La Cassazione ha esaminato il caso di un Comandante dei Carabinieri forestali, accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Il Comandante aveva permesso lavori non autorizzati in cambio di favori, partecipando attivamente alla vicenda. Il Tribunale del Riesame aveva confermato per lui le misure cautelari di divieto di dimora e interdizione dai pubblici uffici. Il Comandante ha contestato la motivazione sulla gravità degli indizi e sul pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione ha confermato la validità degli indizi di corruzione, ritenendo il Comandante consapevole del patto illecito. Tuttavia, ha annullato l'ordinanza nella parte relativa al pericolo di reiterazione, giudicando la motivazione insufficiente e generica, soprattutto in considerazione del suo passato incensurato e del ruolo secondario. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Roma per una nuova e più approfondita valutazione sulle misure cautelari.
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