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Traffico Di Influenze Illecite

58 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato che punisce chi, sfruttando relazioni reali o vantandone di asserite con un pubblico ufficiale, si fa promettere o dare denaro per esercitare un'influenza illecita. A differenza del millantato credito, sono puniti sia l'intermediario sia il cliente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso Pubblico: Traffico di Influenze Illecite e Falsi Documenti
Un aspirante agente di Polizia Penitenziaria, non idoneo alla prova fisica di un concorso, ha cercato di ottenere un vantaggio illecito. Un intermediario gli ha chiesto denaro e un pacco di generi alimentari, millantando di poter influenzare un pubblico ufficiale per superare la prova. L'aspirante ha anche falsificato documenti per migliorare il suo punteggio. Il Tribunale del riesame ha applicato gli arresti domiciliari per traffico di influenze illecite e falsificazione. La Cassazione ha annullato la misura per il traffico di influenze, richiedendo una motivazione più approfondita sulla reale mediazione illecita, ma ha confermato la falsificazione dei documenti.
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Riqualificazione Millantato Credito: Da Influenza a Truffa, la Cassazione fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Maresciallo dei Carabinieri condannato per corruzione e millantato credito. La Corte ha confermato la condanna per corruzione ma ha annullato la parte relativa al millantato credito. Ha stabilito che il vecchio reato di millantato credito (Art. 346 c.p., comma 2), quando basato su un inganno e su un'influenza inesistente, deve essere riqualificato come truffa (Art. 640 c.p.), non come traffico di influenze illecite (Art. 346-bis c.p.). Questa decisione chiarisce la **riqualificazione millantato credito** e la distinzione tra reati contro la pubblica amministrazione e quelli contro il patrimonio privato, portando alla prescrizione del reato riqualificato.
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Vantare influenze: condanna per tentato traffico di influenze illecite
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di tentato traffico di influenze illecite. L'imputato aveva millantato (cioè si era vantato falsamente) di avere strette relazioni con un giudice, chiedendo 35.000 euro a un cittadino per influenzare una decisione giudiziaria. Il cittadino, tuttavia, non accettò la proposta e denunciò l'accaduto. La sentenza ha ribadito la continuità normativa tra il vecchio reato di millantato credito e il nuovo di traffico di influenze illecite, riconoscendo la piena configurabilità del tentativo anche quando il vantaggio illecito non viene effettivamente ottenuto. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Traffico di influenze illecite e truffa: i confini della Cassazione
Un automobilista subisce il ritiro della patente e il sequestro dell'auto. Due soggetti promettono di sbloccare la pratica in Prefettura chiedendo 500 euro per la mediazione e 1.500 euro con la falsa scusa di dover corrompere un funzionario pubblico. La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra la truffa e il traffico di influenze illecite. La promessa di una mediazione ricade nel traffico di influenze illecite. Al contrario, la richiesta di denaro basata sul falso pretesto di corrompere un pubblico dipendente ignaro costituisce il reato di truffa. I giudici riqualificano la seconda condotta in truffa ed estinguono il reato per intervenuta remissione di querela, disponendo un nuovo giudizio d'appello per rideterminare la pena relativa al residuo reato.
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Traffico di influenze illecite: Sequestro confermato, autonomia del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una persona indagata per traffico di influenze illecite, confermando il sequestro preventivo di 212.000 euro. L'indagata, legale rappresentante di una società, avrebbe ricevuto parte delle somme illecite percepite da un mediatore che sfruttava relazioni con un Commissario per l'emergenza Covid per ottenere commesse di mascherine. La Corte ha ribadito che il traffico di influenze illecite è un reato autonomo, punibile anche se il pubblico ufficiale non è corrotto o non ha commesso un reato più grave come l'abuso d'ufficio. La sentenza ha chiarito la distinzione tra questo reato e il concorso in corruzione, sottolineando la validità del sequestro.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: vittoria in Cassazione
Un imprenditore ha subito la misura cautelare del divieto di esercitare attività d'impresa per un anno. Il giudice ha riqualificato l'accusa iniziale da corruzione a traffico di influenze illecite. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'utilizzabilità delle intercettazioni, poiché autorizzate per un reato grave ma poi impiegate per un reato che non ne consente l'uso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la decisione impugnata. I giudici hanno stabilito che occorre verificare con rigore se l'autorizzazione iniziale fosse sorretta da indizi seri oppure se abbia costituito un'elusione dei limiti di legge. Il procedimento torna ora al Tribunale per valutare nuovamente l'utilizzabilità delle intercettazioni.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni e reato riqualificato
Un Indagato ricorre in Cassazione contro l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La misura cautelare era stata applicata dal Tribunale per il reato di traffico di influenze illecite, riqualificando l'originale contestazione di corruzione in un appalto sanitario. La Suprema Corte accoglie le doglianze evidenziando la potenziale inutilizzabilità delle intercettazioni. Tali captazioni erano state autorizzate per il reato di corruzione, che ne consente l'uso, ma poi impiegate per un reato di minore gravità sanzionatoria per cui la legge non le ammette. La Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio. Il giudice di merito dovrà verificare se la prima accusa di corruzione poggiasse su una reale base investigativa o se costituisse un'elusione dei limiti normativi.
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Reato di corruzione: tangenti minime e condanna definitiva
Un impiegato pubblico accelerava il rilascio di abilitazioni marittime saltando i controlli e apponendo sigilli riservati in cambio di denaro. Parallelamente, un candidato versava somme a intermediari per superare un esame con l'aiuto di un commissario compiacente. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'impiegato per il reato di corruzione propria e uso abusivo di sigilli, ribadendo che la modesta entità del compenso non esclude l'illecito. Ha inoltre confermato la condanna del candidato per traffico di influenze illecite: la successiva abrogazione del reato di abuso d'ufficio non cancella la punibilità della mediazione illecita pattuita all'epoca del fatto. I ricorsi sono stati rigettati integralmente.
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Revisione della sentenza: condanna ferma se l’altro è assolto
Un intermediario, condannato in via definitiva per corruzione, ha richiesto la revisione della sentenza. La sua richiesta si fondava sull'assoluzione dei presunti funzionari pubblici corrotti in un altro processo e su nuove prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revisione della sentenza non può essere concessa se i nuovi elementi non portano all'assoluzione totale, ma solo alla riqualificazione del fatto in un reato diverso e meno grave, come il traffico di influenze illecite. Di conseguenza, la condanna originaria resta ferma e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Traffico di influenze illecite: scontro tra truffa e reato
Un detenuto, d'accordo con un complice, ha indotto un altro carcerato a promettere tremila euro per evitare un imminente trasferimento in Sardegna, millantando l'intervento di un agente penitenziario. Dopo varie vicende giudiziarie, la Corte d'Appello ha riqualificato il fatto come traffico di influenze illecite. L'imputato ha fatto ricorso, contestando la continuità tra il vecchio reato di millantato credito e la nuova fattispecie. La Seconda Sezione Penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale sul punto. Di conseguenza, con l'ordinanza in esame, i giudici hanno deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite per stabilire se esista una reale continuità normativa tra le due norme o se la condotta debba essere considerata semplice truffa.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: da complice a vittima
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un imprenditore del settore turistico. L'uomo era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e traffico di influenze illecite. I giudici di legittimità hanno rilevato l'assoluta insufficienza degli indizi di colpevolezza. In particolare, per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, è emerso che l'imprenditore aveva in realtà subito minacce e violenze da parte di esponenti della stessa consorteria criminale, una dinamica incompatibile con il ruolo di complice. Anche per le ipotesi di estorsione e traffico di influenze, le dichiarazioni della vittima e le intercettazioni non hanno mostrato elementi di minaccia o finalità illecite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha ordinato l'immediata liberazione dell'indagato.
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Traffico di influenze illecite: condannato chi prometteva aiuti
Un uomo, incaricato del riordino dell'archivio del Tribunale, ha sfruttato i suoi contatti con magistrati e cancellieri per farsi consegnare 4.800 euro da una coppia. In cambio, ha promesso di mediare illecitamente con il professionista delegato alla vendita all'asta della loro casa pignorata, promettendo di rallentare la procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di traffico di influenze illecite, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che non si tratta di truffa, poiché le relazioni con i pubblici ufficiali erano reali ed effettive, e non è stato utilizzato alcun inganno o raggiro per ottenere il denaro. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Traffico di influenze illecite: promesse false e condanne vere
Un gruppo di soggetti, tra cui un agente di polizia penitenziaria e un ufficiale dell'esercito, si faceva consegnare ingenti somme di denaro dai familiari di alcuni candidati a concorsi pubblici, promettendo di pilotare le selezioni grazie a presunte conoscenze influenti. I candidati venivano però respinti. Un dipendente del tribunale aiutava poi i complici a eludere le indagini rivelando l'esistenza dell'inchiesta. La Cassazione ha confermato le condanne per i reati di millantato credito e favoreggiamento. La Corte ha chiarito che vi è continuità normativa tra il vecchio reato di millantato credito e il moderno traffico di influenze illecite. Di conseguenza, le vittime raggirate mantengono il diritto al risarcimento e la qualità di testimoni, non potendo essere considerate complici del reato.
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Accesso abusivo a sistema informatico: quando l’uso non è reato
Un imprenditore e un dipendente pubblico sono stati condannati per corruzione e abuso d'ufficio. L'imprenditore pagava tangenti per ammorbidire i controlli fiscali sulle sue società, mentre il dipendente alterava i dati dei debiti tributari e consultava banche dati riservate. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione, chiarendo che basta l'accordo illecito con funzionari dello stesso ufficio per configurare il reato. Tuttavia, la Corte ha annullato parzialmente la sentenza nei confronti del dipendente pubblico per l'accusa di accesso abusivo a sistema informatico. I giudici dovranno verificare se l'impiegato avesse comunque la facoltà di accedere a quei dati. L'imprenditore è stato condannato definitivamente, mentre la posizione del dipendente per i reati informatici sarà riesaminata.
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Traffico di influenze illecite: la prescrizione non salva il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di millantato credito, successivamente riqualificato in traffico di influenze illecite. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici hanno chiarito che, nonostante la riforma legislativa del 2019 abbia formalmente abrogato il millantato credito facendolo confluire nel reato di traffico di influenze illecite, esiste una piena continuità tra le due norme. Per il calcolo della prescrizione si deve applicare la nuova pena massima di quattro anni e sei mesi di reclusione, in quanto più favorevole rispetto alla disciplina precedente. Di conseguenza, considerando anche la recidiva qualificata dell'imputato, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi al momento della sentenza d'appello. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di influenze illecite: tra relazioni lecite e sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre duecentomila euro disposto nei confronti della compagna di un intermediario, accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L'intermediario avrebbe sfruttato i suoi rapporti personali con il Commissario Straordinario per l'emergenza sanitaria per favorire l'acquisto di mascherine protettive da aziende estere. La Suprema Corte ha stabilito che il semplice utilizzo di relazioni personali preesistenti non rende di per sé illecita la mediazione. Per configurare il reato, è necessario dimostrare che l'accordo mirasse specificamente a inquinare la funzione pubblica o a compiere un illecito penale. Poiché il Tribunale non ha provato tale finalità illecita, l'ordinanza di sequestro è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Rinuncia al ricorso e sequestro milionario: la decisione
Il Tribunale di Roma aveva confermato il sequestro preventivo di saldi attivi bancari fino a 5,8 milioni di euro nei confronti di un indagato, accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione contro questo provvedimento. Successivamente, lo stesso indagato ha presentato personalmente una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a duemila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando l'efficacia del sequestro originario.
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Associazione di tipo mafioso: tra condanne e sconti di pena
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi relativi a una complessa indagine su un'articolazione di Cosa Nostra a Messina. I giudici hanno confermato l'esistenza di un'associazione di tipo mafioso dedita all'infiltrazione nel settore farmaceutico e alle corse clandestine di cavalli. La Corte ha rigettato i ricorsi di un funzionario comunale per turbativa d'asta e di un dirigente per concorso esterno. Ha invece annullato con rinvio l'assoluzione di un presunto esponente del clan e le condanne per traffico di influenze illecite a causa di un errore nell'applicazione della legge penale. Infine, ha rideterminato al ribasso le pene per tre imputati, accogliendo i ricorsi sul divieto di peggioramento del trattamento sanzionatorio in appello.
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Concorso in corruzione: condannato l’intermediario dei permessi
Un intermediario facilitava il rilascio di permessi di soggiorno mettendo in contatto cittadini stranieri e un agente di polizia. L'intermediario riscuoteva somme tra i 400 e i 1.000 euro, trattenendone una percentuale e consegnando il resto al pubblico ufficiale. La Corte d'Appello lo condannava per concorso in corruzione, disponendo la confisca di 1.600 euro. L'intermediario ricorreva in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto come traffico di influenze illecite, sostenendo di aver ricevuto solo piccole mance. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per concorso in corruzione. I giudici hanno chiarito che vi è corruzione quando il denaro è destinato, anche solo in parte, a remunerare l'atto del pubblico ufficiale, e non la semplice mediazione.
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Utilizzabilità intercettazioni: annullato arresto per corruzione
Un politico viene messo agli arresti domiciliari per corruzione e traffico di influenze illecite. La difesa contesta l'utilizzabilità delle intercettazioni, sostenendo che fossero state autorizzate per un'indagine diversa (edilizia) e non potessero essere usate per i reati contestati (sanità). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che mancava un 'legame sostanziale' tra i fatti. Non basta che l'indagato sia lo stesso; i reati devono essere strettamente connessi. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza di arresto, rinviando il caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione senza le prove ritenute illegittime.
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