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Transazione — Anno 2023

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230 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Transazione

Provvedimenti

Evidenza pubblica e aggregazioni tra società pubbliche
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi relativi a un'operazione di aggregazione societaria tra una multiutility a controllo pubblico e un partner industriale quotato. Il contenzioso era nato dalla contestazione dell'operazione, avvenuta senza il previo esperimento di una procedura di evidenza pubblica. Nonostante il Consiglio di Stato avesse confermato l'annullamento degli atti, le parti hanno successivamente raggiunto un accordo transattivo. La Corte ha rilevato che la rinuncia agli effetti della sentenza di merito ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, rendendo superfluo l'esame dei motivi di ricorso.
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Cessazione della materia del contendere: la guida
In una controversia di lavoro riguardante il riconoscimento di un rapporto subordinato, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo presso l'Ispettorato del Lavoro durante il giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha eliminato l'interesse alla decisione e ha escluso l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Evidenza pubblica: stop ai ricorsi per transazione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affrontato il tema dell'obbligo di evidenza pubblica nelle operazioni di aggregazione tra società a partecipazione pubblica e partner industriali privati. Il caso nasce dall'annullamento di una delibera comunale che approvava l'ingresso di un socio privato in una multiutility senza gara. Tuttavia, a seguito di un accordo transattivo tra le parti e della rinuncia agli effetti della sentenza d'appello, la Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la transazione estingue la necessità di una pronuncia di merito.
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Rinuncia al ricorso: effetti e vantaggi
Il caso riguarda l'opposizione allo stato passivo di un professionista per crediti in prededuzione. A seguito di un accordo tra le parti, è stata presentata una formale Rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio senza condanna alle spese e senza raddoppio del contributo unificato.
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Improcedibilità ricorso: manca la relata di notifica
Un cittadino ha impugnato la decisione che lo obbligava a rimborsare a un ente locale i costi di acquisizione di un'area destinata a edilizia popolare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché il ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la relata di notifica. Tale omissione impedisce alla Corte di verificare la tempestività del ricorso rispetto al termine breve, portando al rigetto del gravame per motivi formali legati alla parola_chiave.
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Improcedibilità ricorso: la relata di notifica
La Suprema Corte ha dichiarato l'**improcedibilità ricorso** presentato da un privato contro un Ente locale in merito al pagamento di oneri per l'acquisizione di aree destinate all'edilizia popolare. Nonostante il ricorrente avesse dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la relata di notifica entro i termini previsti dall'art. 369 c.p.c. Tale omissione impedisce alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo nullo il ricorso e confermando la condanna alle spese.
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Transazione e prestazioni sanitarie extra-budget
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da uno studio di fisiokinesiterapia contro un'Azienda Sanitaria Provinciale. Il contenzioso riguardava il pagamento di prestazioni sanitarie extra-budget. L'ente pubblico aveva proposto una transazione per una somma ridotta, condizionata alla rinuncia a ogni lite. La struttura privata, avendo inizialmente contestato i conteggi, è stata considerata rinunciataria rispetto alla proposta. La Suprema Corte ha chiarito che la proposta dell'ente non costituiva un riconoscimento di debito incondizionato, ma un'offerta contrattuale non perfezionata per mancanza di accettazione tempestiva, rendendo legittimo il diniego del pagamento integrale.
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Transazione ereditaria: stop alla lite giudiziale
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa disputa tra fratelli riguardante una successione caratterizzata da presunte donazioni simulate. Il cuore della decisione riguarda l'efficacia di una transazione ereditaria sottoscritta durante il giudizio. Nonostante il mancato adempimento formale degli impegni presi, la Corte ha stabilito che l'accordo ha determinato la cessazione della materia del contendere per tutti i coeredi. La volontà di transigere ha infatti superato la necessità di una divisione giudiziale, rendendo inefficaci le precedenti sentenze di merito che non avevano tenuto conto dell'accordo globale raggiunto dalle parti.
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Transazione e clausola arbitrale: la guida
Una società commerciale ha impugnato un decreto ingiuntivo derivante da una transazione non rispettata, sostenendo che la controversia dovesse essere risolta da arbitri in virtù di una clausola contenuta nel contratto originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la transazione, pur non essendo novativa, costituisce una fonte autonoma di obbligazioni. La clausola compromissoria del contratto precedente non si estende automaticamente alla transazione se non espressamente richiamata. Inoltre, la Corte ha confermato che non è possibile annullare l'accordo per dolo se la parte era già a conoscenza della propria situazione contabile al momento della firma.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e costi Cassazione
Un professionista sanitario ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale, portando il ricorrente a formalizzare la Rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e specificando che, in caso di rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la decisione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità.
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Estinzione del giudizio: transazione e accise
Una società in liquidazione ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi ad accise sull'energia elettrica per gli anni dal 2008 al 2013. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso a seguito dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione del debito e di una transazione fiscale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando il venir meno dell'interesse delle parti alla prosecuzione della lite e disponendo la compensazione delle spese processuali.
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Cessazione della materia del contendere: guida
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un ricorso riguardante la legittimità di alcuni interventi edilizi e paesaggistici. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato, depositando un'istanza congiunta per dichiarare la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte, preso atto del venir meno dell'interesse delle parti alla decisione, ha dichiarato l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso. La sentenza sottolinea come l'accordo tra privati possa estinguere il bisogno di una pronuncia giurisdizionale, portando alla compensazione delle spese e all'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: effetti della transazione
Una società di capitali ha impugnato un decreto ingiuntivo relativo a onorari professionali per prestazioni rese in ambito tributario. Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile l'opposizione poiché proposta con rito sommario anziché ordinario. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione, ma nelle more del giudizio le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La società ha formalizzato la **rinuncia al ricorso**, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede accettazione della controparte per produrre effetti estintivi.
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Estinzione del processo: transazione e fisco
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta regionale sui canoni di concessione demaniale per l'anno 2007. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la controversia è approdata in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che prevedeva la rateazione del debito. Conseguentemente, è stata depositata una dichiarazione congiunta di rinuncia agli atti, portando alla dichiarazione di estinzione del processo. La Corte ha inoltre stabilito l'insussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato, data la natura conciliativa della chiusura del lite.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
Una società edilizia e un ente comunale si sono scontrati per decenni sulla proprietà di aree destinate a verde pubblico. Dopo sentenze di merito che riconoscevano l'usucapione parziale e la risoluzione di un accordo transattivo, le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, entrambe hanno rinunciato ai rispettivi atti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la volontà concorde delle parti pone fine alla lite senza ulteriori spese.
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Compenso CTU: solidarietà e criteri di liquidazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per determinare il compenso CTU in una causa di responsabilità contro organi sociali. Se l'incarico peritale è finalizzato a un risultato unitario, come la quantificazione del danno complessivo, il compenso deve essere liquidato globalmente e non per singole operazioni. La Corte ha inoltre ribadito che tutte le parti del giudizio sono obbligate in solido al pagamento del consulente, anche se il processo si estingue per transazione, purché l'attività sia iniziata. Nel giudizio di opposizione alla liquidazione, tutte le parti originarie devono essere coinvolte come litisconsorti necessari.
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Transazione: quando scatta la risoluzione?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risoluzione di una transazione stipulata tra una società cooperativa e un consorzio. La controversia verteva sul presunto inadempimento del consorzio per pagamenti non eseguiti immediatamente. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un termine specifico pattuito per l'adempimento, il creditore non può dichiarare la risoluzione unilaterale senza aver prima richiesto formalmente la prestazione o aver adito il giudice per la fissazione di un termine. Inoltre, è stato chiarito che la riforma della sentenza di merito travolge automaticamente la distrazione delle spese legali precedentemente concessa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e transazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata da una società agricola. Le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per risolvere una disputa su un presunto licenziamento orale e differenze retributive. La Corte ha disposto la compensazione delle spese e ha chiarito che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Errore revocatorio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per revocazione proposto contro una precedente ordinanza. I ricorrenti lamentavano un errore revocatorio sostenendo che la Corte avesse percepito erroneamente i motivi del ricorso originario riguardanti l'interpretazione di una transazione su indennità di esproprio. La Suprema Corte ha stabilito che l'errata valutazione dei motivi o la mancata rilevazione di una nullità contrattuale non costituiscono sviste percettive, ma errori di giudizio. Poiché la revocazione richiede un errore di fatto oggettivo e non una divergenza interpretativa, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Compenso professionale: guida all’onnicomprensività
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del compenso professionale per attività stragiudiziale, ribadendo il principio di onnicomprensività. Il caso riguardava la contestazione di somme già versate per una pratica legale. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito deve verificare se le prestazioni aggiuntive siano effettivamente autonome o parte dello stesso affare, annullando la decisione che non aveva scomputato acconti precedenti senza adeguata motivazione.
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