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Art. 1 Convenzione EDU — Anno 2024

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237 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Convenzione EDU

Costi black list: la prova per la deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13115/2024, ha rigettato il ricorso di una società in merito alla deducibilità dei costi black list per importazioni da Hong Kong. La Corte ha ribadito che per vincere la presunzione di indeducibilità, l'impresa deve fornire una prova rigorosa sia dell'effettiva operatività commerciale del fornitore estero, sia del concreto interesse economico dell'operazione, non essendo sufficiente il solo basso costo della merce.
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Sequestro probatorio: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'annullamento di un sequestro probatorio di un telefono cellulare. La sentenza stabilisce che il decreto di sequestro deve contenere una descrizione adeguata dei fatti contestati e non può essere integrato dal Tribunale del riesame. Una motivazione carente viola le prerogative dell'indagato e rende il provvedimento nullo.
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Sequestro Probatorio: decreto nullo senza fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro probatorio di un telefono cellulare. La sentenza conferma un principio fondamentale: il decreto di sequestro deve contenere una descrizione specifica dei fatti contestati e non solo le norme violate. Un decreto carente sotto questo profilo è radicalmente nullo e tale vizio non può essere sanato dal Tribunale del Riesame, che non può integrare di propria iniziativa la motivazione mancante.
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Sequestro probatorio: nullo senza adeguata motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro probatorio di un telefono cellulare. La sentenza ribadisce che un decreto di sequestro deve essere specificamente motivato riguardo ai fatti contestati e non può limitarsi a indicare le norme violate. Il Tribunale del riesame ha il dovere di verificare l'astratta configurabilità del reato (fumus commissi delicti), e la sua decisione, se logicamente motivata, non è sindacabile in Cassazione per manifesta illogicità.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco perché
Una società cooperativa, dichiarata fallita, vedeva il suo reclamo rigettato dalla Corte d'Appello. L'ex rappresentante legale ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sulla violazione di precise norme procedurali, in particolare la tardività del ricorso e il mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, confermando la severità dei requisiti per l'improcedibilità del ricorso per cassazione in ambito fallimentare.
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Ricorso per Cassazione: inammissibile se non specifico
Una società in liquidazione ha presentato ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che revocava un decreto ingiuntivo a suo favore per sgravi contributivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la società non ha rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di trascrivere o indicare con precisione gli atti e i documenti essenziali per la valutazione della censura. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso avverso una sentenza di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente, erede dell'imprenditore defunto, non ha depositato la copia della sentenza d'appello munita della prova della sua notificazione, rendendo impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione. Questo caso evidenzia come il mancato adempimento di un onere processuale, come l'onere della prova sulla tempestività, possa precludere l'esame nel merito delle questioni sollevate, portando all'improcedibilità del ricorso per cassazione.
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Equo indennizzo: no a ritardi da sciopero avvocati
La Corte di Cassazione ha stabilito che i ritardi processuali causati dall'astensione degli avvocati dalle udienze non sono imputabili allo Stato e, pertanto, non danno diritto a un equo indennizzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva un risarcimento maggiore per l'eccessiva durata di un procedimento, confermando che tali ritardi derivano da fattori esterni all'organizzazione giudiziaria. È stata inoltre respinta la richiesta di danno patrimoniale per mancata prova del nesso di causalità.
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Composizione organo giudicante: CCEPS decisione nulla
Un medico, radiato dall'albo per aver diffuso informazioni contro le vaccinazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la decisione disciplinare non entrando nel merito della questione, ma per un vizio di procedura: l'errata composizione dell'organo giudicante. La commissione aveva deliberato con soli quattro membri, mentre la legge ne richiede un minimo di cinque. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame da parte di un collegio correttamente costituito.
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Danno da interesse negativo per mancata convenzione P.A.
Una società ha citato in giudizio un Comune per il suo rifiuto illegittimo di stipulare una convenzione di lottizzazione precedentemente approvata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9960/2024, ha confermato la responsabilità della Pubblica Amministrazione, ma ha precisato che il danno risarcibile è limitato al cosiddetto "danno da interesse negativo". Questo comprende le spese sostenute confidando nell'accordo (danno emergente) e le occasioni alternative perse, ma non il mancato guadagno derivante dal progetto immobiliare. Il ricorso della società è stato respinto per non aver fornito prove adeguate dei costi sostenuti e della perdita di valore del terreno.
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Usucapione servitù: prova e apparenza in Cassazione
Una proprietaria contestava l'usucapione di una servitù di passaggio da parte del vicino. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'usucapione servitù basandosi su testimonianze e prove oggettive, come la svasatura di un accesso. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il giudice d'appello può valutare tutte le prove agli atti e che un uso discontinuo del passaggio, se legato alle esigenze del fondo, non impedisce l'usucapione quando sussiste il requisito dell'apparenza.
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Ricorso inammissibile: prescrizione non rilevabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per furto pluriaggravato. I motivi sono stati giudicati manifestamente infondati. La decisione ribadisce un principio cruciale: l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce al giudice di rilevare l'eventuale prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza di appello, confermando la condanna.
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Ritardo pagamento P.A.: niente tasse sull’esproprio
Una contribuente ha ricevuto un'indennità di esproprio con quasi 30 anni di ritardo. La P.A. ha applicato una ritenuta fiscale del 20% basata su una legge introdotta durante il ritardo. La Corte di Cassazione ha annullato la tassazione, stabilendo che il ritardo nel pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, se ingiustificato, impedisce l'applicazione di nuove imposte. Lo Stato non può trarre vantaggio dal proprio inadempimento.
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Risarcimento occupazione illegittima: guida completa
In un caso di occupazione di un terreno privato da parte di un Comune per la costruzione di scuole, avvenuta decenni fa senza un decreto di esproprio, la Corte di Cassazione ha stabilito importanti principi. Il risarcimento per l'occupazione illegittima deve essere calcolato in base al pieno valore di mercato del bene, disapplicando norme riduttive dichiarate incostituzionali. Inoltre, la Corte ha riconosciuto il diritto dei proprietari a ricevere un'indennità separata per il periodo iniziale di occupazione legittima, prima che questa diventasse illecita. La sentenza ha cassato la decisione d'appello e rinviato il caso per una nuova determinazione del danno.
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Confisca di prevenzione: onere della prova per i terzi
La Corte di Cassazione conferma una confisca di prevenzione contro un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e i suoi familiari, i cui beni risultavano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, ribadendo il gravoso onere probatorio a carico dei terzi intestatari di dimostrare la provenienza lecita dei fondi. Tuttavia, ha annullato la decisione per una delle figlie a causa della totale omissione di motivazione da parte della Corte d'Appello riguardo ai suoi specifici motivi di gravame, rinviando il caso per un nuovo esame della sua posizione.
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Spese processuali: quando la vittoria parziale non paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8182/2024, ha affrontato un caso di indennità di espropriazione, stabilendo un principio fondamentale in materia di spese processuali. Dei proprietari terrieri, pur vedendosi riconosciuto il diritto a un'indennità, erano stati condannati dalla Corte d'Appello a rimborsare parte delle spese legali all'ente espropriante. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che l'accoglimento parziale di una domanda non configura una soccombenza reciproca e non può giustificare la condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese. La Corte ha quindi cassato la sentenza su questo punto, compensando parzialmente le spese di tutti i gradi di giudizio.
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Giudicato esterno: limiti a nuove azioni legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8080/2024, ha riaffermato la forza del giudicato esterno. Nel caso esaminato, dei privati, dopo una sentenza definitiva sull'indennità di esproprio, avevano iniziato una nuova causa per ottenere un risarcimento maggiore, tentando di riqualificare l'atto ablativo come "acquisizione sanante". La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che il giudicato formatosi sulla legittimità dell'esproprio impedisce di rimettere in discussione la stessa vicenda, anche se presentata sotto una diversa veste giuridica, in virtù del principio del "ne bis in idem".
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Equa riparazione: il termine per la domanda
Un debitore ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un fallimento. La richiesta era stata respinta perché ritenuta tardiva. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che per i fallimenti precedenti alla riforma del 2006, se il decreto di chiusura non viene notificato a tutti i creditori, diventa definitivo solo dopo un anno. Di conseguenza, il termine di sei mesi per la domanda di equa riparazione decorre da tale momento, rendendo la richiesta tempestiva.
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Sdemanializzazione opere: lo Stato acquisisce tutto
Un privato, successore di un concessionario di un'area demaniale marittima, ha rivendicato la proprietà di alcuni manufatti dopo la sdemanializzazione dell'area. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sdemanializzazione delle opere demaniali, al pari di altre cause di cessazione della concessione, comporta l'acquisizione automatica e gratuita dei beni non amovibili da parte dello Stato, in applicazione dell'art. 49 del Codice della Navigazione.
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Usucapione P.A.: sì all’acquisto senza esproprio
Un comune ha occupato un terreno privato negli anni '60 a seguito di una trattativa privata, realizzando un'opera pubblica senza un formale esproprio. La Corte di Cassazione ha confermato l'acquisto della proprietà da parte dell'ente per usucapione. La Corte ha specificato che quando la Pubblica Amministrazione agisce come un soggetto privato (iure privatorum) e non esercitando poteri autoritativi, si applicano le normali regole sull'usucapione P.A., con il termine che decorre dall'inizio del possesso e non da successive leggi in materia di espropriazione.
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