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Visto Di Conformità Infedele

54 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Certificazione rilasciata da un professionista abilitato (es. CAF, commercialista) che attesta erroneamente la corrispondenza tra i dati di una dichiarazione fiscale e la documentazione esibita dal contribuente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Visto di conformità infedele: vince nel merito, perde in appello
L'Agenzia delle Entrate contestava a un responsabile di un centro di assistenza fiscale il rilascio di un visto di conformità infedele per detrazioni sul risparmio energetico, richiedendo il pagamento di imposte, sanzioni e interessi. Il professionista ha impugnato l'atto e ha ottenuto in primo grado l'annullamento integrale della cartella per la fondatezza delle detrazioni, sebbene i giudici abbiano respinto una sua eccezione formale sulla competenza dell'ufficio. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha rinunciato all'appello principale. Il professionista ha cercato comunque di proseguire il giudizio per far valere il difetto di competenza, ma i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per mancanza di interesse. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: la parte totalmente vittoriosa nel merito non ha alcun interesse concreto a proseguire la causa solo per questioni formali o teoriche.
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Visto di conformità infedele: la cartella del fisco è nulla
Un responsabile dell'assistenza fiscale apponeva un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. L'ufficio provinciale del fisco richiedeva al professionista il pagamento di imposte, sanzioni e interessi tramite cartella esattoriale. Il professionista impugnava l'atto contestando l'incompetenza dell'ufficio provinciale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la cartella di pagamento. I giudici hanno chiarito che solo la direzione regionale possiede il potere di contestare la violazione e iscrivere a ruolo le somme. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio provinciale è totalmente nullo.
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Visto di conformità infedele: cartella nulla se l’ufficio erra
Un Responsabile dell'Assistenza Fiscale ha apposto il visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi di un contribuente. A seguito di controlli, l'Agenzia delle Entrate ha rilevato la mancanza della documentazione per alcune detrazioni fiscali. L'ufficio provinciale ha quindi richiesto direttamente al professionista il pagamento di imposte, sanzioni e interessi tramite cartella esattoriale, contestando l'ipotesi di visto di conformità infedele. Il professionista ha impugnato l'atto contestando la competenza dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: la legge stabilisce che solo la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, determinata in base al domicilio fiscale del professionista, possiede il potere di contestare la violazione ed emettere il ruolo. Poiché l'atto proveniva dalla Direzione Provinciale, la cartella di pagamento è stata annullata del tutto.
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Visto di conformità infedele: annullata la cartella errata
Un responsabile dell'assistenza fiscale apponeva un visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi di una cittadina. L'Agenzia delle Entrate contestava la detraibilità di spese sanitarie per il mancato assolvimento dell'imposta di bollo. Contestando il visto di conformità infedele, la Direzione Provinciale emetteva una cartella di pagamento a carico del professionista per imposte, sanzioni e interessi. Il professionista impugnava l'atto lamentando l'incompetenza dell'ufficio locale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione per visto di conformità infedele rientra nella competenza esclusiva della Direzione Regionale individuata dal domicilio fiscale del professionista. Pertanto, la Suprema Corte ha annullato la cartella di pagamento ed escluso la validità dell'atto emesso da un organo privo del relativo potere amministrativo.
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Visto di conformità infedele: da semplice errore a dolo penale
Un professionista ha subito la condanna a otto mesi di reclusione per aver rilasciato un visto di conformità infedele sulla dichiarazione IVA di una società commerciale. L'atto ha consentito l'esposizione di oltre un milione di euro di crediti IVA inesistenti, generati da acquisti fittizi per oltre sei milioni. L'imputato sosteneva di aver agito con semplice negligenza professionale, avendo percepito soltanto l'ordinario compenso di tariffa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna per dolo. La totale omissione dei più elementari controlli formali, come la verifica della congruità di costi spropositati rispetto a un capitale sociale minimo, dimostra la piena e consapevole partecipazione al reato tributario.
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Visto di conformità infedele: nullo l’atto dell’ufficio sbagliato
L'Amministrazione Finanziaria notificava a un Professionista Abilitato una cartella di pagamento per l'apposizione di un visto di conformità infedele su un Modello 730. La cartella era stata emessa dall'ufficio locale competente per il domicilio del contribuente. Il Professionista impugnava l'atto eccependo l'incompetenza territoriale dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Professionista, stabilendo che la sanzione per visto di conformità infedele ha natura punitiva. Di conseguenza, la competenza esclusiva per l'iscrizione a ruolo spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore (il professionista) e non del contribuente. La cartella è stata quindi definitivamente annullata.
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Visto di conformità infedele: annullata la cartella esattoriale
Un professionista abilitato riceveva una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate di Genova per aver apposto un visto di conformità infedele sulla dichiarazione dei redditi di un contribuente. Il professionista impugnava l'atto contestando l'incompetenza territoriale dell'ufficio ligure, poiché la sede del centro di assistenza fiscale si trovava a Roma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la competenza per l'irrogazione delle sanzioni spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del trasgressore (in questo caso, il Lazio) e non a quella del contribuente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato definitivamente la cartella esattoriale per incompetenza territoriale dell'ufficio emittente.
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Visto di conformità infedele: no al recupero IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che un visto di conformità infedele, apposto da un professionista abilitato su una dichiarazione IVA, costituisce una violazione meramente formale. Pertanto, l'Amministrazione Finanziaria non può procedere al recupero del credito utilizzato in compensazione se non contesta l'effettiva esistenza del credito stesso, limitandosi a sanzionare il professionista per le irregolarità nei controlli.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha risolto il dubbio sulla competenza territoriale per le sanzioni derivanti da un visto di conformità infedele. La Corte ha stabilito che l'organo competente non è l'ufficio delle Entrate del domicilio del contribuente, ma la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista (RAF) che ha commesso l'irregolarità. La decisione si fonda sulla natura speciale della norma che regola la materia, la quale prevale sulle regole generali di competenza.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
In un caso di visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza per l'iscrizione a ruolo delle somme dovute dal professionista responsabile non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha sottolineato la natura anche punitiva della responsabilità, giustificando l'applicazione di questa regola di competenza speciale.
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Visto di conformità infedele: la competenza a sanzionare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1272/2026, ha stabilito che la competenza a irrogare sanzioni per un visto di conformità infedele apposto su un Modello 730 spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, e non alla Direzione Provinciale. Il caso riguardava un Responsabile dell'assistenza fiscale (RAF) sanzionato per un errore su spese sanitarie. La Corte ha annullato l'atto impositivo perché emesso da un ufficio funzionalmente incompetente, accogliendo il ricorso del professionista.
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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale
Un professionista è stato ritenuto responsabile per un visto di conformità infedele apposto sulla dichiarazione di un contribuente. La Corte di Cassazione ha annullato la pretesa dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la competenza a procedere non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale del domicilio fiscale del professionista che ha rilasciato il visto. L'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato nullo.
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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di visto di conformità infedele, la competenza per irrogare la sanzione al professionista o al CAF spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui il trasgressore ha il proprio domicilio fiscale. Un atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente, come quello del domicilio del contribuente, è illegittimo e deve essere annullato. La Corte ha chiarito la natura punitiva, e non meramente risarcitoria, della sanzione prevista.
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Visto di conformità infedele: competenza e sanzioni
Un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) ha impugnato una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele, sostenendo l'incompetenza territoriale dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza per irrogare sanzioni in questi casi spetta inderogabilmente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista (il CAF), non a quella del contribuente assistito. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio provinciale è stato annullato.
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Visto di conformità infedele: competenza regionale
Un Responsabile dell'Assistenza Fiscale (RAF) ha impugnato una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele, contestando la competenza dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sanzione deve essere irrogata dalla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, in base al domicilio fiscale del professionista, e non dalla Direzione Provinciale. L'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato quindi annullato.
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Competenza visto infedele: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) per un visto di conformità infedele. Il motivo della decisione risiede nell'incompetenza dell'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate che ha emesso l'atto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la competenza a irrogare tali sanzioni spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui ha domicilio fiscale il professionista o il CAF che ha commesso la violazione.
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Competenza visto infedele: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza visto infedele. Con una recente ordinanza, ha chiarito che l'autorità competente a contestare le irregolarità derivanti da un visto di conformità infedele è esclusivamente la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, individuata in base al domicilio fiscale del professionista o del CAF che ha commesso la violazione. La Corte ha annullato una cartella di pagamento emessa da una Direzione Provinciale, ritenendola incompetente, accogliendo così il ricorso del professionista e riformando le decisioni dei giudici di merito.
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Visto di conformità infedele: la competenza
Un professionista è stato sanzionato per l'emissione di un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto sanzionatorio perché emesso da un ufficio territorialmente incompetente. Secondo la Corte, la competenza a sanzionare il professionista spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui il professionista ha il domicilio fiscale, e non a quella del contribuente assistito. Questa regola, prevista dall'art. 39 del D.Lgs. 241/1997, ha carattere funzionale ed esclusivo e la sua violazione determina l'illegittimità dell'atto.
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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14792/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di visto di conformità infedele. In caso di errore da parte del professionista, l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente a irrogare la sanzione non è quello del domicilio fiscale del contribuente, bensì la direzione regionale dell'Agenzia individuata in base al domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha ritenuto illegittimo l'atto emesso dall'ufficio territorialmente incompetente, accogliendo il ricorso del professionista e annullando la pretesa fiscale.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14787/2024, ha stabilito che la competenza a sanzionare un professionista per l'emissione di un visto di conformità infedele spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista stesso, e non a quella del contribuente. Un atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente è nullo. Il caso riguardava un professionista sanzionato dall'ufficio provinciale competente per il contribuente assistito. La Corte ha accolto il ricorso del professionista, annullando l'atto impositivo per difetto di competenza.
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