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Art. 1 Convenzione EDU — Sezione Prima Civile

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140 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Convenzione EDU

Buoni postali fruttiferi: tassi variabili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una risparmiatrice riguardo la modifica dei tassi di interesse sui suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che la legge permette la variazione dei rendimenti tramite decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione, e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è una notifica sufficiente per i risparmiatori, senza necessità di comunicazione individuale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale stabile in materia.
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Occupazione illegittima: la Cassazione fa il punto
Una proprietaria chiede il risarcimento per l'occupazione illegittima di parte del suo terreno da parte di un Comune. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione complessa, soprattutto in relazione alla "rinuncia abdicativa" della proprietà, e rimette la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite.
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Indebito arricchimento: il controvalore dei beni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26240/2025, affronta un caso di espropriazione dichiarata illegittima. Stabilisce che, se l'ente espropriante si appropria anche di beni mobili (come alberi maturi per il taglio) che non dovevano essere espropriati, agisce in malafede per tali beni e deve corrispondere il loro pieno controvalore, applicando il principio di indebito arricchimento.
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Responsabilità appaltatore: doveri e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva la responsabilità a un'impresa appaltatrice per non aver segnalato i difetti del progetto del committente. Il caso riguardava la costruzione di una scuola, dove si sono verificati danni per infiltrazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'impresa, ribadendo che la responsabilità dell'appaltatore non si limita alla mera esecuzione dei lavori, ma include un dovere di controllo e segnalazione delle carenze progettuali. I motivi del ricorso sono stati in gran parte dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente riguardo la determinazione dell'indennità di espropriazione di un terreno. La decisione è stata presa perché il giudice di merito aveva aderito acriticamente alle conclusioni di una consulenza tecnica (CTU) palesemente contraddittoria e illogica, senza rispondere alle puntuali critiche sollevate dal proprietario espropriato. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione chiara e comprensibile, soprattutto quando disattende le obiezioni di una parte.
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Acquisizione sanante: sì all’applicazione retroattiva
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena applicabilità dell'istituto dell'acquisizione sanante (art. 42-bis TUE) anche a fatti di occupazione illegittima di suoli privati da parte della Pubblica Amministrazione avvenuti prima dell'entrata in vigore della norma. A seguito dell'emanazione del provvedimento di acquisizione da parte di un Comune durante il giudizio, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità della domanda di restituzione e risarcimento del danno avanzata dai proprietari, cassando le sentenze precedenti. La decisione si fonda sulla volontà del legislatore di porre fine al fenomeno delle espropriazioni indirette.
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Responsabilità dei magistrati: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la responsabilità dei magistrati. Il caso nasce da una lunga disputa su un immobile costruito decenni fa. Il ricorrente lamentava la colpa grave dei giudici per il mancato riconoscimento di un'indennità. La Corte ha stabilito che l'attività di interpretazione della legge e valutazione dei fatti da parte dei giudici è protetta da una clausola di salvaguardia e che il ricorso tentava impropriamente di riesaminare questioni già decise, non criticando le specifiche motivazioni della sentenza d'appello.
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Compenso commissione: la PA può ridurlo? Analisi
Un membro di una commissione ambientale si oppone alla riduzione del suo compenso da parte del Ministero. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che il rapporto è di natura pubblicistica e non contrattuale. Pertanto, la Pubblica Amministrazione ha il potere di determinare e modificare unilateralmente il compenso della commissione ambientale, come previsto dalla legge.
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Risarcimento danno da occupazione: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di occupazione usurpativa, stabilendo principi fondamentali per il calcolo del risarcimento danno. L'ordinanza chiarisce che tale risarcimento costituisce un 'debito di valore' e, pertanto, l'importo deve essere rivalutato fino alla data della decisione finale, non a una data precedente. La Corte ha inoltre censurato la decisione del giudice di merito di modificare arbitrariamente la perizia tecnica sul valore del bene, ripristinando la necessità di una valutazione corretta e motivata.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se manca il deposito
Una società di servizi ha impugnato in Cassazione la sentenza che legittimava la riduzione del corrispettivo di un appalto da parte di un'azienda sanitaria. La Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, un adempimento formale inderogabile che impedisce l'esame del merito della controversia.
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Domanda di asilo: competenza del giudice di pace
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12443/2025, ha chiarito la procedura di convalida del trattenimento di un cittadino straniero che presenta una domanda di asilo. La Corte ha stabilito che il Giudice di Pace rimane competente a convalidare il trattenimento iniziale basato sull'irregolarità del soggiorno. La successiva domanda di asilo non annulla questo provvedimento, ma avvia un nuovo procedimento per un diverso titolo di trattenimento, la cui convalida spetta al Tribunale ordinario.
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Opposizione stato passivo: onere della prova e verifica
La Corte di Cassazione stabilisce che nell'opposizione allo stato passivo, il giudice ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la tempestività del ricorso. Non può dichiarare l'inammissibilità per mancata prova da parte del creditore, ma deve consultare il fascicolo fallimentare se il ricorrente ha allegato i fatti a sostegno della tempestività. La sentenza ribalta una decisione di merito che aveva erroneamente posto l'intero onere della prova sul creditore.
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Opposizione stato passivo: onere della prova del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12516/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di opposizione allo stato passivo. Un creditore si era visto dichiarare inammissibile l'opposizione per mancata prova della sua tempestività. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che la verifica della tempestività del ricorso è un dovere d'ufficio del giudice, il quale deve consultare il fascicolo fallimentare per accertare le date rilevanti, senza addossare l'intero onere della prova sul creditore che ha allegato i fatti a sostegno della propria tempestività.
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Revoca finanziamenti: quando l’impresa perde il bonus
Un'azienda agricola ha subito la revoca di finanziamenti pubblici destinati all'imprenditoria femminile per non aver rispettato i livelli occupazionali richiesti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'imprenditrice. La sentenza stabilisce che il mancato raggiungimento degli obiettivi occupazionali costituisce un inadempimento grave che giustifica la revoca del contributo, senza che l'impresa possa invocare il principio del legittimo affidamento.
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Acquisizione sanante: valore al decreto non all’occupazione
Una società contesta l'indennizzo per un'acquisizione sanante di un terreno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: il valore venale dell'immobile deve essere calcolato alla data del provvedimento di acquisizione e non a quella dell'originaria occupazione illegittima. La decisione della Corte d'Appello, che aveva utilizzato un valore storico, è stata annullata perché l'acquisizione sanante ha efficacia non retroattiva.
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Restituzione indennità: quando va restituita?
Un ex presidente di un Ente Parco è stato condannato alla restituzione delle indennità percepite in un periodo in cui la carica era stata resa onorifica per legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che una norma successiva, che reintroduceva l'indennità, non poteva avere effetto retroattivo. Di conseguenza, la richiesta di restituzione dell'indennità da parte dell'ente è stata ritenuta legittima, in quanto le somme erano state indebitamente percepite.
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Improcedibilità ricorso: errore fatale in Cassazione
Un Comune ha proposto ricorso in Cassazione per un credito verso una società fallita, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. La causa è stata l'improcedibilità del ricorso dovuta alla mancata allegazione della comunicazione della decisione impugnata, un errore procedurale considerato non sanabile che ha impedito l'esame del merito della questione.
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Acquisizione sanante: accettazione è irrevocabile?
Una società accetta l'indennizzo offerto dalla Pubblica Amministrazione per un'occupazione illegittima tramite "acquisizione sanante". Successivamente, scopre gravi errori nel calcolo e impugna l'importo. La Corte d'Appello ritiene l'impugnazione inammissibile, considerando l'accettazione irrevocabile. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione nuova e di massima importanza, rinviando la causa a pubblica udienza per decidere se le norme sull'irrevocabilità dell'accettazione, previste per l'esproprio ordinario, si applichino anche al caso speciale dell'acquisizione sanante.
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Indennizzo acquisizione sanante: i limiti del ricorso
Un Ente Locale ricorre in Cassazione ritenendo eccessivo l'indennizzo per acquisizione sanante determinato dalla Corte d'Appello per un terreno illegittimamente occupato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che le critiche alla valutazione del perito tecnico riguardano il merito della causa e non sono riesaminabili in sede di legittimità, che decide solo su questioni di diritto. Viene così confermato l'indennizzo liquidato ai privati proprietari.
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Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di decreto ingiuntivo fallimento. Un decreto ingiuntivo, anche se non opposto dal debitore, non è opponibile alla massa dei creditori se non è stato dichiarato esecutivo ai sensi dell'art. 647 c.p.c. prima della dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, anche l'ipoteca iscritta sulla base di tale decreto è inefficace, e il credito può essere ammesso al passivo solo in via chirografaria.
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