassazione conferma le decisioni dei gradi precedenti, negando il risarcimento. Il punto cruciale è l'onere della prova: sebbene l'installazione difettosa fosse presunta, la cliente non ha dimostrato con prove chiare e coerenti il nesso causale tra il difetto e l'incidente, a causa delle sue versioni contraddittorie sulla dinamica dei fatti. La Corte chiarisce che spetta al danneggiato provare come l'inadempimento abbia specificamente causato il danno.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano il risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione tra il 1978 e il 1986. La Corte ha confermato la prescrizione del risarcimento, stabilendo che il termine decennale per agire è iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Secondo la Corte, da quel momento l'inadempimento dello Stato era chiaro e definito, rendendo il diritto azionabile e facendo partire il conto alla rovescia per la prescrizione.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa della tardiva attuazione delle direttive comunitarie sul compenso per la specializzazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando il diritto prescritto. Al centro della decisione vi è la questione della prescrizione per i medici specializzandi, con la Corte che ha ribadito il suo orientamento consolidato: il termine decennale per agire è iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, che ha reso il diritto pienamente esigibile.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4819/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata remunerazione durante i corsi frequentati tra il 1980 e il 1993. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione del diritto al risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Qualsiasi incertezza legale successiva non ha impedito il decorso del termine decennale.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata corresponsione di un compenso durante la specializzazione tra il 1982 e il 1994. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione risarcimento medici, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, che ha cristallizzato l'inadempimento dello Stato.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa della tardiva attuazione delle direttive UE sulla retribuzione durante la specializzazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali inferiori, stabilendo che il diritto al risarcimento era estinto. La Corte ha affermato che il termine di prescrizione decennale per la prescrizione del risarcimento dei medici è iniziato il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999.
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Risarcimento dirigenti medici: la Cassazione decide
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato italiano per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata applicazione delle direttive europee sull'orario di lavoro tra il 2008 e il 2015. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18381/2025, pur riconoscendo una violazione "grave e manifesta" del diritto UE da parte dello Stato, ha rigettato la domanda di risarcimento dirigenti medici. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte dei ricorrenti, che il superamento dell'orario di lavoro fosse un'imposizione aziendale e non una scelta autonoma finalizzata al raggiungimento di obiettivi e alla relativa retribuzione di risultato. È stato quindi ritenuto non provato il nesso di causalità tra la violazione normativa e il danno lamentato.
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Orario medici: no a risarcimento senza prova del nesso
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento danni a causa della violazione delle direttive europee sull'orario di lavoro. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la violazione "grave e manifesta" della normativa UE da parte dell'Italia, ha respinto la richiesta. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei medici, del nesso di causalità tra l'illecito dello Stato e il danno subito. Secondo la Corte, non è stato provato che le ore di lavoro extra fossero una conseguenza diretta di turni imposti e non una scelta volontaria legata al raggiungimento di obiettivi professionali, un aspetto cruciale per definire il corretto orario medici.
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Risarcimento danni medici: Cassazione chiarisce onere
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per danni derivanti dal mancato rispetto delle direttive UE sull'orario di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta di risarcimento danni medici. Pur riconoscendo la violazione da parte dello Stato, la Corte ha stabilito che i medici non hanno provato il nesso di causalità diretto tra la normativa illegittima e le loro ore di lavoro extra, poiché queste potevano derivare dal loro dovere manageriale di raggiungere specifici obiettivi.
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Equa soddisfazione CEDU: preclude ulteriori risarcimenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione dell'equa soddisfazione da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha un effetto preclusivo (giudicato) su una successiva domanda di risarcimento proposta dinanzi al giudice nazionale per i medesimi danni. Nel caso di specie, una società immobiliare, dopo aver ottenuto una condanna dello Stato italiano e un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso edilizio, ha agito in sede civile contro le amministrazioni pubbliche per ottenere un ulteriore risarcimento. La Cassazione ha accolto il ricorso delle amministrazioni, affermando che la Corte EDU aveva già esaminato, accolto o rigettato, tutte le voci di danno, impedendo così una nuova valutazione da parte del giudice italiano.
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Risarcimento danni CEDU: limiti al giudice nazionale
La Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento danni CEDU, stabilendo che la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sull'equa soddisfazione ha un effetto preclusivo (giudicato sovranazionale). Una società, dopo aver ottenuto un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso immobiliare, aveva chiesto un ulteriore risarcimento in sede nazionale. La Cassazione ha annullato la decisione di merito, affermando che il giudice italiano non può riesaminare le voci di danno, sia quelle accolte sia quelle rigettate, già decise dalla corte di Strasburgo, in quanto tale valutazione violerebbe il giudicato.
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