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Volontaria Giurisdizione

72 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La giurisdizione volontaria è un'attività esercitata da un giudice. Questo tipo di attività giurisdizionale è stata definita come amministrazione pubblica del diritto privato esercitata da organi giudiziari, ha una funzione diversa da quella della tutela giurisdizionale ed è prossima all'attività amministrativa: non tende ad attuare diritti, ma semplicemente a integrare o realizzare la fattispecie costitutiva di uno stato personale o familiare (per esempio: la separazione consensuale dei coniugi, che dev'essere omologata dal tribunale, o l'adozione di persone maggiori d'età, che si attua con decreto del tribunale in camera di consiglio) o di un determinato potere (per esempio: l'autorizzazione del giudice tutelare che consente di alienare i beni appartenenti al minore) o della vicenda costitutiva, modificativa ed estintiva di una persona giuridica (per esempio, l'iscrizione di una società per azioni nel registro delle imprese) o di altre situazioni simili. Il decreto con cui i provvedimenti vengono adottati acquisterà efficacia una volta decorsi i termini senza che vi sia stato proposto reclamo. Ulteriore peculiarità della giurisdizione volontaria è insita nel fatto che a norma dell'art. 742 c. p. c. "i decreti emessi possono essere in ogni tempo modificati o revocati, ma restano salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla modificazione o alla revoca." Non constando di una disciplina autonoma i procedimenti di giurisdizione volontaria seguono le disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio. Il termine "volontaria giurisdizione" comprende anche, invero in modo alquanto ironico, anche i provvedimenti di trattamento sanitario obbligatorio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trascrizione Veicolo Nullo: La Cassazione e la Cancellazione
Un Lavoratore ha chiesto la cancellazione della trascrizione di un veicolo (Audi TT) a favore di un Acquirente, poiché il trasferimento si basava su un titolo nullo, derivante da reati come la contraffazione del telaio e il riciclaggio. L'ACI, inizialmente, non aveva eseguito correttamente l'ordine di cancellazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della cancellazione trascrizione veicolo, estendendo le norme sulla pubblicità immobiliare ai beni mobili registrati. Ha però accolto il ricorso dell'ACI riguardo alle spese legali, stabilendo che in un procedimento di volontaria giurisdizione non si possono condannare le parti al pagamento delle spese.
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Equa riparazione: tempi del processo e calcolo delle spese
Una cittadina ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo penale nato da una sua querela. La Corte d'Appello ha riconosciuto il ritardo solo a partire dal momento della sua costituzione di parte civile, liquidando un indennizzo minimo e ponendo a suo carico spese legali calcolate sui parametri della volontaria giurisdizione. La Corte di Cassazione ha confermato che la vittima non e parte del processo penale fino alla costituzione di parte civile, escludendo il periodo precedente dal calcolo del ritardo. Tuttavia, gli ermellini hanno accolto il ricorso sulle spese legali: il giudizio per equa riparazione e una vera causa civile e non una procedura di volontaria giurisdizione. La Cassazione ha quindi ricalcolato al ribasso le spese dovute al Ministero della Giustizia.
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Patrocinio a spese dello Stato: compenso e spese di opposizione
Un avvocato difende una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato in un procedimento di modifica delle condizioni di separazione personale. Il difensore contesta l'iniziale compenso di 750 euro. Il Presidente della Corte d'Appello eleva il compenso a 1.300 euro, ma dimentica di decidere sulle spese del giudizio di opposizione. L'avvocato ricorre in Cassazione chiedendo uno scaglione tariffario superiore e la liquidazione delle spese omesse. La Suprema Corte respinge la richiesta sullo scaglione, confermando la discrezionalità del giudice nel rispetto dei minimi tariffari. Tuttavia, la Cassazione accoglie il ricorso per l'omessa pronuncia sulle spese di opposizione, cassando l'ordinanza con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Tetto fatiscente: Azione risarcitoria comproprietario vince in Cassazione
Un comproprietario ha citato in giudizio gli altri per ottenere il risarcimento dei danni causati da un tetto fatiscente e la partecipazione alle spese di ristrutturazione. Il Tribunale aveva dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo dovesse essere trattata in volontaria giurisdizione. La Corte d'Appello ha ribaltato questa decisione, accertando l'obbligo dei comproprietari di contribuire e risarcire i danni. La Cassazione ha confermato che l'azione risarcitoria del comproprietario per danni alla sua proprietà esclusiva, causati da parti comuni, rientra nel giudizio ordinario e non nella volontaria giurisdizione. La sentenza ha rigettato il ricorso degli altri comproprietari, confermando la loro condanna al risarcimento e alle spese.
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Equa riparazione eredità beneficiata: no ai danni per ritardi
I Creditori di un defunto hanno richiesto il risarcimento per la durata di oltre sei anni di una procedura di liquidazione dell'asse ereditario. La domanda si basava sulla legge sul ragionevole ritardo dei processi. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che l'equa riparazione eredità beneficiata non spetta per la fase stragiudiziale della liquidazione. Questa procedura viene gestita direttamente dall'erede insieme a un notaio e non costituisce un vero processo davanti a un giudice. Soltanto le eventuali fasi di contenzioso formale, come i reclami contro lo stato di graduazione, rientrano nell'ambito della tutela giudiziaria. Di conseguenza, i creditori non ricevono alcun indennizzo statale per i tempi di attesa della liquidazione ereditaria.
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Impugnazione delibera condominiale tra pretese e regole
Un condomino ha citato in giudizio il proprio condominio e la società amministratrice, chiedendo l'annullamento dell'assemblea e dei contratti di manutenzione stipulati con un'impresa terza, oltre alla revoca dell'amministratore e al risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno respinto tutte le richieste e la Corte di Cassazione ha confermato integralmente le decisioni precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione delibera condominiale deve colpire le singole decisioni assembleari e non l'adunanza in blocco. Inoltre, il singolo condomino non può agire per annullare i contratti conclusi dal condominio con terzi, spettando tale potere solo alla collettività condominiale. Infine, l'amministratore può difendere in giudizio le delibere senza bisogno di un'apposita autorizzazione assembleare. Il condomino è stato condannato al pagamento delle spese di lite e per responsabilità aggravata.
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Negoziazione assistita: accordo valido ma trascrizione negata
I coniugi sottoscrivono un accordo di negoziazione assistita per la loro separazione personale, prevedendo il trasferimento del 50% di un immobile dal marito alla moglie. Il Conservatore dei Registri Immobiliari rifiuta la trascrizione dell'accordo ritenendo necessaria l'autenticazione delle firme da parte di un pubblico ufficiale. Il Tribunale ordina la trascrizione, ma la Corte d'Appello accoglie il reclamo dell'Agenzia delle Entrate, confermando il rifiuto del Conservatore. I coniugi propongono ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso poiché il provvedimento di reclamo sulla trascrizione appartiene alla volontaria giurisdizione non contenziosa, privo di decisorietà e definitività, e le parti possono tutelare i propri diritti in un ordinario giudizio di cognizione.
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Opposizione alla liquidazione: tariffe piene per la lite sul CTU
La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudizio di opposizione alla liquidazione dei compensi del CTU ha natura contenziosa e non di volontaria giurisdizione. Nel caso specifico, i Clienti avevano contestato la decisione del Tribunale di Grosseto, che aveva liquidato i compensi del loro avvocato applicando le tariffe ridotte della volontaria giurisdizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che per calcolare i compensi del difensore si devono applicare i parametri dei giudizi ordinari di cognizione. Di conseguenza, la decisione precedente stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo calcolo delle spese.
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Volontaria giurisdizione: vince il ricorso ma paga le spese
Il Proprietario di un veicolo ha chiesto la cancellazione della trascrizione del trasferimento del mezzo, basata su un documento falso. Il Tribunale ha ordinato all'Ente Pubblico la cancellazione, condannandolo a pagare le spese legali. L'Ente Pubblico ha fatto ricorso, sostenendo che il procedimento, volto a tutelare la pubblicità automobilistica, rientra nella volontaria giurisdizione e non prevede una condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nei procedimenti di volontaria giurisdizione non contenziosa non esiste una parte soccombente. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna alle spese inflitta all'Ente Pubblico, ponendo a carico del Proprietario le spese del giudizio di legittimità.
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Registrazione a debito: negato il rinvio d’imposta sul lodo
Il Contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro dovuta su un lodo arbitrale reso esecutivo dal Tribunale. Il Contribuente sosteneva il diritto alla registrazione a debito dell'atto, cioè senza pagamento immediato, poiché la controversia originaria coinvolgeva un Ministero statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la procedura per rendere esecutivo un lodo arbitrale rientra nella volontaria giurisdizione e non nel contenzioso ordinario. Di conseguenza, non si applicano le eccezioni previste per la registrazione a debito, che è un istituto di natura eccezionale e tassativa. La Corte ha inoltre ritenuto sufficiente la motivazione dell'atto impositivo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Termine per accettare l’eredità: la Cassazione blocca il ricorso
Un soggetto interessato a riottenere un immobile occupato dal defunto ha chiesto al giudice di fissare un termine per accettare l'eredità alla potenziale erede. Il Tribunale ha concesso il termine. La chiamata all'eredità ha impugnato la decisione, arrivando fino alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che il provvedimento che stabilisce un termine per accettare l'eredità non ha carattere decisorio o definitivo, poiché è sempre revocabile e modificabile. Di conseguenza, contro la decisione emessa in sede di reclamo non è possibile proporre ricorso in Cassazione. La ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Nomina amministratore giudiziario: perdi il ricorso ma non paghi
Due condomini hanno richiesto al Tribunale la nomina amministratore giudiziario per il proprio condominio. A seguito del rigetto, la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il loro reclamo, condannandoli a pagare le spese legali. I condomini si sono rivolti alla Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento sulla nomina amministratore giudiziario non è impugnabile in Cassazione, in quanto atto di volontaria giurisdizione non definitivo. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sulle spese: trattandosi di una procedura non contenziosa finalizzata alla tutela dell'interesse comune, non si applica il principio di soccombenza. Di conseguenza, i condomini non devono pagare le spese legali del giudizio di reclamo.
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Revoca dell’amministratore di condominio: no alla Cassazione
Un condomino ha richiesto la revoca dell'amministratore di condominio per presunte irregolarità gestionali. Dopo il rigetto della domanda da parte del Tribunale e della Corte d'Appello, il condomino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decreto emesso in sede di reclamo sulla revoca dell'amministratore di condominio rientra nella volontaria giurisdizione, è privo di efficacia decisoria e non incide su diritti soggettivi o status. Pertanto, tale provvedimento non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, se non limitatamente alle spese di giudizio. Il condomino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Opposizione all’omologazione del concordato: chi perde paga
Nel giudizio di opposizione all'omologazione del concordato preventivo promosso da un creditore, la Corte di Cassazione ha confermato che tale procedimento ha natura contenziosa. Di conseguenza, si applica pienamente il principio della soccombenza, con la condanna del creditore opponente al pagamento delle spese di lite in favore della società debitrice. Il creditore aveva contestato la condanna sostenendo che si trattasse di volontaria giurisdizione, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il contrasto tra il diritto del debitore alla soluzione della crisi e la contestazione del creditore configura una vera e propria lite. Le spese sono state legittimamente liquidate secondo i parametri delle cause di valore indeterminabile. Il ricorso del creditore è stato rigettato con condanna alle spese.
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Nomina dell’amministratore di condominio: stop alle spese legali
Una condomina ha richiesto la nomina dell'amministratore di condominio per via giudiziale. Il Tribunale ha accolto la richiesta, ma l'amministratore uscente ha proposto reclamo. La Corte d'Appello ha revocato la nomina e condannato la condomina a pagare le spese processuali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che il procedimento per la nomina dell'amministratore di condominio rientra nella volontaria giurisdizione e non ha natura contenziosa. Di conseguenza, non essendoci una vera e propria parte sconfitta, il giudice non può condannare il richiedente al pagamento delle spese legali. La condomina vince quindi la battaglia sulle spese processuali, che non dovrà pagare.
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Opposizione a decreto di liquidazione: salvo il deposito errato
Il Tribunale dichiarava inammissibile per tardività l'opposizione a decreto di liquidazione del compenso di un consulente tecnico d'ufficio (CTU), ritenendo che il ricorso fosse stato depositato oltre il termine di trenta giorni. Il Tribunale aveva considerato come data di deposito quella della reiscrizione della causa nel ruolo contenzioso, ignorando la tempestiva iscrizione iniziale nel ruolo della volontaria giurisdizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'opponente, chiarendo che l'erronea iscrizione iniziale costituisce una mera irregolarità interna che non pregiudica la tempestività del deposito originario. La decisione viene cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Revoca dell’amministratore di condominio: chi perde paga le spese
Un condomino ha richiesto la revoca dell'amministratore di condominio per presunte irregolarità gestionali. Il Tribunale ha respinto la domanda e ha condannato il condomino al pagamento delle spese processuali. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che, nonostante il rito camerale di volontaria giurisdizione, la presenza di posizioni contrapposte giustifica l'applicazione del principio di soccombenza. Il condomino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il procedimento per la revoca dell'amministratore di condominio è caratterizzato da un effettivo contrasto tra parti e soggiace alla regola per cui chi perde paga le spese. Il ricorrente è stato inoltre condannato per responsabilità aggravata a causa dell'infondatezza del ricorso.
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Vendita beni ereditari: limiti e autorizzazioni
La Corte d'Appello ha confermato l'autorizzazione alla vendita beni ereditari richiesta dagli esecutori testamentari per onorare debiti e legati. Nonostante l'opposizione dei coeredi basata sulla presunta falsità del testamento e sulla mancanza di liquidità certa, i giudici hanno ritenuto prevalente la necessità di adempiere alle volontà della testatrice, tutelando la massa ereditaria attraverso il vincolo del ricavato su un conto dedicato.
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Causa inutile: ricorso respinto per mancanza di interesse ad agire
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni soci di un centro equestre contro la nomina di un liquidatore. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad agire, un principio cardine del nostro ordinamento. Poiché il provvedimento di nomina del liquidatore era già stato revocato prima che il ricorso arrivasse in Cassazione, gli ex soci non avrebbero ottenuto alcun vantaggio pratico da una eventuale sentenza a loro favore. L'azione legale era diventata inutile. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Amministratore Giudiziario Comunione: Nomina Sì, Spese Legali No
Due fratelli, comproprietari di un immobile ereditato, non riescono a gestirlo a causa di continui disaccordi. Uno dei due si rivolge al tribunale, che nomina un amministratore giudiziario per la comunione. La Corte d'Appello conferma la nomina e condanna l'altro fratello a pagare le spese legali. La Corte di Cassazione interviene e stabilisce un principio fondamentale: la nomina di un amministratore in questi casi rientra nella 'volontaria giurisdizione', una procedura che non ha né vincitori né vinti. Di conseguenza, il principio 'chi perde paga' non si applica. La Cassazione ha quindi annullato la condanna al pagamento delle spese legali, pur confermando la necessità dell'amministratore.
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