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Art. 1 Convenzione EDU — Sezione Seconda Civile

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104 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Convenzione EDU

Sanzione gioco online: la Cassazione dubita della legge
Il titolare di un'edicola è stato multato con 20.000 euro per aver messo a disposizione dei PC che potevano accedere a siti di scommesse. La Corte di Cassazione, analizzando il caso, ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della legge che impone questa rigida sanzione gioco online. Di conseguenza, ha sospeso il procedimento e ha deferito la questione alla Corte Costituzionale per una decisione definitiva sulla vaghezza e proporzionalità della normativa.
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Sanzione internet point: la Cassazione dubita della legge
Un esercente di una sala giochi è stato sanzionato con una multa di 20.000 euro per aver messo a disposizione dei clienti un internet point che consentiva l'accesso a siti di gioco online. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo alla normativa applicata. I giudici dubitano che la legge sia sufficientemente determinata e che la sanzione internet point, essendo fissa e non graduabile, violi il principio di proporzionalità. Pertanto, il giudizio è stato sospeso e gli atti sono stati trasmessi alla Corte Costituzionale per una decisione.
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Irragionevole durata processo: limiti e onere prova
Una società ha richiesto un indennizzo per l'irragionevole durata processo di una procedura fallimentare durata quasi 24 anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, citando l'eccezionale complessità del caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la complessità non può giustificare il superamento dei termini massimi di legge (6-7 anni) e che il danno non patrimoniale si presume, invertendo l'onere della prova a carico dello Stato.
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Irragionevole durata processo: limiti alla deroga
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcune società creditrici che lamentavano l'irragionevole durata di una procedura fallimentare durata quasi 24 anni. La Corte ha stabilito che la 'particolare complessità' del caso può giustificare un'estensione del termine di sei anni, ma solo fino a un massimo di sette. Inoltre, ha ribadito che il danno non patrimoniale si presume, invertendo l'onere della prova a carico dello Stato. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato l'indennizzo, è stata cassata con rinvio.
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Equa riparazione: quando il creditore ha diritto
Una società, creditrice in una lunga procedura fallimentare, si è vista negare l'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo. La corte inferiore aveva presunto la sua consapevolezza sulla scarsa possibilità di recupero del credito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'ammissione al passivo fallimentare convalida la pretesa creditoria e che la consapevolezza non può essere presunta, ma deve essere provata concretamente, riaffermando il diritto del creditore all'indennizzo.
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Sanzione fissa apparecchi gioco: la Cassazione attende
Il caso riguarda un'esercente multata con una sanzione fissa di 20.000 euro per l'installazione di un apparecchio da gioco non autorizzato. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La ragione del rinvio è l'attesa di una decisione su una questione di legittimità costituzionale, sollevata in un altro procedimento, riguardante la proporzionalità della sanzione fissa per gli apparecchi gioco.
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Equa riparazione: calcolo durata e indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18317/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di equa riparazione per l'eccessiva durata dei processi. Un cittadino aveva ricevuto un indennizzo calcolato su 7 anni di ritardo anziché 8, perché la Corte d'Appello aveva erroneamente aggiunto il termine di 6 mesi e 5 giorni per il pagamento da parte dello Stato alla durata 'ragionevole' del processo di indennizzo. La Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che il tempo concesso all'amministrazione per pagare non fa parte della durata del processo giudiziario. Il provvedimento è stato annullato con rinvio per il corretto ricalcolo.
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Calcolo equa riparazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18315/2024, interviene su un caso di 'Pinto su Pinto', ovvero una richiesta di indennizzo per il ritardo nel pagamento di una precedente equa riparazione. La Corte ha stabilito due principi importanti: primo, non è possibile modificare la domanda in corso di causa per includere nuovi ritardi, che devono formare oggetto di un nuovo ricorso. Secondo, ha corretto il calcolo equa riparazione effettuato dalla Corte d'Appello, specificando che il periodo di sei mesi concesso al Ministero per pagare non può essere aggiunto alla 'durata ragionevole' del processo, poiché ciò ridurrebbe ingiustamente l'indennizzo spettante al cittadino.
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Equo indennizzo: durata irragionevole e processo
Lavoratori chiedono un equo indennizzo per una procedura fallimentare durata 26 anni. Anche se pagati integralmente, la Cassazione stabilisce che la durata irragionevole del processo causa un pregiudizio che va risarcito, annullando la decisione di merito che aveva negato il diritto.
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Usucapione bene pubblico: il possesso del Comune
La Corte di Cassazione conferma l'acquisto per usucapione di un bene pubblico da parte di un Comune. La sentenza chiarisce che il possesso ultraventennale, manifestato attraverso l'uso pubblico continuato di un'area, è sufficiente per l'acquisizione della proprietà, anche se la struttura presente sul fondo è stata realizzata da un altro ente statale. Il ricorso dei privati proprietari è stato rigettato.
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Indennizzo durata irragionevole: no al taglio per fallimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17354/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di indennizzo per durata irragionevole del processo. Il caso riguardava due creditori di una procedura fallimentare che si erano visti ridurre l'indennizzo a causa dell'elevato numero di parti coinvolte. La Suprema Corte ha annullato tale riduzione, chiarendo che la norma (art. 2 bis, L. 89/2001) che prevede il taglio dell'importo non si applica alle procedure fallimentari, poiché la presenza di numerosi creditori è una caratteristica fisiologica di tali procedure e non un'eccezione.
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Equa riparazione fallimento: quando scade il termine?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16081/2024, stabilisce un principio fondamentale in materia di equa riparazione fallimento. Viene chiarito che il termine semestrale per richiedere l'indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento diventa definitivo, e non dal momento in cui un singolo creditore viene integralmente soddisfatto tramite un piano di riparto parziale. La Corte ha accolto il ricorso dei creditori, cassando la decisione della Corte di Appello che aveva erroneamente identificato il dies a quo nel pagamento del credito.
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Equo indennizzo: no a ritardi da sciopero avvocati
La Corte di Cassazione ha stabilito che i ritardi processuali causati dall'astensione degli avvocati dalle udienze non sono imputabili allo Stato e, pertanto, non danno diritto a un equo indennizzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva un risarcimento maggiore per l'eccessiva durata di un procedimento, confermando che tali ritardi derivano da fattori esterni all'organizzazione giudiziaria. È stata inoltre respinta la richiesta di danno patrimoniale per mancata prova del nesso di causalità.
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Composizione organo giudicante: CCEPS decisione nulla
Un medico, radiato dall'albo per aver diffuso informazioni contro le vaccinazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la decisione disciplinare non entrando nel merito della questione, ma per un vizio di procedura: l'errata composizione dell'organo giudicante. La commissione aveva deliberato con soli quattro membri, mentre la legge ne richiede un minimo di cinque. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame da parte di un collegio correttamente costituito.
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Usucapione servitù: prova e apparenza in Cassazione
Una proprietaria contestava l'usucapione di una servitù di passaggio da parte del vicino. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'usucapione servitù basandosi su testimonianze e prove oggettive, come la svasatura di un accesso. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il giudice d'appello può valutare tutte le prove agli atti e che un uso discontinuo del passaggio, se legato alle esigenze del fondo, non impedisce l'usucapione quando sussiste il requisito dell'apparenza.
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Equa riparazione: il termine per la domanda
Un debitore ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un fallimento. La richiesta era stata respinta perché ritenuta tardiva. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che per i fallimenti precedenti alla riforma del 2006, se il decreto di chiusura non viene notificato a tutti i creditori, diventa definitivo solo dopo un anno. Di conseguenza, il termine di sei mesi per la domanda di equa riparazione decorre da tale momento, rendendo la richiesta tempestiva.
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Sdemanializzazione opere: lo Stato acquisisce tutto
Un privato, successore di un concessionario di un'area demaniale marittima, ha rivendicato la proprietà di alcuni manufatti dopo la sdemanializzazione dell'area. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sdemanializzazione delle opere demaniali, al pari di altre cause di cessazione della concessione, comporta l'acquisizione automatica e gratuita dei beni non amovibili da parte dello Stato, in applicazione dell'art. 49 del Codice della Navigazione.
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Usucapione P.A.: sì all’acquisto senza esproprio
Un comune ha occupato un terreno privato negli anni '60 a seguito di una trattativa privata, realizzando un'opera pubblica senza un formale esproprio. La Corte di Cassazione ha confermato l'acquisto della proprietà da parte dell'ente per usucapione. La Corte ha specificato che quando la Pubblica Amministrazione agisce come un soggetto privato (iure privatorum) e non esercitando poteri autoritativi, si applicano le normali regole sull'usucapione P.A., con il termine che decorre dall'inizio del possesso e non da successive leggi in materia di espropriazione.
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Possesso esclusivo: varco in recinzione e usucapione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di un'apertura in una recinzione non è un dettaglio trascurabile in una causa di usucapione. Se tale varco permette l'accesso al legittimo proprietario, può mancare il requisito del possesso esclusivo, necessario per l'acquisto del bene. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso l'usucapione, rinviando il caso per una nuova valutazione che tenga conto di questo elemento cruciale.
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Recesso socio: limiti della causa e onere della prova
Un socio recede da un'azienda agricola familiare, dando il via a una controversia sulla liquidazione della sua quota e su altre pretese risarcitorie. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, stabilisce che l'oggetto del giudizio deve limitarsi strettamente alla quantificazione della quota derivante dal recesso socio. Eventuali ulteriori domande, come quelle per responsabilità precontrattuale, sono considerate estranee e devono essere trattate in procedimenti separati. L'ordinanza ribadisce la natura del recesso come atto unilaterale con effetti immediati, respingendo il ricorso.
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